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Pene d’amore

di Caos

Ciao a tutti!
E’ la prima volta che scrivo una lettera online ma sento la necessità di confrontarmi con il mondo e di scorgere punti di vista che forse da sola non riesco a vedere.
La settimana scorsa dopo l’ennesima furente lite con il mio ragazzo abbiamo deciso di smettere di vedersi.
Lui si è dichiarato esausto dei continui alti e bassi della nostra relazione e che lui afferma essere sempre originati da me.
Devo ammettere che non ha poi tutti i torti. In passato in svariate occasioni sono stata io, dei due, a sollevare questioni enormi per problemi da poco. In quei momenti esplodevo di rabbia per poi a posteriori rendermi conto di quanto la mia reazione fosse stata in effetti esagerata.
Ho cercato di analizzarmi dentro, per comprendere il perché di tutto questo.
Ho attribuito i miei atteggiamenti a elementi esterni (da un lato l’anello anticoncezionale, che potrebbe aver apportato modifiche al mio umore, dall’altro una presenza costante nella nostra vita di una sorella, sua, che spesso non mi ha fatto sentire a mio agio).
Adesso è quasi una settimana che non ci sentiamo.
Gli ho chiesto scusa per il male che gli ho fatto provocando continui sbalzi di umore alla coppia. Ho cercato di fargli capire che la mia poca serenità non era mai riconducibile a lui, ma forse all’anello e genericamente ad elementi esterni. Non gli ho parlato palesemente della sorella, però, perché credo sia un argomento troppo delicato da affrontare e se fatto nei modi sbagliati potrebbe finire per rovinare tutto nel peggiore dei modi.
Ma vorrei tanto fargli capire quanto malessere mi abbiano provocato in certe occasioni le risposte acide di lei e quanto questo mi abbia predisposto con poca serenità ogni volta che dovevo condividere i nostri spazi con la sua presenza.
Loro due sono molto legati (un’altra loro sorella un giorno mi disse che da sempre avevano avuto un rapporto simbiotico) ed io sono indecisa su cosa sia meglio fare: lasciar perdere questo rapporto che porterà sempre con sé un problema irrisolvibile, oppure cercare di spiegare a lui in maniera pacata ed elegante la realtà dei fatti.
Ringrazio chiunque voglia darmi la propria opinione.
A presto!
Caos

Lettera pubblicata il 1 Marzo 2009. L'autore, , ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.
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Categorie: - Amore e relazioni

La lettera ha ricevuto finora 5 commenti

  1. 1
    VeramenteDisperatissima -

    scusa ma non credo tu sia
    nella posizione, adesso,
    per parlargli della sorella.

    Sei stata molto fortuna a poter
    litigare furentemente con questo ragazzo, molte volte,
    prima che ti lasciasse.
    Hai avuto un rapporto paritario quantomeno,
    mentre la stragrande maggioranza conduce uno dei due
    alla remissività.

    Comprendi bene questo e poi prosegui,
    lascialo respirare, non essere assillante.

    Quello che non va, forse,
    è stata proprio la vostra eccessiva confidenza
    e sicurezza e forse c’è da riordinare le idee.

    Ti consiglierei di mandargli tiepidi pegni del tuo amore,
    testimonianze dosate e ben scelte del fatto che
    ancora lo ami, per poi aspettare la sua reazione.

    Anche nel caso tornaste insieme non potrai affrontare
    subito l’argomento della sorella.
    Ricorda che è già stato scottato una volta
    e il tema mi pare proprio uno di quelli che vi
    porterebbe all’ennesima litigata definitiva.

    Ricordati che devi fare le cose molto con calma,
    magari contatta un’erboristeria per qualche rimedio
    naturale contro lo stress ( i fiori di bach
    per esempio. Credimi, funzionano)
    e poi.. e poi basta, sii umile il necessario,
    decisa quanto basta, comprensiva e indipentente.

    Auguri, per intanto 🙂

  2. 2
    Caos -

    Ti ringrazio tantissimo del tuo contributo.
    Leggendoti ero quasi incredula. Ti è bastata una mia lettera per farti un quadro preciso della situazione e cogliere nel segno.. mi sono addirittura chiesta se tu non fossi qualcuno che ci conosce veramente (ma questa è paranoia pura, lo so!).
    Condivido su tutto. Mi hai dato le conferme che probabilmente cercavo.
    Quello che sto facendo adesso è proprio ciò che mi suggerisci: lo sto lasciando respirare.
    Nel frattempo ho contattato una psicologa, dalla quale andrò dopodomani. E’ la prima volta in vita mia che mi rivolgo a tale figura, ma in questo momento ho bisogno di capire quello che mi sta succedendo.
    A tratti ho pensato anche di essere sul punto di impazzire.. insomma avevo tutto (e razionalmente lo sapevo) e non ero serena. Spero davvero che ci sia lo zampino degli ormoni contenuti nell’anticoncezionale, ma non voglio nascondermi dietro a questo perciò oltre ad aver smesso con la pillola voglio indagare dentro me stessa con qualcuno che potrà aiutarmi a farlo.
    Credo che lo richiamerò solo dopo aver ritrovato un po’ di serenità, perché fino ad allora non potrò trasferire niente di buono a nessuno e tantomeno a lui. E’ dura non sentirlo, ma se c’è qualcosa che mi dà la forza di resistere alla tentazione di chiamarlo è proprio il pensiero che adesso ha bisogno di ritrovare la tranquillità che in questi mesi gli ho tolto.
    A questo punto non mi resta che provare i Fiori di Bach. Ti farò sapere se (come spero) hanno funzionato!
    Grazie ancora!

  3. 3
    VeramenteDisperatissima -

    Cara Caos,sono molto felice di esserti stata utile.

    Ti consiglio, come faccio sempre,di evitare di sperare chissà quale miracolo conoscitivo dalla psicoterapia.

    Ti ricordo che QUALSIASI figura professionale è , prima di tutto, una fallibilissima persona,con tutti i pregiudizi (impossibili da debellare nonostante anni di terapia imposta allo stesso terapeuta), le esperienze e l’ottica ristretta del caso.

    Ti posso solo consigliare di utilizzare come “spunto” quell’ora in cui trovarai qualcuno completamente disposto all’ascolto (ed è molto triste “pagare” per essere ascoltati,
    ma purtroppo spesso non si può fare altro)per riuscire a scovare dentro di te i suggerimenti,proprio quelli che ti porteranno al cambiamento. Il cambiamento però sarà soltanto tuo quindi, a costo di fare la guastafeste,
    ti dico di non seguire ciecamente quello che ti diranno, consiglieranno. La vita è tua e il terapeuta non sta lì a viverla con te, soprattutto quando i brutti momenti ti ritroverai a doverli affrontare lontano dallo studio.

    Detto questo sì, ti conviene aspettare che si faccia vivo lui, oppure rimetterti in sesto e organizzare un incontro “casuale”. Tutto molto easy però. Non puoi sapere l’evoluzione dei suoi pensieri e, purtroppo, anche la sorella è un soggetto pensante munito di lingua. Non sottovalutare quello che potrebbe succedere dentro la testa del tuo lui in questo periodo:potrebbe anche accaderti di capire di non aver più bisogno TU di lui!.

    Abbi speranza e sii molto paziente con te stessa: pillola o meno, sono sicura che il tuo equilibrio è più forte di queste burrasche emotive.

    Sì, fammi sapere come ti andrà.
    Per intanto di auguro giornate serene, a presto 😉

  4. 4
    Luna -

    VeramenteDisperatissima: scusa se mi intrometto, ma resto sempre colpita quando qualcuno scrive una lettera, prende coscienza di un problema in maniera attiva e propositiva (e quindi fa uno scatto in avanti verso la risoluzione dei problemi)anche rendendosi conto che può avere bisogno di un aiuto esterno, e qualcun altro, rispondendogli, ci tiene a precisare, a qualcuno che sente di avere un mal di denti e, consapevolmente, decide che vuole andare dal dentista, che i dentisti non sono poi così bravi e che non c’è da fidarsi/affidarsi troppo.
    Quando una persona inizia un percorso terapeutico, di qualunque tipo, (cioè se non va da magamagò o a farsi spillare quattrini con riti strani, bensì si rivolge a chi è ufficialmente preparato per svolgere un certo tipo di terapia) la buona regola è non intromettersi in un percorso terapeutico, che è una cosa, peraltro, personalissima.
    E chi è andato da uno psicologo questo lo sa benissimo. E’ proprio il minimo.
    Comprendo la tua buona fede, ma mi chiedo da dove nasca tutto questo tuo bisogno di precisare che lo psicologo non serve? da un’esperienza negativa dallo psicologo? o da pregiudizi basati sulla teoria?
    Lo psicologo non sarà per tutti (perché molte persone hanno le loro sacrosante e rispettabili resistenze) però nel momento in cui uno/una decide di andarci significa che, perlomeno in quel momento, pensa che possa fare per lui.

    @Il cambiamento però sarà soltanto tuo quindi, a costo di fare la guastafeste,
    TI DICO di non seguire ciecamente quello che ti diranno, consiglieranno. La vita è tua e il terapeuta non sta lì a viverla con te, soprattutto quando i brutti momenti ti ritroverai a doverli affrontare lontano dallo studio.

    scusa, ma (senza cattiveria) mi fa sorridere che tu consigli ad una persona di non seguire ciecamente i consigli di un terapeuta, ma al contempo tu, che presumibilmente un terapeuta non sei, DICA cosa è meglio fare o non fare, pensare o non pensare. La tua risposta, ti faccio notare, è piena di verbi all’imperativo. Cosa che uno psicoterapeuta non farebbe mai. E non perché non sa che dire, ma perché lì, nel famoso studio, c’è in ballo anche il concetto (non irrilevante) di scelta.

    @La vita è tua e il terapeuta non sta lì a viverla con te, soprattutto quando i brutti momenti ti ritroverai a doverli affrontare lontano dallo studio.

    La stessa cosa, se vogliamo, vale a maggior ragione per te. Con la differenza che un terapeuta, a parte tutto il resto, ha pure un livello di obiettività che tu (e nè io, certamente) non puoi avere ascoltando la storia di un’altra persona.
    Peraltro lo stesso fatto che dici che anche suo moroso e la sorella di lui sono soggetti pensanti mi fa pensare che tu, davvero, non abbia idea di come si svolge una seduta dallo psicologo. Proprio perché le persone intorno a noi seguono il loro funzionamento e le loro ragioni il punto di cambiamento per noi sta dentro di noi e non dentro gli altri.

    CAOS: scusa per l’intromissione e in bocca al lupo 🙂 è che

  5. 5
    Luna -

    uno degli aspetti importanti della seduta dallo psicologo è che si è in un luogo “protetto”, molto personale, scelto e vissuto in maniera molto personale.
    Andando, restando, mollando, in libertà.

    C’è un libro che si chiama “Psicobufale”, scritto peraltro da una psicologa, Silvia Bianconcini, che sfata un po’ di pregiudizi.

    L’empatia è una bella cosa. Ma c’è un motivo se le persone che esercitano certe professioni devono imparare anche un sano distacco. E cioè ad ascoltare veramente, ma a non vivere la vita di un altro. Appunto. Quello è il vantaggio, Veramentedisperatissima, non uno svantaggio del raccontare i propri problemi allo psicoterapeuta. Che non è un amico che paghi per venir ascoltato perché gli altri non ti cagano di striscio.
    La sua funzione non è quella.
    E dunque non c’è nulla di triste nel pagarlo.
    Lo psicoterapeuta, anche il più partecipe, non ha bisogno di forzare una scelta in una direzione o in un’altra.

    In bocca al lupo per il tuo percorso, Caos, qualsiasi sarà la strada che sceglierai di percorrere per stare meglio 🙂
    Buon viaggio, ciò che conta è quello 🙂
    baci

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