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L’Università della Terza Età, il Covid e la DAD

Lettere scritte dall'autore  giovanna casapollo

L’esplosione di una malattia sconosciuta che aveva nel bacino degli anziani i suoi effetti letali, ci aveva chiusi in casa spaventati e depressi.
Una generazione che tutti definiscono a rischio e promotrice di rischi non poteva che rassegnarsi a rinunciare a tutte quelle occasioni di incontro che consentono all’anziano di prendersi cura della propria persona.
“Cambiarsi d’abito o comprarne uno da sfoggiare per un certo evento, andare dal parrucchiere o dal barbiere, farsi un trucco leggero sono segni di vitalità e di resistenza. Affrontare il tempo che passa sempre più veloce e lascia segni indelebili sui nostri corpi, non come punto di arrivo ma di ripartenza non l’estraniarsi ma il lasciarsi coinvolgere, sia pure in modo soft, nella vita che ci scorre intorno.
Ascoltare una conferenza, fare un viaggio, un’escursione, fare attività fisica, andare a mangiare una pizza, mettere a disposizione le competenze acquisite negli anni allontanano il male più insidioso della vecchiaia: sentirsi inutili e soli”.
Così recita il programma dell’Università della Terza Età di Isili (CA) ed è a questo che avremmo rinunciato se non avessimo considerato la possibilità di incontri virtuali con quella che la scuola chiama DAD.
Ecco che dopo un periodo di disorientamento ci si organizza: una breve preparazione per acquisire quel minimo di competenze per padroneggiare la piattaforma con cui mettersi in contatto tra soci, quindi progettare una serie di lezioni con chi ci aveva accompagnato in presenza e con loro definire un calendario di incontri on line.
Ritrovare il piacere dell’appuntamento, rivederci tra persone che l’opinione pubblica corrente ha già condannato all’isolamento, scambiare opinioni e informazioni che ci fanno sentire protagonisti del nostro tempo e non spettatori passivi e spaventati.
Sappiamo che l’incontro a distanza non sostituisce il piacere del contatto fisico e dello scambio di affettuosità tra amici e colleghi, ma consente anche a coloro che sono impediti nella mobilità di partecipare e non rischiare di cadere in una profonda sofferenza perché considerati generazione senza futuro.

L'autore ha scritto 5 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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4 commenti

  1. 1
    Bottex -

    L’obbiettivo che si è prefissa l’Università della Terza Età è sicuramente nobile, senza dubbio.
    Credo tuttavia che il maggior ostacolo che incontrerà sarà appunto quello di far superare ai diretti interessati lo scetticismo verso gli incontri virtuali e sulla piattaforma che dovranno imparare ad usare. Spesso infatti, da quanto ho visto, le persone anziane non vogliono usare le nuove tecnologie, ma non per una reale difficoltà di apprendere il necessario, piuttosto per un loro istintivo rifiuto di imparare, pensando “Non è roba per me quella. Ormai sono vecchio, che cosa posso mai imparare? Non ci riesco e basta”. Conosco infatti personalmente degli anziani ancora perfettamente in gamba, in grado di guidare e svolgere parecchie mansioni, che però si rifiutano di imparare anche solo a usare WhatSapp o a inviare una e-mail, anche se questo semplificherebbe loro la vita. Un problema da non sottovalutare questo. Saluti.

  2. 2
    Giovanna Casapollo -

    L’Unitre di Isili sta già lavorando on line con la piattaforma zoom. Non tutte le persone anziane sono così come lei le descrive. Le nostre lezioni sono seguite con interesse, non è vero che ci rifiutiamo di utilizzare questi strumenti con atteggiamento rinunciatario. La invito ad informarsi e a frequentare persone che credono ancora nella vita

  3. 3
    Bottex -

    Certo, sicuramente non saranno TUTTE così, ma io ne conosco parecchie. Tra cui i miei genitori. Inoltre, non voler utilizzare le nuove tecnologie non significa necessariamente non credere più nella vita o non aver più voglia di vivere. Saluti.

  4. 4
    Giovanna Casapollo -

    sono d’accordo. Saluti

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