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Quale Europa?

La campagna elttorale per il rinnovo del Parlamento E,uropeo è ormai in corso da qualche tempo e sono a cadenza settimanale i sondaggi e preisioni di gradimento da parte degli elettori non solo dei paesi aderenti ma anche e spratutto degli italiani. I partiti e le aggregazioni politiche si stanno organizzando tenendo conto anche del sistema elttorale previsto: prporzionale con sbarramnto.
Tutto ciò è senza dubbio positivo ma quello che all’uomo della strada appare anomalo è l’assoluta mancanza di programmi da parte dei partiti e gruppi politici italiani. Pare che non si abbia intenzione di dire cosa si vuole per l’Europa come se ogni proposta possa essere interpretata come un tentativo di rottura degli equilibri ed assetti esistenti con tutte le negatività sussurrate e non proclamate a gran voce come dovrebbe avvenire.
Fino ad oggi non un acenno ai programmi ed alle modifiche necesssarie ed indispensabili per l’amministrazione e gestione dell”Europa che si vuole più rispondente alle aspettative dei popoli.
I veri problemi vengono dai più taciuti, problemi che anche il cittadino meno scaltrito e politiczzato riesce ad individuare.
Nessuno parla della necessità di considerare l’insieme degli Stati menbri come un effettiva comunità nella quaale dovrebbe esserci comunnanza di beni e interessi con la conseguente organizzazione della collettività che dia vita e si concretizzi in comunità territoriale e politica costituita da tutti i popoli dei oaesi europei.
Questa comunità dovrebbe riconoscere e darsi confini comuni il cui attraversamento comporti non l’entrata in questo o quello degli stati che fanno parte della comunità europea ma della comunità inquanto tale. I popoli della comunità dovrebbero darsi una difesa comune, dovrebbero poter accedere alle fonti energetiche alle stesse condizioni, i salari dovrebbero essere livellati. i trattamenti assistenziali pensionistici e sanitari garantiti per tutti, il regime tributario e la pressione fiscale livellati.
In assenza della concretizzazine della comunità si continuerà ad essere di fronte solo ad una unnione di Stati e non penso che gli elettori che si apprestano a rinnovare il Parlamento Europeo si accontetino di un generico programma senza sppecifici impegni.
Amoroso Francesco,uomo qualunque.

L'autore ha scritto 33 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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9 commenti a

Quale Europa?

  1. 1
    Angwhy -

    Ti sbagli,qui l’unica cosa che andrebbe livellata è proprio l’unione europea,nel senso rasa al suolo,possibilmente con tutti i deputati dentro.comunanza di beni e interessi,ma in che mondo vivi?

  2. 2
    Golem -

    Se non si è capito, l’unione europea è solo un accordo di natura “monetaria”, dove il riferimento è stato il marco tedesco, laddove la “stabilità” delle altre monete europee impediva di farsi una “guerra” economica giocata sui costi dei prodotti industriali. Una lira “svalutata” che produce a costi inferiori era più concorrenziale rispetto a un marco “forte”, ed è facile pensare quanto la prima sarebbe avvantaggiata rispetto al secondo per la vendita dello stesso prodotto, esattamente quello che sta succedendo tra USA e Cina e ai famosi dazi che la prima vuole imporre per ovvi motivi.
    Già questo dettaglio la dice lunga sul peso reale delle varie culture presenti nell’Unione e nell’utopico obiettivo di fonderle in quella in un unica cultura europea. Fintanto vi saranno politiche “europeiste” fatte da stati egemoni come Germania e Francia, i restanti Paesi saranno solo vassalli dei primi,e anche se qualche politico dei primi ha voluto far credere che saranno più i vantaggi che gli svantaggi i fatti dicono che il tasso di povertà relativa è aumentato dappertutto tranne che nelle due teste del “mostro” che fa parte del corpo di questa finta unione. Noi non saremo mai europei come la retorica europeista vuol far credere, e neppure mai diventeremo tedeschi, come nei fatti si tenta di fare. La Germania sono tre secoli che sta cercando di diventare la nazione egemone d’Europa, prima con la guerra Franco-Germanica, poi con la prima Guerra Mondiale e poi con la Seconda>>>

  3. 3
    Golem -

    >>> Finite le opzioni belliche, come sappiamo, non restava la carta “economica” e nell’illusione che i tedeschi si fossero rassegnati, ma così non è, e la soluzione “unitaristica”, con gli ipotetici benefit della stabilità ha portato a quello che abbiamo visto con la Grecia.
    Le unioni di interesse come lo è quella europea funzionano solo quando tutti hanno vantaggi. Oggi l’unico vantaggio che ha avuto l’Italia è quello della stabilità. Ma a che serve avere una moneta stabile se la stessa scarseggia in tasca ai cittadini? È forse diverso da quello di averne tanto ma che vale poco (un milione di lire = 518 euro? No, è la stessa cosa, solo che le mille lire di una volta oggi è un euro, per il quale però che ne vogliono due di quelle mille lire. E ce ne sono volute duemila da subito, e pur avendo i nuovi stipendi in euro il valore reale era sempre quello in lire.
    L’Europa e questo. Certo, per andare in Germania non c’è più bisogno del passaporto, e questo il vero vantaggio. L’unico.

  4. 4
    Yog -

    Francè, sei proprio un “uomo qualunque” e nel confermartelo mi si strizza il cuore. Potrei scrivere per due ore partendo da Bretton Woods, forte della mia autorità accademica, ma agli “uomini qualunque” ciò non interessa e comunque tu non lo meriti più di altri. Ti sia di riferimento l’utile risposta del Dottore, della quale hai bisogno come il traversante del deserto abbisogna di una stilla di narda purissima. Se non altro per vedere i miraggi, dato che dopo che è scomparso Gheddafi non si vedono più neanche quelli.

  5. 5
    Nicola -

    Ormai è chiaro a tutti che l’Europa così com’è non può funzionare.
    Uscire tutti insieme dall’euro e tornare ognuno alla propria moneta, è l’unica soluzione possibile.

  6. 6
    Yog -

    Grande Nicola. Sotto il tuo nick si nasconde, indubbiamente, un grande statista dalle profonde analisi ed argomentazioni.

  7. 7
    Trader -

    Golem e Nicola. Non confondiamo Unione Europea, Shenghen e Euro. Sono tre cose diverse e ci sono paesi dell’Unione Europea che non adottano l’Euro e non sono in Shengen, quindi hanno conservato moneta e frontiera. Euro significa politica monetaria unica, Unione Europea e Shengen significano libera circolazione di merci e persone, sono argomenti diversi.
    Euro si, Euro no? Se non avessimo l’Euro avremmo un’inflazione importata molto più elevata. Sarebbe disastroso perché abbiamo un elevato debito pubblico: i tassi di interesse sarebbero elevatissimi e le emissioni di debito in valuta estera diventerebbero sempre più grandi con il deprezzamento della Lira.
    In soldoni, la valuta riflette l’economia di un paese e di conseguenza la forza dell’Euro è la media della forza delle economie di tutti i paesi membri, è troppo debole per la Germania e troppo forte per l’Italia. Ma anziché tornare alle valute nazionali, non sarebbe meglio rafforzare l’economia italiana, aumentando la produttività?
    Inoltre ci vorrebbe anche una politica fiscale comune, oltre ad una moneta comune.

  8. 8
    Golem -

    Certo che sarebbe meglio. Se hai una ricetta faccela conoscere.

  9. 9
    Trader -

    La ricetta: politica economica che incentivi l’innovazione e la formazione. Inoltre sostegno statale alla domanda aggregata, per ottenere l’effetto di aumentare il reddito nazionale. Se qualcuno ha studiato economia nota che sposo la corrente di pensiero che la domanda crea l’offerta e non viceversa.
    Purtroppo queste politiche sono contrarie alla politica di asterità che impongono le stesse istituzioni europee (Bce e Commissione), nonché il Fmi. Sarebbe stato meglio controllare il debito negli anni di espansione, tuttavia il Giappone ha un debito relativo più elevato dell’Italia (200% contro il 130% del Pil circa del nostro paese) che sta attuando politiche economiche keynesiane. Certo, il loro debito gode di una fiducia maggiore di quello italiano e quindi se lo possono permettere, hanno tassi più bassi, ecc.
    Comunque queste politiche economiche sono strade più percorribili di un ritorno alla Lira e più efficaci, perché il ritorno alla valuta nazionale equivale ad attuare un protezionismo valutario, senza risolvere i problemi di fondo.

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