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Psicologia o psico-pazzologia delle relazioni?

di Pat79

C’è un gruppo di persone che porta avanti una ideologia: LMS.
L = look
M = money
S = status
Secondo queste persone le donne cercano un uomo (e si sentono attratte) quando un uomo possiede bellezza, denaro, status sociale.
Queste persone vengono definite in un certo senso estremiste.

Sull’altro fronte ci sono gli psicologi che più volte affermano che queste variabili non sono poi tanto importanti nella buona riuscita di una relazione.

La Psicologia viene spesso definita come scienza, scienza debole, cioè meno rigorosa della Fisica, ma pur sempre una scienza che applica il metodo scientifico.

Ciò che ho notato spesso è che nelle ricerche scientifiche nell’ambito della Psicolgia, si utilizzano campioni di persone troppo piccoli.
Basta leggere sui giornali i risultati delle ricerche per capire che ogni giorno una ricerca confuta l’altra e tutto può essere vero e falso.
C’è molta incoerenza e troppo pressappochismo e fin troppo umanesimo.

Ma chi ha ragione, o meglio, chi ha meno torto?

Si potrebbero studiare le coppie come sono composte, valutando ad esempio il livello di bellezza fisica. Il punteggio può essere dato da un campione di persone che dovrebbero attribuire un voto di bellezza (da 1 a 10).
Successivamente verificare se le coppie sono bene o male assortite. Acquisire anche i punteggi di status sociale ed economico, la nazionalità dei partner (provengono da paesi poveri?)

A questo punto si possono analizzare i dati per comprendere se la teoria LMS ha una sua validità, oppure se la psicologia è più una psico-pazzologia e se ci troviamo a leggere articoli di psicologi o psico-pazzologi.

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Categorie: - Relazioni - Riflessioni

35 commenti

  • 1
    white knight -

    Infatti il carattere conta ma le conditio sine qua non sono le LMS. Ritengo infatti che molti psicologi vengano (inconsapevolmente) indottrinati da teorie elaborate e propugnate da non meglio specificate fonti e/o da qualche luminare che fa parte di una certa cerchia che, per tutta una serie di ragioni, sembra voler portare avanti un certo tipo di idea di società. Scusate se a conti fatti non ho detto “nulla” e sono stato molto vago, ma dicendo “nulla” credo di aver detto “tutto” e restando “vago” credo di essere stato piuttosto preciso.

  • 2
    Yog -

    C’è poco da studiare… forse il look è l’unico parametro visibile ed oggettivo, lo status già è relativo al gruppo sociale di appartenenza, il money chi lo dichiara è fesso perché se non te lo porta via una tipa scafata te lo porta via lo Stato.

  • 3
    Bottex -

    Per come la vedo io, questi tre parametri, per quanto non particolarmente importanti per la buona riuscita di una relazione, come affermano certi psicologi, sono sicuramente molto ricercati oggigiorno. Da quanto mi par di capire (poi potrei sbagliarmi, perché io ormai sono di una generazione precedente ai giovani d’oggi) spesso la maggior parte delle ragazze cercano appunto quei tre punti. Non sono però un estremista, io parlo in generale, con “la maggior parte” non intendo certo il 99%, come fa qualcuno.
    Ad ogni modo qui secondo me la psicologia c’entra poco e comunque non è il mio settore, quindi non esprimo pareri al riguardo. Quello che posso dire è che la cosa migliore è sempre rimanere sè stessi e non cercare di essere chi non si è. Questo vale sia per gli uomini che per le donne. Solo così si può essere sereni e trovare il partner giusto per sé.
    Poi, la psicologia non è certo una scienza sempre esatta (nessuna la è, comunque), quindi ragionare con formule matematiche tipo D = L*M*S mi pare completamente fuori luogo.
    Infine la cosa più grave: questa ideologia non considera la parte sentimentale, cioè la più importante in qualsiasi rapporto serio. Non c’è altro da aggiungere direi.

  • 4
    white knight -

    Scusate, nel mio commento n.1 ho sbagliato a digitare. Intendevo dire che LMS SONO “conditio sine qua non”, e il carattere semmai è un “in più” che senz’altro ha valore, ma non serve se prima non ci sono i tre parametri LMS. Puoi essere un ottimo guidatore, ma se su certi terreni accidentati hai una fiat multipla anziché una Toyota Land Cruiser…

  • 5
    Suzanne -

    Sí però questo è un circolo vizioso da cui non si esce. La società propone due modelli stereotipati per entrambi I sessi, con mumerose analogie peraltro: quella più determinante e relativamente “nuova” concerne l’immagine: devi apparire appetibile per tutta una serie di fattori di mercato e soprattutto, devi saperti vendere. Donna o uomo non cambia molto in realtà. Nel momento in cui però io mi adatto alla selezione non-naturale 2.0, sto alimentando un meccanismo che ritengo non mi rappresenti per sperare di rimanere in qualche modo “visibile” in vetrina. E cosí attirerò persone che ricercano quegli stessi criteri ai quali non vorrei aderire in un vortice senza fine. Insomma, tutti pare che si lamentino di un sistema “immorale”, triste, limitante, ma chi evita di alimentarlo?

  • 6
    Pat79 -

    @Suzanne

    Non è che la società impone: “devi apparire appetibile”.

    Sei appetibile semmai perché bello/a, ricco/a, non è un’imposizione ma una constatazione.

  • 7
    Suzanne -

    E a cosa serve una constatazione senza riflessione? Ogni società impone dei dettami di appetibilità, che cambiano nelle epoche storiche o nei diversi luoghi del mondo ( oggi questa distinzione è più difficile da trovare perché il mondo ormai si assomiglia un po’ tutto).
    Una constatazione: l’acqua bolle a 100 gradi.
    Una riflessione: quali sono e perché I criteri di appetibilità oggi? Mi stanno bene? Come possiamo sottrarci ad imposizioni di desideri inconsistenti? Il mio cervello ha potere di autonomia o è solo un prodotto culturale?

  • 8
    rossana -

    Pat79,
    “La Psicologia viene spesso definita come scienza, scienza debole, cioè meno rigorosa della Fisica, ma pur sempre una scienza.” – secondo me, “scienza” molto complessa e molto vasta. tanto quanto ogni essere umano, se esplorato in profondità, nei limiti del possibile e del momentaneamente attendibile.

    l’orientamento LMS fa parte sia della moda che delle condizioni sociali medie e dei valori predominanti del momento. ma anche del fatto che l’amore oggi è spesso cercato e vissuto con l’intento di non restare soli oppure a fini prettamente sensuali, a breve termine. si parte con il “per sempre”, perché senza di esso l’aspetto passionale risulta impoverito, ma negli attuali progetti di coppia raramente è connaturato un serio intento di lunga durata.

    inoltre, è risaputo che ogni scelta, che avviene in tempi quasi immediati, si basa però su più impulsi (desiderio; parte attiva inconscia, derivante da precedenti esperienze; attitudini caratteriali e di visioni di vita; parte emotiva; parte razionale). come si potrebbero stendere delle statistiche valide, anche solo limitandole all’aspetto preminente che ha indotto alla decisione?

    di solito, i simili si attraggono a vicenda, ed hanno così quello che meritano.

  • 9
    Pat79 -

    @Rossaba

    “come si potrebbero stendere delle statistiche valide, anche solo limitandole all’aspetto preminente che ha indotto alla decisione?”

    Beh, semplice.
    Vedi se nelle coppie c’è una omogeneità.

    Esempio:

    Le persone che ottengono più punteggio sull’aspetto fisico, hanno principalmente relazioni con pari estetici?

    Le coppie sono equilibrate fisicamente?

    Che ci sia una correlazione (o che non ci sia) fa un’enorme differenza.
    Perché se una correlazione c’è il fattore aspetto fisico incide notevolmente sulla scelta del/lla partner.
    Incide di più di qualsiasi altro parametro.

  • 10
    Golem -

    “…di solito, i simili si attraggono a vicenda, ed hanno così quello che meritano.”
    Esatto.
    Ma i parametri di appetibilità “sessuali” non sono fissi, o meglio, lo sono in riferimento a come la cultura locale li ha definiti. È chiaro che il “look” è relativo, un “bell’uomo” occidentale non è detto che lo sia tra gli aborigeni australiani e viceversa, e lo stesso vale per la ricchezza e lo status. Ma questi parametri tradotti nelle singole culture sono e restano tre pilastri fondamentali dell’attrazione sessuale al femminile, ma non solo, avendo la parte maschile perso negli ultimi decenni l’antica prerogativa di “sostentamento” famigliare. Nella cultura occidentale, però, si è aggiunta la variante “intellettuale”, come potenziale attrattivo nelle donne che sono sensibili alla parte emotiva di natura immaginifica, che si somma alla visione “epica” maturata nei secoli sulle figure romantiche che in genere riguardano quelle “artistiche” che si sono consolidate nell’immaginario femminile. Paradossalmente se i primi tre “pilastri”, al di là del valore concreto che poi si riscontrerà, hanno comunque un senso reale e riconosciuto “socialmente” >>>

  • 11
    Golem -

    >>> il quarto è spesso solo un’interpretazione soggettiva “dell’innamorata”, che vuole solo dare, anche inconsciamente, un “crisma” speciale a una normale attrazione sessuale, che vorrebbe non “banale” ma più vicina a quella del principe azzurro delle fiabe infantili. Questa delle quattro è la più ingannevole delle “informazioni”, proprio perchè pilotata da aspettative filtrate da visioni idealizzate. Ecco perché vediamo soggetti femminili “cotti” da poeti da strapazzo, pittori senza talento o intellettuali senza intelletto ma che appaiono tali secondo una certa iconografia ormai consolidata in una particolare tipologia femminile. Il paradosso è che anche questo “pilastro” attrattivo, apparentemente appannaggio di chi ritiene di essere vaccinata dalla logica “consumista” delle apparenze, invece è ingannevole tanto quanto, se non di più, di quelle meno “evolute” che si fermano l’esteriorità. E lo è per due ragioni: o per candida romantica ingenuità o per la supponenza riguardo le proprie capacità intellettuali. In entrambe i casi poi è la REALTÀ che chiarirà la genesi di quegli equivoci, laddove il rapporto si mostrerà per quello che “vale”, quando la vita darà le sue sentenze.
    Gli esempi non mancano, vedasi l’incipit.

  • 12
    Suzanne -

    Golem, in tutte le lettere di ogni argomento possibile e immaginabile ritorni sempre allo stesso punto. È proprio un’ossessione la tua.
    Cmq anche la percezione dello status e della bellezza è soggettiva, cosí come il quarto punto da te citato. Chiamarli gusti personali è troppo banale? Tutti partiamo da idealizzazioni che ci siamo creati; quasi tutti facciamo degli aggiustamenti quando la realtà non corrisonde perfettamente…anche questo fa parte della capacità di adattamento dell’essere umano. Nella mia testa posso partire dall’idea che un uomo interessato a cinema, letteratura e arte possa risultare più affascinante ai miei occhi, poi invece nella realtà potrei trovarlo mortalmente noioso e innamorarmi del suo amico più scanzonato ( ma che sa comunque coniugare I congiuntivi). C’è sempre un quid inspiegabile, insospettabile, che sfugge a tutti questi barbosi discorsi su statistiche soporifere.

  • 13
    Golem -

    Certo Suzy, anche perchè se volessimo dare ascolto agli studi di “psicologisti” famosi, Freud per primo, ci accorgeremmo che gli stimoli esterni sono letti dentro di noi da pochi ed essenziali “rilevatori di vitalità”: fame, sete, caldo, freddo, sesso, e tutto quanto può o possa soddisfarne il relativo bisogno di vita. La parte “intellettuale” sulla quale obbietti, è una sovrastruttura culturale che si è stratificata nei millenni secondo dinamiche specifiche che riguardano le differenti culture, e non sono per nulla soggettive se non nella relatività della cultura che le ha prodotte. Ma se le denudi dagli artifici morali di cui sono state rivestite, ritrovi quei bisogni essenziali di cui parlavo. L’intellettualizazione del “quarto pilastro” risente di quei paludamenti, seppure questi non vengono percepiti come indotti dai, dalle protagoniste, che SPESSO sono vittime di condizionamenti “sottoculturali” di natura immaginifica non diversamente dalle vittime più “terra terra” di cui accennavo nelle “puntate” precedenti.
    È un fenomeno che osservo sotto forme differenti nell’attuale Sinistra italiana, e come si autocelebra come forza progressista mentre ha assunto l’aspetto e i modi della borghesia conservatrice che combatteva nei ’60>>>

  • 14
    Golem -

    >>> Io non credo che con te debba sforzarmi per spiegare quanto in questo momento storico la società Occidentale viva di “immagini” più che di contenuti. E quanto questa condizione pervada, anche inconsciamente, lo stile di vita di tanti, anche a livelli insospettabili. Il bisogno di essere “riconosciuti”, nel momento in cui, per mille ragioni, si “suppone” di meritarlo, in una società “visiva” come la nostra, conduce facilmente a quelle aberrazioni valutative di cui accennavo ieri, per sè stessi quanto per gli “oggetti amorosi” quando vi è quell’interesse in atto. È un mezzo per soddisfare quelle essenziali esigenze, ma a un livello “qualitativo” che si ritiene adatto allo “status”, intellettuale in questo caso, che si pensa di avere. Ecco perchè ieri parlavo di “intellettualismo” come perversione del bisogno di immagine tipico di questa società del “sembrare”. Non dirmi che nella tua pur giovane vita tu non hai mai incontrato soggetti che avevano quelle caratteristiche perchè non ci crederei mai. La stessa Arte Moderna sta vivendo questa dicotomia tra essere e apparire, figuriamoci certi pseudointellettuali che riempiono l’aria di “immagini” suggestive per colpire soggetti suggestionabili. È come al mercato. Serve per venderSi.

  • 15
    rossana -

    Pat79,
    la mia incapacità di impostare statistiche corrette sulle ragioni di attrazione o di unione di coppia oppure il fatto che non ne abbia mai trovata una, non significa che non si possa fare.

    dal mio punto di vista, però, se è facile il riscontro sull’aspetto estetico (come se questo appartenesse alla maggioranza degli esseri umani, maschi e femmine), credo sia oltremodo complesso rilevare, al di là di questo, aspetti interiori magari anche più incisivi, di cui spesso nemmeno l’individuo interessato ha piena consapevolezza.

  • 16
    Pat79 -

    @Suzanne…

    “C’è sempre un quid inspiegabile, insospettabile, che sfugge a tutti questi barbosi discorsi su statistiche soporifere.”

    Le statistiche non saranno perfette ma ti danno un’indicazione, molto di più che le proprie convinzioni.

  • 17
    Bottex -

    Come ho già detto anche in una mia lettera, la società di oggi ci propina continuamente dei canoni e delle tendenze. Dei canoni che generalmente si è costretti a inseguire per risultare attraenti e questo vale sia per gli uomini che per le donne. Purtroppo, il singolo individuo non può far nulla per contrastare questo enorme e complesso problema. Può però fare un’altra cosa: rifiutare quei canoni, se non gli vanno e limitarsi ad essere sé stesso, piacendosi per quello che è. E magari pensando: “Se non piaccio agli altri, è un problema loro”. Purtroppo però, solo una esigua minoranza della popolazione ragiona così. C’è appunto sempre questa paura, non del tutto ingiustificata, di rimanere soli o di sentirsi esclusi. L’unica soluzione a questo problema l’ho già detta: bisognerebbe che le persone, generalmente, pensassero di più con la propria testa che non con quella della collettività.
    Citerò infine una frase che ho letto qualche tempo fa su FB: “Dio ti ringrazio per avermi concesso una testa che, seppur di c...., sa prendere decisioni in autonomia”.

  • 18
    Pat79 -

    @Bottex

    I canoni estetici sono imposti dalla società o invece è il contrario?
    Cioè che si utilizzano quei canoni, che risultano attraenti, ad esempio per questione di marketing e vendere prodotti e servizi?

  • 19
    Suzanne -

    Certo Golem, la tua riflessione è sicuramente condivisibile; tutti indistintamente siamo sottoprodotti culturali, oltre che genetici ed ambientali. Le nostre idealizzazioni non possono che prendere spunto da quella che è la cultura in cui siamo immersi fin da bimbi, a partire dalle fiabe e dalle fantasie sul principe azzurro e sulla principessa. Hai colto perfettamente nel segno quando sostieni che la nostra società vive per immagini, anche più “sofisticate” come quelle degli artisti o intellettuali ( che lo siano realmente non ha alcuna importanza, l’importante è sapersi vendere come tali). Quello che però voglio sperare io, avendo anche attraversato certe fasi di idealizzazioni intellettuali, è che in seguito alla maturazione personale e alle esperienze di vita, si riesca un pochino ad emanciparsi da ciò che immaginavamo, e riesca ad uscire fuori la nostra unicità. Per me alla fine ogni individuo rimane libero e responsabile delle proprie scelte, al di là di ogni condizionamento culturale, sociale o psicologico. Per questo mi fanno sorridere I soliti discorsi critici sulla società che richiede certi parametri e poi tutti come pecoroni a cercare di raggiungerli, anziché inventarsene di nuovi.

  • 20
    Golem -

    Ma per raggiungere quella “indipendenza” critica, Suzy, sono necessarie le “cognizioni”, che ci provengono dalle esperienze dirette e dalla cultura “differenziale”, quella cioè che mette a confronto i livelli di “equilibrio” nei diversi modelli culturali. E malgrado queste acquisizioni, che non potranno mai essere sconfinate, saremo sempre parziali nei giudizi.
    Usciti da un pezzo dal mondo dei valori occidentali condivisi su base religiosa, siamo sottoposti a forme di “persuasione” che non risparmiano nessun livello di “intellettualità”. Neppure coloro che si sentono al sicuro da certi condizionamenti, per via di una formazione accademica riconosciuta vi sfuggono. Questa mattina osservavo l’ennesima provocazione “artistica” di Maurizio Cattelan: una banana attaccata al muro esposta in una “galleria d’arte” di Miami. È in vendita per 120mila dollari, e ci sarà qualcuno che la acquisterà, puoi scommetterci. Come c’è chi compra a decine di milioni di dollari le “opere” di Jeff Koons, o di Damian Hirst, paga per vedere le “performance” della Abramovic o che acquisterebbe le centurie di Rossye se qualcuno le pubblicasse dopo un opportuno battage pubblicitario di qualche “critico famoso” che le avesse incensate come portatrici >>>

  • 21
    Golem -

    >>> di “messaggi” originali che tuttavia non vanno oltre l’immaginazione di chi vuole vederli.
    Anni fa ebbi la soddisfazione di vedere riconosciuta questa mia lettura della realtà “artistica” occidentale da un’intervista al più importante gallerista del mondo. Questo Saatchi, ebreo americano, che in quell’articolo ammise che per molti di quegli “artisti” che lui aveva promosso, c’era solo l’intento di speculare sul valore delle loro “opere” facendone lievitare il valore attraverso le sue indicazioni, che ormai avevano il peso di una sentenza divina tra gli “appassionati”. Che non capendo un c.... di arte, ma volendo apparire come esperti, ed essendo anche immeritatamente ricchi aspirano ad apparire dei novelli Lorenzi i Magnifici quando normalmente restano dei parvenue senza speranza. Come puoi immaginare il bisogno di “apparire” è calibrato anche su questi pseudointelletuali, più o meno abbienti, che solo perchè citano nomi “a la page” dell’arte o della cultura credono e sperano di apparire colti e “rafinè”. È un provincialismo come quello tamarro, ma con la P maiuscola. Ma sopra questa fenomenologia pende come una spada di Damocle il solito timore, quello di essere dei nessuno in un mondo fatto di quarti d’ora di notorietà.

  • 22
    Pat79 -

    @Golem, l’argomento è un altro.

    “Anni fa ebbi la soddisfazione di vedere riconosciuta questa mia lettura della realtà “artistica” occidentale da un’intervista al più importante gallerista del mondo”

    Se sei venuto qui per incensarti e ti è partito lo schizzo narcisistico, passa altrove…

  • 23
    Mareforza4 -

    Interessanti considerazioni, ma su alcune ci sarebbe da discutere. Le culture influenzano gli status è vero. Ma mi sembra un po’ il discorso delle pecore che seguono il branco senza sapere bene dove andare. Personalmente delle immagini che mi propongono continuamente donne aborigene non mi sortiscono alcun effetto attrattivo mentre magari ad un altro uomo si, pur appartenendo al mio stesso status culturale. E’ anche vero che se per anni vengono proposte solo immagini di donne aborigene magari ci saranno sempre più persone che le considereranno attraenti. Ma vale il discorso delle pecore che seguono il branco.

  • 24
    Golem -

    Pat79, se non capisci il senso di un testo, forse è il caso che tu prenda delle ripetizioni.
    Non dovrei dilungarmi con un tubo digerente come te, ma per una volta te lo concedo, per spiegarti che, se sto portando avanti un discorso “sull’apparire”, e parlo dell’arte moderna, che in teoria dovrebbe proporre modelli di reale contenuto, ma per miei interessi al riguardo giudico “vuota” o comunque adulterata strumentalmente, e poi leggo di chi come rappresentante autorevole del settore conferma questa visione, permetti che intimamente mi senta “confortato” dalla mia visione critica? No, è vanità o la dimostrazione che si può essere capaci di giudicare se si esce dai cliché massificati, ai quali tu hai dimostrato di appartenere con la tua crisi da invidia da poveraccio. Fatti una cassa anche tu e deposatici.
    Nel frattempo ciavo anche a te.

  • 25
    Golem -

    Ok Mare, ma in fondo stiamo dicendo la stessa cosa, e cioè che se la cultura X “importa” stilemi eterodossi e con gli opportuni mezzi di comunicazione li introduce rendendoli “appetibili” attraverso nuovi aspetti valoriali è ovvio che diventano patrimonio di quella cultura X. Ma il “core” dell’argomento a cui puntavo era il “valore” dell’apparire, più che l’essere. Laddove il primo trasmette un messaggio che non necessariamente verrà confermato dalla realtà, non so se mi sono spiegato.
    Se per esempio io voglio dare la sensazione di essere colto, e nella mia interazione verbale con gli altri distribuisco abilmente nomi e termini “da colti” che lo farebbero supporre, contando anche sulla presunta ignoranza relativa altrui, ho raggiunto un obbiettivo che comunque mi dà uno status che paradossalmente ha un peso in una società dell’immagine come la nostra.
    In fondo è una logica usata nella pubblicità, che magnifica un prodotto creando una suggestione nel potenziale acquirente che lo fa sentire -ma non essere- speciale.
    L’ho scritto in uno dei miei post, la logica di mercato è ormai usata, anche inconsapevolmente, nelle relazioni umane. È diventata”cultura”. Sottocultura se vogliamo, ma ormai fa parte della nostra “koinè” relazionale.

  • 26
    Pat79 -

    @Golem

    “e parlo dell’arte moderna, che in teoria dovrebbe proporre modelli di reale contenuto, ma per miei interessi al riguardo giudico “vuota” o comunque adulterata strumentalmente”

    Klimt e Schiele, li conosci?
    Conosci Monet o Van Gogh?

    Tutte persone che sono state criticate a suo tempo…perché quella non era considerata arte.
    Anche per te non è arte quella?

    Beh…mi spiace ma è arte tutto ciò che viene considerato arte e il contenuto c’è.
    Credere che tutti siano degli stupidi ingenui non vale ed è poco credibile.

    Ci sono anche scrittori che vengono definiti mediocri ma intanto riescono a vendere libri.
    E alla fine è quello che conta e che fa di uno scrittore uno scrittore valido a prescindere di ciò che scrive, da come scrive e se scrive di cose profonde o futili e superficiali.

  • 27
    Golem -

    Pat79, vedo proprio che la tua comprensione di quanto si scrive è decisamente deficitaria, ma non ti manca la sicumera di chi crede di sapere e non sa un c..... Ma non preoccuparti, fai parte di quell’esuberanza intestinale di cui parlo spesso
    Intanto gli artisti che hai citato hanno “operato” in un periodo storico completamente diverso da questo, dove il “mercato”, in ragione degli scarsi mezzi di “comunicazione”, era fatto da pochissimi esperti e appassionati. I galleristi erano galleristi e NON uomini d’affari come quelli odierni che pilotando il mercato nei termini che ho esposto, dove i facoltosi acquirenti puntano a due obbiettivi: quello di “apparire” colti e quello, più importante, di fare affari “investendo” IN Arte, e ad arte, contando sull’incremento di valore dell’opera grazie al battage mediatico e modaiolo che ruota intorno a quel mondo ormai adulterato. E questo non perché lo dica io e altri “saccenti” come me, ma gli stessi “operatori” pentiti. Visto che sei “esperto” saprai chi è il Saatchi di cui ti parlo, tu mi dai una mail e io ti mando l’articolo.
    Caro Pat79, rivisto che sei così ferrato, dovresti anche sapere che circa 60 anni fa Piero Manzoni “produsse” la sua “Merda d’artista” proprio perchè aveva intuito che>>>

  • 28
    Golem -

    >>> l’Arte Moderna stava prendendo la piega “mercenaria” che osserviamo oggi, ma che viene taciuta da chi dovrebbe stigmatizzarlo, per banali ragioni “economiche” da che quello dell’Arte è diventato forse il terzo o il quarto mercato mondiale in termini di movimento di capitali. Piero Manzoni creò quello che fu forse l’unico vero “grido d’allarme” al riguardo, laddove la sua opera, di natura “scatologica”, per gli “esperti” come te suona come “…oggi qualunque cagata si faccia in campo artistico, se ben sponsorizzata sarà Arte”. Infatti vendette le sue scatolette, e di quelle sì che vorrei averne una, perchè è davvero, forse l’ultima vera opera d’arte capace di DIRE QUALCOSA.
    Io non voglio insistere perchè certamente le tue cognizioni e la tua preparazione nel settore si evince dalle “dotte” dichiarazioni che fai al riguardo, dove mi sarei aspettato che avessi aggiunto che quando si è veri artisti si diventa famosi dopo morti. Ma non temere, ci sono stati critici d’arte messi peggio di te, come quella Durbè che nel ’78 a Livorno giurò che le teste recuperate dal dragaggio dei canali del porto fossero di Modigliani, quando invece tre giovani burloni locali le avevano “scolpite” col Black e Decker. Giusto per dire come siamo messi. Ciavo

  • 29
    rossana -

    Pat79,
    concordo: giudicare è difficilissimo in ogni contesto. persino gli addetti ai lavori, che non si occupano che di uno specifico settore, possono prendere, e nel tempo hanno preso, solenni cantonate.

    per me, arte è ogni creazione umana che comunica emozione. non a tutti, solo a chi è predisposto a riceverla. più o meno a ogni livello, come in amore. linguaggi a sé stanti, più o meno attuali e più o meno comprensibili.

    l’artista, invece, indipendentemente dal suo successo di massa o commerciale (spesso artefatto dai mercanti o dai gusti/valori comuni del momento), è chi, proprio come Van Gogh, tanto per fare un esempio facile, è nell’intera sua vita coerente con se stesso. nel senso di sentirsi indotto a creare in un determinato ambito e a non voler fare altro, pur avendo, magari, ottime capacità di ottenere buoni risultati altrove.

    scusa il deragliamento dal tuo tema primario.

  • 30
    Pat79 -

    Sì, siamo andati decisamente troppo fuori tema (che era un altro).

  • 31
    Golem -

    È vero, ci sono “artisti incompresi” che lo sono (artisti) solo per chi ha “voluto credere” che lo fossero. E d’altra parte, è comprensibile che ogni scarrafone…
    A proposito, allego l’ultima “opera d’arte” del più pagato “artista” italiano del momento.
    http://www.rainews.it/dl/rainews/media/La-banana-attaccata-al-muro-con-lo-scotch-di-maurizio-Cattelan-vale-120mila-dollari-f3d05462-942b-4055-8c32-353c8038fe56.html

  • 32
    Pat79 -

    @Golem

    dopo ciò che sta accadendo con la banana di Cattelan, sei ancora convinto che non è arte…?

  • 33
    Golem -

    A me basta che ne sia convinta gente come te che sia Arte per avere la conferma che quell’esuberanza di cui parlava Totò quando vendeva la Fontana di Trevi ai vari Decio Cavallo, di cui è pieno il mondo, sia una verità. E Cattelan lo sa.
    Ah, scusa dimenticavo: ciavo.

  • 34
    DSLP - devosmaltirelapancetta -

    mah, non so. potrei commentare con una bestemmia ma sta di fatto che me ne fotto e devo spendere qualche soldo perché in banca ho 27.890 euro e devo pur investirli in un viaggio in canada o in mignotte.

    ecco, posso dirti di essere realista. ascolta i consigli di golem. tromba. fai nuoto. mangia dei crostini integrali.

    e lavati, perché un mio collega puzza come un cane e mi dà fastidio.

  • 35
    Golem -

    Per la profondità dei contenuti espressi nel post 34, straordinariamente in sintonia con i principi dei padri e madri fondatori di questo nosocomio, come per quelli dei precedenti interventi, che li lasciavano presagire, l’utente DSLP viene UFFICIALMENTE promosso “de facto” dai membri del Trinity College, a Titolare di Reparto del Dipartimento di Psicofisiologia Applicata della LaD Healt Clinic GmBH.
    Diamo quindi il benvenuto al dottor DSPL.

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