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Teatro Massimo V. Bellini di Catania: cronaca di una morte annunciata

“Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno. Ma quello che accadrà in tutti i giorni che verranno può dipendere da quello che farai oggi”
(E. Hemingway)

Un giorno qualunque, un lavoratore qualunque, per scrivere di una situazione che oggi, purtroppo, è diventata qualunque.
Teatro Massimo V. Bellini di Catania: una storia travagliata, sin dagli anni della sua progettazione, un destino tormentato che sembra far parte del DNA di questo meraviglioso organo propulsore della cultura musicale catanese (e non solo).
Sopravvissuto a tante avversità, oggi si ritrova violentato dai forti venti di fronda politici che lentamente, ma inesorabilmente, lo stanno devastando, distruggendo, contemporaneamente, quel mondo estetico di arte, cultura e musica di cui fa parte e che rapprese l’unico antidoto all’oscurantismo che attanaglia la realtà quotidiana.
Indubbiamente il nostro Paese sta vivendo una fase storica molto complessa e delicata segnata dalla mancanza di valori in cui credere, da un’incalzante crisi economica, dalla disperazione di tanti precari, disoccupati e/o licenziati che non hanno un lavoro ed un futuro da costruire.
In quest’ottica il Teatro appare solo “una fabbrica di sogni”, in un mondo che non crede più nei sogni.
Quante parole scritte, quanti discorsi formulati in nome della cultura e dell’arte, unici valori da anteporre alla disillusione della realtà ed al vuoto esistenziale.
Ma tutte queste parole fino a cosa sono servite? A ricevere un ulteriore ferita per la cultura.
Dopo gli inesorabili tagli dei contributi regionali, dopo la sospensione (per mesi) degli stipendi ai lavoratori del Bellini (che nonostante tutto hanno continuato a lavorare perché il Teatro fa parte di loro), l’ennesima assurda beffa: la risoluzione dal 1°gennaio 2014 di tutti i contratti di lavoro professionali stipulati con i collaboratori del Teatro.
In questo giorno qualunque vorrei sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica un aspetto della vita lavorativa all’interno del Bellini che molti sconoscono.
In Teatro lavorano persone che amano profondamente questo mondo. Qui hanno ereditato gli ideali dei loro maestri, perché tutto è tradizione, rispetto per la cultura, amore per la musica.
In Teatro persone di talento e alta specializzazione professionale hanno “scelto”, consapevolmente l’impegno profondo che impone la vita teatrale; hanno scelto di restare a Catania, di dedicare parte della loro vita a questo meraviglioso sogno che è il Teatro Bellini e soprattutto scelto di portare avanti quello che è sui il grande impegno morale e sociale: produrre e diffondere cultura e musica per educare l’animo umano ai sentimenti ed alle emozioni positive, e permettere la crescita intellettuale dell’uomo.
Non permettiamo l’annichilimento dell’animo umano, non permettiamo che figure professionali di alto valore vengano allontanate e private di poter portare avanti quella missione educativa alla cultura che hanno fatto propria scegliendo di restare al Bellini.
Potrà sembrare una battaglia contro “i mulini a vento”: è possibile.
Però vale la pena ricordare delle battaglie ideologiche di Don Chisciotte, battaglie che non l’hanno mai visto “perdente” (nonostante le apparenze).
Lui con la sola forza dei suoi ideali è riuscito a vedere la realtà con occhi diversi. E’ questa la sua straordinaria grandezza e l’insegnamento che ci ha lasciato: credere nei valori veri e profondi che sono nell’animo umano, affinché anche le battaglie impossibili possano diventare possibili.
Crediamo nel Teatro e nelle professionalità di coloro che ci lavorano e vinceremo insieme la battaglia per la sopravvivenza della cultura e della musica.

T.C. Dipendente del Teatro Massimo V. Bellini

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2 commenti a

Teatro Massimo V. Bellini di Catania: cronaca di una morte annunciata

  1. 1
    Aton -

    Bel post. Sembra che non interessi a nessuno. In effetti non interessa nemmeno a me, ma ciò non toglie che sia un bel post.

  2. 2
    Aton -

    Non per dire, ma dato il numero di commenti pare che non sarà un gran funerale…

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