Tentazione forte di abbandonarmi
Voglio essere sincera, non so perché sto scrivendo qui. In realtà non cerco nulla, non so nemmeno che senso possa avere pubblicare quanto segue. Io, che di solito mi tengo tutto dentro, sto riempiendo uno spazio bianco come il vuoto, forse perché mi ricorda quello che riconosco nella mia persona. Quel qualcosa non lo posso chiamare dolore. Ho troppo rispetto, un rispetto riguardoso, per il dolore. Non la posso chiamare nemmeno delusione. E’ una amarezza appiattita, non dalla noia, non dalla monotonia dalle giornate tutte uguali, nemmeno dal senso di frustrazione che mi accompagna da un tempo che ormai non quantifico più. E’ un malessere che può assomigliare alla rassegnazione, forse. E’ la consapevolezza di essere quello che non vorrei e che non ho la facoltà di poter cambiare. Sì, non mi piaccio, ma ridurre tutto a questo sarebbe improprio. Sì, ho pochi, e in certi periodi nulli, contatti sociali, ma nemmeno questo è il fulcro. Sì, mi mischio ai mucchi di disoccupati, ma non attribuisco al lavoro la fonte della mia felicità. Credo che vivere non faccia per me. E’ troppo faticoso. In troppe occasioni anche un respiro fa male e un sorriso è un prestito della tristezza. Ho superato da un bel pò l’adolescenza, sono in quel che sarebbe il fiore dell’età delle persone comuni, o almeno quelle che osservo attorno a me. Tutto sommato sono legata a qualche valore, che nonostante il degrado in cui versa la mia personalità continuo, fors’anche per cultura e abitudine a ritenere importante; eppure anch’essi, questi valori, hanno fatto e già superato il loro tempo, quello in cui ci credevo ciecamente, lottavo, mi schieravo, credevo, e ormai sono intinti nell’acre sapore della stagnazione. Quelli che erano (e che sarebbero, se non fossi ridotta in stati emotivi così miseri) miei ideali non mi hanno delusa, semplicemente è come se si fossero esauriti con la mia fede, la fede nell’Uomo, la fede nel Creato, la fede nel destino e nel libero arbitrio insieme. Non mi entusiasma più nulla, raramente qualcosa mi incuriosisce per più di qualche minuto. Non ho alcuna prospettiva futura, ma a farla semplice onestamente non ho idea nemmeno per ciò che farò oggi o tra 5 minuti. Le mie giornate si trascinano nell’attesa di un “non so cosa”. Inutile dire che non sono felice, ma nemmeno (troppo) triste. Se escludo gli scoppi di lacrime, intensi, solitamente protratti per ore tra me e me quanto improvvisi, non sto poi così male. Mi sento semplicemente sola, senza scopo, vuota, inutile. Penso a tutto il dolore che ho provato nella mia vita e questo mi sembra un nulla in confronto. Eppure non ho mai avuto la tentazione forte come adesso di lasciarmi andare nel Nulla, di abbandonarmi da questo corpo e, sperare, in un modo che da non credente nemmeno immagino, di Vivere finalmente. E non so nemmeno cosa significhi “Vivere”, sento la tremenda mancanza di accorgermene con tutti i sensi che lo sto facendo, sto Vivendo. Tutto qua” Come ripeto. Non so nemmeno io perché abbia scritto. Quello che so è che speravo di non scendere nei soliti suggerimenti o nelle solite considerazioni e ringrazio chi avrà la delicatezza, senza volermene, di non scrivere nulla piuttosto di dirmi di andare all’oratorio, di iscrivermi a qualche corso o dallo psicologo. Forse semplicemente c’è in me un bisogno inconscio e latente di incontrare qualcuno che solo, semplicemente capisca, che provi qualcosa di “vagamente simile” senza tante inutili parole, forse. Forse solo questo.
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Categorie: - Me stesso
44 commenti
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La tua lettera è la più bella che abbia letto nella mia vita. Complimenti
Oggi ho detto a mia madre che stamattina sono arrivato alla conclusione:” Perché mi hai messo al mondo? wabè adesso ci sto e ok.. vivo la mia vita affronto tutto quello che devo (studio ecc.) per vedere dove mi porterà ma sinceramente: “NON NE VALE LA PENA” e Lei mi fa:”tu sei depresso vuoi andare da uno psicologo” e io:”non sono depresso,vedo solo che voi reggete meglio di me questa vita, io invece no, per me non ne vale la pena preoccuparsi per 1000 cose (trovarmi un lavoro, trovarmi una ragazza, farmi una famiglia ecc.) non sono nato per questo, no perché se sono nato per questo meglio non nascere proprio, mi sembra semplicemente dik venir trascinato, si ok ci proverò, ma nulla è certo, non amo nessuna, quindi non ho un obbiettivo preciso, vorrei tanto ma che devo farci non ce l’ ho!!, non so se lo trovo un lavoro.. vedo tutto incerto non in senso negativo…, constato solo che non ne vale la pena di vivere se questo è vivere per voi.. e si non mi accetto nemmeno del tutto, non solo fisicamente, non è che faccio schifo, ma manco dentro faccio schifo è che non saprei a chi potrei piacere, non so forse ho il timore di stare sbagliando tutto e forse mi pentirò di qualcosa un giorno..”
già, il tuo discorso è simile:
“E’ la consapevolezza di essere quello che non vorrei e che non ho la facoltà di poter cambiare. Sì, non mi piaccio, ma ridurre tutto a questo sarebbe improprio.”; “Credo che vivere non faccia per me. E’ troppo faticoso.”; “Non ho alcuna prospettiva futura..”
Ciao Bea, anche io ho passato un periodo del genere…è molto triste….ma la cosa più brutta è che nessuna delle persone vicine a me, mi capivano. Ora va molto meglio, ma alle volte torna…e fa male. Dobbiamo essere forti, però è difficile…lo stesso vale anche per Raffy…ragazzi facciamoci forza, tanto lo psicologo a poco serve, se non siamo noi a cambiare. Se volete, potremo rimanere in contatto…
Ciao Bea scrivi benissimo e hai saputo rendere alla perfezione quella sensazione non facile da spiegare ed anche a me tanto famigliare!!! Mi sono riconosciuto tantissimo nella tua lettera! È vero è come dici tu… Non è depressione, non è tristezza sarebbe banalizzare il problema. È qualcosa di più ampio e diverso, un mal di vivere che nasce dal non sentirsi adatti a tutto questo. Darwin ha messo la capacità di adattamento al centro della sua teoria evoluzionistica. L’organismo che presenta le caratteristiche che meno lo rendono adatto all’ambiente viene naturalmente selezionato, soccombe proprio perché svantaggiato rispetto i più adatti. Questo ha una finalità evolutiva di miglioramento e rafforzamento della specie. Così in senso lato è per gli uomini, solo che la nostra società ha eliminato lo stato di natura sicchè il meno adatto vive, ma ovviamente la qualità della sua vita sarà inferiore rispetto il più adatto. Io la vedo così…
Ciao,
vi ringrazio. Mi scuso, di cose da dire non ne ho molte, vorrei compensare con la fantasia, ma anche lei manca di brio. Credo che a spingermi a scrivere sia una sorta di “stanchezza cronica”. Vivo con un peso nell’anima da così tanto tempo!
Vi è mai capitato di avere una gran voglia di piangere, ma esserne bloccati, e poi esplodere “senza un perchè” mentre fate una passeggiata, o state guidando, o sotto la doccia?
Oggi il mio quartiere è vuoto. Il cielo è di un bianco sporco con nuvoloni quasi metallici e riflettenti, quasi artificiali; quasi tutto è statico, c’è silenzio, sembrano le domeniche mattina che ho sempre odiato, guardarsi intorno può far credere di essere entrati dentro uno di quei quadri dai paesaggi uggiosi. Aspetto tutto l’anno che arrivi ferragosto e le strade si svuotino, amo la calma, la pace. Eppure stamattina mentre passeggiavo non riuscivo a deglutire, risucchiata in nell’atmosfera cupa e malinconica. E’ come se il tragitto che solitamente percorro in questi giorni di partenze di massa verso mete sconosciute in un certo senso appesantisse il mio stato d’animo.
Se mi chiedessero cosa vorrei in questo momento, credo risponderei la sensazione di essere una persona normale, vivermi la sua vita per un paio di settimane, questa sarebbe la mia vacanza. Perdonate lo sfogo.
Io mi trovo in questo limbo da anni.
Raffy e Bea vi capisco.
L’insofferenza genera insofferenza, e quest’ultima si tramuta quasi sempre in un essere angosciosamente e disperatamente scontroso, ma mai egoista, e perciò comprenderai che per questo la condivisione del dolore riesce ad annullare parte del proprio malessere. Penso comunque che la tua ricerca d’un altro individuo capace di ascoltarti sia banalmente illusoria, poiché credo tu sia pienamente consapevole del fatto che mai potrai trovare conforto.
La ricerca è l’unica via possibile. Il non accontentarsi è la sola maniera per rinfrancare lo spirito e, di conseguenza, mantener viva la carne.
Ehm, sarò la terza a scrivertelo, o la quarta….ma
SCRIVI BENISSIMO. BENISSIMO nel senso che leggerti è piacevole al punto che quando la lettera è finita ci son rimasta quasi male.
Avrei voluto proseguisse ancora !
il pianto immotivato, poi trattenuto, il senso di solitudine, i miei compagni di viaggio..
Ma perche’ non formate un’associazione no profit dal titolo ” Non ho piu’ voglia di vivere ” .Credo che ci sarebbero abbastanza iscritti,magari poi organizzate dei ritrovi dove ognuno andra’ volentieri perche’ e’ certo di essere davvero compreso…E’ poi spero che passera’ a tutti questa voglia perche’ l’unione crea la forza. Auguri!!!..
PER XxBeaxx
Coprendo cio’ che dici,capita anche a me una sensazione del genere,proprio staser mi sentivo solo e triste,neanche so il motivo,forse sara’ il frutto di delusioni passate che mi hanno scombussolato,un disinteresse totale,come se sono demotivato,ammetto che per fortuna non sono tutti i giorni cosi,e con la mia forza di volonta riesco a camuffarmi con le persone perche non voglio far trapelare nulla,comunque ci sono quei giorni che e ‘ proprio difficile,e debbo fare di tutto per minimizzare la cosa e aumentare il mio morale che di certo aiuta,cerco di pensare il meno possibile allo sconforto,negli ultimi anni poteva andare meglio,ma come ripeto guardo il lato positivo che mi aiuta un po,cerco di rifuggiarmi nelle cose terrestri per tamponare la cosa,sai ai primi tempi davo la colpa agli altri,alla famiglia,alla ex,agli amici,poi ho capito che forse un po anche io ho la parte di colpa,saro propio cosi che mi abbatto facilmente e non trovo lo scopo nella vita,diciamo si vive giorno per giorno aspettando che si sia felici in futuro.
Ringrazio tutti quelli del forum
ringrazio te per aver condiviso con noi
un piccolo consiglio,che ripeto a tutti
iniziare a piccoli passi per mantenere l’umore un po piu alto, giorno per giorno,aiuta ,non guarisce da certi malesseri ma l’umore conta nelle nostre scelte quotidiane
Un abbraccio io ci sono sempre per tutti
unamanoanonima
Vi ringrazio nuovamente.
Ho riletto diverse volte i vostri interventi, tutti. Mi sono sorte alcune domande, se vorrete rispondermi vi leggerò attentamente.
La prima è più che altro una richiesta per te, Filipp. Di ampliare e dettagliare il tuo pensiero.
Inoltre mi piacerebbe se tu mi raccontassi secondo te, seguendo il filo della teoria darwiniana, l’essere “inadeguato” -quello cioè che si deve adattare pur non essendo nel suo contesto ideale (ho capito ciò che intendi?)-, che cosa può fare per rendere l’intento meno difficoltoso, ammesso che qualcosa a tuo parere ci sia. Tu hai trovato la tua dimensione? Ti và di parlarmene/parlarcene?
Unamanoanonima,
riconosco i momenti di sollievo nella tua ultima frase; anni di tormenti mi hanno condotta a pensarla come te. Quali sono i tuoi piccoli passi? Cosa sono le piccole cose che allietano le tue giornate? Non importa se possono sembrare banali a qualcuno, per me -e spero non solo- potrebbe essere un aiuto concreto se tu volessi parlarmene e trovassi l’ispirazione di imitarti.
Grazie dell’abbraccio, lo contraccambio. Arrivato?!
E un grazie anche a te Francesco e a te Katie, siete carini.
Raffy, posso chiederti quanti anni hai, cosa studi? E tu, LupaSolitaria?
Ivano, ho apprezzato davvero il tuo suggerimento di tenerci in contatto, in parte come Giovanna. Se qualcuno tra di voi vuole mettersi in contatto privatamente, ne sarei lieta nel caso in cui la mia lettera ne sia stata da spunto. Ma per me stessa mi sono ripromessa di non affezionarmi più a nessuno dietro ad un monitor. Però sono qui, sono contenta, sempre nei limiti di contentezza che mi sono concessi, che i nostri pensieri si siano incontrati, anche se solo per una sera, e se volete continuare a scrivere vi leggo e vi rispondo! 🙂
Sim, sono consapevole che a non molto possa giovare, ma un mancato effetto pratico non rende banale l’incontro con questi ragazzi, per quanto su un forum, dietro alle parole ci sono persone. Ciao anche a te.
Spero di non aver dimenticato nessuno; in tal caso, scusatemi.
Faccio Lettere [mi sono scelto la facoltà intrinseca al mio carattere.. 🙂 ] e ho 22 anni a Gennaio 23. Ma forse cambio se riesco viste le prospettive, se non ci riesco faccio ciò che sto facendo.
E’ difficile esprimere a parole questi stati e farsi capire, pure questa lettera, secondo me non è completamente esaustiva nel senso che è qualcosa di più profondo, e non ricordiamo la prima volta che abbiamo provato una cosa simile quando è stato..? se no ne comprenderemmo la causa, io per me stesso so, per certo di essere ipersensibile, fingo di mostrarmi freddo e distaccato o normale e penso che ciò influisca, ma ipersensibile a cosa?? io penso a tutto e tutti, wabè sono stato egoista ho parlato molto di me in questi tre commenti, gli amici ce li ho.. non è che son solitario ma è come sentirsi soli in mezzo ad una folla, incompresi.. ma per cosa?? il nostro è magone, una melanconia.. fa parte di noi e basta,penso, se non ci sai trattare ci stai male, malissimo, appunto io da qualche tempo ho cominciato a meditare (meditazione buddhista) e devo dire che osservare questi pensieri come estranei a me mi giova molto, in più ho riempito una parte incompleta di me, che doveva essere espressa in questa maniera qui, poi l’ ho capito dopo però.. .Se prima odiavo questa sofferenza ora ne ho un profondo rispetto, quasi sacro, e mi rendo conto che è intrinseco a tutti in realtà,lo sento, ma io l’ avverto di più. Provo pena per me un quanto “Essere” che sono soggetto a tutto ciò.
Devi, più o meno semplicemente, cambiare l’ambiente esterno, troverai, come me, nuovi stimoli e rinnovata forza per affrontare il quotidiano rapportarti con te stessa. Io l’ho fatto, ho cambiato città ed ora sono più sereno. Alla fine tutto riemerge in ogni caso, mi ritrovo sempre a fare i conti con me stesso, ma credimi, farlo davanti ad un tramonto sul mare, sulle vette innevate in un rifugio, sotto un cielo notturno di montagna…ogni cosa è uguale ma tutto è diverso.
Ti spiego un po la mia situazione xxbeaxx
I miei litigano sempre,mio fratello e’ peggio di un estraneo,mi fiderei piu’ degli altri che di lui,io mi lasciai 10 anni fa,ammetto che ne sono uscito male da quella storia,ammortizzata malissimo,comunque continuo a fare brutti sogni,spesso ho ansia e problemi nell’addormentarmi.
Diciamo che ho portato con sforzi la mia vita tra alti e bassi in una situazione di quasi sufficenza,non mi sono abbattuto troppo,altrimenti sarebbe stato peggio,
il mio consiglio e’ questo.
Cambiare tutto in una volta e’ impossibile perche siamo gia noi fatti cosi con questo carattere che ci impantaniamo piu facilmente degli altri,pero ce una soluzione,anche se molto lunga come tempi.
io mi prefisso delle piccole cose durante la giornata per poterla passare e aumentare leggermente il mio umore,do piu valore alle piccole cose,e guardo solo quelle piccole cose che posso ottenere e non le grandi cose che non ho e che mi scoraggerebbero.
In programma ad esempio,per oggi andarmi a prendere un gelato con un amico e passare qualche ora che mi aiuti ad alleviare il mio stato,costa poco ed e facile come obbiettivo e di cerrto non peggiora la situazione,esempio magari domani faro una passeggiata al viale qialche ora a piedi con qualc’unaltro,oppure vado al centro commerciale a comprare qualkosina che possa farmi passare il pomeriggio e farmi uscire e distrarre,magari la proxxima volta vedro il film preferito su internet,posso sempre aggiungere qualke pezzo alla mia collezione come ho soldini,anche se stupida ma mi da un obbisttivo,dare da mangiare ad un animale che io ne ho uno,qualsiasi animale baste che ti faccia stare un po meglio,spesso ascolto musica rilassante a internet quando ho finito i miei obbiettivi,oppure prendere un po di sole ni momenti liberi,oppure confidarsi solo con qualke amico sincero pero,creare un bel disegno,certi giorni vado a mangiarmi qualkosa in qualke locale tranquillo per passare la sera,oppure metto in programma di fare delle visite alle chiese e fotografarne i prospetti e postarli,questi sono esempi che ti faccio,io capisco che non ti fanno stare bene e non ti guariscono da certi malesseri,pero e’ un modo per migliorare partendo dalle piccole cose e piano piano nellarco di qualke anno il tuo umore sara migliore,tutto sta nel mantenersi occupati e guardare queste piccole cose,di certo non peggiorerai,piccoli passi e guardaa le piccole cose ,aumenta l’umore piano piano,se guardi cio che non hai e ci si…
se guardi cio che non hai e ci si prefissa grandi obbiettivi che poi non riesci a raggiungere ci si sente peggio,le cose che per noi non ci si arriva bisogna lasciarle,inutile chi dice,sforzati fai questo ti passa,fai l’altro,devi fare questo che e ottimo,non aspirare a grandi cose x ora perche se fallisci
poi e’ peggio ognuno di noi ha un modo per mmortizzare le cose,esempio mio fratello mi dice,trovati una ragazzza,vai all’estero trovati un lavoro pesante e ti scarichi,tutte cavolate,poi non ci si riesce a raggiungere certi obbiettivi e ci si crolla tutto in un colpa,perche non e ancora il momento,con cio non ci si deve sentire in colpa,si deve fare quello in cui si crede di riuscirci,almeno per ora il tempo di avere dei miglioramenti e alleviare questo stato d’animo,fai piccole cose in cui riesci e che ti facciano sentire un po meglio,non si cambia la vita in una mossa o in due questo succede nei film chi e’ un genio e da queste dritte stupide che basta fare questo o l’altro e starai subito bene, sono solo cavolate.
Inizia con oggi,prefissati qualkosa e accontentati di quella cosa,giorno per giorno fai bene i tuoi obiettivi ma falli,mantieni l’umore un po piu alto del giorno precedente,che ovviamente e la cosa piu difficile,io prima stavo cadendo malato perche la mia vita era pessima,ora sto superando la cosa,non guardo gli altri,e le lore splendide vite,e neanche chi sta peggio,mi demoralizzerebbe,gli altri sono gli altri,io debbo raggiungere le mie cose e vivere la mia vita,fare quello che riesco a fare,quando migliorero ancora di piu poi si vedra,di certo rispetto a prima ho avuto qualke,anzi molti miglioramenti,a me non piace la gente che dice cosi….dai esci vai a ballare,divertiti,trovto qualkuno/a o altre porcherie del genere,come si puo dire una cosa del genere a chi si trova in uno stato del genere ,non potrebbe,sarebbe peggio,nascono persono conflitti interiori,ci si sentirebbe peggio e si peggiorerebbe,le mosse sono differenti da fare in questi stadi,si inizia da piccole cose,che si possono fare e aumentiamo l’umore cercare di fare ogni giorno cio che ci possa fare sentire meglio o comunque l’importante non peggiorare,non guardare le vite altrui,e gli obbiettivi altrui,altrimenti ci si demoralizza,spero di essere stato utile
un abbraccio
cordiali saluti
Ciao Bea, ti posso chiedere quanti anni hai? Io ho 33 anni.
Secondo me, noi non siamo diversi dagli altri, semmai siamo persone più sensibili, forse più riflessive. Ma questo non è un difetto… Darwin è un modello, come tale va preso, ma non credo sia idoneo a spiegare il pensiero umano, tanto quest’ultimo è complesso. L’essere sensibili non comporta svantaggi, se la sensibilità è ben gestita, anzi…per noi difficile è incontrare persone più a noi affini: questo può essere il problema! Ma grazie ad internet, pure questo è risolto.
Alle volte, bisogna anche cambiare il punto di vista delle cose…Ciao a tutti!
Cara bea, desidero anche io lasciare due parole. Purtroppo l animo sensibile non si cambia, si sará sempre portati a convivere con il dolore. Io penso perché si riescono a vedere molte cose che ai più passano inosservate: sono le incongruenze della vita, le ingiustizie, la mancanza di senso. Daltronde, la felicitá é propria delle anime semplici … le più portate “darwinianamente” parlando, e mi allaccio al discorso di cui sopra. Accettarsi é gia un primo passo. Accettare quei pochi momenti belli che la vita offre. E ricercarli con costanza. Non sempre ci si riesce. Penso che tu sia giovane. Ancora non lo sai ma questo fa la differenza. Nella giovinezza c é la speranza. Ciao cara, ora non ti sentirai piu così sola.
“Sono l’impero alla fine della decadenza, che vede passare i lunghi barbari bianchi”, scriveva il grandissimo Paul Verlaine all’inizio della stupenda poesia “Languore”. I barbari passano e noi,ormai senza forze, non abbiamo piu’ la volonta’ di reagire. Li vediamo passare, mentre ci calpestano, come se la cosa non ci riguardasse, non piu’ almeno. Noi non siamo perfetti, ma neanche il resto del mondo lo è, e l’insensibilità e l’egoismo ormai governano ogni cosa. Ti chiedi che senso abbia continuare a soffrire, ma finchè siamo quaggiù ci siamo dentro, in questa merda ( scusate l’espressione, in genere non sono così scurrile ), ed è in questa merda che dobbiamo annaspare, in “questi miasmi ammorbanti” da cui un altro immenso ingegno, Charles Baudelaire, aspirava a fuggire.
Ho sempre creduto che vi sia un senso nella nostra vita, ho sempre creduto in Dio che non ci abbandona ma ci corregge permettendo la sofferenza, e ci credo ancora. Proprio per questo Gli chiedo spesso: perchè non mi lasci andare? che ci faccio ancora in un mondo che non mi appassiona piu’, dominato dall’ingiustizia e dalla prepotenza? che posso fare io, essere minuscolo, quale contributo potrei dare? Ci sono persone che hanno ancora bisogno di me? i miei figli? i ragazzi con cui sono in contatto ogni giorno?
Ma nessuno è indispensabile. Andranno avanti da sè, col Tuo aiuto e con quello di qualcuno più bravo di me.
DECADENZA è il nome della nostra epoca. Il genere umano c’è già passato, ed ora tocca a noi che viviamo in questa età infame.
Il pensiero della morte mi affascina in modo perverso. Abbandonarsi al nulla. Hai proprio ragione. Lasciarsi andare ed essere finalmente liberi. Nessuno potrà più perseguitarti, non essere più costretto a subire il pianto innocente senza poter far nulla. Sarebbe bello, si!
Si chiedeva Amleto: che ci stanno a fare esseri come me ad annaspare tra terra e cielo? Me lo chiedo anch’io, e non solo io a quanto pare.
Troppe domande, e nessuna risposta, se non la nostra vita che continua….. e non è poco…
Se ci siamo ancora dentro ci sarà pure un motivo. Lo scopriremo alla fine della corsa…presto o tardi che sia….sono curioso di conoscere la conclusione, e la curiosità, nonostante tutto, mi spinge ad andare avanti, annaspando si ma non dandola vinta a questa vita. Forse la curiosità è la soluzione?
Ciao a tutti,
oggi vi provo a scrivere un pensiero un po’ più compatto nel tentativo di rispondere trasversalmente un po’ a tutti.
Come scrive Raffy, questa lettera, così come i vari apporti e dettagli che di volta in volta posso aggiungere, non sono esaustivi. Le parole sono il mezzo che abbiamo in questa sede per comunicare, ma fungono da filtro e la completezza di espressione è pressoché impossibile. Certe sensazioni, certi stati d’animo per me sono indescrivibili, concordo con te Ivano, siamo talmente complessi!
Mi sforzo nell’intento di un pensiero quantomeno leggibile. Qualcuno sostiene che certi pensieri corrispondano all’età di chi li formula. Credo che l’età, le esperienze che nel tempo facciamo, le intuizioni che intrecciamo negli anni comportino, spontaneamente e senza accorgersene nel mentre li si incarna, dei mutamenti di punti di vista, pensieri e forse anche tratti caratteriali. Però fondamentalmente io oggi, a 23 anni, ritrovo in me pensieri, meccanismi molto vicini a quelli che avevo a 15. Sì, ho cambiato gli approcci -e come accennavo la maggior parte tra questi cambiamenti dipendono purtroppo dalla rassegnazione, cosa che non considero un bene- ho provato determinate cose che mi erano inimmaginabili e di conseguenza me ne sono creata delle idee nuove e dei sentimenti. Ma, fondamentalmente, il fulcro della mia persona rimane immutato, forse per staticità, difetto mio o forse succede un po’ a tutti, questo non lo so. Ragion per cui, se in una decina d’anni a questa parte la me che sono è più o meno sempre la medesima, penso che in linea generica difficilmente cambierò di molto in futuro, per quanto potrei sbagliarmi.
E’ come se fossi nata con la malinconia nel sangue. Ricordo che ero malinconica anche da bambina. Trovo conferma dei ricordi tra le foto della mia infanzia, già a 4 o 5 anni la inizio a scorgere negli occhi e nello stesso sorriso dietro il quale oggi inghiotto e ricaccio dentro lacrime (come ripeto, apparentemente immotivate, improvvise, tac! arrivano e mi appannano gli occhi in momenti inaspettati). Mi sono sempre sentita fuori posto, strana, diversa. E di conseguenza sola. E, chissà come chissà perchè, nella solitudine mi ci rifugiavo. Nei giochi solitari, nei libri, nelle creazioni o nei lavoretti con cui passavo il tempo. Mi sento sola, ma paradossalmente e assurdamente non è la mia abituale solitudine il problema, quando sono sola e l’umore non è a terra sono gli unici momenti in cui mi sento davvero…
bene. E’ tutto molto più complesso dell’ovvietà.
Per essere un po’ più comprensibile: credo che il mio sentirmi sola non sia dato dal fatto che sono spesso sola, che non mi sento compresa, quanto dal fatto che non sento alcun senso di appartenenza al mondo, mi sento alienata. Incompresa non per mancanze altrui, ma in quanto io incomprensibile. Talvolta anche a me stessa. Ecco perché da questa lettera speravo di incontrare qualcuno che “capisse, provasse qualcosa di simile”. E’ già tanto e strano che qualcun altro non mi trovi pazza per quello che scrivo.
Unamanoanonima, sono completamente d’accordo con ciò che tu pensi. Mi piace molto e condivido il rispetto e la delicatezza che dimostrano i tuoi suggerimenti, tendenti ad “ascoltarsi dentro”, fare piccoli sforzi quotidiani senza imporsi un’innaturale (e probabilmente fallimentare) forzatura. Davvero, sono d’accordissimo.
Tuttavia, come tu stesso sostieni, non è questo a fare la felicità, non la mia. Questi accorgimenti li equiparo ad una sorta di anestesia. E’ come “curare”, o meglio “imbrogliare” sempre le conseguenze e non la causa. Ecco in dove consiste la mia rassegnazione: nella consapevolezza che la causa è, nel mio caso, inguaribile. Potrò anche riuscire, forse, a distrarmi con questi piccoli accorgimenti, e devo dire che a volte funzionano benissimo per qualche mezz’ora, ma poi inevitabilmente l’effetto passa e ricado nel malessere di fondo, indecisa se cercare un’altra “medicina” o se lasciarmi scivolare sotto le lenzuola e lasciarmi andare ai pensieri tra il loro profumo di bucato. La stanchezza, l’irrequietezza nella continua ricerca di una nuova distrazione (che una volta ottenuta poi ha un effetto vacuo dato dall’estenuazione) mi porta sempre più spesso alla seconda opzione. Non ne posso più di arrancare per bricole.
Angelo, se 2(le citazioni) + 1(citi i “tuoi” ragazzi) fa 3, allora forse dovrei chiamarti “prof.”?! Wow! 🙂 Bellissime le tue riflessioni, anche se non ho gli strumenti intellettuali per capirle a fondo. Sai? parlare di “degrado sociale” mi fa venire la nausea, non perché non condivida questa visione, tutt’altro!, ne ho parlato talmente tanto che ormai, anche questa, mi annoia e la lascio per gli amanti dei post sui social network, salvo poi “predicare bene e razzolare male”. Non ho più molta fiducia nell'”uomo civilizzato”, non posso far altro che ammetterlo, me stessa inclusa. Né ho alcun Dio a cui appellarmi, se non ad un destino a cui non so bene se credere oppure no…
xxBeaxx, chiamami semplicemente Angelo, quell’angelo che su questa terra non potrò mai essere.Se avrai la bontà di leggere una mia prossima lettera, probabilmente mi riterrai più simile ad un demone. L’essere umano è anche questo…
Scrivi benissimo,e per quanto il linguaggio risulti inevitabilmente insufficiente rispetto a ciò che si prova, leggerti è davvero un piacere che rinfranca l’anima.
Angelo,
siamo fatti di materia organica, gli angeli chissà, se saremo fortunati li incontreremo in un’altra vita, chi lo sa cosa ci aspetta.
Certo che la leggerò! aspetto la tua lettera, avvisami quando la pubblichi.
A tutti voi: GRAZIE! E’ un grazie sentito quello che vi sto scrivendo.
Mi avete un pochino rincuorata senza appellarvi ai luoghi comuni, in particolare Unamanoanonima. Spero di risentirvi. Un abbraccio!!
xxBeaxx
Ciao Bea, ho letto queste ultime lettere, ti dirò, mi aspettavo che tu scrivessi cosi. Può sembrarti strano, ma anche io ho fatto il tuo stesso percorso. Ma la malinconia la sfogavo astraendomi dal mondo…mi concentravo sulle cose: i motori, la chimica, la campagna, la scienza, la tecnica…era iù forte di me. Poi ho avuto anche problemi a casa con la malattia e la scomparsa di mio padre…figurati che con la mia sensibilità sono rimasto bloccato diversi anni…Non ti preoccupare, se la sensibilità, se questo è per te un problema, lo supererai. Torno a dire che l’animo sensibile è una virtù. Anzi visto che siamo in tema di angeli, la sensibilità è un dono. Tu puoi vedere e capire cose che altri non vedono, percepisci cose che altri neanche pensano. Se vedi il male, allora vedi anche il bene. E’ che sei giovane, ancora non hai molta esperienza. Ma credimi, è cosi.
I suggerimenti di unamanoanonima sono molto validi. Però hai ragione tu Bea, queste sono anestesie…il peggio è quando ti risvegli. Io ho superato tutto concentrandomi su me stesso, mi sono reso conto che sono diverso dagli altri, che non posso arrivare dove gli altri vanno, ma sono consapevole che posso fare forse di più. E’ l’esterno che mi taglia fuori, la gente vicino che non mi capisce…allora io cerco di abbassare il mio livello. Non lo so se mi segui… La malinconia nasceva dal fatto che non riuscivo a fare quello che desideravo, quello che vedevo negli altri, ma se cambio il desiderio, senza rinunciare allo scopo base, ma solo cambiando strada per raggiungerlo…forse riesco. Ecco questa è una delle mie tattiche. Ma ce ne sono altre. Poi decido io, come è meglio, ma lo decido in situ, cioè man mano, senza troppi programmi “anestetici”.
Come ora ti scrivo qui, ma non pensavo di farlo, perchè un po’ mi vergogno, ma se ti scrivo avrò un’amica con cui parlare, e se parlo non mi vergogno più.
Tu non hai niente, non sei pazza, ne malata…non hai niente da guarire. Hai un pensiero profondo, non sei superficiale. Tutto qua. Non posso dirlo con certezza, ma io e te, (e chissà quanti ce ne sono) siamo simili. Grazie per aver scritto su questo sito. Anche io ora so che non sono solo.
E per chiarezza di chi mi leggerà, voglia di vivere ne ho da vendere. Essere sensibili non significa falliti o sfigati) Ciao.
Cara Bea,
so che non potrò scriverti che banalità, già lette e sentite. Una filippica su base pseudo-filosofica che potrebbe anche contrariarti. A mio avviso, la vita non è né bella né brutta: è semplicemente vita, e nemmeno si ha la possibilità di sceglierne una di gradimento. Si dovrebbe ringraziare di non essere nati in un continente dove persiste una lotta perenne per vincere la fame oppure in uno qualsiasi dei tanti stati dove quotidianamente esseri umani, di qualsiasi sesso o età, patiscono, direttamente o indirettamente, gli orrori di una qualsiasi guerra. Non è questione di consolarsi guardando a chi sta peggio ma di sapersi orientare sul mezzo bicchiere pieno anziché sul mezzo vuoto.
Vero è che molto dipende dal temperamento di base ma è altrettanto vero che si dovrebbe fare del proprio meglio per non permettergli di rovinarci la vita. Tutto sta, forse, a non avere grandi aspettative, che non significa non aspirare a nulla e non avere obiettivi ma essere in grado di calibrare entrambi sulle nostre reali possibilità, senza trasformarli in forzature. Alcune realizzazioni dipendono da noi ma altre non avranno mai modo di essere concretizzate se non favorite dal momento epocale o dalla sorte. Analizzare la realtà che ci circonda resta di vitale importanza per adattarvicisi, così com’è sempre di fondamentale importanza conoscere il più possibile se stessi, i propri gusti e le proprie naturali inclinazioni. Realizzare il seme che è in noi dovrebbe essere l’unico vero obiettivo.
Premesso quanto sopra, la distimia (un tempo classificata come vera e propria depressione e oggi leggermente ridimensionata) regna sovrana quasi ovunque, frutto dei nostri tempi, ampliato dalla crisi. Puoi, se vuoi, ricorrere a farmaci, oppure cercare una tua personale terapia esistenziale. Non un anestetizzarti ma un dar spazio a una parte piacevole nella quotidianità. […]
[…] Qui sta la maggior difficoltà. Ottimi e apprezzati i suggerimenti di Unamanoamica. Cosa potrei aggiungervi? A me piacciono i fiori, di tutti i tipi e di tutte le specie (mi dà gioia sentirmi in sintonia con la natura). Amo l’arte, o meglio la bellezza, in tutte le sue manifestazioni, e cerco di valorizzarla persino nell’alternarsi delle stagioni. Un paio di collezioni di scarsissimo valore economico mi danno gratificazioni quando incappo in uno dei pezzi mancanti. Anche un puzzle può tener desto l’interesse, di giorno in giorno, nella calma della solitudine. Ascoltare musica, scrivere e leggere possono far provare benessere, soprattutto se si prende l’abitudine di riportare su un quadernetto pensieri volanti utili, nel tempo, ad approfondire la conoscenza di sé o a favorire la costruzione di una struttura portante interiore. A te potrebbe, invece, essere di maggior vantaggio camminare, appassionarti a un qualche sport oppure prenderti cura di un animale… Solo se riuscirai ad individuare cosa ti dà sensazioni positive, potrai trarne beneficio, come chi, ad esempio, ha deciso di frequentare un gruppo o di spendersi nel volontariato… Ci vuole impegno e pazienza per scoprire i giusti percorsi, da non considerare in serie B, ma poi sarà possibile sentirsi meglio.
Solo la vita dei grandi uomini, come eccezioni alla massa umana informe, può far pensare che la loro esistenza abbia avuto un senso, per il benessere apportato all’intera umanità o per aver favorito un progresso in vari campi, proficuo per molti. Gli altri, le persone comuni, possono dare alla loro vita soltanto lo scopo che nel loro ristretto ambito sembra loro più interessante e adeguato. A volte ci vuole più coraggio per vivere che per lasciarsi morire.
Resta comunque determinante non perdere la propria dignità, in salute come in malattia, in gioventù come in vecchiaia, in solitudine come fra persone care, in bellezza come in condizioni fisiche scarsamente attraenti, in ricchezza come in povertà. Non permettere mai a nessuno di immiserire il tuo essere e non ostinarti a volerti fare del male da sola. Nella tua mente sta la chiave di volta della tua esistenza: è lei a darti la misura e le dimensioni della tua realtà, e sei tu a poterla condizionare come meglio desideri: se vorrai essere serena, nei limiti di quanto umanamente possibile lo sarai; se, invece, ti vorrai torturare inultilmente, non dubitare: anche questo ti riuscirà alla grande!
Scusa il “pesantore” del mio contributo.
Ciao!
Ivano,
davvero hai/avevi tutti quegli interessi? che bello! mi affascinano queste cose. Mi racconti, se ti va, cosa facevi di preciso? a cosa ti dedicavi? questo te lo chiedo solo per curiosità 🙂
Sai? fino a qualche anno fa anch’io pensavo che la sensibilità fosse una dote. Però con il tempo, arricchendo e concatenando qualche conoscenza (poche, mi sono rifugiata spesso sulla selettività, sulla ricerca del proprio simile, pur fallendo miseramente) mi è sembrato di capire che la sensibilità ha anche il lato rovescio della medaglia, ed è forte come quello meraviglioso, troppo per la mia fragilità. Forse sono completamente arenata dentro una vasca di fango, forse il pessimismo al quale sono approdata, schiantandomene, mi sta eccessivamente condizionando, ma sono state le persone più sensibili che ho conosciuto a ferirmi di più. Compresa me stessa. Personalità intense, delicate, particolari, dolcissime, di acuta intelligenza perlopiù emotiva ma anche sempre problematiche, complessate, irascibili, spiccatamente contradditorie.
So di essere sensibile, di una sensibilità sospetto patologica. Ma non ne sono contenta né orgogliosa. Non mi sento migliore all'”uomo comune”, semmai me ne sento svantaggiata. Ho sofferto davvero tanto per cose che a molti sarebbero passate accanto senza nemmeno che se ne accorgessero. Forse ho sofferto troppo, e ho iniziato troppo presto. Uno dei problemi che mi rende difficile guardare al futuro con un pò di fiducia è la memoria, il ricordo ancora molto vivido di troppi dolori: li rivivo al solo pensiero, (per quanto mi sforzi ad elaborarlo e non riuscendoci allontanarlo, evitarlo) quasi con la stessa intensità dei momenti in cui ci ero completamente immersa e sono diventati dei piccoli innumerevoli traumi che sommati insieme mi sono indigesti. Credo di esserne ossessionata, nel senso che sono diventati invalidanti e insuperabili, così tanto da essermi convinta che ci sia qualcosa di malato in me e che non ho la possibilità di cambiarmi. E mi sento impaurita da tutto questo. Eppure non riesco più a reagire, qualcosa non và. Non riesco a trovare il mio equilibrio, un motivo per sentirmi soddisfatta di me stessa, non mi piace nulla di me, tutto mi sembra fallimentare, anche quello che ha anche solo indirettamente a che fare con me.
Come potrei ringraziare una sensibilità che mi ha fatto stare così tanto male? Come potrei non desiderare di vivacchiare di giorno in giorno e sentirmi soddisfatta dalle sole frivolezze…
..come mi sembra riescano a fare in molti, soprattutto miei coetanei ma non solo? Come potrei non invidiarli? O desiderare che ci sia qualcosa che mi riesca senza troppe difficoltà, innatamente, e invece devo sempre fare tanta fatica per tutto e poi i risultati non mi appagano mai?
Rossana,
grazie! Il tuo mi sembra un intervento molto assestato, colto, rispettoso, è stato un piacere leggerti.
Cosa collezioni, Rossana? perdona l’invadenza, queste curiosità che mi nascono sono il mio modo di dare importanza alle persone che incontro, se ti và di dirlo.
Come a te, anche a me piacciono i fiori. Di solito per i giovani è la musica l’evasione.. quella che fa sognare, che porta lontano dai problemi e che spezza la monotonia. A me piace mettermi le cuffiette e chiudere gli occhi, ma la rigenerazione maggiore riesco a percepirla al massimo della sua potenzialità quando mi immergo in un vialetto alberato, quando lo sguardo abbraccia distese verdi, colline in sottofondo e spuma di mare. Nella mancanza, un bel mazzo di fiori, una piantina, colora l’umore con un tocco romantico. E accarezzare il mio cagnolino mi regala momenti di affetto disinteressato. Così come trovo una sensazione quasi irreale farsi trasportare altrove da un libro o cenare in giardino all’imbrunire.
Tutte piccole cose che rendono le giornate più piacevoli e il pensiero che alcune persone non le vivranno mai, credimi, mi arreca un sincero dispiacere. L’ambiente ospedaliero mi era familiare già da piccola, e l’immagine di un bambino denutrito mi ha sempre commossa. Credimi, il dispiacere al pensiero è reale e sincero. Ma purtroppo, pur vergognandomene, paragonare la mia situazione alla loro non mi solleva. Razionalmente mi rendo conto di essere molto fortunata al confronto delle situazioni vissute da troppi esseri umani, abbandonati al loro destino, ma noi siamo, tra le altre cose, anche quello che viviamo ogni singolo giorno, quello a cui dobbiamo volenti o nolenti rapportarci e immergerci: e in quel qualcosa non riesco a non sentirmi completamente incapace. A sentire che qualcosa manca… Purtroppo sono completamente affranta. Ma ho apprezzato tanto le tue parole. Devi aver fatto molte esperienze e aver letto / studiato molto per riuscire ad avere visioni così equilibrate!
Bea,
colleziono cartoline del capoluogo della mia provincia (1890-1940), di edifici e monumenti d’arte italiani e di pittura nei secoli e nel mondo su un particolare tema.
essere sensibili equivale quasi sempre a essere soli, talvolta persino quando si vive in coppia con il migliore dei partner. sono due facce della stessa medaglia, con le quali si deve imparare a convivere.
non ho accennato a evasioni ma a piccoli piaceri, accessibili a tutti, da assaporare con questo spirito, cioè non sottovalutandoli; così come non ho voluto metterti in relazione a chi sta peggio ma invitarti a valorizzare maggiormente quello che hai. possono sembrare sfumature ma non lo sono: cambiano i punti di vista mentali e la modalità di percepirne i risultati.
hai ragione nell’ipotizzare nel mio contributo una lunga serie di diverse esperienze, che mi hanno permesso di capire che, se si è ammalati, si devono fare tutte le possibili cure per stare meglio ma, se non lo si è, è tempo perso quello trascorso a commiserarsi. in un momento di difficoltà gli altri possono sostenerci per un giorno o per qualche mese ma il resto torna poi a ricadere inevitabilmente su di noi, o meglio sulla nostra forza di volontà. e ci sarà più spesso di quanto non si immagini qualcosa che manca… così come quasi a tutti tocca misurarsi con la fatica e l’impegno della quotidianità…
un abbraccio.
Buonasera Bea, rispondo volentieri alle tue richieste. Ti dico però che non entrerò nei dettagli, perchè ho paura che qualcuno che mi conosce possa leggere queste cose e risalire a me, pure se ne dubito, comunque non si sa mai…
Già dai 10 anni ero un pò diverso. Ad esempio quando uscivo con gli altri bambini non ero felice al 100%, ma mi dispiaceva per mia sorella che rimaneva sola a casa. Una sera, rientrando, mamma mi disse che mia sorella era rimasta sola soletta…quella notte piansi. Questo per farti capire la mia situazione, da dove parto. Anche al liceo mi sentivo diverso…preso da apprendere la tecnica, fissato con la scienza, a tal punto da costruire da solo a casa i trasformatori elettrici…quanti botti nella saletta) mentre gli altri stavano dietro alle ragazzine, ma io no, io solo che mi ridevano già mi sentivo a disagio, già avevo paura del pregiudizio…cosi preferivo evitare. Ero bravo a scuola, quindi tutto il mio mondo era concentrato a capire, apprendere…perchè per quelle cose ero apprezzato. Avevo trovato il legame tra me ed il mondo esterno: andare bene a scuola ed aiutare, anzi passare, i compiti agli altri. Cosi ero un grande amico di tutti, solo che io sensibile, magari me la prendevo per una battuta, e mi mortificavo tanto, che solo ora ho capito che veramente erano amici, magari non del cuore, ma amici.
Poi ho iniziato l’uni, li è stato diverso. Da solo è stato difficile, ma non molto. Ho sfruttato la mia sensibilità per capire le persone ed anche a mio vantaggio…ad esempio, capire cosa un prof pretendeva…e ti dico che nel 95% delle volte ha funzionato. Ho fatto ingegneria, ma dall’altra parte che potevo scegliere? Poi finita la scuola feci a 19 anni lo stage presso un professionista, pochi ci vanno d’accordo, anche la madre, mentre noi siamo amici, come fratelli…io lo capisco e so sempre cosa gli passa per la testa, quindi so quando stare zitto…cosi grazie a lui ho l’interesse per le barche a vela. Poi io amo la campagna, fare l’orto, vedere una pianticella crescere, un fiore sbocciare, le rose, il tramonto con le rondini…tutte cose che mi danno un’energia…Pensa che sapevo tutta la tavola periodica degli elementi a memoria…acidi e basi di Lewis, Arrhenius…cosi tanto preso da queste cose, che nemmeno mi ricordavo della mia sensibilità,ci convivevo E quante persone ho incontrato ed aiutato…ma tante mi hanno ferito…però forte delle mie passioni, non mi ha mai pesato. Capisci? Ho creato un ponte, un legame.
Ma questo ponte ha vacillato e qualche pezzo è crollato con la malattia del mio genitore scomparso…li poco ho potuto fare, e s e non sono crollato, poco ci è mancato. Ho provato a chiedere aiuto, ma nessuno mi ha capito veramente, ho sofferto come nessuno lo sa, più volte ho pensato che la morte sarebbe stata l’unica liberazione, ma per non lascire i miei ho resistito. Notti insonni, nervoso, ansia…e poi per che cosa? per una litigata in casa…queste cose mi hanno massacrato. Ti giuro Bea, mai sentito un dolore cosi. E’ l’inferno. Ora sto meglio, il ponte si sta creando nuovamente, e sono pronto anche a volere di più, ad allargare l’orizzonte. Ora cerco di trasformare il dolore passato in energia…il trauma diventa benefico nei momenti più brutti…non me la pendo più per poco, ho passato l’inferno!Non ho più paura di niente. Ho anche avuto un incidente, ma è stato come bere l’acqua. Solo una cosa mi spaventa: rimanere solo, senza un legame. E’ come se cercassi qualcuno da proteggere, è più forte di me…forse sono nato per quello. Il pensiero di avere i futuro una persona vicino che mi comprende, questo mi dà la forza. Lo so che è difficile, ma mi impegno tanto. Io ho una personalità normale, a vedermi sembro uguale agli altri, forse sono molto buono…ma so cosa voglio. Cerco di non offendere nessuno. Di non ferire, e questa è educazione…cosa rara oggi.
Ora ad esempio, mi sto concentrando sullo studio di inglese e russo. Mi darà slancio nel lavoro, aumenta la mia cultura, faccio bella figura, e posso conoscere nuove persone…questa idea è nata aiutando una signora che era la badante della mia defunta pro-zia…mi dispiaceva vederla cosi triste perchè non aveva i documenti, quindi io mi attivai con il sindacato…vedi la sensibilità, è croce e delizia…ma questo sta a noi decidere.
Non lo so, ma non mi sento di dire che questa è una malattia…chi è malato, non è consapevole di esserlo…ma chi ammette qualcosa che non va, è già a metà strada della guariggione. Ma poi dipende anche dal carattere, da chi ti sta vicino e/o intorno. Ci sono cosi tanti fattori, che è impossibile controllarli tutti. Ciao e buona domenica!
Ivano,
grazie per esserti raccontato un po’ qui.
Provi interessi per diverse cose, e riesci e perseguirle con determinazione ed impegno, traendone poi gratificazione, è stimabile questo. E probabilmente funziona così un pò per tutti. Mi sento l’unica incapace di uscirne, di trovare qualcosa in cui credere sul serio, la forza e la costanza di ottenerlo. E’ un pensiero distruttivo, ne convengo se lo stai pensando. Ma ahimè è un peso troppo grande. Forse è tutta questione di pazienza, ricerca, tentativi; forse devo riprendermi un po’, trovare il primo anellino della catena, non lo so.
Adoro la tua passione della campagna, degli orti, forse perché sono una ragazza di paese!!! e sei il primo giovane dal quale leggo qualcosa del genere. In una barca a vela non ci sono mai salita, ma amando il mare, il suo profumo, l’andare e venire delle onde, i suoi ruggiti nel temporale, gli schizzi sugli scogli.. immagino sia fantastico.
Il tuo timore penso sia condivisibile dai più. E credo che trovare una persona con cui condividere la propria più profonda essenza, sia un’ardua sfida! Ma non penso sia impossibile. Ritengo che sia fondamentale per la felicità qualche solido, profondo, intenso e autentico legame, sia familiare, di amicizia o d’amore ma purtroppo insufficiente se non c’è dentro qualcosa a brillare, ardere. Le passioni, probabilmente. Quelle che a te non mancano e che ti auguro mantengano la capacità che hanno oggi di renderti meritevoli soddisfazioni.
Un caro saluto e buona domenica anche a te!
Ivano,
stupendi i tuoi post e il tuo modo di affrontare, e impostare, la tua indole.
approvo e sottoscrivo soprattutto:
“Poi io amo la campagna, fare l’orto, vedere una pianticella crescere, un fiore sbocciare, le rose, il tramonto con le rondini…tutte cose che mi danno un’energia…” – proprio così, devono essere fonte d’energia e non fuga dalla realtà!
“Ho provato a chiedere aiuto, ma nessuno mi ha capito veramente, ho sofferto come nessuno lo sa” – e come potrebbe capire chi non ha mai provato niente di simile, che può sperimentare soltanto chi ha una certa sensibilità? quello che per qualcuno può essere tragico, per altri può apparire quasi ridicolo!
“cerco di trasformare il dolore passato in energia…il trauma diventa benefico nei momenti più brutti…non me la pendo più per poco, ho passato l’inferno!” – se si riesce ad apprendere queste lezioni, il resto diventa normalità, la nostra specifica normalità.
“non mi sento di dire che questa è una malattia…chi è malato, non è consapevole di esserlo…ma chi ammette qualcosa che non va, è già a metà strada della guariggione.” – molto semplice e molto vero, anche se dipende dall’entità del malesssere che si prova.
il tuo tendere ad essere protettivo potrebbe essere uno scopo inconscio, un mettere a frutto i tuoi talenti, ma anche un aspetto, più che ammirevole, della bontà e della mascolinità.
è stato un piacere leggere i tuoi post. ti auguro di tutto cuore ogni bene, anche se, malaugaratamente, dovesse succederti, com’è successo a me, di restare solo per gran parte della vita. meglio soli che accompagnarsi a chi non ci comprende nemmeno quel tanto che basta per una qualsiasi armoniosa relazione.
un forte abbraccio.
Care Rossana e Bea vi ringrazio con tutto il cuore…grazie di aver letto i miei commenti…grazie della pazienza e del vostro tempo)
Rossana, anche io penso come te. In questi anni io sono stato solo, non ho voluto nessuna, non me ne vergogno i dirlo, perchè già è difficile incontrare persone che mi capiscono, ma poi io non mi sentivo all’altezza. Se dentro sentivo l’inferno, cosa avrei potuto dare? Solo tormento…Allora meglio soli.
Mi spiace che hai passato un brutto periodo, ma fatti coraggio…ora il passato è andato, spero che mi dirai che ora va tutto bene…te lo auguro con il cuore e con l’anima.
Mi piace quando è primavera…anche io sto in paese, e la sera quando torni, per strada senti il profumo dell’erba tagliata, dei fiori, il sole che tramonta dietro la montagna e le rondini sopra le case che volano…per me è energia pura, un pasto per la mente ed il cuore…il 1.6.2007 sera, sulla terrazza di casa stvo studiando, e mi venne spontaneo dimostrare un teorema che sul libro non c’era ovviamente…il 7.6.2007 presi 30/30…che favola, volavo! Il 2007 fu l’ultimo anno prima dell’inferno.
Vedi Bea, le persone sensibili non lo sono solo nel sentire dolore, ma anche nel fare le cose…si deve trovare il giusto mix di fattori, tra cui passione, voglia di fare, soddisfazione. Io non ho mollato perchè le cose non le faccio solo per me, ma anche per gli altri. Vedere i miei cari preoccupati sarebbe un dolore troppo forte, allora il loro volto sorridente è un buon motivo per non mollare ed impegnarsi. Questa è l’altra tecnica che uso oltre il ponte. Ed anche se il ponte non ha retto bene, quest’altra tecnica mi ha tirato fuori o almeno mi sta tirando fuori.
La barca a vela sul lago nasce per non lasciare solo il mio amico…ha fatto tanto per me, non mi ha capito al 100%, ma io lo so che sono particolare, quindi lo capisco…ora anche lui ha copiato la mia passione per gli orti…spesso ci sentiamo per i consigli. La barca mi ha fatto sentire più sicuro di me, più sfrontato…
Tu non sei incapace, ma solo devi pensare meno ai fallimenti…non ti crucciare…se ora non va bene, pazienta un pochino, sempre impegnandoti, ma senza colpevolizzarti. Ma tu stai studiando, lavori oppure sei a casa?
Anche voi, leggendo i miei post mi avete aiutato, dandomi importanza. Grazie Bea e grazie Rossana e quanti altri hanno letto senza rispondere. Buona serata))
Ivano,
non avevo gli strumenti, perlopiù economici anche se non solo, per poter completare il percorso di studio che avevo intrapreso.
Ho lavorato per un po’, ma è da molto ormai che sono a casa. I primi due anni non ho fatto altro che cercare, cercare, cercare, ogni singolo giorno.
Poi mi sono lasciata andare, non ho mai smesso completamente di cercare, ma di sperare sì, e quindi erano ricerche che facevo, e che faccio, per “non lasciare nulla di intentato”, ma senza una reale speranza.
Una piccola curiosità: coltivi l’orto in modo tradizionale? Hai mai sentito parlare di Fukuoka? E in caso affermativo, cosa ne pensi?
Ciao!
Ciao Bea,
grazie della risposta.
Fai bene a non smettere di cercare, stai passando quello che è successo a me in questi ultimi tre anni, escluso 2014…non ti fermare, mi raccomando, e spera, spera sempre…perchè se la realtà ce la possono togliere, la speranza no… Non ti chiedo cosa studiavi qui, perchè ti possono riconoscere…non me lo dire…se stai in paese, ti riconoscono subito.
Io coltivo l’orto cercando un equilibrio tra il rispetto della natura e la cura delle piante. Per capirci meglio (esempio banale): se stai male prendi la medicina, ma non è naturale, il corpo da solo deve difendersi, allora tu non abuserai di medicine, ma solo la giusta quantità…ecco, cosi faccio io! Uso prodotti naturali, letame fermentato, scarti della frutta e verdura di casa. Unico prodotto indispensabile è il rame come fungicida, ma è consentito in agricoltura biologica…e senza, non viene niente, perchè con la pioggia di questo anno, la peronospora è in agguato…povere piante, tutte con le foglie “bruciate”.
Si, conosco Fukuoka, ma anche lui, pur riducendo le lavorazioni, sempre mette le mani nel ciclo della pianta, magari con una mera pacciamatura fatta di scarti…ma sempre qualcosa fa… Da un punto di vista biologico, le piante da sole sanno difendersi, anzi una pianta in sofferenza dà il meglio di se…ad esempio, una pianta sotto attacco di afidi produce la melata (escrementi degli afidi), raccolto poi dalle api che ne fanno miele…questo miele è un potente antibiotico, contiene sostanze antibiotiche eccezionali, forse pari se non superiori alla penicellina: la pianta in difficoltà attiva la produzione di antibiotico per sopravvivere! Questa fonte è vera, ma non posso scrivere da dove viene…poi tutti mi conoscono-).
Ma le piante da orto non hanno queste proprietà tanto sviluppate, durante la selezione fatta dall’uomo, si è preferita la bellezza e la produttività, e si è persa la rusticità…quindi un minimo di protezione occorre. E nel proteggere che poi hai soddisfazione. Proprio ora stiamo facendo le conserve di pomodoro per l’inverno…tanti pomodori, belli, solo che quest’anno dato il clima, il ciclo è stato breve! Hanno già finito, come se fosse autunno. Ma la produzione eccelsa!
Poi lavoro il terreno, ma in modo non aggressivo…parto ad inizio inverno, cosi in primavera è molto soffice e ricco, tutto si compostato ed amalgamato bene, gli acidi umici sono ben disponibili al metabolismo della giovane…
pianticella o del seme che germoglierà…insomma cerco di cogliere il momento più favorevole: ne pianta ne terreno devono soffrire. Pure essendo due cose separate, io tratto il terreno come se la piantina stessa, per capirci. D’altra parte il terreno vive anche lui!
Una pianta a cui le cure non servono è il cece: quest’anno l’avevo messo per gioco, poi a luglio, un grande raccolto! Alla Fukuoka, senza fare niente, solo togliendo le erbacce.
Un pò, la campagna è come la nostra vita…non ti pare?
Io sono una persona tranquilla…è vero quello che notavi, sono un pò diverso dai giovani tradizionali di oggi…amo fare tante cose…ascoltare musica, studiare, cambiare i freni alla macchina che si sono rotti…))), abbiamo un cane… Non ti posso dire quella cosa non mi piace, finisco sempre con l’appassionarmi alle cose…forse se non avrei cosi sofferto, chissà ora…ma questo è il rovescio della medaglia e l’ho accettato. Io sono cosi.
Anche io questo anno sono stato un pò a casa, ho risistemato delle cose qui, intanto ho cercato di pareggiare il conto dentro di me, e credo che ci sono riuscito…altrimenti non stavo qui a scrivere! E sono contento.
Mi fa piacere scrivere, grazie della tua disponibilità Bea.
Buona serata.
Sono contenta che ti abbia fatto piacere scrivere 😉
Provando a rispondere alla tua domanda, la campagna è certamente per me come la nostra vita: non è forse uno dei pochi legami che persiste, e al contempo emblema rappresentativo, della natura per antonomasia?
A me piace tanto per l’atmosfera, per la calma, per i suoni, i profumi, i colori, le sensazioni, ma anche per una questione… “idealistica”.
Tu sei così informato anche a livello “tecnico”! immagino per rendere il tuo raccolto abbondante e sostanzioso. Ed è logico, questo! fai benissimo! Ma io ho sempre amato sorprendermi della spontaneità. Amo l’orto, o meglio l’idea dell’orto (perchè in realtà nel nostro in casa non mi permettono di metterci mano -e capirai presto perchè!-) senza fertilizzanti di alcun genere, per quanto sia una pessima idea a fini produttivi. Ma lì è natura, è Verità a suo modo.
Assaporare il gusto genuino e totalmente naturale, “selvatico” di un pomodoro, nelle sue diverse varianti, un cetriolo, sapendo che non ha richiesto nulla, è una delle poche cose che riesce ancora a meravigliarmi, a “disintossicarmi” in un certo tal senso da tutto “l’artificio” che ci vedo intorno. Provo disagio ad acquistare, quando necessario, frutta e verdura al supermercato, o dal fruttivendolo, anche quando c’è l’etichetta “bio”. Un prodotto industriale mi mette in soggezione. Lo compro, lo mangio, mi adeguo alla catena dell’alimentazione standardizzata, ma sento che un pò tutti -almeno la maggioranza e purtroppo è quella che traina- stiamo perdendo i contatti con la natura alla quale però apparteniamo, per quanto ultimamente sia di moda un ritorno e una certa sensibilità per certe tematiche (che non saprei se di tendenza o realmente sentita). E mi dispiace anche metterla su questo piano, insomma, è un discorso farneticante e probabilmente sì, qualcuno mi riconoscerebbe facilmente leggendo queste sciocchezze, eppure le credo. Ho una visione troppo romantica su un pò tutto, probabilmente, ma temo non ci sia rimedio. E non è che non realizzi che questo mi porterà, come sempre è accaduto, difficoltà di interazione con la realtà, solo che la mia infanzia ha inciso tante favole alle quali non so rinunciare!
Comunque sia, dietro uno schermo è facile ricevere e restituire immagini fantasiose, dunque mi riservo la possibilità di esserne tratta in errore, però mi sembri una gran brava persona e ti auguro davvero tante cose belle!
Scrivi quando vuoi, è un piacere leggerti. Buona serata a te!
Buonasera.
Sono informato a livello tecnico non per avere un raccolto massimo, la cosa mi fa piacere ovviamente, ma perchè come penso che hai intuito io ho fatto ingegneria (non dico cosa, altrimenti sanno chi sono, farei prima a scrivere nome e cognome))), in più sono appassionato di queste cose e mi informo leggendo, ma non mi limito, voglio anche sperimentare…sono molto curioso! Io fin da piccolo ho amato la campagna, la natura…noi raccogliamo anche le verdure selvatiche: cicoria selvatica, tarassaco,…ci sono tante cose buone e spontanee in natura!
Il tuo pensiero è buono, hai un tuo modo di vedere le cose, ed ogni persona ha il suo punto di vista. Il guaio è non avere punti di vista. D’altra parte per una persona sensibile come te, è normale questo pensiero. Sai che anche io la penso un pò come te? Certo, qui è difficile capire, non si può scrivere tutto, il linguaggio non è sufficiente a spiegare il pensiero di una persona, serve anche l’osservazione…
Io ho anche gli olivi, bio 100%…quest’anno ho venduto tutto l’olio ed ancora lo vogliono….ma non ne ho più! addirittura ho mandato olio all’estero…non male come passatempo! Le olive quest’anno non ci sono.
In questo terreno ci sono cresciuto, è un legame molto forte. E’ una passione.
Per i pomodori, ho fatto le cose normali: annaffiare, rincalzare, legare e togliere le femminelle, io ho lasciato 2-3 tralci (se ne dovrebbe lasciare uno…), poi questo clima li ha favoriti)))tutto li!
Io anche sono una persona a cui piace la tranquillità, non amo il casino…la confusione, il caos non mi sono molto congeniali…però alle volte bisogna adattarsi, in qualche modo si deve pur sopravvivere in questo mondo.
Si, mi fa molto piacere scrivere, perchè vedo che sei una persona intelligente, con cui si può dialogare, non banale…sai tante cose e scrivi molto bene, brava!…è un peccato che hai dovuto abbandonare gli studi, mi spiace.
Ti ringrazio veramente delle tue parole. Sei molto gentile.
Io se vuoi, ti posso lasciare qui un mio recapito, perchè ho paura che il forum si arrabbia se scriviamo solo per noi. Poi, se ti fa piacere, posso raccontarti di più, senza paura che mi riconoscano…non voglio che si sappia del mio privato, la gente potrebbe approfittarne, e già mi è successo un paio di volte portandomi non poca sofferenza…addirittura tra parenti! Non lo so chi legge qui…dubito che qualcuno che mi conosce legge questo forum, ma la prudenza in questi casi non è mai troppa…
Ciao.
Buonasera Ivano,
capisco la tua reticenza, tutto sommato scrivere in un forum equivale a esporsi in pubblica piazza e anch’io sono legata alla mia riservatezza.
E’ piacevole leggerti, e anche se ti confesso un bel po’ di difficoltà, va bene, lasciami il tuo recapito se per te un dialogo privato è più agevole. Mi dispiacerebbe perdermi gli approfondimenti della vita bucolica! Un po’ ironizzo, ma non troppo!
Buonasera.
Hai ragione Bea, tengo alla riservatezza! Ma non perchè mi vergogno…non ho rubato ne ammazzato nessuno! Ho solo avuto una vita un pò difficile e non vorrei soffrire ulterionrmente, ora non me lo posso permettere. Non voglio che la gente sa tutto di me, perchè nei paesi piccoli la voce gira e si moltiplica, la gente che non ha niente da fare, parla tanto)) Qui da noi, purtroppo, funziona cosi!
Io non ho mai lasciato recapiti in nessun forum, ma anche io credo che tu sei una brava persona oltre lo schermo. D’altra parte converrai con me che è difficile incontrare gente disponibie ad ascoltarci, quindi può essere una buona occasione… e non nascondo che mi hai incuriosito quando hai citato Fukuoka.
In tutta la mia breve vita, non sentito nessuno citare Fukuoka, anzi sicuramente molti ne ignorano anche l’esistenza…Io l’ho sentito la prima volta per televisione, non ricordo se a Melaverde o Lineaverde.
Ho creato questa mail che poi distruggerò: ivanofukuoka@gmail.com
in privato ti darò la mia mail vera…
Per favore quando scrivi sulla mail, fai un commento anche qui!
Ciao e grazie della tua disponibilità!
Ti ho appena inviato un’email 🙂
Ti ho appena risposto))
Questa lettera potrei averla scritta io. Hai trasformato in parole quello che provo ogni giorno. Ti capisco. Comprendo ogni singola sillaba di quello che intendi…