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Siamo tutti italiani allo stesso modo?

  

Sign. Ministro Brunetta, sono docente insieme a mio marito e dopo aver subito 10 anni ciascuno di precariato con ingenti somme di denaro spesi annualmente perché imposte dalle circostanze (master, corsi di perfezionamento, ssis), e un mese in ospedale con la pancreatite pagata al 50% perché precaria, finalmente di ruolo, compriamo casa e formiamo una famiglia con tre bei bambini.
Chiedo se non va in contraddittorio la sua forma punitiva di decurtare parte dello stipendio in caso di malattia con le recenti raccomandazioni concordate tra il ministero della salute e dell’istruzione riguardanti la gestione dei casi d’influenza pandemica che dicono:
“RESTARE A CASA QUANDO SI È MALATI
Gli studenti e il personale scolastico che manifestino febbre o sindrome simil-influenzale*
(*generalmente febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari e articolari, brividi, debolezza, malessere generale e, a volte, vomito e/o diarrea) devono responsabilmente rimanere a casa nel proprio ed altrui interesse, ed è consigliabile contattare il proprio medico o pediatra di famiglia, quando i sintomi persistono o si aggravano.
I VANTAGGI di tale misura sono:
evitare l’insorgenza di complicanze dell’influenza per la persona che ne è affetta; evitare di contagiare altre persone (tra cui persone che appartengono a categorie a rischio di sviluppare gravi sequele);
limitare e/o circoscrivere il diffondersi dell’evento morboso
La riammissione alla vita di comunità è consigliabile dopo 48 ore, e comunque non prima di 24 ore dalla scomparsa della febbre, salvo diversa indicazione da parte del medico. ” Voglio sottolineare che negli anni senza decreto Brunetta siamo andati a scuola anche con febbre e influenze persistenti per senso di dovere, adesso mi fa rabbia pensare di dover restare a casa e perdere parte di stipendio con un grosso mutuo da pagare, considerando che i nostri stipendi sono tra i più bassi d’Europa a fronte degli stipendi dei politici (compreso il suo “caro Brunetta”) che invece sono i più alti d’Europa. Non stiamo tutti nella stessa Italia? Prof. ssa Costantino Giusy

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