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Una storia malata (2)

Lettere scritte dall'autore  Supersonik

Dopo quasi 5 anni ho bisogno di scrivere la mia storia per chi vorrà leggerla. Una storia con un’altra donna che chiunque sano di mente (e anche non) definirebbe malata.
Io e S parlammo per la prima volta in una chat e ci incontrammo nel giro di poche settimane, per entrambe il primo appuntamento più bello che si potesse immaginare. Da quel momento iniziò un rapporto simbiotico fatto di racconti, confessioni e voglia di stare insieme ad ogni ora del giorno. Lei mi parlò subito delle sue ferite e di una storia familiare difficile, tanti viaggi e tanti lavori, anche di diverse relazioni complicate e moltissime donne a cui aveva spezzato il cuore (decine), dichiarandosi però innamorata di me in modo diverso. Io sono sempre stata una ragazza molto introversa con poche amicizie ed un legame strettissimo con mia madre molto giovane a causa dell’assenza di mio padre. Sentii subito il desiderio di prendermi cura e di fare sentire amata S, che a sua volta voleva “pensare a tutto” per me e rendermi felice. Dopo una vacanza organizzata da lei dopo soli 3 mesi mi ha fece capire di voler vivere insieme a me, nel timore di perderla io accettai subito Avevo tuttavia già notato dettagli del carattere di S che mi mettevano a disagio: in certi momenti era autoritario, aveva un modo autoreferenziale ed esasperato di raccontare la sua vita, una gelosia estrema verso dettagli anche banali che mi riguardavano, frequente uso di bestemmie e problemi economici. Per quest’ultimo motivo decisi di farmi carico di tutte le spese di questo affitto sperando che fosse più tranquilla. La convivenza era un idillio fatto di intimità, piccole sorprese e cene insieme, alternato ad accuse da parte di S di mancarle di rispetto per pochi minuti di ritardo o non avere scritto subito di essere arrivata sana e salva al lavoro, mie richieste di scuse in lacrime per averla offesa, gelosie assurde come una litigata folle per averle fatto vedere un film consigliatomi da una mia amica tempo prima. Nel giro di poco tempo da sua salvatrice e ricompensa dalla vita diventai una ragazzina immatura, stupida, viziata e anche tr**a. Descriveva la sua “vita passata” fatta di eccessi dicendo che ora voleva stare tranquilla, facendomi sentire in difetto se io volevo fare qualcosa di diverso.
S poteva tornare a casa innamorata portandomi un regalo, oppure arrabbiata a causa del lavoro che diceva di detestare e accusandomi di non capire un c**o e di dire solo banalità per consigliarla. Tornava tardi e durante il giorno rispondeva ai messaggi con monosillabi o nulla lamentandosi ossessivamente del lavoro, inoltre non sopportava che fossi spesso dai miei nonni che da anni aiutavo per alcune commissioni vivendoci insieme, vedeva gravi mancanze di rispetto anche da parte loro a partire dal fatto che ogni tanto sentivano la mia mancanza in casa. Abitando vicino alla mia famiglia S era stata accolta ed era sempre invitata alle feste, mentre lei non voleva presentarmi alla sua famiglia che era circondata da una sorta di sacralità. I continui litigi nati da motivi futili (cucina, lavatrice, fraintendimenti) in cui S usava anche le mie confidenze sulla mia famiglia per ferirmi mi stavano distruggendo, davanti a mie richieste di chiarire e spiegarmi spesso passava ore a letto ignorandomi, fino a dirmi “la porta è quella”. Nei primi mesi non reagii mai cercando di comprenderla e attribuendo queste ambivalenze (amore/odio) ad un disturbo borderline di cui mi aveva parlato, ma a causa della mia crescente disperazione mia mamma cominciò a preoccuparsi di come vivevo ed S cominciò ad odiarla, mentre all’inizio erano diventate amiche. Poiché nella mia azienda era nata la possibilità di trasferirmi in una città a 300km di distanza che S conosceva bene gliene parlai e lei ne fu entusiasta dicendomi che avrebbe trovato subito un altro lavoro proprio lì senza problemi. Speravo che lontano dalla mia famiglia e con un nuovo lavoro S sarebbe stata più serena, ma poco tempo prima del trasferimento S cambiò idea dicendomi che io non le davo certezze e che poi non sarei mai riuscita a gestire un rapporto a distanza. Dopo un mese di pianti e crisi isteriche con accuse di abbandonarla fui costretta a partire da sola, ma poco dopo la mia partenza S cambiò idea di nuovo e si licenziò in tronco. Seguirono 9 mesi di inferno in quanto lei non trovava lavoro a parte uno che lasciò dopo una settimana a mia insaputa, passava un po’ di tempo da me e un po’ a casa sua e cominciò ad accusarmi di averle rovinato la vita. Io caddi in una depressione terribile, piangevo tutti i giorni anche al lavoro e la nuova vita con nuovi interessi ed amicizie che avrei voluto insieme a lei sembrava impossibile: a parte il lavoro rimanevo sempre a casa isolata in preda ai sensi di colpa. Riuscii a fare amicizia solamente con un collega a cui dissi subito di essere fidanzata e che si mostrò sempre rispettoso, lo accennai ad S senza dirle che avevamo bevuto qualcosa insieme un paio di volte nel terrore che potesse accusarmi ancora di essere una tr**a. Commisi un enorme sbaglio perché lo scoprì guardando il mio cellulare, e scusandomi e spiegandomi peggiorai solo la situazione, mi disse che l’avevo tradita nel peggiore dei modi e che mi avrebbe lasciata. Nello stesso momento trovò finalmente il lavoro che voleva così decise di perdonarmi e venire da me, io ero felicissima e le offrii tutto il mio supporto. Purtroppo anche il nuovo lavoro diventò per lei una delusione perché tutti le mancavano di rispetto e non si sentiva valorizzata, e da copione i miei consigli erano stupidi ed io non la capivo. In breve ricominciò a dirmi che le avevo rovinato la vita e che presto saremmo dovute tornare indietro, e nei 2 anni a seguire la mia bugia/omissione diventò un’ossessione per darmi continuamente della bugiarda e della traditrice in qualunque occasione. Mentre lei si creava il suo giro di amicizie al lavoro io ero sempre più depressa e ansiosa, non avevo più il coraggio di intrattenere alcuna amicizia nel timore che S potesse accusarmi di qualcosa. Cominciai ad avere attacchi di ansia e di pianto incontenibili quando discutevamo e lei mi portava allo stremo con continue provocazioni, per poi calmarmi e dirmi che ero immatura. Arrivai a pensare di essere pazza. Continuai a farmi carico della maggior parte delle spese e nei “momenti d’amore” S mi faceva un sacco di regali di cui non avevo assolutamente bisogno anziché contribuire attivamente alle spese, per poi rinfacciarmi di non fare niente per lei mentre lei “mi dava 100”. Cominciò a paragonarmi a questi nuovi amici che non mi ha mai presentato che erano sempre più comprensivi di me, con cui passava ore al telefono spettegolando e parlando male del lavoro e di altre persone. Arrivl andare via di casa diverse volte (da una notte fino ad un mese) e a tornare accusandomi di non averla cercata, dichiarando di avere frequentato almeno due ragazze senza che fosse successo nulla. Io continuai a riprenderla nella speranza di dimostrarle il mio amore e sentendomi in colpa perché si era trasferita per me. Dopo questi eventi mi ritrovai insicura e gelosa a livelli patologici, cosa di cui lei sembrava compiacersi deridendomi, mentre finivamo per litigare se si accorgeva che qualcuno mi guardava al supermercato. Ovunque andassi con chiunque parlassi sentivo il suo sguardo su di me, in quanto era convinta che io non sapessi “tenere a bada” le persone al contrario di lei, che doveva proteggermi. Mi sentivo in una gabbia invisibile. Una sera in preda all’esasperazione guardai il suo telefono e lessi alcuni messaggi ambigui, altri molto chiari ed altri dove diceva ad una collega di non sopportarmi più. Lei reagì ridendo e rinfacciandomi la mia bugia di 2 anni prima, io umiliata e ormai fuori di testa scappai letteralmente di casa e diedi la disdetta al proprietario in quanto lei disse che sarebbe andata via. La bloccai ovunque e dopo insulti e minacce cominciò a mandarmi tutti i giorni email piene di rabbia e poi di amore e desiderio di tornare insieme, per quasi due mesi le ignorai tentando di fare no contact, anche su consiglio della mia psicologa. Alla fine cedetti e tornai da lei di nuovo innamoratissima, scoprendo che non aveva mai lasciato il “nostro” appartamento e stava acquistando una nuova casa dove avremmo vissuto insieme, per questo aveva litigato con la sua famiglia tagliando ogni rapporto ed era stata aiutata da due professionisti uomini con cui era già diventata amica intima, i suoi “angeli custodi”, a cui però diceva di essere ormai single e sola al mondo. Non poteva dirgli di me in quanto conoscevano il proprietario dell’appartamento dove ero tornata a stare senza contratto. In breve tempo ripiombai nell’incubo della gelosia e del paragone con questi uomini che le stavano salvando la vita, impaurita all’idea di vivere in una casa tutta sua conoscendo il suo carattere autoritario, ed anche perché mi diceva che se fossi entrata sarei rimasta lì per sempre, oppure avrebbe dovuto venderla. Seguirono altri mesi di follia tra difficoltà nell’ottenere questo mutuo, la disperazione per il distacco dalla famiglia del quale arrivò ad incolparmi e le telefonate infinite di pettegolezzi con i colleghi; cercai di starle vicino ma le mie crisi di gelosia verso questi due uomini la spinsero ad allontanarmi e a dirmi che avevo rovinato tutto non comprendendola. Mi “ordinò” di andarmene da mia madre per riflettere sui miei errori dato che ero anche finita in cassa integrazione e non potevo rovinare la sua serenità. Tornai da mia madre distrutta e nel frattempo S acquistò la casa e cambiò di nuovo lavoro. Nei mesi successivi S tornò ad accusare mia madre di non averle mai dato supporto nei nostri problemi e di avere commesso gravi mancanze nei suoi confronti, e me di non averla difesa in alcune situazioni, dicendomi che avremmo potuto stare insieme solo se avessi “risolto” il mio rapporto con lei in quanto era la causa di tutti i miei mali e analizzando la mia vita in chiave freudiana. Tra un’altra serie di idealizzazioni e svalutazioni mi invitò diverse volte a casa sua, dalla quale mi cacciò per avere espresso opinioni diverse dalla sua e accusandomi di averla picchiata per averla trattenuta per un braccio mentre si allontava per non parlarmi. Non smetteva mai di ripetere che ormai lei è sola al mondo e si merita di stare bene. Cominciò a dirmi che senza di me era felice e si sentiva sicura, che la nostra relazione era malata (io lo sapevo già da anni) e che era uscita con una donna visto che io volevo stare con mia mamma, ma era lei mi che mi aveva costretta a tornarci. Mi fece capire che decine di donne e uomini la corteggiavano e avrebbe potuto tradirmi in qualunque momento, “tutti” intorno a lei mi odiavano perché la volevano ma lei diceva di amare solo me. Io trovai questi discorsi assurdi e deliranti e dopo vari tira e molla decise di lasciarmi dopo che ero tornata a lavorare proprio vicino a casa sua. Dopo che aveva detto anche alla sua migliore amica che ci saremmo sposate. Negli ultimi mesi ho toccato totalmente il fondo supplicando S ed inondandola di messaggi, andando insieme da una psicologa dove lei ha fatto quasi scena muta, presentandomi a casa sua e piangendo disperata di fronte alla sua indifferenza. Sono diventata un mostro. Dice che le ho fatto troppo male ed è troppo tardi, che ho perso una persona che mi venerava e mi aveva dato tutto. Mi rimane un suo messaggio strappalacrime pieno di paternalismo dove ci invita a non farci più del male. Chi mi vuole bene mi dice che finalmente mi sono liberata di una malattia, io mi sento una fallita perché non sono riuscita ad amarla come voleva e in fondo tutto ciò che le ho dato è scivolato via come polvere. Mi sento buttata via come una maglia vecchia e la vedo vincente circondata da nuove persone nella vita che mi ha “rubato”, a me che cosa è rimasto? Ogni notte la vedo sottoforma di incubi terribili che mi lasciano devastata tutta la giornata. Non la cercherò mai più, se immagino il suo nome comparire sul mio display mi prende un panico improvviso, perché dentro di me ho ancora la triste consapevolezza che la accoglierei di nuovo.

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4 commenti

  1. 1
    Vera3 -

    Io credo che tutte le “cose malate” in cui ci andiamo a ficcare, parlino delle “parti malate” di noi. Siano come un sintomo, un effetto. Allora è importante capire quanto male ti ha fatto questa relazione, ma è ancora più importante chiederti: “Perché sono rimasta a farmi male? E perché, in fondo, ci tornerei”? E questo ti porta a guardare quanto ti senti amabile, che valore ti dai, cosa credi di meritare. Ha molto più a che fare con te che con lei. C’è un motivo se ti sei legata a qualcuno con una personalità distruttiva, poi il suo potere manipolativo ha fatto il resto. Ma io, da perfetta sconosciuta, ti consiglio, parti da te.
    Quando vivi una relazione di dipendenza ti sembra che dopo la fine non resti nulla, invece resti Tu!

  2. 2
    Darkitty -

    Si, è proprio una storia malata, questa ragazza ha dei seri problemi, tu non devi assolutamente sentirti in difetto perchè ti sei comportata in modo molto rispettoso e razionale di fronte alla follia di questa persona, che, come un parassita, ti ha tolto tantissime cose e la più importante, la serenità.
    Ci vorranno alcune esperienze brutte e imparerai a riconoscere le persone tossiche e a difenderti sempre di più, il tempo è l’unico alleato.
    E’ finito l’incubo, reagisci!

  3. 3
    Emmegi -

    Credo purtroppo che a volte, quando siamo esasperate dal terrore di rimanere da sole, ci pieghiamo a qualsiasi compromesso, anche il più svilente.
    Non sentirti in colpa per il fatto che ti manca, per il fatto che se ti scrivesse le risponderesti all’istante. Trovo che sia molto umano. Ma ancora più umano è rispettarti per quello che sei adesso, una donna alla quale è stato spezzato il cuore e che ha bisogno del suo tempo per rinascere, ancora. Se hai bisogno di qualcuno con cui parlare non esitare. La rete non è solo un posto di gente con grossi problemi!

  4. 4
    Nara Sayo -

    Aggiungimi su fb, mi chiamo Nara Sayo, ho avuto un’esperienza praticamente identica, se ti va di parlarne ci sono

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