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Sanremo Roulette: Carlo Conti “sbianca”! – Commedia Italiana

di Seneca

ATTO I – Il Palco della Fortuna (o della Sfortuna)
Sul palco dell’Ariston, Carlo Conti sfoggia il suo sorriso color mogano, quello che potrebbe illuminare un blackout nazionale. Presenta la signora Gianna Pratesi, 105 anni, che avanza come un monumento vivente alla storia d’Italia.
Il pubblico applaude, i fiori profumano, l’orchestra sorride. Tutto sembra perfetto.
Ma dietro le quinte, la Fortuna, personificata come una signora con occhiali da sole e cappotto leopardato, osserva Conti e sospira: «Ragazzo mio, oggi ti salvo io.»
Perché se la Pratesi, invece di dire «vengo da una famiglia tutta di sinistra», avesse detto «mio padre era una camicia nera della prima ora», Conti sarebbe già stato trasferito d’ufficio… al Catasto di Poggibonsi.
ATTO II – Il Thriller che non fu
La scena si svolge come un finto giallo politico-mediatico.
La Pratesi parla del voto femminile, della Repubblica, della sua famiglia antifascista. Conti, sudato come un ghiacciolo in agosto, inizia a “sbiancare”: annuisce con la stessa intensità di un uomo che sta negoziando la propria libertà condizionata.
Nel frattempo, in un ufficio romano, la presidente della Commissione di Vigilanza Rai, On. Barbara Floridia personaggio di spicco del M5S, è pronta a convocare una riunione straordinaria con un unico punto all’ordine del giorno:
«Radiazione perpetua del conduttore Carlo Conti da ogni incarico televisivo, presente e futuro”…se la Pratesi aggiunge una sola frase che non garantisca una totale appartenenza ad una famiglia integralmente di sinistra»
Motivazioni previste:
«Avrebbe dovuto sapere.»
«Non si invita chiunque.»
«La Rai non può permettersi certe leggerezze.»
«Qualcuno deve pagare.»
E chi meglio di Conti, simbolo nazionale di sorrisi rassicuranti? Sarebbe stato perfetto da sacrificare sull’altare ideologico della purezza della sinistra!
ATTO III – La Bomba Genealogica (che non esplose)
Immaginiamo la scena alternativa.
La Pratesi prende il microfono. Sorride. Ringrazia. E poi dice:
«Mio padre era un gerarca fascista, e ne vado pure fiera!»
Silenzio. Un violino si spezza da solo. Un tecnico sviene. Conti si pietrifica come un Moai.
I social diventano un rogo digitale. I talk show aprono speciali d’emergenza. La Commissione di Vigilanza si riunisce in diretta streaming. Conti viene proclamato capro espiatorio nazionale.
Ma nulla di tutto questo accade. Perché la Pratesi, per pura mancanza di tempo, non sgancia nessuna bomba genealogica.
E Conti, miracolosamente, resta in tv.
ATTO IV – Il Retroscena (quello vero… forse)
I bene informati sussurrano che Conti, non essendo uno sprovveduto, da una settimana interrogava genealogisti, archivisti, parroci e forse anche il gatto della Pratesi.
Risultato: Era in una botte di ferro! Una bandiera dell’ “A.n.p.i” sventola ancora, lavata e stirata, come nuova sul balcone di casa della sig.ra Pratesi. Conte ha la foto salvata nel suo I.phone.: un lasciapassare per potere condurre indenne il prossimo Festival di Sanremo!
La vera fortuna di Conti non è il talento, né la simpatia. È che la Pratesi, presa dall’entusiasmo del 1946, non ha avuto il tempo materiale per trasformare il palco in un tribunale politico.
Un minuto in più, e Conti oggi sarebbe:
impiegato al Catasto,
con badge magnetico,
e pausa caffè alle 10:30.
ATTO V – Epilogo: L’Italia che si indigna (a comando)
In un Paese dove la colpa è sempre del presentatore, Conti esce indenne. La Pratesi torna a casa, probabilmente senza busti compromettenti sulla scrivania. La Fortuna si accende una sigaretta e dice: «Anche stavolta è andata.»
E da qualche parte, sul divano, Andrea Pucci guarda la scena e pensa: «Questa la racconto a Zelig.»
Nel frattempo, Crozza prende appunti.
Sipario.

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Categorie: - Attualità - Riflessioni

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