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Li credevo amici, mi hanno abbandonato

di natonel1983

Era la seconda metà del 2008. Ero appena rimasto solo dopo aver litigato con la mia comitiva d’amici (per sapere di più leggete il mio post precedente “Intrusi tra gli amici”) .
Attesi che si facessero sentire per chiedermi spiegazioni sul mio gesto ma non ebbi più loro notizie. Io, nel frattempo, non ero così distrutto; mi ero allontanato da loro perché non sopportavo il nuovo arrivato Massimiliano.
Per un mese, ottobre, uscii da solo senza sentire la loro assenza. Più tardi, a novembre, vidi per strada un cartello che annunciava l’inizio di un corso di computer nella mia città. Siccome non lavoravo e all’università chi ci pensava più decisi di iscrivermi. Passai l’esame d’ingresso e, l’ultima settimana di novembre iniziai.
Mi recai nell’aula composta da 25 computer quasi tutti occupati e scelsi il mio. Ero terrorizzato perché non conoscevo nessuno e non sapevo come attaccare bottone con i corsisti.
Accanto a me era seduto un ragazzo. Mi si presentò. Fu il primo con il quale strinsi amicizia. Era una persona con grosse conoscenze culturali. Diventammo amici.
M’interessai, con il passare dei giorni, alle sue passioni quali il cinema. Lui era un giornalista. La sua amicizia mi fece sciogliere e pian piano cominciai a legare con altri corsisti. In men che non si dica quella paura che provavo all’inizio non si fece sentire più e mi sentivo felice nell’aver trovato persone nuove con le quali essere amico.
I mesi passavano lenti, il gruppo che si creò comprendeva oltre a noi due un altro ragazzo e una ragazza, entrambi studenti con la passione del volontariato e dell’aiuto verso i disabili e le persone in difficoltà. Arrivò il periodo natalizio e il corso si fermò per la pausa natalizia e lì passai indolore (all’epoca) il fatto che nessuno di loro si fece sentire durante quel periodo. Ripensandoci potevamo uscire, sentirci semplicemente per chiederci come stavamo l’un l’altro, ma nessuno lo fece. Ignorai questa cosa che invece era un serio campanello d’allarme.
A gennaio ci rivedemmo e il corso ripartì. A fini lezioni (ore 21) eravamo soliti a recarci in qualche bar o pub a berci una bottiglia di vino o di birra e parlare del più e del meno. L’argomento principale, ci tengo tanto a sottolinearlo, è sempre il servizio sociale oltre che i centri sociali stessi, i disabili, l’aiuto verso i disabili e i bisognosi, insomma il volontariato in generale. Perché sottolineo questo? Lo vedrete.
Il mio (ormai ex) amico rubava tutta la scena con i racconti legati al suo mestiere di giornalista, io e l’altro ragazzo diventavamo sempre più tappezzeria dinanzi a lui. L’altro ragazzo accettava questo declassamento mentre io, ne soffrivo. Ne soffrivo soprattutto quando cominciai a innamorarmi della ragazza che usciva con noi. Lei pendeva dalle labbra del mio ex amico giornalista e ascoltava in estasi ogni suo discorso.
Pensavo che questo l’avrebbe allontanata da me, io allo stesso tempo non sapevo come comportarmi data la mia timidezza e le mie delusioni passate che mi hanno segnato. Cominciai a soffrire, a casa piangevo, ero pronto al peggio, a un’altra delusione, a un altro no in amore, il mio cuore vuoto era e vuoto era destinato a restare. Le cose precipitarono quando la vidi in compagnia di un altro ragazzo una sera al cinema, la ignorai per tutta la sera parlando con un’altra ragazza per cercare di avere la sua attenzione ma nulla. Il giorno dopo piansi tutto il giorno dal primo pomeriggio fino la sera.
Tutto questo mentre il corso e l’amicizia con queste persone continuava. Fù così che decisi di mia volontà di organizzare le serate ai bar e all’osteria dopo le lezioni proprio per cercare di fare colpo su di lei. Addirittura pianificai una cena estiva presso la mia casa in campagna. Il corso pian piano finì, ed io ero distrutto per quest’amore che non riuscivo a esprimere, piangevo, pregavo Dio giurandogli che le avrei dato la mia anima se mi avesse voluto come fidanzato, le provai tutte per avvicinarmi al suo cuore ma nulla fù utile. Lei era presa dai racconti del giornalista e sono convinto che anche lui provasse qualcosa per lei nonostante fosse fidanzato con un altra e mi parlava di matrimonio prossimo.
Quando la mia regione fu colpita dal terremoto, parlarono addirittura di recarsi lì nelle zone terremotate per intrattenere i senza tetto in ogni modo e con ogni mezzo umano e non. Poi non parliamo degli aiuti donati….
Aprile, e il corso finì. Io caddi in depressione perché è stato un corso entusiasmante e proficuo di nuove conoscenze e amicizie, quel corso lo rimpiango a distanza di un anno e se solo penso all’aula, al corridoio che dovevo percorrere giuro che i miei occhi si fanno lucidi e la mia bocca diventa amara.
Ma la fine del corso fù la fine di tutto. Ad aprile nessuno di loro si fece più sentire. Abituato a vederli 3 giorni alla settimana non seppi abituarmi a stare senza vederli. Cominciai a nutrire le prime paure di una nuova solitudine e perciò bruciavo ogni mio credito al cellulare per chiamarli. Mandavo sciocchi sms del tipo “come stai? ”, ”cosa fai? ”, tutto a posto? ”. Ma dovevo farlo sempre io sennò loro col cavolo che mi cercavano.
A maggio ci fù la fatidica cena a casa mia (io sono uno che mantiene quello che dice, odio chi dice una cosa e poi non la fa senza motivare il suo gesto) e i 3 furono entusiasti, li trattai come dei re facendoli girare per la casa e offrendolo loro tutto quello che potevo dare in cibo e ospitalità. Dissi anche sarei stato felice che quella cena fortificasse la nostra amicizia nel tempo e potesse essere la prima di tante serate insieme.
Sempre a maggio accadde che mi operai a una cisti alla gamba. L’intervento fu pianificato ed eseguito con il mio benestare in un sol giorno. Il giorno dopo fui dimesso e avvisai i miei 3 amici dell’operazione. Loro riposero che avrebbero organizzato una serata in mio onore per festeggiare l’evento. Arrivò il giorno stabilito e prima di recarmi all’osteria ebbi un malore, un calo di pressione dovuto al caldo e ai postumi dell’intervento. I miei mi portarono in ospedale per controlli ma feci in tempo ad avvisarli di ciò che mi è successo. Giorni dopo incontro uno di loro che mi disse che nonostante io non fossi venuto loro avevano bevuto lo stesso. Insomma il festeggiato era in ospedale e loro bevevano e si divertivano.
In tutta l’estate del 2009 li vidi sono due volte e quelle volte parlavano di viaggi, gite al mare con le loro amicizie ed io? Ascoltavo e basta, non capivano che io volevo essere coinvolto nei loro svaghi come avevo chiesto durante la serata a casa mia.
Alla fine di luglio chiesi al mio ex amico giornalista di uscire insieme alla notte bianca che si sarebbe tenuta un mese dopo. Lui mi rispose di si, che mi avrebbe avvisato. Un mese dopo nella data fatidica lo aspettai tutta la sera e non si fece sentire. Ebbi un esaurimento nervoso e distrussi mezza camera dalla rabbia placato a forza dai miei che non capivano il mio comportamento. Lo stress patito portò mia madre a portarmi da uno psicanalista che mi somministrò degli antidepressivi e ansiolitici.
Ero arrabbiato e deluso da questo mio amico e decisi di non chiamarlo e di aspettare sue notizie per vedere a questo punto se veramente era un amico o mi stava prendendo in giro. Aggiungo che a giugno io gli mandai una mail dopo che per 3 settimane non avevo più sue notizie, mi ripose dopo altre 3 settimane dicendomi che aveva avuto da fare genericamente.
Da allora sono passati otto mesi e nessuno dei tre mi ha più chiamato, nessuno dei tre ho più rivisto. Sono rimasto solo.
Parlavano di volontariato, aiuto più deboli e bisognosi e poi mi hanno lasciato solo con i miei problemi e difficoltà senza ascoltarmi e capirmi. Mi hanno usato e mi sono fatto usare che sciocco che sono. Credevo in loro, mi ero “aperto” fino al punto di innamorarmi di quella ragazza ed invece sono stati l’ennesima delusione della mia vita.

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Categorie: - Amicizia - Me stesso

33 commenti

  • 1
    micky -

    ciao,
    ho letto il tuo lungo racconto.
    Dal di fuori mi vengono dei pensieri che qui ti espongo, senza pretesa di dire verità assolute o di interpretare correttamente il tutto. Niente di questo. Solo scrivo quello che penso, che puo’ essere un’idiozia o un mio pensiero personale che non c’entra niente.

    Ho avuto la sensazione che tu sia in qualche modo dipendente dagli altri. Pretendi dagli altri attenzione e considerazione perchè altrimenti stai male.. e se da loro non ottieni quello che vuoi impazzisci. Gli altri sono chiunque incroci il tuo cammino, le persone con le quali ti relazioni.
    Nella storia che hai descritto i tuoi colleghi corsisti con i quali hai legato.
    Ma potrebbero essere mille altre persone e mille altre situazioni.
    Ti sei innamorato di una ragazza ed è una cosa normalissima. E’ anche normalissimo non essere ricambiato. Non muore nessuno e non cade il mondo per questo. E’ capitato a tutti.
    Non ci vedo niente di strano in quello che hai scritto, nella tua esperienza e nel rapporto con i tuoi amici, sia nel non sentirsi piu’ che nel ritrovarsi. Anche ci sta che due si mettano insieme, ci sta che qualcuno sia escluso.. insomma.. penso sia tutto normale. Questa è la vita e le relazioni di conoscenza, amicizia e amore. Solo quello che stona è il tuo comportamento ossessivo verso l’attenzione degli altri.
    Come se fossi un po’ egocentrico. Se tu non sei al centro impazzisci.
    Il mio pensiero è questo. Allora ti dico, dovresti rivolgere la tua attenzione piu’ verso te stetto che verso gli altri. Accettare il tuo prossimo così com’è, nei difetti, nei lati cattivi, allora allontanarti da chi non ti piace, cercare un incontro con chi ti piace.. ma accettare quello che viene. Se c’è bene se non c’è fa niente. Vai per la tua strada. Non piangerti addosso, non commiserarti, non aspettarti niente di dovuto dagli altri.
    Solo prendi quello che viene. Sorridi e sii felice.

  • 2
    natonel1983 -

    Ciao micky.
    Può darsi,anzi non lo escludo affatto, che un egocentrico viva dentro di me e vuole venire fuori,ma se io provo a dargli parola lui mi direbbe che si comporta così perchè non è mai stato accettato e amato da nessuno e cerca quel posto al sole,quella considerazione che lo farebbe essere non il primo di tutti ma uno dei tanti e non un diverso,un inadeguato. Tutti abbiamo bisogno di amicizie e d’amore e se leggi le mie storie che ho scritto in passato scoprirai il mio difficile passato fatto di persecuzioni e solitudine. Allora se l’attenzione non ti viene data,l’amicizia non ti viene data arriva un momento che tu la cerchi con le unghie e i denti e se la trovi non te ne vuoi sbarazzare per nessun motivo. Il mio bisogno di attenzione è più un bisogno di considerazione e affetto. Sono stato troppo tempo solo nella vita. Io ti tranquillizzo che sò benissimo accettare me stesso e questo mi ha portato ad accettare in passato tante persone che poi non hanno accettato me,io mi dò sempre meno colpe ma questo non lava via il dolore che vive ancora forte dentro me.comunque ti invito a leggere le mie storie che ho scritto e prova a guardare con i miei occhi quello che ho vissuto capirai che io sofferto molto la mia fragilità e benevolenza verso chi non mi ha voluto “bene”

  • 3
    natonel1983 -

    per micky.
    Dopo una riflessione più accurata su quello che mi scritto mi sento di dissociarmi da parte di alcune cose che hai scritto. Non mi sento per niente un egocentrico,voglio solo quello mi spetta in rispetto e affetto da chi mi circonda,penso sia naturale credere mell’amicizia e nel rispetto e donarsi in un modo o nell’altro a chi ti è caro accanto. Poi se chi ti è di fronte abusa della tua diposnibilità sono errori suoi non miei,io mi amo e mi voglio bene perchè ho dato tutto quello che dovevo dare a queste persone,un egocentrico prentende e basta senza dare. Io ho vissuto solitudine VERA.

  • 4
    Hector -

    Sai anche io ho passato una storia simile alla tua…certo,comprendo che la tua sia stata una storia molto più amareggiata della mia…
    Ti racconto:
    Quest’estate, cercando di ripetere la fantastica estate precedente, mi sono recato, come facevo ogni giorno nell’anno precedente da questi miei amici verso le quattro di pomeriggio.
    All’inizio trovai che assolutamente niente era cambiato e mi sembrava di non stare con loro non da un anno, ma nemmeno una settimana.
    Col passare dei giorni però, uno dei due amici in particolare mi parla della sua maleddettissima amicizia sul Web con una “pseudo-famiglia”.
    All’inizio la cosa non mi spaventava molto, per questo lasciai stare quel periodo.
    Però vedevo che incessabilmente se litigavamo era sempre per lo stesso diamine di motivo, ovvero la sua completa abbandonazione a la loro amicizia.Mi sentì perciò solo e abbandonato,poichè l’altro amico non mi voleva vedere per un altro accadimento che non stò a raccontare.
    Quindi,non solo, diversamente da prima, lui non era più soltanto me, ma voleva posponermi davanti alla sua “pseudo-famiglia”.
    Col passare dell’estate che si faceva sempre più brutta della precedente, notai che benedettamente, apparte che il secondo amico “ritornò” anche il primo amico si distaccava molto lentamente da questa Pseudo-famiglia.
    Trovammo una passione a cui agganciarci, e finalmente, tornai a vivere.
    Certo, non si può dire che l’estate era come quella di una volta, ma almeno non potevo dire che stavo male.
    Peccato,però che l’estate stava finendo,e io l’ho fatta finire nel peggiore dei modi: data la mia natura suscettibile, mi ritornò alla mente tutto ciò che aveva fatto durante l’inverno, ovvero non curarmi per niente, quindi ci litigai.Era il 31 Agosto.Il giorno più brutto di quest’anno.
    Passai più di un mese d’inferno, però come se fosse quasi “addolcito” dalla mia passione per gli Anime Giapponesi(non pensate sia una cosa ridicola o infantile).
    Insomma,dopo un po’ di tempo,circa il 2 Ottobre, improvvisamente,su Facebook il “secondo amico” mi avvisa di venire su un gioco Online.
    Qui incontro questo mio amico che mi aveva “abbandonato”.Fece finta di NIENTE,COME SE NON FOSSE CONSAPEVOLE CHE IN QUEL PERIODO HO SOFFERTO MOLTISSIMO,lo sò perchè molte volte ho cercato di riagganciarmi.
    Fino a ieri tutto stava andando bene,fino a quando la sua “pseudo-famiglia” non ritorna e lo convince a stare di più con lei e a scrivere un capitolo della storia che stà scrivendo per loro.
    Oggi mi ha del tutto trascurato,se non per una videochiamata veloce.
    Mi sembra di vivere in un film.In questo momento si dovrebbe chiamare “La Pseudo-Famiglia,La Vendetta”.
    E adesso mi ritrovo alle 22:38 a scrivere la mia storia, ed accorgermi di quanto sia,si triste,ma non di pari passo con la tua.
    Adesso cosa posso fare in questo periodo?E soprattutto cosa farò quando e se ritornerà?
    Sicuramente potrò sempre ricorrere agli Anime AH-AH-AH.Magra Consolazione.

  • 5
    Hector -

    Scusate i vari errori di ortografia e grammaticali,ma stò veramente morendo di sonno

    Correzioni:

    Quindi,adesso,non solo non aveva più soltanto me,ma voleva pospormi alla sua Pseudo-Famiglia

  • 6
    Maria -

    Non trovo affatto giusto il tuo commento, micky qualcosa. Il fatto di rimanerci male per le promesse non mantenute dagli altri non significa per nulla essere egocentrici o voler stare al centro dell’attenzione a tutti i costi. È forse una malattia, adesso, sperare nelle persone e volere dei veri amici? Prima di giudicare le persone più sensibili di te solo perché ti senti molto forte pensaci due volte. Non si giudica senza saper discernere, e anche così ci si va piano.

  • 7
    Yog -

    Maria, devi avere i riflessi rallentati. Oppure sei una che pesa molto le parole. L’ultimo post è del 2012.

  • 8
    virgi_ -

    @Yog: Comunque sia, alla gente continuano ad arrivare le notifiche, sai?

  • 9
    Golem -

    Visto da vicino nessuno è normale. Molti anche da lontano.

  • 10
    virgi_ -

    @Yog: Non aspettavo nulla, ma non ho idea di come si faccia per disattivare le notifiche email. Il mio commento non è fuori tema in quanto stavo spiegando che la ragazza può commentare, anche se il post è datato, poiché le notifiche arrivano.

  • 11
    luca -

    Amico mio…ti riporto quello che ha risposto a lamentele simili, nn sull’amore per la verità , un mio amico eremita:cosa ti aspetti da chi ha messo in croce il proprio Dio? Tu applichi i tuoi principi che senti giusti e sono anche giusti di fronte alla natura ma nn di fronte a questi esseri. Il tuo errore è valutarti in base al riscontro.Vedi prendi atto che chi hai di fronte con pochissime eccezioni è falso , infame etc etc.Ma per loro questo è un vanto.Se tu pensi di contare per qualcuno allora nn hai capito niente.Tu conti per qualcuno nella misura in cui gli servi per scopi che sono esclusivamente egoistici.E te lo dice chi ha fatto un pò ogni ruolo dal puttaniere allo sposo fedele al lavoratore etc. Se mi permetti senza che ci giriamo tanto intorno , devi fare una scelta: se scegli il sociale devi accettare le regole del gioco ivi incluso come sono gli altri.Quello che tu provi o senti nn conta nulla. Se invece fai la scelta che ho fatto io, beh allora sei solo..prendine atto.Ma nn sentirti giu per quello che presuntivamente hanno gli altri: come fingono con te lo fanno tra loro e spesso la persona che gli dice amore la mattina va col puttaniere di turno la sera..Lamentarti nn serve a niente.Spero ti sia utile

  • 12
    alisee -

    L’amicia esiste se tu hai bisogno dell’altro
    e l’altro ha bisogno di te
    e se il perdersi ha un costo emotivo.

  • 13
    rossana -

    Alisee,
    sì, anche per me è così (post 12), persino in amore!

    mi sto chiedendo quanti anni hai… azzardo: una quarantina?

  • 14
    Golem -

    Alisee: “L’amicizia esiste se tu hai bisogno dell’altro
    e l’altro ha bisogno di te
    e se il perdersi ha un costo emotivo.”
    “Anche per me è cosi…persino in amore”. E con quello non corrisposto in cui ne basta uno, come funziona?

  • 15
    alisee -

    Beh, hai quasi indovinato, brava.

  • 16
    Suzanne -

    Rossana, io invece penso che l’amicizia e l’amore nascano proprio laddove manca il bisogno: io ti vorrei accanto perché, nonostante non abbia bisogno di te, renderesti la mia vita migliore. Il bisogno trae in inganno e ci fa sembrare luccicanti persone che in momenti di minor fragilità vedremmo opache. Questo non significa che non si abbia mai bisogno dell’altro, ma, secondo me, un sentimento sincero non può nascere e durare come mutuo soccorso nelle difficoltà.

  • 17
    rossana -

    Suzanne,
    nel pieno rispetto della tua visione, che considero idealistica, nella mia esperienza ho dovuto purtroppo constatare che si mantiene una relazione, sia in amicizia che in amore, fino a quando il bilancio di quanto si trae da essa rappresenta un saldo in positivo, di qualsivoglia genere.

    nel momento in cui si arriva all’incirca al 50% di buono, già il rapporto traballa. scendendo oltre, è pressoché destinato a finire.

    quindi, poiché c’entra un bilancio, c’entrano anche delle necessità. che possono essere sì relative e non materiali ma che hanno comunque un loro peso, anche inconscio.

  • 18
    Golem -

    Suzy, mi hanno cassato un post col quale confermavo che quella “condizione” che descrivi è la sola sufficiente e necessaria per chiamare amicizia l’amicizia e amore l’amore. Solo con quello stato d’animo può crescere sano un rapporto. Ma non sarebbe neppure il caso di sottolinearlo, se non fosse che il “bisogno” è la condizione più frequente in quelle “ricerche”, e pertanto tutto quello che sta a valle di quell’istanza viene vista come “normale”, compresi gli squilibri e le incomprensioni che ne derivano. Ho già troppe volte fatto l’esempio dei ciechi e dei colori, ma è l’unico che può dare l’idea del perchè si conosce solo quel “modo”.
    Se amo una persona, dalla quale sono riamato con lo stesso mio stato d’animo, NON mosso dal “bisogno”, il bilancio sarà sempre in attivo, perchè quello che si dà sarà sempre TUTTO, e vale per entrambi quando il rapporto é in equilibrio. Si è come vasi comunicanti.
    Quando scrissi che non c’è una unità di misura per l’amore vero, è perchè questo, se è vero, o c’è o non c’è. E quando c’è questo c’è tutto, al 100%. Chi lo vuole misurare fa parte del foltissimo gruppo dei “normali”, che non sanno dare un volto a quel sentimento e usano quello che trovano nel manuale delle “normalità”. È normale.

  • 19
    alisee -

    Suzzanne penso che purtroppo
    l’analisi di Rossana sia
    più realistica.
    quando le cose vanno bene, va tutto bene.
    Nel momento del bisogno si avrà una visione
    più realistica di quell’amicizia.
    Sono i fatti che contano, non le parole.

  • 20
    Suzanne -

    Rossana il bisogno è ben diverso dal trarre vantaggio in un rapporto. Il bisogno è necessità e quindi in un certo senso dipendenza; tutt’altro è invece trarre vantaggi ( psicologici, emotivi, intellettivi) da un’ amicizia. La mia visione sarà idealistica ma si basa su amicizie trentennali, quindi sulla mia esperienza. Viene la depressione a leggere sempre queste visioni tragiche e disilluse delle relazioni umane.

  • 21
    Suzanne -

    Alisee guarda che non hai capito proprio ciò che ho scritto. Penso semplicemente che un rapporto ( di amicizia o amore) per essere veramente tale e per durare nel tempo debba nascere e svilupparsi in un humus di positività, scambio, arricchimento. Poi, ovviamente, ci saranno anche i momenti negativi, ma se io ricerco l’altro per miei bisogni, sono il primo a non instaurare un rapporto disinteressato e tendenzialmente equilibrato. Se io ho fame, ho bisogno anche di un pezzo di pane raffermo; se io non ho bisogni impellenti invece posso concedermi il lusso di scegliere ciò che può arricchirmi e migliorarmi.
    Per una volta sono d’accordo con Golem.

  • 22
    rossana -

    Suzanne,
    forse sei stata più fortunata di me negli incontri o sei più capace d’intrattenere relazioni a lunghissima durata.

    non ti è mai successo di mettere fine a un’amicizia che a suo tempo aveva avuto il suo peso e il suo spazio nella tua quotidianità? se sì, per quali ragioni?

    a parte i famigliari, i miei affetti sono sempre stati pochi ma intensi e profondi. anche quei pochi, dopo essere nati e fioriti, nelle loro specifiche caratteristiche magari per molti anni, si sono smorzati e sono giunti a conclusione, lasciando immutato nel ricordo l’affetto che li ha alimentati e l’arricchimento psichico che ne è derivato. uno solo si distingue da tutti gli altri in termini d’incisività e persistenza.

    magari sarebbe bene comprendersi meglio sul termine bisogno, che dal mio punto di vista, in ambito di coppia, significa sessualità per l’uomo e appagamento emotivo per la donna. considero questi i bisogni primari che contribuiscono a formare il bilancio di un’unione di coppia.

    difficile che si accettino le inevitabili limitazioni imposte da un rapporto amoroso senza adeguate compensazioni. concetto che vale meno per l’amicizia, che però resta anche meno intimamente coinvolgente.

    mi dispiace di non poter condividere la tua esperienza e la tua opinione.

  • 23
    Golem -

    Solo per la cronaca (e forse grazie al mio “cinico realismo” chissà) non ho mai litigato con un “amico”, al maschile o al femminile. Eppure sembra che abbia un caratteraccio no? Ho amicizie (poche: 5 o 6) che risalgono a 50 anni fa, e che so che non si interromperanno mai, anche se ci sentiamo una volta l’anno. Ed è proprio quella “lucidità” di vivere il rapporto, di cui si parlava, che le mantiene vive.
    Quando si cerca qualcosa che non esiste, solo perchè la si vuole immaginare “speciale”, col solito eccesso di fantasia o di impellente bisogno, è inevitabile che prima o poi arrivi la famosa resa dei “conti”. E i “conti” si arrendono alla realtà perchè semplicemente, come gli omonimi “aristocratici” fatti di “pan di spagna”, avevano l’àvito maniero in cui “crescevano”, ben piantato sulle nuvole.
    Insomma, i fallimenti sono dovuti sempre alla “sfortuna” o è un errore di “oggettivizzazione” di sè stessi?
    E siamo alle solite. Una “vera” amicizia, come l’amore, non si esaurisce mai. Non può.

  • 24
    alisee -

    Suzanne
    Io ho amicizie di data molto lunga,
    ma non sono certo state tranquille,
    ci sono stati momenti in cui non ci siamo visti per mesi.
    Poi comunque la base è forte e si ritorna insieme.
    Altre sono finite, ma ne conservo un buon ricordo,
    perchè sono state intense.
    A volte ho duvuto mandar giù per portarle avanti, dato che l’amicizia era troppo importante.

  • 25
    maria grazia -

    Sarà un mio limite.. ma io proprio non riesco a fare a meno di revisionare e di rianalizzare in chiave analitica i miei rapporti ( sia d’ amore che d’ amicizia ) che a un certo punto sono giunti a conclusione,cercandone le motivazioni. Motivazioni che infatti, se ripercorro a ritroso certi passati periodi della mia vita, sono sempre presenti in tutte le mie relazioni interpersonali che si sono piano piano esaurite.
    In ognuna di esse c’era sempre quella “nota stonata” rispetto a tutto il resto, quel disequilibrio nel modo di comunicare e rapportarsi, quella sensazione – anche quando tutto sembrava andare “bene” – che in qualche modo non c’era uno scambio equo perchè gli scopi che l’ altro dichiarava non erano autentici ( nelle amicizie come nelle storie sentimentali ) e perchè io ero appunto mossa in quel momento da un “bisogno” ( anche magari inconsapevole ) di conferme e non dal desiderio di avere uno scambio alla pari e arricchente con l’ altra persona. E alla fine certi episodi rivelatori avvenuti con queste persone mi hanno dato la prova definitiva di ciò che percepivo..

  • 26
    maria grazia -

    ..la loro amicizia o il loro “amore” non erano genuini, ma generati da meccanismi di convalida o di approvvigionamento energetico di cui forse loro stessi non erano nemmeno coscienti. Proprio come io allora non ero cosciente di essere una codipendente affettiva in balìa dell’ approvazione degli altri.
    Non posso quindi che accodarmi alle disgressioni di Golem e di Suzanne, condividendone appieno il contenuto. I rapporti saldi e destinati a durare non possono basarsi sul bisogno, qualunque esso sia.

  • 27
    Suzanne -

    Rossana, ho posto fine ad amicizie che appunto sono nate sullo slancio del bisogno ( di vicinanza, condivisione, complicità) perché, appunto, si sono esaurite da sé. Nei casi in cui invece c’è stata una scelta libera e positiva, una sorta di colpo di fulmine, ho attraversato fasi diverse, altalenanti,ma non ci siamo mai perse. Credo più nell’amicizia che nell’amore proprio perché è una condivisione che dovrebbe essere disinteressata, senza le innumerevoli aspettative che si investono in un rapporto di coppia.
    Non credo nemmeno che il bisogno nel rapporto di coppia abbia questo contrasto tra uomini e donne anzi, credo che gli uomini, senza generalizzare, richiedano una stabilità emozionale e una zona “di comfort emotivo” molto più accentuata rispetto alle donne della mia età. Avere dei bisogni però è naturale e inevitabile quando si è in coppia; scegliere un compagno o amico sulla spinta di necessità è invece altro discorso.

  • 28
    maria grazia -

    Ma esiste il bisogno normale e naturale ( che poi non è un vero bisogno, ma solo sano desiderio di comunione con l’ altro e di condivisione ) e poi il bisogno patologico, che è invece generato da una carenza emotiva, da una debolezza, e su cui occorre lavorare.

  • 29
    Golem -

    Mi sembra evidente che se un rapporto “umano” di natura “sentimentale”, amicizia o amore che fosse, si esaurisce, è perchè non ha soddisfatto le aspettative che prometteva. E questo accade quando la prima lettura è stata “alterata” da precondizioni idealizzate. Ciò significa che sono emerse strada facendo realtà diverse da quelle che apparivano.
    La condizione di “bisogno” tende ad avvicinarci a un rapporto col nostro “vestito della domenica”, e questo, volenti o nolenti, crea una mappa mentale del soggetto “ben vestito” che evoca un’immagine che durante i “giorni feriali” non incontreremo, con una inevitabile “delusione” che non sarebbe sopravvenuta se ci mostrassimo per quelli che siamo “normalmente”. Anche se “quell’abbigliamento” non è scientemente strategico, resta il fatto che sul lungo periodo appare “artificioso”, o comunque non congruo.
    Si può mantenere lunghissimi rapporti di natura formale, ma non saranno mai nè intensi nè profondi, per ragioni che non serve spiegare. Tuttavia vi sono soggetti che non “escono” se prima non si “truccano”. Poi, quando li vedi al mattino “appena svegli” tutto si ridimensiona verso il basso. Morale, conviene sempre farsi conoscere da “appena svegli”, e poi mettersi in ordine. Ma solo per sè.

  • 30
    rossana -

    Alisee,
    mah… da inguaribile romantica, con adolescenziali fissazioni sulle illusioni, credo che NESSUN essere umano faccia niente per niente, nemmeno nel tanto santificato e osannato amore materno.

    PER ME, il dare/avere, sostenuto da necessità/bisogni di vario genere, rientra come componente di base, più o meno incisiva, in tutti i tipi di relazioni, sia in quelle favolose, che restano vitali “per sempre”, che in quelle umanamente meno strutturate, che resistono ai cambiamenti per tempi più brevi.

    mi piace pensarla così, e per il momento non ho motivo di cambiare punto di vista.

  • 31
    alisee -

    Da questo lato anch’io tendo ad avere
    una visione romantica, ma nel contempo realistica.
    Si sta insieme perchè ognuno dei due appaga
    i bisogni dell’altro, che siano fisici,
    psicologici, di sicurezza…e altro.
    Succede però che uno dei due ami più dell’altro,
    o addirittura che sia uno solo dei due ad amare
    e l’altro stia insieme per pura convenienza.

  • 32
    rossana -

    Alisee,
    concordo con quanto affermato nel post 31.

    e ognuno a malapena “sa per sé” (come asseriva un’utentessa storica, che da anni non si fa più viva).

  • 33
    Golem -

    Ognuno sa per sè, ovvio. Ma questo non garantisce che si “sappia” la cosa giusta.
    Se tutti sapessero il “giusto” di sè, il mondo sarebbe “liscio” come un biliardo.

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