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Quando amare è una colpa

Siamo giovani, fin troppo per soffrire così. Ci amiamo, questa è la nostra colpa e ce la stanno facendo pagare. Subdolamente. Ogni giorno. Che a pagarne il prezzo, così caro, sia il figlio è relativo. Quel che conta è la ragione, la pretesa ragione. E’ l’apparenza. E’ quel che il paese mormora. E’ non rimetterci la faccia. E’ uscirne puliti di facciata, la coscienza sporca in fondo non la vede nessuno.
Oggi la tendenza delle nuove coppie è quella di “provarsi”, di mettersi insieme e di lasciarsi con la stessa facilità. A noi forse è andata bene, forse siamo legati ai nostri valori o forse siamo riusciti con dolcezza e qualche litigata impetuosa a creare un rapporto davvero unito e profondo. Di fatto siamo stati l’uno per l’altra il/la primo/a e l’unico/a e da anni siamo il riflesso l’uno per l’altra. Potremmo essere ad un passo per iniziare una nuova famiglia, potremmo essere pieni di speranza e futuro, potremmo sentirci soddisfatti del nostro percorso.
Ma i suoi, o meglio sua madre, senza un particolare motivo, non mi ha mai potuta vedere. All’inizio io stessa la giustificavo dicendo che probabilmente erano solo mie impressioni, ma il tempo mi ha sbattuto in faccia la realtà: non le piaccio, non mi vuole vedere accanto a suo figlio, e se lui è testardo peggio per lui. Piano piano, superata la fase critiche, insulti impliciti e “manovre sotterranee” per allontanarci, capito che lui mi amava davvero e la nostra non era una semplice storia di ragazzini hanno iniziato a escluderlo dalla vita familiare, inducendolo a superare il limite di sopportazione e lasciare casa “di sua spontanea volontà”. Che lui fosse sempre trattato come una marionetta, i cui fili dovevano essere sempre tra le mani dei familiari, non importa a nessuno. Così come nessuno riesce a capire il dolore profondo di una fidanzata che nonostante la giovane età e le mille intemperie non ha mai abbandonato quel ragazzo con cui ha promesso di condividere la vita, nel bene e nel male. Vorrei solo un pò di serenità, per me la conquista di ogni briciola di “normalità” equivale ogni volta a dolore. Vorrei vedere per una volta trionfare davvero l’Amore, l’Onestà e quel sano Orgoglio che rende integra la Dignità. Il mio ragazzo ha scelto la Libertà, e io con lui, con tenacia, superando la paura e accantonando gli interessi (economici, di status ecc) in nome di un AMORE e della volontà di poterlo VIVERE: la stiamo pagando un prezzo folle. A vent’anni sto perdendo la fiducia nella giustizia. A volte vorrei solo farmi trasportare dalla corrente di un fiume…
Non riesco nemmeno a piangere. L’amarezza è bloccata in gola.
Grazie per aver accolto questo attimo di tristezza.

L'autore ha scritto 3 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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5 commenti a

Quando amare è una colpa

  1. 1
    Luc -

    Anonymamente,
    la tua lettera è probabilmente volutamente non chiara… ma questo non è poi così importante.

    E’ importante e bello sapere che da qualche parte, in questo martoriato Paese, ci sono ancora ragazzi e ragazze motivati a vivere e ad amarsi con tenacia, superando le paure quotidiane, le difficoltà economiche… vivere e amare nonostante tutto.

    Dopo tutte queste lettere piene di tristezza e di sofferenza c’era bisogno di una lettera come la tua.

    Grazie ad entrambi voi di esistere.

    Luc

  2. 2
    emanuela -

    io sono stata lasciata dopo 2 anni, una convivenza, e 1000 sogni perchè la madre con la sua faccia da brava donna mi ha portato ad impazzire.
    risultato? io mi rifiutavo di rivederla, nella mia mente era un mostro, ero terrorizzata da lei, dalla sua presenza. lui ha scelto di tornare da lei. perchè lei ha usato un’arma che funziona sempre, l’indifferenza. a differenza mia che ci ho solo sofferto ed ho esternato tutto.
    non so quanto davvero conta l’amore quando di mezzo c’è una strana famiglia.
    guarda me. lo amo. mi ama.
    ma “non vuole rovinarsi la vita con me, non vuole rovinarsi il futuro, del resto anche i matrimoni finiscono”.. parole sicuramente sue…. certamente…

  3. 3
    LUNA -

    Cara autrice del post, sinceramente credo che voi questa prova di giustizia e di libertà e di amore l’abbiate già data a voi stessi. E non credo sia una cosa da poco, perché non tutti, non tutte sono davvero capaci di riconoscere insieme e reggere certe dinamiche sottili e striscianti e/o chiaramente pesanti e decidere di allontanarsi per difendersi dove non può esserci rispetto e assertiva, armonia conciliazione.
    A me dispiace molto per quello che mi scrivi, dei dolori che siete costretti a provare. Mi piace, invece, il fatto che siate riusciti a restare uniti. E che il tuo compagno abbia ascoltato, cercato la sua verità e abbia deciso di… crederci e portarla avanti.
    Penso che per ciascuno di noi sia molto difficile ammettere che i nostri genitori stiano sbagliando e ci causino dolore, è difficile anche ammettere che ci siano delle dinamiche famigliari basate su meccanismi di un certo tipo. Lo è anche per la gente da fuori (anche se le vive in prima persona, per esempio, e magari nega di viverle) e quindi, cara, non mi sorprende
    @Che lui fosse sempre trattato come una marionetta, i cui fili dovevano essere sempre tra le mani dei familiari, non importa a nessuno. Così come nessuno riesce a capire il dolore profondo di una fidanzata che nonostante la giovane età e le mille intemperie non ha mai abbandonato quel ragazzo con cui ha promesso di condividere la vita, nel bene e nel male.
    La gente, è brutto dirlo, si difende come può, e a volte si difende così. Anche dal vedere la verità. Se la verità costringerebbe ad interrogarsi di più rispetto all’apparenza. Magari anche su se stessi. Forse tra coloro che giudicano o non vedono ci sono anche molte marionette che non se la sentono di vedere e rompere i loro fili, ci hai pensato?

    Credo che tutti noi, comunque, vorremmo poter amare ed essere amati dai nostri genitori, e non essere nè cacciati nè costretti ad andarcene. Sono grandi dolori questi. E quindi mi dispiace per il tuo ragazzo, oltre che per te, e mi rimane la forse idealistica speranza che un giorno l’armonia possa tornare. Ma un’armonia vera, con persone capaci di capire i loro errori, cosa siano il rispetto e la libertà. Cosa sia la gioia di un figlio o il suo dolore. Non un’armonia fittizia basata su compromessi da ulcera e lacrime.

    Io ho visto il mio amore dei 18anni tormentato da una madre di lui gelosa, non di me in quanto tale, ma di cosa io potevo rappresentare secondo lei. Una rivale in amore, si potrebbe dire. Rivale di complicità e attenzioni. Suo padre mi voleva bene, molto bene (e io a lui) e vedeva il nostro sincero sentimento con tenerezza. Lei no, lei mi detestata con cieca determinazione. e se ne inventava una al giorno. Per farti capire noi andavamo d’accordo, e visto che lui lavorava lontano prendevamo treni in continuazione per vederci, perfettamente organizzati e alla pari. Insomma, la nostra era una storia serena, solare, piena. Non perfetta e idilliaca, ma intendo dire una storia sana.

  4. 4
    LUNA -

    Motivi per vedere infelice suo figlio per quell’amore non ne aveva nessuno. Motivi per avercela con me neanche. Ma per dire si inventava pure che studiavo per non lavorare… mentre ero in quinta liceo :O Poteva solo inventare. La malattia veniva da fuori, ed era seria. Seria perché comunque lui piangeva di sensi di colpa inesistenti. e io, che non mi sarei mai sognata di mettermi in competizione con una suocera, in un’età in cui si dovrebbe vivere i sentimentanche con sana leggerezza, spensieratezza e gioia, mi trovavo ogni giorno di fronte ad un assurdo trabochetto. e quando lui ebbe un incidente, per esempio lei mi diede la colpa, perché lui stava venendo da me. Ma potrei citare milioni di scene.
    Perché è finita la storia? forse sarebbe finita lo stesso, non lo so. Ma certo è che alla fine ci ha pure logorato. Sono stata io a lasciarlo, ma non perché non mi sentissi in grado di affrontare lei o le difficoltà, ma perché ero delusa da lui, da come lui non riusciva a gestire lei e di come il suo non riuscire a gestirla diventava una violenza, seppure involontaria, fatta al rapporto e a me. Io ho sentito che veramente le cose potevano solo peggiorare.
    Ciò non significa che sia stata una cosa indolore. Posso dirti che finché non ho rivisto quella persona, lei, avere un atteggiamento veramente diverso, anche nei suoi confronti di suo figlio (e questo è successo 20 anni dopo) ogni volta che ricordavo lei, ma soprattutto me in quei frangenti, mi venivano i brividi. e rabbia. Ma a lui voglio bene, ci riconosciamo il fatto di avere fatto entrambi veramente il possibile per quella situazione, e anche lei, evidentemente, si è trovata a riflettere. Ti sembrerà che io abbia l’abbonamento 😛 ma dopo di lei chi arriva? un’altra madre, con una dinamica ben più complessa, di controllo, violenta, un generale nazista solipsista, agita su tutta la famiglia da sempre.Se la madre precedente era soprattutto una donna gelosa che non riusciva a trattenersi dallo sputare fuori, persino infantilmente, la sua gelosia, e con un rapporto un po’ morboso con un figlio in crescita, l’altra era una cosa da… manuale, il tutto. Come fosse sua madre lui me lo aveva detto al nostro secondo incontro. Io dopo la prima esperienza avevo imparato a difendermi, anche spostandomi. Così per 10 anni sono riuscita a non farmi MAI manipolare da lei e a difendere la mia idea di vita.Ero diversa da lei e pure non manipolabile. Cmq non abbiamo mai avuto veri scontri diretti, perché io avevo imparato a difendermi alla base. In compenso lui pagava interiormente il suo passato. E non era facile. Ma qd lui mi ha detto: basta, nn ne posso più di lei! e abbiamo preso casa lì lei ha capito che le stava sfuggendo ogni filo. Lui sarebbe stato libero? di vivere come? E ho visto, sconvolta, cosa è esploso. Troppo lungo da raccontare. Ma posso dirti che lui non è stato in grado di liberarsi, fagocitato dal passato e dal presente. E chi ha pagato sono stata io. Ma anche lui. Che ne sia consapevole o no.

  5. 5
    Anonymamente -

    Vi ringrazio per i commenti e mi scuso per il ritardo con cui vi scrivo qualche riga.
    Ognuno di voi tre ha condiviso un pensiero con e per me e questo davvero è gran bel regalo, vi ringrazio tanto.

    In particolare, cara Luna, mi auguro che tu possa splendere nel tuo cielo, la Vita. Ho percepito le tue parole sofferte, vissute, piene di amarezze passate e di consapevolezza attuale. Ne hai fatto tesoro e oggi sicuramente sarai una donna equilibrata.

    Per me la situazione è difficilmente gestibile. Perchè entrambi soffriamo, continuamente, da anni. La “malattia” di quella che ora solo all’anagrafe risulta sua madre ma di fatto è un’estranea a tutti gli effetti non è “riconosciuta tale” da quel “quadretto idilliaco” che il mio ragazzo paragona vagamente “ai clan mafiosi”.
    Sì perchè in fondo molte sono le madri possessive a livello forse patologico e di qui a farne una colpa sarebbe forse poco umano. Noi siamo bloccati perchè non so come ma ha fatto passare noi per “anormali”, “asociali”, “minchioni” (questo è il termine diretto), influenzando un’intera famiglia e una ragnatela di parenti come sottofondo sbiadito. Mai una volta ci siamo sentiti ammettere delle colpe, sempre una pioggia di giustificazioni, scusanti a loro favore e a loro discolpa. Noi per tutti loro siamo una coppia di giovani egoisti, cattivi e incapaci di perdonare, senza tuttavia aver ricevuto mai segni di pentimento e scuse sincere, dal cuore. Senza che mai sia stato fatto un passo concreto verso noi.

    Eppure io non sono cattiva, il mio ragazzo nemmeno. Di tentativi ne abbiamo fatti, di speranze ne abbiamo coltivate. Quando ci conoscono un pò più a fondo, le persone più capaci di ascoltare si affezionano a noi, ci vogliono bene facilmente quasi quanto dei figli..ma a loro non andiamo bene. Punto. Stop. Il resto non conta…

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