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Quota Cento: norma da cancellare?

Numerose emittenti televisive disquisendo su quota cento pongono l’accento sulla infruttuosità della misura e sul dispendio di somme che si sarebbero potute spendere in maniera produttiva.Si sostiene che una buona percentuale dei fruitori della norma sarebbe proveniente dal gruppo di lavoratori disoccupati esodati parcheggiati senza aver ancora diritto a pensionamento.In casi di questo tipo i beneficiati hanno soddisfatto una legittima aspettativa trattandosi di lavoratori danneggiati dalla normativa precedentemente introdotta.
Si sostiene, inoltre, che non risulti provato che ogni qual volta un lavoratore dipendente viene pensionato, grazie a quota cento (pare i richiedenti siano 40400) ,un altro venga assunto.E’ da tener presente il motivo per il quale una azienda non procede alla sostituzione del dipendente pensionato: a) se non sostituisce e continua a produrre come prima vuol dire che ha riorganizzato ed ottimizzato l’impresa aumentando la produttività e procurandosi maggiori utili con aumento del PIL; ; b) se non sostituisce innovando la tecnologia e mantenendo il fatturato quel pensionamento si concretizza in un ammodernamento del sistema produttivo; c) se si sostituisce si crea un nuovo posto di lavoro che contribuisce, con il versamento dei contributi, ad aumentare le entrate degli Enti Previdenziali ed Assistenziali e l’Irpef a carico del dipendente incrementando le entrate erariali e, con la possibilità, di maggiore capacità di spesa del neo assunto ( più consumi e più entrate per IVA).
Per i lavoratori dipendenti dal pubblico ( pare siano 38.000 ) bisogna considerare i tempi tecnici necessari per la copertura in seguito a concorsi e se alcuni di questi pensionati non sarà necessario che vengano sostituiti pur mantenendo funzionali i servizi, ci si troverà in presenza di riduzione di spese correnti e pertanto si sarà fatta un’opera meritoria.

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