Storia di mobbing
Finanza creativa e mobbing
Giovanni D’Agata – 20-10-2005
Quando l’azienda licenzia un dipendente “scomodo”, colpevole di aver denunciato una clamorosa “frode” ai danni dei consumatori
Ha denunciato l’alterazione, da parte della Compagnia d’assicurazione da cui dipendeva, dei dati relativi ai sinistri e di risarcimenti “gonfiati”a vantaggio di alcuni “fortunati”ed a danno dei molti consumatori.
Ha denunciato la politica della Compagnia d’assicurazione che aveva fissato per ogni dipendente degli obiettivi da raggiungere in termini di numero di sinistri, loro liquidazione e aperture pratiche. Ha denunciato chi imponeva ai dipendenti di alterare i numeri e i dati delle pratiche, aprendo anche due posizioni per sinistro per lo stesso incidente, pur di raggiungere il traguardo prefissato.
Contro questo dipendente è cominciato, prima, il mobbing e poi si è passati al licenziamento.
Questa è, in sintesi, la storia di Giovanni D’Agata, un altro caso di mobbing “paramafioso e violento” nella “tranquilla” provincia italiana.
Ci troviamo a Lecce, negli uffici di una delle sedi della ben nota compagnia d’assicurazioni, La RasService S.c.p.a. Ed è qui che Giovanni D’Agata, ex ufficiale dei carabinieri e funzionario liquidatore presso quell’agenzia, ha sporto la sua denuncia contro la “finanza creativa” dell’ufficio. Sono subito partite le indagini degli inquirenti: il pm della Procura di Lecce, Imerio Tramis, ha aperto un fascicolo d’inchiesta sull’intera vicenda, che poi è stato trasmesso anche alla Procura di Milano, perché nel capoluogo lombardo si trova la sede legale della compagnia di assicurazioni. Gli avvocati di Giovanni D’Agata, Carlo Madaro e Piergiorgio Provenzano, hanno anche presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del cui esito ancora non abbiamo notizia. Di più, secondo quanto sostengono gli avvocati dell’ex funzionario, gli atti dell’inchiesta porterebbero alla scoperta di un cartello di compagnie che opera in maniera truffaldina ai danni degli utenti.
La storia di mobbing di Giovanni D’Agata s’inserisce in questo contesto assai complesso, di denuncia di gravi abusi e di inchiesta sugli estremi di associazione a delinquere finalizzata ai danni dei consumatori. Un bel melting pot all’italiana: accusa di estremi di reato, mobbing e poi un licenziamento iniquo.
La storia dell’ex funzionario parte da molto lontano, ed è quella di una professionalità solidamente costruita attraverso gli anni, con molta esperienza. All’età di ventidue anni, nel 1978, Giovanni entra per la prima volta nella struttura di un’assicurazione come libero professionista, per poi essere assunto nel 1986, con contratto a tempo indeterminato, prima come liquidatore e poi come responsabile dell’ufficio. Il suo ruolo prevedeva le specifiche mansioni di ispettore liquidatore della zona di Lecce e provincia, reggendo da solo e senza l’ausilio di impiegati amministrativi, anche parte della provincia di Taranto e Brindisi.
In seguito ai grandi accordi di fusione tra le compagnie assicurative (Allianz Subalpina spa e Ras spa), Giovanni D’Agata viene integrato nella nuova struttura lavorativa della RASSERVICE alle dipendenze di un supervisore di provenienza Ras, e responsabile dell’intero ufficio.
I rapporti tra Giovanni e il suo superiore sono entrati subito, irrimediabilmente, in conflitto; al primo veniva contestata l’uscita dall’ufficio, secondo gli orari contrattuali, ed intimato di proseguire fino a tarda sera anche il venerdì. Nel contempo, egli si rese conto che qualcuno visionava le sue pratiche sulla scrivania, lasciandole poi deliberatamente in disordine affinché lui se ne accorgesse.
Lo scontro maggiore ci fu, poi, quando il capo ufficio tentò di imporgli quelle procedure “farraginose” e non conformi alla tecnica liquidativa e su cui stanno indagando due Procure. In pratica, attraverso aperture fittizie di sinistri, omessa chiusura di incidenti liquidati e imputazione di pagamenti alterati, si cercava di migliorare, sotto il profilo strettamente matematico e statistico i risultati dell’agenzia. Inutile dire, che ad un secco rifiuto a tali procedure da parte del funzionario, i suoi rapporti con il capo entrarono definitivamente in collisione.
Oltre al mobbing ciò che si stava evidenziando erano gli estremi di una clamorosa frode ai danni della collettività.
“Ciò che va ricordato è che tali manipolazioni, se eseguite a livello generale, possono provocare conseguenze a catena, che incidono sul mercato delle assicurazioni, ricadendo sul consumatore, che può giungere così a pagare premi più alti di assicurazione”, sottolinea l’avvocato Provenzano.
Giovanni capì, subito, che questa storia presentava contorni ben più gravi, a chiaro sfondo penale, ed iniziò ad annotare sul suo taccuino le altre procedure che venivano “viziate” all’interno dell’ufficio. Come ad esempio, il pagamento ai medici fiduciari, al di sotto di quanto stabilito dalla legge.
La sua posizione divenne così scomoda da gestire che, ad un certo punto, gli vennero addirittura revocati tutti gli incarichi e sospese tutte le pratiche. Questa notizia lo portò al collasso e all’immediato ricovero in ospedale, dove gli venne diagnosticata una “grave sindrome depressiva reattiva”. Per questa malattia, Giovanni si assentò dal lavoro per più di tre mesi. Si sottopose ad una serie di accertamenti medici, sia psicologici che psichiatrici, che sottolinearono la “correlazione causale con situazioni lavorative avversative del Mobbing”, ricorda il dott.Benfatto che fece la diagnosi di “disturbo post traumatico da stress”.
Giovanni D’Agata rientrò al lavoro nel settembre del 2002 e si ritrovò a non avere alcun incarico da lavoro e nessuno, all’interno dell’ufficio, era disposto a fornirgliene alcuno. Anzi, come da manuale del mobbing, le uniche pratiche che gli venivano attribuite erano le semplice fotocopie delle pratiche altrui.
Arrivò il momento della denuncia presso la Procura di Lecce e Giovanni D’Agata venne anche convocato presso la sede di Milano, dove, apparentemente, fu ringraziato per aver dato comunicazione dei fatti che accadevano negli uffici di Lecce.
Ma si trattò di un bluff: Giovanni rientrò in ufficio e si scontrò nuovamente con il suo capo per un banale episodio relativo ad una pausa caffè non autorizzata, e si “meritò” addirittura quattro giorni di sospensione. Questo fatto provocò altri gravi contraccolpi nel precario stato di salute di Giovanni, che si assentò dal lavoro per altri due mesi.
E’ evidente, in tutta questa faccenda, che sia l’azienda che il capo ufficio hanno svolto in egual misura da”elementi fortemente stressanti”, stigmatizzando di volta in volta i comportamenti del funzionario. E in quest’ottica hanno proseguito, nel tentativo di emarginarlo e di metterlo in chiara difficoltà, sino a portare Giovanni ad un ulteriore collasso ed a una lunga malattia.
Rientrato al lavoro, il “tunnel del mobbing” non era ancora arrivato in fondo: prima gli vennero affidate delle pratiche di agenzie non più esistenti e poi, vennero affisse in bacheca le valutazioni dei liquidatori comunemente utilizzate in quel settore(tempi di liquidazione, percentuale di scarico etc….), dove, lui, chiaramente, risultava ultimo. Lo scopo di tale affissione, in altri termini, non era altro che l’ennesimo atto prevaricatorio e discriminatorio nei suoi confronti. Ma non l’ultimo.
Last but not least Giovanni D’Agata è stato, infine, licenziato. Ancora oggi, sta pagando le conseguenze di questo licenziamento e i contraccolpi psico-fisici che questo grave stato di tensione, vissuto in ufficio, hanno avuto sulla sua salute. La sua disavventura umana e professionale ha fortemente segnato la sua vita e quella della sua famiglia. A Lecce, attende, fiducioso, che la giustizia faccia il suo corso. Resta,quindi, ai giudici l’ultima parola.
Giovanni D’Agata
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Categorie: - Consumatori - Lavoro
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Il mobbing inferto al Sig. D’Agata Giovanni è strategico di provenienza d’oltre oceano e sperimentato nella Enron (lo scandalo americano dove sono coinvolte soc. come la McKinsey e l’Andersen consulting: le stesse,non a caso,di questa storia.)
Da “American Lies” di Alessandro Spaventa:” In un libro uscito nell’ottobre del 2001 dal titolo THE WAR FOR TALENT, tre consulenti della Mckinsey descrivono l’elemento fondamentale che, a parer loro, distingue le aziende di successo: . Per la Mckinsey e i suoi epigoni il sistema, l’azienda, è forte tanto quanto lo sono le sue star, i suoi talenti. Negli anni Novanta, la cultura del talento si diffonde a ritmi vertiginosi in tutta Corporate America. Le idee della Mckinsey, come sempre, diventano una bibbia, e Skilling ne è uno dei profeti più entusiasti. Il suo staff arruola ogni anno centinaia di giovanissimi diplomati MBA, strapagandoli e promettendo loro opportunità mirabolanti. , dichiara Ken Lay ai consulenti Mckinsey in visita alla sede della Enron a Houston, . Alla base della visione Mckinsey – e quindi della Enron – c’è un processo chiamato ” differenziazione e affermazione ” o, nella più volgare traduzione nel linguaggio enroniano, rank and yank, ovvero mors tua, vita mea. Il meccanismo è spiegato con brutale chiarezza dagli autori di The War for Talent, secondo i quali una o due volte l’anno i dirigenti di un’azienda devono sedersi al tavolo e dividere i dipendenti in tre gruppi: A,B e C.Quelli del gruppo A devono essere stimolati e remunerati ben oltre il loro impegno. Quelli del gruppo B devono essere incoraggiati e aiutati. Quelli del gruppo C vanno rimessi in carreggiata oppure licenziati. Alla Enron, il sistema viene applicato quasi alla lettera. In ogni divisione, per due volte all’anno si riunisce il comitato per la valutazione dei risultati, che assegna a ciascuno dei dipendenti un punteggio da 1 a 5 sulla base di 10 differenti criteri. Ai primi in classifica vengono corrisposti bonus di due terzi superiori rispetto ai colleghi, mentre agli ultimi non spettano nè incentivi nè stock opsions. In certi casi, i dipendenti meno brillanti vengono semplicemente mandati a casa. Il sistema, apparentemente lineare, anche se crudele, è in realtà una specie di prova di sopravvivenza, un attraversamento del Nilo su una corda sottile. A ispirare il meccanismo, infatti, è la cultura del “tagliafuori”, nella quale le fortune degli uni sono legate a filo doppio alle sventure degli altri. E’ fin troppo facile immaginare che cosa succede quando al malcapitato di turno tocca essere esaminato dai colleghi mentre si affanna a spiegare i risultati semestrali sotto un tabellone sul quale campeggia la sua foto. Il sistema si presta anche a manipolazioni malevole. Può accadere che, per mettere qualcuno in cattiva luce, i membri del comitato cambino ad arte le cifre dei contratti. Spiega un ex dirigente della Enron: A causa della complessività dei calcoli, ci possono volere settimane prima di capire che cosa sia stato cambiato. Per allora o il contratto era già stato bocciato oppure venivi licenziato. CHIUNQUE NON ABBRACCI LA CULTURA DEL ” TAGLIAFUORI ” VIENE ETICHETTATO COME UNO CHE “NON CI ARRIVA”, UNO “SCOPPIATO”, UNO “SCARTO” CHE VERRA’ FATTO FUORI AL PROSSIMO GIRO. Le sessioni di valutazione diventano un incubo per i meno spregiudicati, per chi per un motivo o per l’altro non ce la fa, e soprattutto per chi non riesce a realizzare il budget assegnato da Lay, Skilling e Fastow al momento della definizione degli obiettivi. Chi non raggiunge la cifra prevista, quasi sempre fuori portata, corre il rischio di essere “riposizionato”, ovvero, nel linguaggio enroniano, di essere spostato presso un altro dipartimento, per poi essere sottoposto a una nuova decisione”.
Da quello che emerge dalla lettura dell’emistichio tratto dal citato libro del Prof. Spaventa, il mobbing subito dal Sig. D’Agata è spietato e conseguente alle denuncie di irregolarità poste in essere, presentate all’autorità giudiziaria scaturite dai valori che lo contraddistinguono. Attendiamo l’esito delle decisioni che il Gip di Lecce sta per intraprendere in questi giorni circa il rinvio a giudizio per lesioni colpose ed altro a carico del capo ufficio e forse di altri.
Sono mobbizzato da più di 10 anni con vicessitudini aziendali che stento ancora oggi a credere che possano verificarsi, nell’indifferenza generale.
i casi di mobbing che ho letto su internet, fanno (fortunatamente per le vittime) sorridere rispetto a quanto ho subito e stanno subendo tutti quei colleghi (pochissimi) che hanno avuto il coraggio di denunciare la verità.
Ho promosso da quasi 4 anni la prima causa di mobbing contro un’Azienda pubblica.
L’esperto europeo, Dott. Harald Ege (con 2 perizie), ha definito il mio caso il caso più grave che abbia mai rilevato, tanto da voler scrivere un libro in merito.
Le collusioni, riscontrate (a livello locale) durante il processo, tra mondo forense, magistratura, INAIL, INPS, perchè non si crei un precedente nel nostro ordinamento, hanno del fantascientifico. Solo le registrazioni telefoniche di violenze e ricatti subiti, hanno evitato il licenziamento dello scrivente e dei colleghi che hanno testimoniato in tribunale.
Vorrei rendere di pubblico domininio la mia vicenda (di cui sto scrivendo una dissertazione), sia per evitare che certi fatti possano ripetersi sia (nella speranza) che qualcuno possa vergognarsi.
Ho la fortuna, di essere di tempra e di carattere forte (sono cresciuto dai Francescani e pratico molto sport) e ho sempre conferito alla dignità personale, un valore assoluto.
Mi chiamo Giuseppe Russo (vivo a Genova).
E-mail: erick87@alice.it
Cell. 3492919402
La mia storia lavorativa avversativa inizia e mi cambia la vita il 30 marzo 1995.Un’inchiesta che anca oggi mi perseguita a seguito secondo l’accusa di irregolarità nella mia professione di esattore,pare non avere fine.
Intanto chi ha inventato questo modo di lavorare si sta godendo l’immeritata pensione e io sono tredici anni che mi tormento.
(diario di un esattore)grazie
mi chiamo Teresa, e anche io sono stata vittima di mobbing da circa dieci anni, perche’ penso di essere una persona buona, e debole sempre detto la verita.la scuola mi ha sempre assillato, perseguiotato per ogni cosa, sia per permessi di studio e sia per corsi di aggiornamento, , stando addosso, dandomi per queste miei diritti che chiedevo altri mansioni non a me gradite, di tutto e dipiu’ fino a quando non venne un dirigente uomo che mi ha messo sempre paura e terrore, ogni volta che cercavo di tramettere un mio pensiero o disagio, egli travisva i miei stai d’animo e cosi mi faceva faccia scura ed io capivo che in quel mometo era nero con me, e mi faceva prelevare dalla vicaria e ricevuta in direzione per sfogare la sua immotvita rabbia, eli diventata volgare. poi si sfogava e si calamva, tar noi c era sempre guerra pace, un abisso e per colpa sua, ho avuto uno spavento che si e’ percorso sul mio lavoro, trovandomi contro dirigente, colleghe e genitori, sono stata minaccita fino al punto di entare nel tunnel della pura e di farla farla finita, alla fine dopo tre mesi di terrore e paura sono scappata in un’altra scuola, ma se prima ho subito, pianti, mal di pancia e fortissimi mal di testa ora anche blocco ciclo, ho denunicato due presidi, ma avrei dovuto denunciare anche tante altre persone che mi hanno rovinato e segnata per sempre, ora non no ho la forza di rientare nella miaa scuola di Aprilia, avrei contro genitori, e con la sofferenza di stare male e la colpa di avere anche un genitore malato ed essre sola contro tutti…e la scuola non fa nulla per me, avevo provato a parlare con il ministro, ma questo ascoltemi per sdrada se ne ando,, sembra assurdo quello che mi e’ successo eppure e’ successo….
L’ironia della sorte. Avevo il terrore di non farcela a sopportare le umilazioni e vessazioni .Il dirigente dell’INPDAP di Latina , intorno a questo clima invivibile mi ossessionava con continui procedimentoi disciplinari e sanzioni . Mi chiudeva la casella di posta elettronica per anni. Non mi faceva lavorare. Quando si, i colleghi si improvvisavano con aggiornamenti e continue correzione sulle mie pratiche passatemi al limite della scadenza.Emarginata ,chiusa nella mia stanza, con tanto di motivazioni ,dichiarate espressamente dal responsabile ., a motivo del fatto che avevo aperto il contenzioso contro il dirigente e colleghi. A questo punto iniziavo a pubblicare in bacheca sindacale tutte le situazioni subenti nella speranza che i colleghi sindacalizzati capissero in che condizione mi trovavo. In parte la mia situazione era molto visibile visto che ero costretta all’ inattività forzata ed ero ubicata in stanza rumorosa o con materiale di archiviazione giacente sul pavimento.Non sono impazzita proprio perchè mi sfogavo ogni giorno con i miei scritti .Nel frattempo mi ero rivolta alla Procura denunciando il mobbing informatico ed altro. E intraprendevo le impugnazioni di 10 sanzioni in sede civile oltre al ricorso Mobbing (fermo dal 2002). Denunciavo alla Corte dei Conti illeciti amministrativi a danno degli utenti e sulla mia persona. Strano è che nonostante l’esistenza della documentazione circostanziata e inconfutabile sugli illeciti detti , tutti in possesso della Corte dei Conti, la Procura di Latina mi cita in tribunale del giudice di pace per diffamazione e ingiuria nei confronti dei querelanti , senza chiedermi il riscontro della documentazione probatoria. Ironia della sorte mi trovo a difendermi contro le accuse di situazioni descritte su atti interni con tanto di registrazione di protocollo o determinazioni a firma dei dirigenti. Il P.M. in altro fatto , attesta sul decreto di archiviazione , che i precedenti del mio comportamento scorretto si leggono indirettamente dai fatti esposti dal querelante anche se il denunciante ritrattava la querela stessa.Forse si tratta di un processo manovrato? non loso. So soltanto che se sopravvivo è merito di quelle mie reazioni di legittima difesa…
Sono dipendente dell’INPDAP Non so quanto resisterò ancora in questo stillicidio psicologico anche da parte della Magistratura! Pongo all’attenzione come è possibile “lecitamente” bloccare fatti di rilevanza penale subenti ovvero manovrare un processo bloccandolo ancora prima dell’ apertura del dibattimento . In qualità di parte offesa e/o parte privata sono pochissime le possibilità per poter impugnare l’ opposizione all’archiviazione in Cassazione . Conseguentemente il Pubblico Ministero consapevole di questo , anche se denunciato (senza riscontro a tutt’oggi) alla Procura di Perugia , stà determinando ,volutamente, la stasi del processo accordandosi con il GIP per l’archiviazione di tutte le mie denucie. Sta di fatto che
le omissioni del medico competente e del datore di lavoro in INPDAP , per mancata sorveglianza sanitaria di cui alla’art.16 della legge 626/94 e il venir meno all’obbligo di denuncia della malattia professionale da mobbing di cui alle costrittività organizzative decreto del 27/04/2004 ( senza aver esperito indagini) non costituiscono rilevanza penale, secondo la motivazione sposata da entrambi ( PM.e GIP) .( Vedi invece il parere del procuratore Guariniello pubblicato sul Corriere della Sera pochi giorni fa e vedi sentenza della Cassazione in conferma della sentenza del Giudice di Nola ) Non solo Ma Il Pubblico Ministero , Giuseppe Mancini del tribunale di Latina , non ha alcun scrupolo ad accogliere,invece, la rilevanza penale ( reato di diffamazione e ingiuria ) per ogni assunto denunciato dal mio stesso querelato :Dirigente INPDAP di Latin, Mario Specioso . Il quale conferma il mandato di incarico legale -esterno alla Figlia Fiorella del Manicini . In sostanza voglio dire che fatta la legge fatto l’inganno. Non dandomi il P.M. e il Gip la possibilità di costiturmi parte civile bloccando,appunto, il processo prima ancora dell’apertura del dibattimento si è voluto evitare le indagini .Quelle del Giudice di merito . Centinaia sono i documenti indiziari occultati dal Consulente di fiducia del PM in ogni dove durante l’ispezione durata tre ore a fronte di maltrattamenti durati 16 anni .Come mai? Quanta gente è nelle mie stesse condizioni ?
Il tempo passa e tu mobbizzata perdi a poco le tue energie .Non è vero. Il Mobbing è conosciuto e ben sapenso le conseguenze le Aziende invece di intervenire ti affossano.
E se sei mobbizzata dai Dirigenti di una grande Amministrazione Pubblica come l’INPDAP. Allora non hai scampo .Ha appoggi in ogni dove: se chiami l’ASL questa fa finta di non vedere ;se ti rivolgi all’Ispettorato ironia della sorte è anche locatario dello stabile INPDAP che sperare?
Se ti rivolgi alla Consigliera di Parità del Lazio, questa telefona ai sindacati che non confermano chiaramente! Le fa finta di non sapere che non sono una fonte attendibile.
Se ti rivolgi all’ISPELS ti dice la Fattorini che non può far nulla.
Se ti rivolgi al Procuratore questi chiude il caso in fretta e furia perchè sei matta!. Il tempo passa e anche il termine prescrizionale si avvicina.
Se vai dal giudice e gli dice che il mobber , davanti a Lui, non ti fa lavorare .Allora ti risponde: è la prassi basta che la pagano.
Se dici al giudice che ti hanno trasferito contro la tua volontà ti risponde hai un carattaraccio e dai fastidio, che ce ne frega se tu volevi rifiutarti e non te lo hanno permesso?
E se ti senti rimproverare dal giudice: La smetta di fare tutti questi ricorsi. Ma sono impugnazioni di sanzioni disciplinari? Allora smettetela tutti.
E se il giudice revoca il mandato della CTU perchè pensandoci bene è troppo costosa!
LA GIUDIZIA NEL TRIBUNALE DI LATINA……
IL MOBBING E’ IL CANCRO PROVOCATO DAGLI UOMINI
Ormai quasi non fa più nemmeno notizia.
Te ladevi cavare da sola.
Sento sempre più spesso parlare di un Mobbing in INPDAP di Latina.
Non so se stiamo parlando della stessa persona. I siti ne parlano molto. E’ raccapricciante che non si faccia ancora nulla?
E’ almeno un anno che lo conosco questo caso. E dalle pubblicazioni si deduce che nessuno è intervenuto ……..
e se dopo tredici anni per il povero esattore ci fosse pure la condanna?Il mobbing da chi sarebbe condotto? Dallo Stato,dall’azienda o dal sistema.Io trovo piu’ responsabile quest’ultimo perchè racchiude molte cose.Racchiude l’indifferenza delle Istituzioni verso i mille problemi della giustizia che non si vogliono mai affrontare anzi sembrano siano tutte pilotate per far uscire bene i mandanti.Se paga il solito nessuno,pazienza,co...... lui (io) che non ci ha pensato prima!(udienza prossima 25 gennaio) diario di un esattore
”Sono entrato in esattoria a 22 anni, ed ho sempre obbedito agli ordini superiori.Ho seguito gli ordini di servizio sia verbali che scritti: e’ impensabile che la direzione generale non sapesse diqueste eventuali irregolarita’. Ero piu’ un dipendente che un pubblico ufficiale e non ho mai fatto nulla di miainziativa, avevo tutto l’interesse per riscuotere”. Nell’interrogatoruio davanti al giudice Monocratico ha chiamato in causa i vertici della banca F.Z., uno degli esattori di Bologna,attualmente imputato per falso insieme ad una trentina di colleghi per aver redatto nei primi anni ’90 verbali diirreperibilita’ di pignoramento, ritenuti dall’accusa falsamente negativi. F.Z., difeso dall’avv.Carlo Ugolini, ha sempre chiamato in causa la dirigenza della banca e oggi e’ statointerrogato per oltre due ore. ”Siamo stati sommersi da pratiche a cui non riuscivamo a fare fronte – ha spiegato – Nessuno mi ha mai fattoproblemi sulla tenuta dei registri cronologici. L’ispezione fatta nel ’94 dal ministero delle finanze si conclusedicendo che l’esattoria di Bologna era una delle migliori come riscossioni di tutta Italia. Io non mi sono maiaccorto, e nessuno me lo ha mai detto, di fare qualcosa di male. Sono ancora convinto di questo. Al limite si e’ trattato solo di iregolarita’ formali”. La storia del procedimento sugli esattori potrebbe essere la pubblicita’ della macchinosita’ della giustiziaitaliana: l’hanno condotta in tempi e modi diversi sette Pm, e quando il troncone principale s’era chiuso conun’assoluzione, la Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Tribunale per un nuovo processo. Il processo e’partito ma ci sono gia’ stati diversi intoppi.
Non credevo davvero di ritornare a casa felice solo per questo!
SIAMO VITTIME DELLA DISARMANTE IGNORANZA DELLA PROCURA DI LATINA OPPURE ?
Per quanto io ne sappia, ad oggi, sono tre le denunce archiviate dalla Procura di Latina per reato di maltrattamento, ingiuria , malattia professionale, demansionamento, violazione della legge 626/94 ecc…ovvero mobbing. 1) Di Marcantonio Camelia contro l’Inpdap, D. A. contro la Plasmon ed altra persona: vedi pubblicazione Latina Oggi ,del 21 febbraio 2008 , contro un dirigente del tribunale del Giudice di Pace di Latina .
Tutti hanno subito maltrattamenti, ingiurie, una malattia professionale ed altro ma i loro ricorsi sono al vaglio del GIP ( da oltre un anno per Di Marcantonio Camelia) perchè il PM non ha ravvisato alcuna violazione .( sorvolando le indagini quelle vere di cui si serve Guariniello ) Comune denominatore delle tre denunce è che si trovano difronte a controparti potenti e per questo non habbaimo scampo.Nessuna verità emergerà contro di loro per volere dello stesso Procuratore.Onestamente penso anche nella possibilità che siamo difronte ad un fenomeno di disarmante ignoranza di questa Procura di Latina sugli effetti mobbing. Non sa che si può morire in modo non visibile proprio alla stregua di un delitto perfetto, passato inosservato , perchè il mobbizzato non rende visibile all’istante i danni subiti ad occhi nudi , essendo la Procura abituata a vedere le vittime visibilmente menomate dalla perdita di un organo ecc… Dietro la decisione di archiviazione , ripeto senza alcuna indagine specifica , si nasconde il tentativo di farci stancare e di indebolirci economicamente. Per questo sono dell’avviso che il fenomeno mobbing è molto diffuso , più di quanto dicano le statitiche. Ma la stragrande maggioranza delle vittime , lascia prima del tempo, perchè sono ostacolate dagli stratagemma dei Magistrati che favoriscono le controparti “potenti”. .Siamo in molti a subire il mobbing ma non ci viene permesso dal PM di dimostrarlo. E’ questo il grande Problema. E come saprete se del caso il GIP si adegua alla decisione del PM, ( succede spessissimo a Latina ) la parte offesa ( il mobbizzato) non potà ricorrere in Cassazione in questa fase del procedimento.Fatta la legge fatto l’inganno . Questo è il vero problema : Nessuno ti permette di reclamare i mancati riscontri del PM e del GIP che non vedono e non sententono volutamente perchè sanno benissimo di non essere controllati .Ed intanto i nostri famigliari soffrono e le vittime si dannano , si ammalano nell’indifferenza di questo Procuratore che non conosce nè rispetta il diritto di giustizia .
Di Marcantonio Camelia
Dedico tutto il mio immane lavoro alle tantissime vittime di Mobbing che sono state costrette ad arrendersi..
Ho scelto questo articolo per pubblicare sul mio blog la gran parte dei documenti in 77 album “ http://cid-c7f97162c5d89a42.spaces.live.com/ “ e darvi l’ idea delle conseguenze per chi denuncia il Mobbing.
“ DELITTO PERFETTO “
BOSSING DEI DIRIGENTI INPDAP .
La mia non è una storia di semplice mobbing , ma di corruzione se non di mafia . Non dico nulla di nuovo né desta più scalpore il coinvolgimento a questo tipo di reato dei Dirigenti pubblici o Magistrati . Dovrei ,allora, rassegnarmi perché“ fan tutti così “? . Questa non è solo la mia battaglia ma è anche quella di molte altre vittime silenti a cui rivolgo il mio appello di solidarietà per la loro insofferente impotenza. Io ci voglio provare anche per dare speranza a chi ha perso la fiducia verso gli uomini di legge, vicini di casa o colleghi di lavoro. In questa allarmante vicenda sono coinvolti i Giudici della Sezione Lavoro e Procuratore Capo di Latina .Per questo da meno di due mesi ho iniziato a pubblicare le carte processuali: memorie, prove documentali , verbali di udienza, e per finire con le vergognose ordinanze o sentenze che siano. Le stesse che si contrapporranno alla mia verità probatoria mistificata dalle fantasiose interpretazioni dei miei avvoltoi. E’ così che risponderò alle loro visibili contraddizioni e incongruenze servendomi del mio semplice linguaggio che , se tradotto in diritto, può dare ,ugualmente, la giusta valenza giuridica al gravissimo comportamento assunto dai citati Magistrati. Predisposti a delinquere tanto da volermi a tutti i costi condannata ,ingiustamente ,per reato di diffamazione . E’ sufficiente “comprare” qualche testimone anche smemorato. Se poi questi balbetta o si contraddice ci pensa il Giudice a non farlo emergere dal verbale d’udienza .E se il legale solleva l’inattendibilità del teste e/o si palesa evidente la sua falsa testimonianza ,sempre lo stesso Giudice, non procederà come di dovere in difesa del delitto ai danni dello Stato. Sorvolerà! Impotente devo, quindi, barcamenarmi tra i controlli a tappeto , per quanto a me possibile, e gli intrallazzi dei cancellieri della sezione lavoro di Latina …continua sul blog segnalato.
Aiutatemi a far cadere il silenzio intorno a questo ed al vostro caso….
Doverosa correzione dell’articolo di margherita : Aiutatemi a NON far cadere questo caso nel silenzio e non solo per me. Diffondetelo pèrchè sono in gioco false perizie mediche, intorbidimento delle prove da parte proprio delle strutture sanitarie di Latina .Voglio sperare che si tratti di un caso isolato e non riguardi voi. Con tutto il cuore Di Marcantonio Camelia “dimarcantoniocamelia@libero.it”
SONO STATO ASSOLTO!
SETTE CONDANNE E 26 ASSOLUZIONI CON DIVERSE FORMULE (ANSA) – BOLOGNA, 19 SET –
Si e’ chiuso dopotredici anni, di cui tre di dibattimento,
il processo che vedeva imputati 33 esattori della Carisbo accusati di aver redatto,
neiprimi anni ’90, migliaia di verbali di irreperibilita’ di pignoramento falsamente negativi, danneggiando il Ministero delle Finanzee 53 Comuni nell’ambito del servizio di riscossione dei tributi che la banca bolognese svolgeva in regime di concessione perconto di questi enti. Quando scatto’ l’indagine, secondo gli investigatori il meccanismo aveva fatto perdere all’erario a Bologna svariate centinaiadi miliardi di lire. Ieri il giudice monocratico di Bologna, Pierluigi di Bari, ha condannato a cinque anni di reclusione (tre deiquali condonati per l’indulto) i tre funzionari Carisbo responsabili dell’ufficio di riscossione. Quattro ufficiali di riscossione sono stati condannati (pena sospesa e non menzione) a pene che vanno da un anno e quattromesi a un anno e otto mesi. Gli altri 26 esattori sono stati assolti per prescrizione in riferimento ai verbali redatti fino al 17marzo del 1995, e perche’ il fatto non sussiste per quelli compilati dopo quella data. Le condanne, in ogni caso, siprescriveranno in appello. Tutta la vicenda giudiziaria ha avuto un andamento macchinoso: l’hanno condotta in tempi e modi diversi 6-7 Pm diversi.Poi, quando il troncone principale era arrivato a processo, c’era gia’ stata un’assoluzione. Il giudice unico aveva prosciolto gliimputati, perche’ il fatto non sussiste, in seguito a istanze predibattimentali. Ma la Cassazione, a cui aveva fatto ricorso laProcura, aveva rimesso gli atti al Tribunale di Bologna per ricominciare il processo. Poi erano confluiti nel processo altri filonidell’inchiesta. Nel febbraio 2006 era stata respinta dal giudice una questione di legittimita’ costituzionale relativa alla legge exCirielli sollevata dai difensori di tutti gli imputati (tranne uno). L’ultimo intoppo era stato quello di una udienza del filone principale saltato per il mancato deposito delle trascrizioni dellaprecedente udienza. L’indagine principale sugli esattori era cominciata nel ’95 ed era stata condotta dagli uomini dellaGuardia di Finanza. ”Siamo soddisfatti per l’esito del processo perche’ il giudice ha escluso il concorso tra gli esattori e nonha accettato il teorema della prova campione, valida per tutti, ma ha esaminato la situazione caso per caso”, ha spiegatol’avvocato Carlo Ugolini, difensore di quattro imputati. Il Pm Antonello Gustapane, titolare dell’inchiesta, ha voluto ringraziare ilgiudice e gli uomini della pg della Finanza per l’impegno profuso. L’avvocato dello Stato, Fausto Baldi, che rappresental’Agenzia delle Entrate, parte civile nel processo, aveva sottolineato in aula che, fatta salva la responsabilita’ penale dei singoliriscossori, le azioni furono determinate anche dall’azione costante di pressione sugli esattori da parte della Carisbo. (ANSA).
Ho letto con attenzione quanto da te patito e mi rendo conto che denunciare non è (come dicono in tanti) un atto di coraggio,ma un varco su un burrone per suicidarsi. Vivo la tua stessa storia, vittima di mobbing da parte di una dirigente della P.A. di Lecce. L’ho denunciata anche supportata da alcune colleghe, ma le stesse ora parlano di dover vivere bene nel posto di lavoro e molte hanno già detto di non ricordare. Pnsavo fosse una prerogativa della mia città, quella del quadrato intorno ai potenti a scapito di chi vive una situazione disumana. Tutti con la P.A., la P.A. con il suo dirigente, i giudici, Giudici? Ovviamente non con noi. Non è iniziato ancora il processo ed il giudice rinvia senza avviso l’udienza. Mi son sentita fare gli auguri da tanti avvocati i quali mi hanno detto che il giudice che dovrà “giudicare” non ha mai dato ragione ad un lavoratore. Pensa com’è fortunata l’Amministrazione Comunale di Lecce. Sto male e sono diventata una larva umana, non ho nemmeno la speranza che la giustizia faccia il suo corso, ho scritto a Di Pietro, ho scritto a mi manda rai tre, ma nessuno risponde, tutti chiudono gli occhi davanti a chi viene definita pazza sol perchè ha creduto che giustizia ci potesse essere. Cosa fare?Unirci e chiedere a gran voce sotto la sede del Governo una legge seria e la possibilità di ricusare un giudice se palesemente di schiera dalla parte dei potenti. Proclamare la giornata del mobbing e manifestare il nostro disagio. Almeno credo che ciò possa essere utile. Per ora vorrei solo chiudere gli occhi per sempre. Credo che mi licenzierò.
maida
Davanti ad una situazione di mobbing nessuno può permettersi di arrendersi…parlo di chi lo subisce. Sicuramente resistere costa uno sforzo enorme sotto tanti aspetti! Io lo sto vivendo non so più da quanto tempo…e lo vivo in terra siciliana dove, credetemi, è tutto molto più difficile. La mia esperienza, le ricerche, le cause perse, le umiliazioni dovute ai v a r i demansionamenti, le visite psicologiche e neuro psichiatriche mi hanno sempre più dato linfa per continuare a combattere “gli avvoltoi” che indubbiamente stanno più vicini al potere. All’orizzonte, in questo momento, comincio a vedere un nuovo giorno: finalmente un CTU ha riconosciuto nella mia vicenda “una malattia professionale da mobbing”! Secondo me ciò che manca è una corretta informazione su come, eventualmente, affrontare le vicende. Capisco che ogni storia possa essere soggettiva ma uno scambio concreto di informazione (gratuite!!!)tra i “mobbizzati” aiuterebbe sicuramente a soffrire di meno! Secondo me si potrebbe (noi mobbizzati), piano piano, fare in modo che siano sempre meno persone a trovarsi nelle condizioni di maggiore ignoranza per affrontare quelle ignobili situazioni causate dai vari “mobber”. Loro non si arrenderanno mai … e noi neppure!!! Capovolgiamo le situazioni: tanti mobbizzati insieme contro sempre meno mobber. Un saluto che possa rappresentare un incoraggiamento a non mollare. Avrei tante cose da dire ma mi fermo qui ricordando che, per la difesa della propria dignità, l’unica strada percorribile è quella legale e la contemporanea pubblicizzazione di tutte quelle situazioni che tanti vorrebbero tenere nascoste. In questo ho avuto un’idea da Margherita (di cui ho appena letto il commento) e sicuramente La seguirò nel mettere in rete la mia storia. Walter
Buonasera Avvocato,
sono impiegata in uno studio notarile di Bari da 12 anni e sono maltrattata verbalmente praticamente da sempre dalla mia titolare, utilizza spesso e volentieri turpiloqui e frasi molto colorite nei miei confronti oltre ad urlare, manco fossi sorda, per ogni minima cosa.
La mia vita negli ultmi tempi sta peggiorando, non ho più voglia di fare nulla, non ho più voglia di vivere, sono sempre stanca e non vedo l’ora che arrivi il weekend per non vederla e sentirla.
Minaccia spesso di licenziarmi ma non lo fa mai e mi chiedo perchè…
Ho perso il sorriso, la voglia di vivere ma poi perchè, per cosa??? Purtroppo non posso licenziarmi perchè ho bisogno di lavorare e un altro lavoro non riesco a trovarlo.
Cosa posso fare? Devo recarmi ad un pronto soccorso e denunciare questa situazione? Cosa mi consiglia? La prego mi aiuti sono veramente disperata!
Grazie mille, arriverLa.
anch,io sono una mobbizzata e posso dire di essermi rivolta a tutta la giunta comunale di rimini.la finanza mi ha risposto che una rondine non fa primavera.penso che x sconfiggere il mobbing bisogna divulgare far sapere a tutti e non è una cattiva idea di scrivere a mimandaraitre.ma ripeturrondine
noi mobbizzati uniamoci e rendiamo la cosa publica propio su mi mandaraitre intanto.divulgate le vostre avventure anche ai giornali locali.per chi vuole aderire e vuole agire che mi chiami pure e combattiamo insieme.una battaglia se è giusta vale la pena combatterla
Ho scritto il commento n° 17 e vorrei riproporlo alla lettura. Le ns. vicende sono molto delicate e soltanto parlandone tra di noi (attori principali) potremmo trovare una via d’uscita ed un incoraggiamento a proseguire le ns. battaglie. I punti essenziali ritengo siano i seguenti: non abbandonare il lavoro, non abbandonarsi al pensiero “tanto non riuscirò a farcela contro questi stronzi”, acquisire prove delle azioni mobbizzanti (molto spesso non si avranno testimoni), cercare i contatti con i centri ASL Antimobbing della propria zona(io ho avuto un notevole aiuto), avere a disposizione un avvocato che ne sappia parlare (in ultima analisi), avere una pazienza oltre il limite (è questa la parte più difficile…ma ne và della ns. vita e, quindi, ci si deve riuscire), aspettare …che gli “stronzi” siano in difficoltà per … rivendicare i propri diritti alla dignità della propria persona. Detto questo, in attesa di poterne parlare tra di noi, Vi consiglio di leggere un libro molto interessante e divertente nello stesso tempo (a me ha dato molta carica per continuare la mia battaglia): “il metodo antistronzi” di Robert I. Sutton. Saluti cordiali a tutti…Walter
Come stanno andando le vostre cause sul mobbing? Qualcuno di voi ha un datore di lavoro di Ente pubblico?. Mi interesserebbe saperlo per confrontare con le storture dei Giudici che mi sono capitati.Forse è un problema solo mio.
Per anni ci ho pensato e adesso mi sono resa conto che farei un favore agli avvoltoi che rendono la mia vita invivibile. Mi ha fatto demordere la convinzione che farei un grosso favore a chi sta cercando di nascondere la mia vicenda giudiziaria.Ma non vedo l’ora di non esserci più. Nel frattempo lavoro giorno e notte per riuscire a documentare il tormento persecutorio di una persona potente in termini di conoscenze tanto da influenzare l’esito delle sentenze dei di cui ho terminato di raccogliere, finalmente, la documentazione relativa alle vessazioni subite in dieci anni per imperizia anche dei Giudici mi trovo ancora all’inizio del processo . Ma forse la rabbia è tale da avermi salvato dalla voglia di non esserci più.Al momento.
scusate cari mobbizzati io dovrei fare una tesi su questo argomento e vorrei un amano da voi …. vorrei chiedervi se potreste scrivere le vostre storie in maniera più specifica…naturalmente se mi darete il permesso di pubblicarle sulla mia tesi sarà mantenuta la totale privacy se volete…… cvi ringrazio anticipatamente
“Mobber” è una strategia per celare la stupidità. Tutti scrivono la propria biografia, quindi anch’io.. “La vera storia del re nudo” racconto di direttori stupidi. La storia porta alla luce le nefandezze di vita quotidiana all’interno del posto di lavoro. Tutti indistintamente hanno avuto occasione di conoscere ma nessuno ha mei avuto il coraggio di esporli pubblicamente. Lo spettacolo è assicurato, è online qui: http://www.montemesolaonline.it/Laterizi.htm
Reintegrato nell’Arma dopo sette anni di assenza dal servizio: rindossa oggi la divisa
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), ha pubblicato, in data odierna, il ricorso proposto dal vicebrigadiere Tramontano Onofrio, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Liliana Farronato e Stefano Mosillo, contro le sentenza del TAR Lazio che nel 2007 lo collocava in congedo con effetto immediato con la motivazione di aver superato il periodo di 730 giorni di malattia non dipendente da causa di servizio. La vicenda che vede protagonista il suddetto sottufficiale, ebbe inizio nel 2003, quando, in seguito a un malore verificatosi durante il servizio, il vicebrigadiere Onofrio Tramontano rifiutò in un primo momento di essere sottoposto all’obbligatoria visita psichiatrica del CMO di Roma.
Per una corretta informazione, giova rammentare che il Tramontano era impegnato in una operazione sotto copertura per indagine di droga. Tuttavia, senza effettuare alcuna diagnosi, nel maggio del successivo anno, la CMO di Roma considerò Onofrio Tramontano temporaneamente inidoneo al servizio militare sino a quando non si fosse sottoposto ad accertamenti. Intanto, superato il limite massimo di 45 giorni di malattia, il vicebrigadiere venne collocato in aspettativa dall’amministrazione per motivi sanitari, con conseguente intervento del TAR. Nonostante la successiva sottoposizione a visita medica presso la CMO che certificava l’idoneità alla ripresa del servizio e a un’ulteriore attestazione medica rilasciata da una struttura pubblica, il TAR dichiarò improcedibile la domanda di annullamento richiesta dallo stesso interessato e rigettò la connessa domanda di risarcimento a motivo della mancata tempestiva impugnazione dei verbali e delle comunicazioni precedenti, considerati atti autonomamente lesivi. Dopo sette lunghi anni di attesa e speranza, la sentenza del Consiglio di Stato ha oggi accolto l’appello presentato dal vicebrigadiere avverso la sentenza TAR Lazio del 2006, stabilendone l’immediato reintegro nell’Arma dei Carabinieri. I due legali difensori hanno fatto valere i diritti del loro cliente insistendo infatti sull’ingiustizia subita nel considerare l’arco temporale intercorso tra il verbale di mancata sottoposizione a visita e la ripresa del servizio, quale assenza per malattia. Carabinieri d’Italia Magazine è stata l’unica testata giornalistica a seguire il caso e la prima a
dare la notizia alla stampa. In esclusiva nel prossimo numero del periodico Carabinieri d’Italia Magazine, sarà pubblicata l’intera intervista.
FONTE: Catia Rizzo da “Carabinieri d’Italia Magazine”