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Risolvere la crisi senza spendere un centesimo

CRISI ECONOMICA
COME UN NORMALE CITTADINO VEDE LE COSE.
L’attuale problema in Italia è la ripresa economica e come fare per incentivarla.
Per avviare l’economia bisogna agire coraggiosamente con interventi anche impopolari ed avere la
determinazione e rapidità di azione.
Non si può perdere tempo.
Non serve creare incentivi mirati alla assunzione agevolata se il lavoro non c’è.
E’ il lavoro che manca, non il posto di lavoro!!
I posti di lavoro persi non possono più essere recuperati dalla stessa fonte che li ha creati.
Le imprese, gli operatori economici e le attività produttive, a fronte di questa crisi, hanno dovuto chiudere l’attività o per necessità o per disperazione; e non avranno alcuna possibilità di riprendersi.
Le attività che hanno resistito alla crisi, per sopravvivere, sono state costrette a ristrutturare tempestivamente, il loro impianto produttivo con la scelta inevitabile della riduzione delle spese, intervenendo principalmente sul personale e sulle spese di mano d’opera (costi prevalenti per qualsiasi attività) e successivamente sull’innovazione degli impianti e delle strutture.
Questo è quello che avrebbe dovuto fare anche il governo come primo intervento:
RIDUZIONE DELLE SPESE.
Ormai le attività produttive sopravvissute hanno già impostato il loro schema operativo con ristrutturazioni che non prevedono ulteriori impieghi di personale, anzi in molti casi saranno ancora ridotti.
Stiamo passando dal PANTANO alle SABBIE MOBILI, a meno che non succeda qualcosa di straordinario ed imprevedibile.
Il tentativo ultimo del governo che pensa di incentivare le assunzioni con esenzioni fiscali è ancora una volta la scelta sbagliata che produce ancora più debiti e non risolve il problema, anzi, questo provvedimento sarà utilizzato e sfruttato per ulteriori speculazioni ed arricchimenti pseudoilleciti di pochi. ANCORA SPESE INUTILI !!.

IL SOGNO DEGLI ITALIANI
La soluzione non sta nell’agevolare l’assunzione di personale, ma nel creare lavoro.
Gli italiani sono un popolo di lavoratori e vogliono lavorare, ma vogliono anche creare qualcosa che gratifichi il loro lavoro.
In pratica, vogliono vedere il frutto del loro lavoro e fanno del tutto per
raggiungere il loro obiettivo.
LA CASA E’ il primo obiettivo che il cittadino italiano si propone; il secondo è LA RENDITA.
Bisogna operare sul sogno degli italiani e non solo su quello delle imprese.
E’ il cittadino il protagonista che può dar corso alla ricrescita e nessuno deve obbligarlo.

RAPIDA RIPRESA SENZA SPENDERE UN EURO
Bisogna capire da dove partire per comprendere la soluzione.
ABUSIVISMO – La piaga dei Comuni.
Non per giustificare l’abusivismo, ma per capire il perché del suo esteso sviluppo.
Fino a quando è stata in vigore la Legge Ponte (L. n. 765 del 1967) che permetteva la costruzione nei centri abitati un volume massimo di 1,5mc/mq. e mc. 0,10/mq. nel restante territorio, non si è mai parlato di abusivismo, (forse, in edilizia, il termine ancora non esisteva).
Questo perché, permetteva, anche in misura ridotta, alle imprese di costruire e ai proprietari, che avevano un piccolo appezzamento di terreno, di realizzare il loro SOGNO; in effetti chi possedeva un terreno di 3000 metri poteva costruirsi liberamente, con la licenza edilizia, una villetta di 300 mc., (circa 100 mq. di abitazione).
Il contadino o l’operaio o chiunque aveva anche un terreno di 1000 mq. poteva realizzare un piccolo locale di ricovero attrezzi o piccola abitazione di circa 30 mq.
Nessuno pensava di costruire abusivamente.

SOPRUSI:
La legge Tupini del 1949 introdusse l’esenzione per 25 anni delle imposte sugli immobili; rappresentava un premio per chi costruiva la casa per la propria famiglia.
La legge ponte permetteva l’edificazione su tutto il territorio, anche se in misura ridotta.
Dopo l’approvazione ed adozione dei Piani Regolatori e il malaugurato intervento delle Regioni che hanno dominato su tutto il territorio con restrizioni ed obblighi imposti ai Comuni, i cittadini, in breve tempo (1971-1973) si sono ritrovati nella impossibilità di realizzare il loro SOGNO.
Giovanni che aveva visto costruire, dal suo vicino, nel 1969, una bella villetta in collina, con vista sul mare, ha subito iniziato a risparmiare per accumulare la somma necessaria per costruire la sua casa e realizzare il suo sogno, ma ahimè, con l’adozione del Piano Regolatore, tutto è cambiato.
Giovanni non ha potuto più costruire e deve aspettare l’adozione del Piano Particolareggiato, che ad oggi, anno 2013, non è stato nemmeno commissionato.
I cittadini si sono sentiti defraudati dei propri diritti e penalizzati anche dal fatto che per questi terreni sono costretti a pagare anche l’IMU.
Il Comune, la Regione, la Provincia e decine di Enti, gestiscono il territorio, spesso in competizione tra loro per valorizzare il proprio dominio e spesso con notevoli interferenze e contraddizioni.
Tutto a danno del cittadino a cui bisognava garantire dei diritti.
Lo stato ha tolto ogni diritto, non permette di esercitare liberamente il diritto a costruire.
I cittadini hanno lavorato sodo per accumulare il capitale destinato alla costruzione della loro casa, ma sono stati costretti ad acquistare case in condominio, frutto della speculazione edilizia, permessa solo alle imprese edilizie, favorite anche dalle leggi restrittive e maldestramente applicate.
Ma chi non aveva la sufficiente disponibilità economica per poter acquistare la casa, aveva contato sulla costruzione in proprio anche di una piccola abitazione.

LA REAZIONE – l’abuso
E’ pur vero che si sono verificati degli abusi speculativi, sicuramente da condannare, ma la costruzione della propria casa è un diritto che non si può negare ai cittadini.
Chi non ha voluto cedere a questi soprusi, ha avuto il coraggio di infrangere la legge costruendo abusivamente.
Ma i problemi non sono stati pochi perché, per ottenere la concessione in sanatoria, oltre alla documentazione, pagamento dell’oblazione, danno ambientale, oneri di urbanizzazione, diritti vari, la casa è venuta a costare il doppio. Per alcuni c’è anche il rischio di vedersi negata la sanatoria, dopo aver pagato tutto, accatastato l’immobile e pagato per oltre 20 anni, le tasse, l’ici-IMU, spazzatura e fognatura.
E tutto questo per “realizzare un sogno”.!!

RIDIAMO IL SOGNO AI NOSTRI CITTADINI – in cambio risolleveranno l’Italia
Ecco la soluzione non innovativa, ma coraggiosa!!
Facciamo un piccolo passo indietro, a quando le cose andavano meglio.
Ripartiamo con alcune disposizioni della Legge Ponte per permettere, a chi possiede un appezzamento di terreno, di costruire con l’indice di 0,10 mc/mq, in deroga a tutti gli strumenti urbanistici in vigore, sia locali che regionali, limitando le costruzioni ad una sola unità commerciale, o per uso non abitativo oppure abitativa e di non oltre 150 mq. da
sviluppare al massimo in due piani e per uso proprio (evitando così le operazioni speculative).
Senza aggiungere limitazioni se non quelle previste per i beni vincolati singolarmente e per le zone già individuate ad alto rischio ambientale, e tutto comunque senza distinzioni o agevolazioni.
Questo provvedimento metterà spontaneamente in moto, da subito, un meccanismo a catena che coinvolgerà tutte o quasi tutte le attività artigianali, industriali e di impresa, creando una notevole massa di lavoro ed occupazione.
Tutto senza impegnare un solo centesimo.
(Forse è troppo semplice per non averci pensato!!!!)

LE LEGGI – semplicità
Ogni volta che si emana una legge, il risultato prodotto non è mai quello sperato, spesso si produce l’effetto contrario.
Leggi troppo complicate nell’attuazione, troppi distinguo tra categorie, soggetti, enti, persone, ecc. (Chi paga, chi non paga, chi deve il 50%, chi il 25%).
Le leggi devono essere semplicissime, espresse in pochi articoli comprensibili da tutti, applicabili ed uguali per tutti, senza ECCEZIONI.
(E’ sulle eccezioni che si produce evasione, elusione, truffa, abuso, speculazione, ecc.).
Ad esse andrebbero allegati chiari regolamenti attuativi.
Se è indispensabile fare delle eccezioni, si può emanare una specifica successiva legge solo per determinati casi, ma sarebbe meglio non farlo.
Se è necessario modificare una legge, se ne fa un’altra con le modifiche e si abroga la vecchia.
Sembra così semplice!!!
Se si prova a leggere una legge dopo pochi articoli non si capisce niente a causa dei continui riferimenti ad articoli, commi, righe, citate da altre leggi.
(Lo fanno apposta?)
Nino Mototur

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