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Tsunami, apocalisse o che altro?

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel tragico giorno decembrino in cui la terra si scosse ed un fenomeno chiamato Tsunami balzò tragicamente all’onore delle cronache.
Un fatto nuovo sconvolse la nostra vita ordinaria, il nostro meritato periodo di riposo nel cuore delle festività natalizie, il nostro sfrenato correre per acquistare, regalare, festeggiare.
Un fatto terribile che scosse la tranquillità di molti, nell’intero emisfero.. Un fatto terribile che la dice lunga sul nostro modo di vivere e di intendere la vita, sui valori che noi esaltiamo, sulla realtà con la quale prima o poi, tutti dovremo fare i conti.
Le immagini a noi giunte – come sempre in abbondanza, così come fu per l’11 settembre del 2001 – ci travolsero con la stessa forza e violenza dello tsunami che avrebbero dovuto documentare. La violenza delle immagini hanno continuato a farci mangiare, riposare, divertire, lavorare con le stesse modalità dei giorni precedenti. Purtroppo non sono cambiate le intenzioni e le emozioni, al di là di un generico e istantaneo sussulto di meraviglia.
Forse ha prevalso ancora una volta la spettacolarità dell’evento e la ricerca di una sensazione forte.
Mi sembrò, quel giorno, di fronte a quello spettacolo, che il richiamo biblico fosse sopraggiunto senza alcun preavviso: l’inferno stava prendendo il posto dei paradisi pubblicizzati dalla miriade di agenzie di viaggi, la catastrofe assumeva quantificazioni bibliche e per sintetizzare quanto avvenuto, una parola su tutte: apocalisse.
Forse, proprio nell’uso di questo termine, che il vocabolario definisce catastrofe, disastro totale, si può fare qualche riflessione, a partire proprio dal suo significato originario, e pur indicato come primo nel medesimo vocabolario. Apocalisse significa innanzi tutto rivelazione, svelamento, esplicitazione di una realtà nascosta: le modalità letterarie del libro biblico a cui si fa maggiormente riferimento hanno preso il sopravvento e così… apocalittico è ciò che spaventa, incute timore, si presenta con immagini forti e roboanti.
Purtroppo, l’evento che ha colpito migliaia di persone, in Asia e in Europa, in Africa e in Italia, non ha svelato né rivelato, non ha parlato né esplicitato, e non ha dato un senso diverso alla nostra vita quotidiana.
Per definire apocalittico lo tsunami, il maremoto, l’onda anomala che ha sconvolto un mondo di lavoro e di relazioni, di divertimento e di sogni, è necessario che ci dica, che ci interroghi, che ci riveli qualcosa.
Se le statistiche dei morti non ci ricordano affetti rovinati, legami parentali rovinati, comunità civili infrante: lo tsunami non è apocalittico.
Se la povertà illustrata dai media non ha svelato il peggioramento delle condizioni economiche generali, la riduzione del prodotto interno lordo, la diminuzione del reddito pro-capite: lo tsunami non è apocalittico.
Se il movimento economico turistico propagandato non tiene conto anche del lavoro minorile e del cosiddetto turismo sessuale: lo tsunami non è apocalittico.
Se l’immagine dell’albergo ha nascosto il villaggio di poveri pescatori a poche decine di metri: lo tsunami non è apocalittico.
Perché non ha svelato le contraddizioni di uno sviluppo turistico, anomalo più dell’onda definita tale. Si assiste a un mondo di ricchezza contrapposto a un mondo di povertà.
Un modello culturale che aumenta il divario tra ricchi e poveri, più disposto alla beneficenza occasionale che alla solidarietà quotidiana.
Interverranno ancora le multinazionali per la ricostruzione e continueranno a prosperare a senso unico? Verrà creata una nuova rete telefonica, la cui inefficienza precedente non ha contribuito efficacemente a una tempestiva informazione che poteva salvare qualche vita umana?
Verranno reimpostati i pacchetti turistici, eliminando il turismo sessuale, chiedendo il rifiuto del lavoro minorile, rispettando il lavoro locale di tipo artigianale o di rappresentazione ludica, e così evitando una merce di scambio miseramente retribuita?
Si riuscirà a insinuare l’idea che il folklore e la bellezza della natura, venduti a caro prezzo, non sono sufficienti per documentare e offrire l’attenzione alla cultura locale?
Perché lo tsunami sia veramente apocalittico deve insegnare: che la bellezza della natura va gustata e contemplata, non usata e consumata; che il tempo del riposo e della festa deve ri-creare una condizione di serenità e pace interiore.
Lo tsumani ci deve insegnare che non esistiamo noi e loro: noi ricchi e loro poveri; noi fortunati, loro disgraziati; noi del 1° mondo, loro del terzo; noi cittadini, loro stranieri. A noi i diritti, per loro i doveri; noi più civili, loro più arretrati; noi più intraprendenti, loro più rassegnati; noi padroni, loro schiavi. Non esistiamo noi e loro, ma solo noi, tutti insieme.
Tutti noi insieme figli dello stesso Dio che invochiamo PADRE NOSTRO

Antonio Soleti

L'autore ha scritto 5 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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1 commento a

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  1. 1
    Ari -

    Bravo Antonio.
    Come mai ti torna in mente oggi?

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