Tentazione forte di abbandonarmi
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Voglio essere sincera, non so perché sto scrivendo qui. In realtà non cerco nulla, non so nemmeno che senso possa avere pubblicare quanto segue. Io, che di solito mi tengo tutto dentro, sto riempiendo uno spazio bianco come il vuoto, forse perché mi ricorda quello che riconosco nella mia persona. Quel qualcosa non lo posso chiamare dolore. Ho troppo rispetto, un rispetto riguardoso, per il dolore. Non la posso chiamare nemmeno delusione. E’ una amarezza appiattita, non dalla noia, non dalla monotonia dalle giornate tutte uguali, nemmeno dal senso di frustrazione che mi accompagna da un tempo che ormai non quantifico più. E’ un malessere che può assomigliare alla rassegnazione, forse. E’ la consapevolezza di essere quello che non vorrei e che non ho la facoltà di poter cambiare. Sì, non mi piaccio, ma ridurre tutto a questo sarebbe improprio. Sì, ho pochi, e in certi periodi nulli, contatti sociali, ma nemmeno questo è il fulcro. Sì, mi mischio ai mucchi di disoccupati, ma non attribuisco al lavoro la fonte della mia felicità. Credo che vivere non faccia per me. E’ troppo faticoso. In troppe occasioni anche un respiro fa male e un sorriso è un prestito della tristezza. Ho superato da un bel pò l’adolescenza, sono in quel che sarebbe il fiore dell’età delle persone comuni, o almeno quelle che osservo attorno a me. Tutto sommato sono legata a qualche valore, che nonostante il degrado in cui versa la mia personalità continuo, fors’anche per cultura e abitudine a ritenere importante; eppure anch’essi, questi valori, hanno fatto e già superato il loro tempo, quello in cui ci credevo ciecamente, lottavo, mi schieravo, credevo, e ormai sono intinti nell’acre sapore della stagnazione. Quelli che erano (e che sarebbero, se non fossi ridotta in stati emotivi così miseri) miei ideali non mi hanno delusa, semplicemente è come se si fossero esauriti con la mia fede, la fede nell’Uomo, la fede nel Creato, la fede nel destino e nel libero arbitrio insieme. Non mi entusiasma più nulla, raramente qualcosa mi incuriosisce per più di qualche minuto. Non ho alcuna prospettiva futura, ma a farla semplice onestamente non ho idea nemmeno per ciò che farò oggi o tra 5 minuti. Le mie giornate si trascinano nell’attesa di un “non so cosa”. Inutile dire che non sono felice, ma nemmeno (troppo) triste. Se escludo gli scoppi di lacrime, intensi, solitamente protratti per ore tra me e me quanto improvvisi, non sto poi così male. Mi sento semplicemente sola, senza scopo, vuota, inutile. Penso a tutto il dolore che ho provato nella mia vita e questo mi sembra un nulla in confronto. Eppure non ho mai avuto la tentazione forte come adesso di lasciarmi andare nel Nulla, di abbandonarmi da questo corpo e, sperare, in un modo che da non credente nemmeno immagino, di Vivere finalmente. E non so nemmeno cosa significhi “Vivere”, sento la tremenda mancanza di accorgermene con tutti i sensi che lo sto facendo, sto Vivendo. Tutto qua” Come ripeto. Non so nemmeno io perché abbia scritto. Quello che so è che speravo di non scendere nei soliti suggerimenti o nelle solite considerazioni e ringrazio chi avrà la delicatezza, senza volermene, di non scrivere nulla piuttosto di dirmi di andare all’oratorio, di iscrivermi a qualche corso o dallo psicologo. Forse semplicemente c’è in me un bisogno inconscio e latente di incontrare qualcuno che solo, semplicemente capisca, che provi qualcosa di “vagamente simile” senza tante inutili parole, forse. Forse solo questo.
Data di pubblicazione: 4 Agosto 2014
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Categorie: - Me Stesso
44 commenti
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La tua lettera è la più bella che abbia letto nella mia vita. Complimenti
Oggi ho detto a mia madre che stamattina sono arrivato alla conclusione:” Perché mi hai messo al mondo? wabè adesso ci sto e ok.. vivo la mia vita affronto tutto quello che devo (studio ecc.) per vedere dove mi porterà ma sinceramente: “NON NE VALE LA PENA” e Lei mi fa:”tu sei depresso vuoi andare da uno psicologo” e io:”non sono depresso,vedo solo che voi reggete meglio di me questa vita, io invece no, per me non ne vale la pena preoccuparsi per 1000 cose (trovarmi un lavoro, trovarmi una ragazza, farmi una famiglia ecc.) non sono nato per questo, no perché se sono nato per questo meglio non nascere proprio, mi sembra semplicemente dik venir trascinato, si ok ci proverò, ma nulla è certo, non amo nessuna, quindi non ho un obbiettivo preciso, vorrei tanto ma che devo farci non ce l’ ho!!, non so se lo trovo un lavoro.. vedo tutto incerto non in senso negativo…, constato solo che non ne vale la pena di vivere se questo è vivere per voi.. e si non mi accetto nemmeno del tutto, non solo fisicamente, non è che faccio schifo, ma manco dentro faccio schifo è che non saprei a chi potrei piacere, non so forse ho il timore di stare sbagliando tutto e forse mi pentirò di qualcosa un giorno..”
già, il tuo discorso è simile:
“E’ la consapevolezza di essere quello che non vorrei e che non ho la facoltà di poter cambiare. Sì, non mi piaccio, ma ridurre tutto a questo sarebbe improprio.”; “Credo che vivere non faccia per me. E’ troppo faticoso.”; “Non ho alcuna prospettiva futura..”
Ciao Bea, anche io ho passato un periodo del genere…è molto triste….ma la cosa più brutta è che nessuna delle persone vicine a me, mi capivano. Ora va molto meglio, ma alle volte torna…e fa male. Dobbiamo essere forti, però è difficile…lo stesso vale anche per Raffy…ragazzi facciamoci forza, tanto lo psicologo a poco serve, se non siamo noi a cambiare. Se volete, potremo rimanere in contatto…
Ciao Bea scrivi benissimo e hai saputo rendere alla perfezione quella sensazione non facile da spiegare ed anche a me tanto famigliare!!! Mi sono riconosciuto tantissimo nella tua lettera! È vero è come dici tu… Non è depressione, non è tristezza sarebbe banalizzare il problema. È qualcosa di più ampio e diverso, un mal di vivere che nasce dal non sentirsi adatti a tutto questo. Darwin ha messo la capacità di adattamento al centro della sua teoria evoluzionistica. L’organismo che presenta le caratteristiche che meno lo rendono adatto all’ambiente viene naturalmente selezionato, soccombe proprio perché svantaggiato rispetto i più adatti. Questo ha una finalità evolutiva di miglioramento e rafforzamento della specie. Così in senso lato è per gli uomini, solo che la nostra società ha eliminato lo stato di natura sicchè il meno adatto vive, ma ovviamente la qualità della sua vita sarà inferiore rispetto il più adatto. Io la vedo così…
Ciao,
vi ringrazio. Mi scuso, di cose da dire non ne ho molte, vorrei compensare con la fantasia, ma anche lei manca di brio. Credo che a spingermi a scrivere sia una sorta di “stanchezza cronica”. Vivo con un peso nell’anima da così tanto tempo!
Vi è mai capitato di avere una gran voglia di piangere, ma esserne bloccati, e poi esplodere “senza un perchè” mentre fate una passeggiata, o state guidando, o sotto la doccia?
Oggi il mio quartiere è vuoto. Il cielo è di un bianco sporco con nuvoloni quasi metallici e riflettenti, quasi artificiali; quasi tutto è statico, c’è silenzio, sembrano le domeniche mattina che ho sempre odiato, guardarsi intorno può far credere di essere entrati dentro uno di quei quadri dai paesaggi uggiosi. Aspetto tutto l’anno che arrivi ferragosto e le strade si svuotino, amo la calma, la pace. Eppure stamattina mentre passeggiavo non riuscivo a deglutire, risucchiata in nell’atmosfera cupa e malinconica. E’ come se il tragitto che solitamente percorro in questi giorni di partenze di massa verso mete sconosciute in un certo senso appesantisse il mio stato d’animo.
Se mi chiedessero cosa vorrei in questo momento, credo risponderei la sensazione di essere una persona normale, vivermi la sua vita per un paio di settimane, questa sarebbe la mia vacanza. Perdonate lo sfogo.
Io mi trovo in questo limbo da anni.
Raffy e Bea vi capisco.
L’insofferenza genera insofferenza, e quest’ultima si tramuta quasi sempre in un essere angosciosamente e disperatamente scontroso, ma mai egoista, e perciò comprenderai che per questo la condivisione del dolore riesce ad annullare parte del proprio malessere. Penso comunque che la tua ricerca d’un altro individuo capace di ascoltarti sia banalmente illusoria, poiché credo tu sia pienamente consapevole del fatto che mai potrai trovare conforto.
La ricerca è l’unica via possibile. Il non accontentarsi è la sola maniera per rinfrancare lo spirito e, di conseguenza, mantener viva la carne.
Ehm, sarò la terza a scrivertelo, o la quarta….ma
SCRIVI BENISSIMO. BENISSIMO nel senso che leggerti è piacevole al punto che quando la lettera è finita ci son rimasta quasi male.
Avrei voluto proseguisse ancora !
il pianto immotivato, poi trattenuto, il senso di solitudine, i miei compagni di viaggio..
Ma perche’ non formate un’associazione no profit dal titolo ” Non ho piu’ voglia di vivere ” .Credo che ci sarebbero abbastanza iscritti,magari poi organizzate dei ritrovi dove ognuno andra’ volentieri perche’ e’ certo di essere davvero compreso…E’ poi spero che passera’ a tutti questa voglia perche’ l’unione crea la forza. Auguri!!!..
PER XxBeaxx
Coprendo cio’ che dici,capita anche a me una sensazione del genere,proprio staser mi sentivo solo e triste,neanche so il motivo,forse sara’ il frutto di delusioni passate che mi hanno scombussolato,un disinteresse totale,come se sono demotivato,ammetto che per fortuna non sono tutti i giorni cosi,e con la mia forza di volonta riesco a camuffarmi con le persone perche non voglio far trapelare nulla,comunque ci sono quei giorni che e ‘ proprio difficile,e debbo fare di tutto per minimizzare la cosa e aumentare il mio morale che di certo aiuta,cerco di pensare il meno possibile allo sconforto,negli ultimi anni poteva andare meglio,ma come ripeto guardo il lato positivo che mi aiuta un po,cerco di rifuggiarmi nelle cose terrestri per tamponare la cosa,sai ai primi tempi davo la colpa agli altri,alla famiglia,alla ex,agli amici,poi ho capito che forse un po anche io ho la parte di colpa,saro propio cosi che mi abbatto facilmente e non trovo lo scopo nella vita,diciamo si vive giorno per giorno aspettando che si sia felici in futuro.
Ringrazio tutti quelli del forum
ringrazio te per aver condiviso con noi
un piccolo consiglio,che ripeto a tutti
iniziare a piccoli passi per mantenere l’umore un po piu alto, giorno per giorno,aiuta ,non guarisce da certi malesseri ma l’umore conta nelle nostre scelte quotidiane
Un abbraccio io ci sono sempre per tutti
unamanoanonima
Vi ringrazio nuovamente.
Ho riletto diverse volte i vostri interventi, tutti. Mi sono sorte alcune domande, se vorrete rispondermi vi leggerò attentamente.
La prima è più che altro una richiesta per te, Filipp. Di ampliare e dettagliare il tuo pensiero.
Inoltre mi piacerebbe se tu mi raccontassi secondo te, seguendo il filo della teoria darwiniana, l’essere “inadeguato” -quello cioè che si deve adattare pur non essendo nel suo contesto ideale (ho capito ciò che intendi?)-, che cosa può fare per rendere l’intento meno difficoltoso, ammesso che qualcosa a tuo parere ci sia. Tu hai trovato la tua dimensione? Ti và di parlarmene/parlarcene?
Unamanoanonima,
riconosco i momenti di sollievo nella tua ultima frase; anni di tormenti mi hanno condotta a pensarla come te. Quali sono i tuoi piccoli passi? Cosa sono le piccole cose che allietano le tue giornate? Non importa se possono sembrare banali a qualcuno, per me -e spero non solo- potrebbe essere un aiuto concreto se tu volessi parlarmene e trovassi l’ispirazione di imitarti.
Grazie dell’abbraccio, lo contraccambio. Arrivato?!
E un grazie anche a te Francesco e a te Katie, siete carini.
Raffy, posso chiederti quanti anni hai, cosa studi? E tu, LupaSolitaria?
Ivano, ho apprezzato davvero il tuo suggerimento di tenerci in contatto, in parte come Giovanna. Se qualcuno tra di voi vuole mettersi in contatto privatamente, ne sarei lieta nel caso in cui la mia lettera ne sia stata da spunto. Ma per me stessa mi sono ripromessa di non affezionarmi più a nessuno dietro ad un monitor. Però sono qui, sono contenta, sempre nei limiti di contentezza che mi sono concessi, che i nostri pensieri si siano incontrati, anche se solo per una sera, e se volete continuare a scrivere vi leggo e vi rispondo! 🙂
Sim, sono consapevole che a non molto possa giovare, ma un mancato effetto pratico non rende banale l’incontro con questi ragazzi, per quanto su un forum, dietro alle parole ci sono persone. Ciao anche a te.
Spero di non aver dimenticato nessuno; in tal caso, scusatemi.
Faccio Lettere [mi sono scelto la facoltà intrinseca al mio carattere.. 🙂 ] e ho 22 anni a Gennaio 23. Ma forse cambio se riesco viste le prospettive, se non ci riesco faccio ciò che sto facendo.
E’ difficile esprimere a parole questi stati e farsi capire, pure questa lettera, secondo me non è completamente esaustiva nel senso che è qualcosa di più profondo, e non ricordiamo la prima volta che abbiamo provato una cosa simile quando è stato..? se no ne comprenderemmo la causa, io per me stesso so, per certo di essere ipersensibile, fingo di mostrarmi freddo e distaccato o normale e penso che ciò influisca, ma ipersensibile a cosa?? io penso a tutto e tutti, wabè sono stato egoista ho parlato molto di me in questi tre commenti, gli amici ce li ho.. non è che son solitario ma è come sentirsi soli in mezzo ad una folla, incompresi.. ma per cosa?? il nostro è magone, una melanconia.. fa parte di noi e basta,penso, se non ci sai trattare ci stai male, malissimo, appunto io da qualche tempo ho cominciato a meditare (meditazione buddhista) e devo dire che osservare questi pensieri come estranei a me mi giova molto, in più ho riempito una parte incompleta di me, che doveva essere espressa in questa maniera qui, poi l’ ho capito dopo però.. .Se prima odiavo questa sofferenza ora ne ho un profondo rispetto, quasi sacro, e mi rendo conto che è intrinseco a tutti in realtà,lo sento, ma io l’ avverto di più. Provo pena per me un quanto “Essere” che sono soggetto a tutto ciò.
Devi, più o meno semplicemente, cambiare l’ambiente esterno, troverai, come me, nuovi stimoli e rinnovata forza per affrontare il quotidiano rapportarti con te stessa. Io l’ho fatto, ho cambiato città ed ora sono più sereno. Alla fine tutto riemerge in ogni caso, mi ritrovo sempre a fare i conti con me stesso, ma credimi, farlo davanti ad un tramonto sul mare, sulle vette innevate in un rifugio, sotto un cielo notturno di montagna…ogni cosa è uguale ma tutto è diverso.
Ti spiego un po la mia situazione xxbeaxx
I miei litigano sempre,mio fratello e’ peggio di un estraneo,mi fiderei piu’ degli altri che di lui,io mi lasciai 10 anni fa,ammetto che ne sono uscito male da quella storia,ammortizzata malissimo,comunque continuo a fare brutti sogni,spesso ho ansia e problemi nell’addormentarmi.
Diciamo che ho portato con sforzi la mia vita tra alti e bassi in una situazione di quasi sufficenza,non mi sono abbattuto troppo,altrimenti sarebbe stato peggio,
il mio consiglio e’ questo.
Cambiare tutto in una volta e’ impossibile perche siamo gia noi fatti cosi con questo carattere che ci impantaniamo piu facilmente degli altri,pero ce una soluzione,anche se molto lunga come tempi.
io mi prefisso delle piccole cose durante la giornata per poterla passare e aumentare leggermente il mio umore,do piu valore alle piccole cose,e guardo solo quelle piccole cose che posso ottenere e non le grandi cose che non ho e che mi scoraggerebbero.
In programma ad esempio,per oggi andarmi a prendere un gelato con un amico e passare qualche ora che mi aiuti ad alleviare il mio stato,costa poco ed e facile come obbiettivo e di cerrto non peggiora la situazione,esempio magari domani faro una passeggiata al viale qialche ora a piedi con qualc’unaltro,oppure vado al centro commerciale a comprare qualkosina che possa farmi passare il pomeriggio e farmi uscire e distrarre,magari la proxxima volta vedro il film preferito su internet,posso sempre aggiungere qualke pezzo alla mia collezione come ho soldini,anche se stupida ma mi da un obbisttivo,dare da mangiare ad un animale che io ne ho uno,qualsiasi animale baste che ti faccia stare un po meglio,spesso ascolto musica rilassante a internet quando ho finito i miei obbiettivi,oppure prendere un po di sole ni momenti liberi,oppure confidarsi solo con qualke amico sincero pero,creare un bel disegno,certi giorni vado a mangiarmi qualkosa in qualke locale tranquillo per passare la sera,oppure metto in programma di fare delle visite alle chiese e fotografarne i prospetti e postarli,questi sono esempi che ti faccio,io capisco che non ti fanno stare bene e non ti guariscono da certi malesseri,pero e’ un modo per migliorare partendo dalle piccole cose e piano piano nellarco di qualke anno il tuo umore sara migliore,tutto sta nel mantenersi occupati e guardare queste piccole cose,di certo non peggiorerai,piccoli passi e guardaa le piccole cose ,aumenta l’umore piano piano,se guardi cio che non hai e ci si…
se guardi cio che non hai e ci si prefissa grandi obbiettivi che poi non riesci a raggiungere ci si sente peggio,le cose che per noi non ci si arriva bisogna lasciarle,inutile chi dice,sforzati fai questo ti passa,fai l’altro,devi fare questo che e ottimo,non aspirare a grandi cose x ora perche se fallisci
poi e’ peggio ognuno di noi ha un modo per mmortizzare le cose,esempio mio fratello mi dice,trovati una ragazzza,vai all’estero trovati un lavoro pesante e ti scarichi,tutte cavolate,poi non ci si riesce a raggiungere certi obbiettivi e ci si crolla tutto in un colpa,perche non e ancora il momento,con cio non ci si deve sentire in colpa,si deve fare quello in cui si crede di riuscirci,almeno per ora il tempo di avere dei miglioramenti e alleviare questo stato d’animo,fai piccole cose in cui riesci e che ti facciano sentire un po meglio,non si cambia la vita in una mossa o in due questo succede nei film chi e’ un genio e da queste dritte stupide che basta fare questo o l’altro e starai subito bene, sono solo cavolate.
Inizia con oggi,prefissati qualkosa e accontentati di quella cosa,giorno per giorno fai bene i tuoi obiettivi ma falli,mantieni l’umore un po piu alto del giorno precedente,che ovviamente e la cosa piu difficile,io prima stavo cadendo malato perche la mia vita era pessima,ora sto superando la cosa,non guardo gli altri,e le lore splendide vite,e neanche chi sta peggio,mi demoralizzerebbe,gli altri sono gli altri,io debbo raggiungere le mie cose e vivere la mia vita,fare quello che riesco a fare,quando migliorero ancora di piu poi si vedra,di certo rispetto a prima ho avuto qualke,anzi molti miglioramenti,a me non piace la gente che dice cosi….dai esci vai a ballare,divertiti,trovto qualkuno/a o altre porcherie del genere,come si puo dire una cosa del genere a chi si trova in uno stato del genere ,non potrebbe,sarebbe peggio,nascono persono conflitti interiori,ci si sentirebbe peggio e si peggiorerebbe,le mosse sono differenti da fare in questi stadi,si inizia da piccole cose,che si possono fare e aumentiamo l’umore cercare di fare ogni giorno cio che ci possa fare sentire meglio o comunque l’importante non peggiorare,non guardare le vite altrui,e gli obbiettivi altrui,altrimenti ci si demoralizza,spero di essere stato utile
un abbraccio
cordiali saluti
Ciao Bea, ti posso chiedere quanti anni hai? Io ho 33 anni.
Secondo me, noi non siamo diversi dagli altri, semmai siamo persone più sensibili, forse più riflessive. Ma questo non è un difetto… Darwin è un modello, come tale va preso, ma non credo sia idoneo a spiegare il pensiero umano, tanto quest’ultimo è complesso. L’essere sensibili non comporta svantaggi, se la sensibilità è ben gestita, anzi…per noi difficile è incontrare persone più a noi affini: questo può essere il problema! Ma grazie ad internet, pure questo è risolto.
Alle volte, bisogna anche cambiare il punto di vista delle cose…Ciao a tutti!
Cara bea, desidero anche io lasciare due parole. Purtroppo l animo sensibile non si cambia, si sará sempre portati a convivere con il dolore. Io penso perché si riescono a vedere molte cose che ai più passano inosservate: sono le incongruenze della vita, le ingiustizie, la mancanza di senso. Daltronde, la felicitá é propria delle anime semplici … le più portate “darwinianamente” parlando, e mi allaccio al discorso di cui sopra. Accettarsi é gia un primo passo. Accettare quei pochi momenti belli che la vita offre. E ricercarli con costanza. Non sempre ci si riesce. Penso che tu sia giovane. Ancora non lo sai ma questo fa la differenza. Nella giovinezza c é la speranza. Ciao cara, ora non ti sentirai piu così sola.
“Sono l’impero alla fine della decadenza, che vede passare i lunghi barbari bianchi”, scriveva il grandissimo Paul Verlaine all’inizio della stupenda poesia “Languore”. I barbari passano e noi,ormai senza forze, non abbiamo piu’ la volonta’ di reagire. Li vediamo passare, mentre ci calpestano, come se la cosa non ci riguardasse, non piu’ almeno. Noi non siamo perfetti, ma neanche il resto del mondo lo è, e l’insensibilità e l’egoismo ormai governano ogni cosa. Ti chiedi che senso abbia continuare a soffrire, ma finchè siamo quaggiù ci siamo dentro, in questa merda ( scusate l’espressione, in genere non sono così scurrile ), ed è in questa merda che dobbiamo annaspare, in “questi miasmi ammorbanti” da cui un altro immenso ingegno, Charles Baudelaire, aspirava a fuggire.
Ho sempre creduto che vi sia un senso nella nostra vita, ho sempre creduto in Dio che non ci abbandona ma ci corregge permettendo la sofferenza, e ci credo ancora. Proprio per questo Gli chiedo spesso: perchè non mi lasci andare? che ci faccio ancora in un mondo che non mi appassiona piu’, dominato dall’ingiustizia e dalla prepotenza? che posso fare io, essere minuscolo, quale contributo potrei dare? Ci sono persone che hanno ancora bisogno di me? i miei figli? i ragazzi con cui sono in contatto ogni giorno?
Ma nessuno è indispensabile. Andranno avanti da sè, col Tuo aiuto e con quello di qualcuno più bravo di me.
DECADENZA è il nome della nostra epoca. Il genere umano c’è già passato, ed ora tocca a noi che viviamo in questa età infame.
Il pensiero della morte mi affascina in modo perverso. Abbandonarsi al nulla. Hai proprio ragione. Lasciarsi andare ed essere finalmente liberi. Nessuno potrà più perseguitarti, non essere più costretto a subire il pianto innocente senza poter far nulla. Sarebbe bello, si!
Si chiedeva Amleto: che ci stanno a fare esseri come me ad annaspare tra terra e cielo? Me lo chiedo anch’io, e non solo io a quanto pare.
Troppe domande, e nessuna risposta, se non la nostra vita che continua….. e non è poco…
Se ci siamo ancora dentro ci sarà pure un motivo. Lo scopriremo alla fine della corsa…presto o tardi che sia….sono curioso di conoscere la conclusione, e la curiosità, nonostante tutto, mi spinge ad andare avanti, annaspando si ma non dandola vinta a questa vita. Forse la curiosità è la soluzione?
Ciao a tutti,
oggi vi provo a scrivere un pensiero un po’ più compatto nel tentativo di rispondere trasversalmente un po’ a tutti.
Come scrive Raffy, questa lettera, così come i vari apporti e dettagli che di volta in volta posso aggiungere, non sono esaustivi. Le parole sono il mezzo che abbiamo in questa sede per comunicare, ma fungono da filtro e la completezza di espressione è pressoché impossibile. Certe sensazioni, certi stati d’animo per me sono indescrivibili, concordo con te Ivano, siamo talmente complessi!
Mi sforzo nell’intento di un pensiero quantomeno leggibile. Qualcuno sostiene che certi pensieri corrispondano all’età di chi li formula. Credo che l’età, le esperienze che nel tempo facciamo, le intuizioni che intrecciamo negli anni comportino, spontaneamente e senza accorgersene nel mentre li si incarna, dei mutamenti di punti di vista, pensieri e forse anche tratti caratteriali. Però fondamentalmente io oggi, a 23 anni, ritrovo in me pensieri, meccanismi molto vicini a quelli che avevo a 15. Sì, ho cambiato gli approcci -e come accennavo la maggior parte tra questi cambiamenti dipendono purtroppo dalla rassegnazione, cosa che non considero un bene- ho provato determinate cose che mi erano inimmaginabili e di conseguenza me ne sono creata delle idee nuove e dei sentimenti. Ma, fondamentalmente, il fulcro della mia persona rimane immutato, forse per staticità, difetto mio o forse succede un po’ a tutti, questo non lo so. Ragion per cui, se in una decina d’anni a questa parte la me che sono è più o meno sempre la medesima, penso che in linea generica difficilmente cambierò di molto in futuro, per quanto potrei sbagliarmi.
E’ come se fossi nata con la malinconia nel sangue. Ricordo che ero malinconica anche da bambina. Trovo conferma dei ricordi tra le foto della mia infanzia, già a 4 o 5 anni la inizio a scorgere negli occhi e nello stesso sorriso dietro il quale oggi inghiotto e ricaccio dentro lacrime (come ripeto, apparentemente immotivate, improvvise, tac! arrivano e mi appannano gli occhi in momenti inaspettati). Mi sono sempre sentita fuori posto, strana, diversa. E di conseguenza sola. E, chissà come chissà perchè, nella solitudine mi ci rifugiavo. Nei giochi solitari, nei libri, nelle creazioni o nei lavoretti con cui passavo il tempo. Mi sento sola, ma paradossalmente e assurdamente non è la mia abituale solitudine il problema, quando sono sola e l’umore non è a terra sono gli unici momenti in cui mi sento davvero…
bene. E’ tutto molto più complesso dell’ovvietà.
Per essere un po’ più comprensibile: credo che il mio sentirmi sola non sia dato dal fatto che sono spesso sola, che non mi sento compresa, quanto dal fatto che non sento alcun senso di appartenenza al mondo, mi sento alienata. Incompresa non per mancanze altrui, ma in quanto io incomprensibile. Talvolta anche a me stessa. Ecco perché da questa lettera speravo di incontrare qualcuno che “capisse, provasse qualcosa di simile”. E’ già tanto e strano che qualcun altro non mi trovi pazza per quello che scrivo.
Unamanoanonima, sono completamente d’accordo con ciò che tu pensi. Mi piace molto e condivido il rispetto e la delicatezza che dimostrano i tuoi suggerimenti, tendenti ad “ascoltarsi dentro”, fare piccoli sforzi quotidiani senza imporsi un’innaturale (e probabilmente fallimentare) forzatura. Davvero, sono d’accordissimo.
Tuttavia, come tu stesso sostieni, non è questo a fare la felicità, non la mia. Questi accorgimenti li equiparo ad una sorta di anestesia. E’ come “curare”, o meglio “imbrogliare” sempre le conseguenze e non la causa. Ecco in dove consiste la mia rassegnazione: nella consapevolezza che la causa è, nel mio caso, inguaribile. Potrò anche riuscire, forse, a distrarmi con questi piccoli accorgimenti, e devo dire che a volte funzionano benissimo per qualche mezz’ora, ma poi inevitabilmente l’effetto passa e ricado nel malessere di fondo, indecisa se cercare un’altra “medicina” o se lasciarmi scivolare sotto le lenzuola e lasciarmi andare ai pensieri tra il loro profumo di bucato. La stanchezza, l’irrequietezza nella continua ricerca di una nuova distrazione (che una volta ottenuta poi ha un effetto vacuo dato dall’estenuazione) mi porta sempre più spesso alla seconda opzione. Non ne posso più di arrancare per bricole.
Angelo, se 2(le citazioni) + 1(citi i “tuoi” ragazzi) fa 3, allora forse dovrei chiamarti “prof.”?! Wow! 🙂 Bellissime le tue riflessioni, anche se non ho gli strumenti intellettuali per capirle a fondo. Sai? parlare di “degrado sociale” mi fa venire la nausea, non perché non condivida questa visione, tutt’altro!, ne ho parlato talmente tanto che ormai, anche questa, mi annoia e la lascio per gli amanti dei post sui social network, salvo poi “predicare bene e razzolare male”. Non ho più molta fiducia nell'”uomo civilizzato”, non posso far altro che ammetterlo, me stessa inclusa. Né ho alcun Dio a cui appellarmi, se non ad un destino a cui non so bene se credere oppure no…
xxBeaxx, chiamami semplicemente Angelo, quell’angelo che su questa terra non potrò mai essere.Se avrai la bontà di leggere una mia prossima lettera, probabilmente mi riterrai più simile ad un demone. L’essere umano è anche questo…
Scrivi benissimo,e per quanto il linguaggio risulti inevitabilmente insufficiente rispetto a ciò che si prova, leggerti è davvero un piacere che rinfranca l’anima.
Angelo,
siamo fatti di materia organica, gli angeli chissà, se saremo fortunati li incontreremo in un’altra vita, chi lo sa cosa ci aspetta.
Certo che la leggerò! aspetto la tua lettera, avvisami quando la pubblichi.
A tutti voi: GRAZIE! E’ un grazie sentito quello che vi sto scrivendo.
Mi avete un pochino rincuorata senza appellarvi ai luoghi comuni, in particolare Unamanoanonima. Spero di risentirvi. Un abbraccio!!
xxBeaxx
Ciao Bea, ho letto queste ultime lettere, ti dirò, mi aspettavo che tu scrivessi cosi. Può sembrarti strano, ma anche io ho fatto il tuo stesso percorso. Ma la malinconia la sfogavo astraendomi dal mondo…mi concentravo sulle cose: i motori, la chimica, la campagna, la scienza, la tecnica…era iù forte di me. Poi ho avuto anche problemi a casa con la malattia e la scomparsa di mio padre…figurati che con la mia sensibilità sono rimasto bloccato diversi anni…Non ti preoccupare, se la sensibilità, se questo è per te un problema, lo supererai. Torno a dire che l’animo sensibile è una virtù. Anzi visto che siamo in tema di angeli, la sensibilità è un dono. Tu puoi vedere e capire cose che altri non vedono, percepisci cose che altri neanche pensano. Se vedi il male, allora vedi anche il bene. E’ che sei giovane, ancora non hai molta esperienza. Ma credimi, è cosi.
I suggerimenti di unamanoanonima sono molto validi. Però hai ragione tu Bea, queste sono anestesie…il peggio è quando ti risvegli. Io ho superato tutto concentrandomi su me stesso, mi sono reso conto che sono diverso dagli altri, che non posso arrivare dove gli altri vanno, ma sono consapevole che posso fare forse di più. E’ l’esterno che mi taglia fuori, la gente vicino che non mi capisce…allora io cerco di abbassare il mio livello. Non lo so se mi segui… La malinconia nasceva dal fatto che non riuscivo a fare quello che desideravo, quello che vedevo negli altri, ma se cambio il desiderio, senza rinunciare allo scopo base, ma solo cambiando strada per raggiungerlo…forse riesco. Ecco questa è una delle mie tattiche. Ma ce ne sono altre. Poi decido io, come è meglio, ma lo decido in situ, cioè man mano, senza troppi programmi “anestetici”.
Come ora ti scrivo qui, ma non pensavo di farlo, perchè un po’ mi vergogno, ma se ti scrivo avrò un’amica con cui parlare, e se parlo non mi vergogno più.
Tu non hai niente, non sei pazza, ne malata…non hai niente da guarire. Hai un pensiero profondo, non sei superficiale. Tutto qua. Non posso dirlo con certezza, ma io e te, (e chissà quanti ce ne sono) siamo simili. Grazie per aver scritto su questo sito. Anche io ora so che non sono solo.
E per chiarezza di chi mi leggerà, voglia di vivere ne ho da vendere. Essere sensibili non significa falliti o sfigati) Ciao.
Cara Bea,
so che non potrò scriverti che banalità, già lette e sentite. Una filippica su base pseudo-filosofica che potrebbe anche contrariarti. A mio avviso, la vita non è né bella né brutta: è semplicemente vita, e nemmeno si ha la possibilità di sceglierne una di gradimento. Si dovrebbe ringraziare di non essere nati in un continente dove persiste una lotta perenne per vincere la fame oppure in uno qualsiasi dei tanti stati dove quotidianamente esseri umani, di qualsiasi sesso o età, patiscono, direttamente o indirettamente, gli orrori di una qualsiasi guerra. Non è questione di consolarsi guardando a chi sta peggio ma di sapersi orientare sul mezzo bicchiere pieno anziché sul mezzo vuoto.
Vero è che molto dipende dal temperamento di base ma è altrettanto vero che si dovrebbe fare del proprio meglio per non permettergli di rovinarci la vita. Tutto sta, forse, a non avere grandi aspettative, che non significa non aspirare a nulla e non avere obiettivi ma essere in grado di calibrare entrambi sulle nostre reali possibilità, senza trasformarli in forzature. Alcune realizzazioni dipendono da noi ma altre non avranno mai modo di essere concretizzate se non favorite dal momento epocale o dalla sorte. Analizzare la realtà che ci circonda resta di vitale importanza per adattarvicisi, così com’è sempre di fondamentale importanza conoscere il più possibile se stessi, i propri gusti e le proprie naturali inclinazioni. Realizzare il seme che è in noi dovrebbe essere l’unico vero obiettivo.
Premesso quanto sopra, la distimia (un tempo classificata come vera e propria depressione e oggi leggermente ridimensionata) regna sovrana quasi ovunque, frutto dei nostri tempi, ampliato dalla crisi. Puoi, se vuoi, ricorrere a farmaci, oppure cercare una tua personale terapia esistenziale. Non un anestetizzarti ma un dar spazio a una parte piacevole nella quotidianità. […]