Rancore, insoddisfazione, alienazione: cosa ci faccio qui?
Ho bisogno di qualcosa che mi scrolli di dosso questo senso di inadeguatezza. Qualcosa di forte. Un cambio radicale,e non so da dove cominciare. Io non mi sento più io. O meglio, io non mi sento più parte del mondo in cui vivo.
E’ tutto troppo impegnativo e frenetico e io non riesco a sostenerlo. Sto bene solo quando sono nella pace di un parco deserto,o in riva al mare d’inverno con le onde davanti a me e nessuno intorno, o a guardar volare i gabbiani nel silenzio, a vedere come si muove un riccio in libertà, un topolino che scappa…
Sto bene quando ho questo genere di semplicità,che fa a cazzotti con le necessità che la vita ci impone. Questa vita. Questa vita che non riesco più ad apprezzare. Non riesco più ad amare.
I tempi sono cambiati ma io sono rimasta immobile. In un concetto di vita forse senza tempo. Forse una vita che non è mai esistita.
Cerco la mia posizione e non la trovo. Mi sento forse un po’ francescana,se non fosse che non mi sento cattolica ma piuttosto protestante. Ma trovo pace solo nel nulla.
Ogni volta che mi ritrovo in questo mondo,in manifestazioni di questo mondo,a contatto con persone di questo mondo,mi sento alienata,e assetata di invidia,voglia di avere sempre di più,insoddisfazione. E’ come se venissi risucchiata in quel vortice che ci circonda,il vortice del consumismo,degli stereotipi,dei falsi valori. Io ne sono vittima quando sono in mezzo a quel mondo.
E ora vorrei non esserne più vittima,trovare un a mia dimensione,che non riesco a trovare. Per me è troppo tutto questo.
Sogno un mondo di ideali e collaborazione. O forse sogno un mondo senza persone. Mi chiedo chi sono e cosa voglio e non trovo risposta,perché inevitabilmente mi sento confusa…quel che sembro volere non fa parte di questo mondo,e non saprei dove cercarlo.
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Categorie: - Me stesso
17 commenti
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Ciao… ogni tanto capito su questo sito ma non rispondo quasi mai, perche’ tanto tutte le lettere trattano argomenti cretini che si ripropongono identici ogni giorno da quando esiste questo sito, magari in chiave diversa, ma comunque sempre uguali. Nella tua lettera mi son ritrovato. io sono come te figlio del nulla. trovo pace solo quando sono distante km dalle persone, trascorro anche mesi in totale solitudine, finche’ delle volte quasi mi esaurisco e tento di riavvicinarmi al mondo che tanto odio. beh. la felicià è felicià solo se condivisa, e per quanto tu possa voler rimanere sola, avrai sempre qualcosa che ti manca, una persona vicino. In bocca al lupo amica mia. se vuoi leggi la lettera che ho scritto proprio l’altra sera, piu’ o meno il tema è questo, si intitola ”Ribelliamoci a noi stessi” la trovi sulla prima pagina. E comunque solo tu conosci il valore del nulla, è una cosa molto profonda, ed una volta conosciuto è difficile riabbracciare il tutto, quello proposto dal sistema urbano: lavoro/famiglia/mutuo la triade che va a braccetto con la triade passato/presente/futuro. io metterei una bomba proprio in mezzo ai meccanismi del cronos, ma ho capito che la bomba la devo mettere dentro di me e rivoluzionare la rivoluzione stessa, in nome dell’Ucronia e dell’utopia, cambiare radicalmente e avventurarsi nel territorio dell’improbabile. ci vuole coraggio per spingere l’accelleratore proprio verso quel nulla di cui parli, sacrificando tutto quello che abbiamo, senza paura. Parto in Guinea tra pchi giorni e preferisco morire li a 25 anni, che campare qui sino ad 80. Ciao, Aleramo
Veramente parti a 25 anni? è incredibile. Ci vuole veramente un coraggio immenso. Io me ne sto qui a 26 a progettare,pensare cercare di capire.
In realtà non sono sola,non parl
o di solitudine in senso stretto. Sto bene quando sto lontano da questi finti valori che ci bombardano addosso costantemente. Ho un ragazzo che amo,e che mi ama. Ci siamo ammazzati di sacrifici per salvare un coniglio che poi è morto comunque. La gente,se sapesse quanto ho pianto,mi prenderebbe per pazza.
Ma io sono questo. Io ho voglia di ritrovare la semplicità senza lasciarmi contaminare dal caos di questo mondo frenetico. Vorrei mollare tutto in nome di questo.
Sto pensando di prendere l’attestato di madrelingua inglese per poter essere utile altrove. C’è bisogno di chi insegni in Africa ad esempio. Forse è lì che voglio andare,chissà. Ma voglio cambiare,cambiare qualcosa,cambiare la vita,il concetto stesso di vita.
Per non ritrovarmi a morire magari anche a 100 anni,ma con il rimpianto di non aver mai vissuto.
Teniamoci in contatto
dreamer, hai 26 anni e senti vuoto e indifferenza intorno a te? e la cosa più banale che possa capitare,rispetto alle schifezze del mondo di oggi!
Sei indecisa e traballante anche spiritualmente, allora azzardo un pensierino sul tuo stato. Non sai chi sei, perché sei qui.
Credi di saperlo, è banalmente facile dire che il mondo non ci piace.
Bene. Il giorno che avrai assimilato a fondo il concetto che di questo mondo che non va, ci sei anche tu a farne parte, avrai fatto il primo passo importante, il secondo consisterebbe nel prendere atto dei tuoi pregi e difetti, rimescolare il tutto e tornare alla domanda iniziale: che ci faccio qui? non ne caverai un ragno dalla tela se non cominci ad interrogarti e dipanare la matassa dalla quale ti senti avvolta.
Potrai trovare qualcosa di te stessa solo con la spiritualità, non parlo di religioni, parlo di calcolo delle probabilità. Alla mia veneranda età (che pena arrivarci!)ho cominciato a leggere di filosofia, ho inserito il mio nome in questa disciplina? E sono cominciate ad arrivare le risposte! Quanto ho maledetto il tempo sprecato! Se qualcuno mi avesse dato una spinta, avrei cominciato molto prima…comunque…meglio tardi che mai! Ciao
Grazie Ciro…
sono appassionata anche io di filosofia…più che appassionata,direi che sono interessata,e leggo spesso qualcosa…senza badare a nomi,prendendo per me concetti e riflessioni. Anche questo fa di me un’estranea.
Di questo mondo,ne faccio parte anche io,ne sono consapevole. Per questo,io non posso abbandonare le redini,ma devo andare avanti.
Mi guida la celebre frase di Gandhi: “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Ecco,quella mi guida,l’intera riflessione Gandhiana mi guida,la non violenza,la rivoluzione passiva,sono messaggi che ho dentro di me e cerco di seguire.
Solo che a volte è dura questa solitudine,sebbene io abbia un ragazzo che amo,fa male vedere quanti amici,o meglio,persone che consideravo tali,giacciono all’altro lato della staccionata. E io devo accettare di perderli,perché devo scegliere fra la mia identità e loro.
Ciao sognatrice,
dirti ti capisco penso che sminuirebbe il valore della tua lettera, per cui preferisco non aggiungere nulla di empatico, ma darti qualche piccolo scrocio di riflessione.
Dici che ti serve un cambiamento radicale, scrollarti via questo mondo pericoloso e pericolante. Il vero cambiamento devi farlo dentro di te. Seneca diceva che andando in capo al mondo o restando qui, se non sei felice qui non lo sarai neanche là. Perchè a men che tu non abbia un lavoro che non sia prima di tutto la tua passione, la vita è fatta di routine.
La realtà che abbiamo attorno è deludente, lo so. Un gioco di specchi dove i legami sono misurati da quanti amici hai su fb. Ma tu fai parte di questo mondo. Ci sei. E hai la possibilità di mandare tutto a puttane oppure cercare di fare qualcosa di buona. E, bada bene, alla fine sarà non per qualcosa, ma per qualcuno..
Allora, due cose. Una per metterti un pò di buon umore, e quindi ascoltati questa a tutto volume: rudie can’t fail! http://www.youtube.com/watch?v=143_EdLpSYI&feature=related
L’altra, guardati se non l’hai già visto il film into the wild. Chris parte fuggendo dalla società, ma poi capisce che è la condivisione la chiave di volta di tutto.
Un bel respiro, rimboccati le maniche e vivi qui ed ora.
Ciau
Grazie 🙂
Sai, per ora, il mio lavoro mi piace, è nel sociale, con ragazzi disabili, creatività, speranza, persone con disagi, bambini. Adoro questo lavoro,ma non mi basta. E’ come se sentissi che c’è altro che devo fare, altro da cambiare.
Sono molto confusa…a tratti penso che vorrei partire in Africa, a insegnare inglese. Lì ce ne è bisogno. Eppure ho paura di abbandonare la mia realtà…
Non capisco molto…
Ciao dreamer 🙂 Non so proprio che consigliarti quindi penso che non ti sarò troppo utile. Però mi ritrovo tanto in te e nelle tue sensazioni e anche io ho 26 anni. E anche io studio e lavoro nel sociale :)) Però ancora non mi chiedo che ne sarà di me, perchè devo terminare ancora l’ uni e poi partirò da qualche parte forsenonloso 🙂
Personalmente sono sempre stata una persona tranquilla, troppo tranquilla. Quindi fuori da tutti i giri dei miei coetanei, e mentre loro pensavano alle disco o chessò ad ubbriacarsi come le scimmie io passavo i miei pomeriggi in biblioteca, a divorare libri su libri. E quei libri mi entravano dentro, e ogni libro diventava parte di me. Ogni libro mi salvava dalla mia realtà familiare difficile, ed era il mio spazio di normalità, dove potevo conservare e vivere la mia naturale tranquillità, che veniva turbata in famiglia. E che viene turbata ancora oggi, nonostante i kilometri che ho messo tra me e loro. Loro che sono parte di me, ma che mi distruggono allo stesso tempo, e che mi richiedono troppa energia, che mi fanno piangere come nessun’altro, eppure non lo sanno. Scusami Dreamer, è davvero una seratina no questa hihihi e so che non ci capirai tanto! Ma non parlo mai a nessuno dei miei e di quello che mi porto dentro. Penso che sarà sempre sempre così, come dice la canzone di mila e shiro! E la voglia che porta me a scappare è solo questa: avere una scusa per non tornare più. Ma temo che nonostante i kilometri tutto ciò lo porterò sempre dentro, e come in queste sere, il peso sarà più opprimente.
Anche se non lo capiamo e non lo condividiamo, siamo figlie di questo tempo. E probabilmente il solo fatto di riuscire a generare certi pensieri è dovuto all’ambiente di cui siamo impregnate, chi lo sa 🙂 Io per ora mi faccio poche domande e cerco di non turbare ulteriormente la mia tranquillità naturale… Come lessi da qualche parte, cerco di “seguire l’onda”. Mi hanno sempre affascinata le conchiglie, che si fanno trascinare e di qua e di là dalle onde, dalle correnti. Però intendo qualcosa di diverso dall “essere in balìa degli eventi”… E’ piuttosto un seguire il flusso, perchè ci sono troppe robe che non possiamo scegliere, o che crediamo di scegliere ma non scegliamo. E non possiamo farci niente! Ma per tante altre si che possiamo far qualcosa… La massima di Ghandi è geniale e mi è entrata dentro anche lei appena la lessi, e cerco di applicarla ogni giorno, e mi fa stare bene! Perchè riesco ad essere quel cambiamento e tante volte mi rendo conto che ciò fa la differenza! Mi permette di non nascondermi dietro al “eh si ma lo fanno tutti e io mica che sono fessa eh!”… Dreamer, se vuoi andare in Africa a insegnare l’inglese, fallo! Ma non farlo solo perchè ci hanno inculcato che in Africa soffrono e ne hanno bisogno. C’è tanto, troppo bisogno anche qua, sotto casa nostra. Non riesco a spiegarmi purtroppo! Sono stanca e ora proprio non ce la faccio, ma tornerò e scriverò presto. Un sorriso sincero e grazie 🙂
Ciao dreamer eccomi qua, spero che leggerai e mi dirai che ne pensi 🙂 Continuo il discorso sull’Africa… Sai io penso che in quei paesi non ci dobbiamo proprio andare, perchè li abbiamo già rovinati abbastanza… E’ per colpa nostra che si trovano in quella situazione disastrosa, e tanti ci speculano sù. Io ho sempre avuto amici africani, e tanti mi dicevano che non è proprio così dappertutto, con i bimbi che muoiono di fame ecc. Certo non sto dicendo che stanno da dio, questo è sotto agli occhi di tutti, però nel momento in cui li riteniamo bisognosi del nostro aiuto (quindi ci poniamo come superiori, irrimediabilmente) loro si trovano in un continuo stato di minorità, diciamo così, e non portanno mai prendere in mano le redini del proprio futuro, non potranno mai decidere una LORO direzione, che non sia uguale alla nostra, perchè noi mica andiamo tanto bene. Siamo una società di schizzati dove contano i soldi e basta, siamo una società di indifferenti e autocentrati. Noi li dobbiamo lasciare in pace, io sono di quest’idea. Anche qua c’è tanto da lavorare, scusa se mi permetto di farti sti discorsi! Qua ci stanno tanti immigrati che non sanno parlare l’italiano perchè nessun italiano ci parla. E’ così, sento gente che sta da anni in Italia e fa ancora errori banali. Invece quando uno fa un errore lo si dovrebbe correggere, per il suo bene; e poi se non aprla bene l’italiano ha meno strumenti per difendersi dalle fregature e da chi lo vuole sfruttare… Insomma è tutto uno strano circolo vizioso. Per questo dicevo che si può fare tanto anche qua, si può lavorare per la pace, ogni giorno, per migliorare, sempre. Anche se si pensa di far poco nel proprio piccolo paesino, è gia tanto e può essere la miccia che innesca la rivoluzioneeeee 😀 Aaaah, si, mi passerà anche a me la voglia di fare sti discorsi così ottimistici e megalomani 😀 Ti saluto ancora dreamer… You may say I’m a dreamer… but I’m not the only one… :)) ciao!
Ciao Dolcevita,
vado di frettissima quindi rispondo brevemente alla tua risposta sull’Africa. Non mi pongo affatto da superiore,anzi. Penso che vi sia spesso molta povertà dovuta all’ignoranza che crea disorganizzazione. Tenere le persone nell’ignoranza è un ottimo modo per sottometterle. Il dono della parola è un dono prezioso, eppure, per quanto possa sembrarci scontato, non lo è. Ci sono moltissime persone che questo dono non lo hanno,non hanno le capacità di esprimersi. Non hanno la conoscenza dei loro diritti. Non hanno neanche la capacità di formularli.
Tu credi ci sia molto lavoro da fare anche qui,sono d’accordo con te, ma non parlo dell’immigrazione. Il lavoro da fare è tantissimo e vario, ma per quanto riguarda l’immigrazione, io sono del parere che favorirla sia una sorta d’ingiustizia. Vorrei, a volte, quando mi prendono gli sprazi di coraggio, andare lì per far partire da lì il cambiamento. Offrire lavoro qui, integrazione,etc…credo siano utili solo a breve termine. Sono essenziali per rendere il “soggiorno” qui quanto meno decente. Ma credo si debba mirare a rendere questo soggiorno temporaneo. E sono quasi sicuro che è ciò che vorrebbero anche loro, poter tornare nella loro terra, da cui sono andati via per poter sopravvivere. Creare possibilità lì,credo sia l’unico modo per davvero riportare un certo equilibrio.
Scappo,ma scriverò di più a breve 🙂
Ciao Dreamer 🙂 Capisco, scusami non intendevo assolutamente che sia te a sentirti superiore, no nulla tutto ciò. Intendevo qualcosadi più generale, proprio è l’impostazione nostra di base che ci fa pensare così! Per quel che dici, dell’immigrazione, non penso sia una forma di ingiustizia, perchè noi abbiamo bisogno di loro, il nostro paese non cresce e loro sono la nostra grande opportunità. Contando anche che spesso fuggono da situazioni di guerra o sono perseguitati nei loro paesi… Poi l’Africa è così immensa che un dscorso generico non rende l’idea… Anche se penso che molti, avendo delle opportunità, non sarebbero mai andati via! Hai qualche idea in particolare sul da farsi? Ciao dreamer :))
Beh si hai ragione,è sbagliato generalizzare,andavo di fretta e ho scritto semplicemente Africa. Intendevo comunque un qualunque paese del terzo mondo. Il terzo mondo è quella fascia di mondo che ha le risorse ma non sa sfruttarle. L’Africa,alcuni paesi dell’Africa,vi rientrano. Il quarto mondo manca proprio di risorse,e allora in quel caso,il discorso diviene diverso.
Ma il terzo mondo,le risorse le ha,solo che vengono sfruttate dai paesi che hanno più mezzi per farlo,e per questo il terzo mondo si impoverisce pur essendo di base,ricco. Il punto è che l’immigrato viene da noi,e nel 99 percento dei casi viene sfruttato e sottopagato. Questo perché l’immigrato si accontenta,perché abituato a molto meno e perché al suo paese,quei soldi valgono molto di più.Ma in ogni caso viene sfruttato spesso per arricchire il nostro paese. Che poi non si arricchisce comunque dal momento che l’immigrato sfruttato “ruba” lavoro all’italiano. Alt,non è una lotta contro l’immigrato,è una lotta contro lo sfruttatore. Se il salario minimo di un operaio italiano è un tot, non vedo perché l’immigrato debba prendere meno. Comunque, anche se non venisse sfruttato,lavorerebbe per “noi”,per arricchire il nostro paese,e la sua “ricchezza” sarebbe solo momentanea. Guadagna in Italia,sopravvive e manda i soldi alla famiglia. Ma il suo paese resta quello che è.
Idee specifiche non ne ho,sto cercando di studiare il campo in questione. Ma una delle piaghe è l’analfabetismo e l’assenza di una valida istruzione. Menti che sono molto valide vengono strappate alla loro terra e impiegate altrove,perché non vi sono alternative nella loro terra. L’ideale sarebbe dare i mezzi per rivalutare la propria terra, e riprendersi ciò che gli appartiene. Del resto, io non vedo perché se l’Africa è così ricca di materie prime,dovremmo sfruttarle noi europei. E’ un gioco di potere che si basa su questo.
Dreamer, stiamo esprimendo lo stesso pensiero ma io non sono stata chiara. Come dicevo nel mio secondo intervento, purtroppo son discorsi che vanno al di là del potere di singole persone. Si tratta di interessi economici enormi, e quando ci sono tali interessi le vite degi esseri umani passano in secondo piano e vengono sacrificate a dio denaro. Il terzo mondo come dici te è tale perchè così deve essere: è su questa grave disuguaglianza che si basa la ricchezza dei paesi del primo, di mondo. Nessuno ha interesse a risolve questa situazione, ecco quello che intendevo dire. I paesi com l’Africa hanno grandi risorse ma vivono nella povertà, perchè quelle risorse vengono sfruttate appunto da noi. Chi va contro tutto ciò si mette contro un gigante. Io penso che lo si debba fare, ma non con la stessa logica del “noi che gli diamo la possibilità di”,perchè così c i mette sempre nella stessa logica, io su e te giù. Penso piuttosto che si debba lasciare che il popolo africano e ogni altro popolo del cosiddetto terzo mondo trovi la sua strada e decida da sè dove voglia andare. Il mio ideale (forse ancora più utopico) sarebbe dare loro quel che decideranno di chiedere. Non quello che noi pensiamo gli serva secondo a nostra logica, oppure dargli le continue elemosine, o pozzi in cambio di conversioni alla religione cattolica. Piuttosto io sono dell’opinione che si debbano sostenere e aiutare le iniziative che partono dal basso, quindi da chi abita e costituisce quel popolo, come questo ad esempio
http://mag.wired.it/rivista/storie/2011/07/27/la-formula-della-pace-piu-scuole-meno-bombe.html
oppure questo progetto http://mag.wired.it/rivista/start/2011/06/28/l-innovazione-parte-dal-gabinetto.html
Per quanto riguarda gli immigrati sono assolutamente d’accordo con te. Sarebbe meglio che restassero nel proprio paese per ricostrirlo; invece si ritrovano qua, sfruttati. E si alimentano le guerre fra poveri, perchè loro accettano il lavoro anche senza diritti, anche sottopagato. Però è il nostro paese a non aver saputo gestire il fenomeno. Perchè altrimenti gli immigrati sarebbero considerati per quello che sono, un’opportunità per il nostro paese. E potrebbero fare come fecero i nostri emigrati. Che lavoravano in Germania, Francia ecc. e poi portavano i frutti del loro lavoro in Italia e vi ritornavano a vivere. Fammi sare che ne pensi, un caro saluto :))
Che dire,sei un pozzo di idee simili alle mie,non mi pare vero di riuscire a parlare apertamente di queste cose!
E’ tardissimo,ma scriverò nei prossimi giorni,sia qui che nell’altro post. Anzi,sai che ti dico? Io scriverò qui,ma tu intanto perché non mi contatti sulla mia mail? gr_flaminia@hotmail.com. Mi fa piacere confrontarmi con te,e quella la controllo sempre,mentre magari ci sono giorni che qui non riesco ad entrare 🙂
A presto!
Di nuovo di frettissima,ma qualcosa dovevo scriverla. Ho dato un’occhiata ai progetti,e sono d’accordo con te.
L’aiuto che infatti io vorrei dare,non viene dall’alto ma alla pari. Le forze devono essere le loro e le idee le loro. Però essendo tenuti nell’ignoranza,non hanno le basi.
Per questa a me piacerebbe insegnare. Collaborare per l’apertura di scuole locali. Per formare.
Non ho parlato di aprire pozzi, o portare cibo.
Sono sempre stata contraria e un po’ riluttante al classico volontariato di cui spesso si parla. Andare lì da benefattore, come se si fosse superiori, a fare la carità, non è nel mio spirito.
Del resto,anche nel mio progetto con disabili,cerco il più possibile di distaccarmi dal punto di vista compassionevole. Non aiuto, ma collaboro, il che è diverso. Collaborare insieme, per costruire e restituire dignità a chi non ne ha.
E lo stesso varrebbe per il terzo mondo a mio parere. Noi europei abbiamo delle capacità,loro sicuramente ne hanno altre. Ma se sei sempre vissuto nella schiavitù,non conosci un’altra vita,e quindi ti va bene così. Vieni istruito sin da piccolo a pensare che sia giusto così. E’ un po’ come il mito della caverna,capisci cosa intendo? E’ questo che vorrei. Mostrare che esiste un modo diverso per vivere, far capire che si hanno alternative, e che si hanno i medesimi diritti di ogni altro essere umano sulla terra. E dare il mio contributo affinché loro possano ottenerli.
Ti ripeto, è come per i “diversamente abili”. Loro hanno abilità diverse,e tramite la collaborazione,qualcosa può cambiare. Che so io, nel terzo mondo spesso hanno una resistenza fisica superiore, uno spirito di solidarietà superiore, hanno sviluppato abilità che a noi mancano. Noi abbiamo sviluppato altre abilità. L’unione delle varie abilità è collaborazione, per cambiare la situazione. Ma non solo per “fare del bene a loro” ma anche per farlo a noi. Quindi un rapporto alla pari,non di carità,anche perché, se si continua a sfruttare il terzo mondo invece di provare a renderlo autonomo, l’intero sistema mondiale collasserà. Lo chiamano terzo mondo come se fosse qualcosa di inferiore ai mondi più sviluppati, eppure questi ultimi, dipendono interamente da esso.
Ti suggerisco di googlare
NOI RAGAZZI NEL MONDO
è un’associazione che conosco abbastanza bene,che mira proprio a unificare il mondo diciamo,partendo da tutte quelle qualità presenti nel terzo mondo, e quei valori che hanno permesso all’ìintero mondo, di andare avanti.
Cara dreamer, ti contatterò alla mail e appena posso scriverò anche io :)) Sarò piuttosto assente ad agosto, mi dispiace non poter partecipare quanto vorrei 🙁 Cercerò l’associazione che mi hai suggerito, a presto :))
Ciao a tutti,
Cercando su google altri racconti o testimonianze di gente come me (stanca della società) mi sono imbattuto in questo sito, ed ho sentito il bisogno di apportare la mia esperienza…..un pò per chiedere consiglio, un pò perchè parlarne, penso faccia bene…..
sono Davide, ho 19 anni, sono disoccupato, e sono stufo di tutto…..cioè, sono proprio STUFO…..
È come se niente mi andasse a genio….sono stufo delle persone, è come se mi facessero schifo, le ripudio….stufo del tipo di società in cui viviamo…..stufo delle convenzioni sociali più insulse e stupide…..stufo di sentirmi uno schifo rispetto agli altri…. E sento anche di non essere capito come vorrei dagli altri…..stufo di pensare a che prospettive potrei avere nella vita, e arrivare a realizzare che non ne ho proprio nessuna…..ma chi ce lo fa fare? Chi ha detto che dobbiamo venire al mondo per constatare tutto questo schifo che c’è, obblighi, doveri, dover ritagliarci un posto nella scala sociale…..non so neanche io come spiegarmi….sento che tutto ciò è monotono…..non la sento come “vita”….. Forse dico così solo perchè è un momento di stress personale, e forse anche un pò di crisi……ma penso di essere arrivato ad odiare qualunque rapporto con qualunque persona, che so già, in un modo o nell’altro, arriverà a deludermi o a schifarmi…..e dopo tutto ad un tratto arriva l’illuminazione…..e penso…..e sento che quello che penso, mi dice ” è soltanto la vita, soltanto un’esperienza, per quanto più o meno lunga possa essere, sarà sempre e soltanto un viaggio “….. C’è qualcosa che mi dice ” ma sì, tanto “…..l’unico rifugio dove trovo serenità, è nella mia mente, ad ascoltare musica (musica vera, che mi faccia viaggiare, quasi che mi distacchi da questa dimensione) e a pensare….filosofeggiare sul senso di questa esperienza terrena…..d’altronde, cosa posso fare? Sono abbastanza giovane e prospettive future non ne ho……ho deciso di vivere la vita giorno dopo giorno, prendere le cose così come mi arrivano, e pensare a qualcosa di più grande e di “oltre” in modo da prendere con leggerezza, questo viaggio che tutti prendono TROPPO sul serio, e come assoluto, ma che invece penso andrebbe vissuto con più “distacco”…..sono pieno di pare mentali io, e farei meglio a tornare coi piedi per terra al più presto, oppure questi sono pensieri condivisi da qualcuno? Grazie di cuore a chi spenderà un pò del suo tempo per leggere tutto il papiro, e per rispondere….A presto, Davide 🙂
Ma poi non hai piu scritto….
Eih Davide…a 19 anni pensieri cosi profondi e disfattisti?
Il problema sta nel riuscire a vedere in profindita,e restare incatenati a quel che vediamo…