Tragedia Greca: “Il lamento di Pier Luigi Bersaglio”
Tre atti, con cori, pathos e un pizzico di disperazione ferroviaria.
PROLOGO:
Nel vasto e caotico regno di Ferrovialandia, dove i binari sono più tortuosi dei discorsi politici e gli oracoli sbagliano più dei pendolari, si consuma una tragedia degna di Eschilo. Il protagonista è Pier Luigi Bersaglio, anziano stratega del Partito dei Moderatamente Confusi, noto per la sua capacità di indignarsi prima ancora che gli eventi accadano.
Il destino lo attende. E il destino, si sa, ha un debole per il teatro.
ATTO I – L’ACCUSA AFFRETTATA
Entra Pier Luigi Bersaglio con mantello svolazzante e sguardo severo.
PIER LUIGI: Oh popolo di Ferrovialandia! I treni per Riminia sono in ritardo! E io conosco il colpevole! È lui, il Ministro dei Trasporti, il roboante SALVINO che governa i binari come un pastore distratto governa le pecore!
Il Coro entra, mormorando.
CORO: Pier Luigi attendi! Non conosci ancora la verità! Gli dei non amano chi parla prima di sapere!
PIER LUIGI: Taci, o Coro! Io so tutto! Io vedo tutto! Io commento tutto!
Il Coro sospira, presagendo sciagure.
ATTO II – LA VERITÀ CHE CADE DALL’OLIMPO
Un Messaggero entra trafelato, con pergamena in mano.
MESSAGGERO: Oh Pier Luigi! Oh popolo! I ritardi non sono colpa del Ministro! Sono opera di sabotatori, uomini d’ombra che manomettono i binari come se fossero corde di una lira spezzata!
Silenzio. Pier Luigi resta immobile, come una statua che ha appena scoperto di essere di gesso.
CORO: Lo avevamo detto, Pier Luigi! Gli dei puniscono chi parla troppo presto! E ora il regno ride di te!
PIER LUIGI: Io… Io… Forse ho parlato con troppa foga.
CORO: Forse? Oh Pier Luigi, le tue parole corrono più veloci dei treni che accusi!
ATTO III – IL CONSIGLIO DEL CORO
Il Coro avanza, solenne e spietato.
CORO: Pier Luigi Bersaglio, ascolta il nostro canto: hai vissuto mille battaglie, mille polemiche, mille indignazioni. Forse è giunto il tempo di deporre la tastiera, di lasciare che i giovani sbaglino al posto tuo, di dedicarti ai nipoti, se li hai, anima e core, come si conviene a un vecchio saggio.
O, se proprio non puoi tacere, apri un teatro! Sì, un teatro! Dove le tue esternazioni diventino commedia, dove il pubblico rida, dove ogni tua accusa infondata sia accolta da una pioggia di applausi e di fischietti.
PIER LUIGI: Forse… forse avete ragione. Forse il mio destino non è più la politica, ma il palcoscenico.
CORO E così sia! Che il sipario cali su questa tragedia, che non è tragedia ma farsa, che non è farsa ma vita, che non è vita ma… Ferrovialandia.
EPILOGO:
Il sipario si chiude. Il pubblico applaude. Pier Luigi Bersaglio esce di scena, forse verso i nipoti, forse verso un teatro, forse verso un nuovo commento affrettato.
Gli dei, dall’alto, ridono. E i treni… beh, quelli continuano ad arrivare in ritardo.
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