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Noventa Padovana: chiesta la calamità, naturale o amministrativa?

  

Abito nel quartiere Oltrebrenta di Noventa Padovana. Dico “quartiere” ma tale non è, ovvero è un territorio che per essere oltre il confine naturale tracciato del Brenta sembra non essere di nessuno, non più padovano e non ancora veneziano, né Noventa né Strà. Ma è sempre padovanissimo e noventano per le casse comunali e provinciali, pronte a riscuotere i proventi di un’edilizia selvaggia e smisurata, citata anche dai media nazionali.
Si costruisce, si riscuote ma i servizi rimangono quelli di un tempo, strade ed impianti fognari compresi.
Così succede che regolarmente un normale, anche se imponente, acquazzone estivo trasformi regolarmente qualche centinaio di cittadini di Oltrebrenta in perpetui alluvionati.
Così è successo anche il 16 settembre quando in poche ore via Tazzoli, via Salata e via Monte Grappa si sono trasformate in una laguna di acqua e fango riempiendo scantinati, garage abitazioni e strade.
Noi dimenticati abitanti di Oltrebrenta negli anni abbiamo imparato ad installare sempre più potenti pompe, impianti imponenti e costosi sempre mantenuti in ordine; ma come possiamo combattere con una fognatura pubblica costruita quando qui c’erano ancora poche case, che in queste occasione invece di ricevere il lavoro dei nostri potenti impianti ci restituisce migliaia di metri cubi di acqua direttamente nei ventri delle nostre case?
Il 16 di settembre le nostre maledette strade sembravano fontane, con i tombini che innalzavano colonne di “caffelatte” alte anche un metro, con noi ormai non più sorpresi spettatori dell’evento, aspettando che tutto passi, per ricominciare a svuotare, buttare via macerie, riparare, asciugare, fino alla prossima volta.
A distanza di tre giorni nessun funzionario o addetto comunale è passato per verificare i danni provocati dalla obsoleta fognatura, nessuno per dirci cosa dovevamo fare o se avessimo avuto bisogno di qualche cosa, non so, una pompa in più, qualcuno che ci aiutasse a ripristinare i servizi essenziali, corrente, caldaie, per aiutarci ad evacuare le macerie. Cosa dobbiamo aspettare, il lunedì per l’umido? o il martedì per il secco (se ancora così possiamo chiamarlo)?
Invece solerte è stato l’impegno del Comune di Noventa per richiedere urgentemente il riconoscimento dello stato di calamità naturale!
In questo caso l’Amministrazione glissa ogni responsabilità e non risponde dei danni: ci penserà semmai la Regione a gratificarci di una elemosina, forse sufficiente per andare a berci qualcosina sopra.
Cosa dobbiamo credere? Forse di essere stati sfortunatamente colpiti dall’ira di Giove Pluvio così solo al dio potere richiedere il risarcimento dei danni?
Ma anche così fosse facciamo un po’ di calcoli: 120 mm di pioggia sono 12 cm di acqua sul suolo, e questi avrei dovuto raccogliere dai miei scantinati ammesso che non abbia le pompe in funzione. E allora perché mi sono ritrovato con 160 cm di acqua in casa? Di chi erano i 350 metri cubi (350. 000 litri!!!) smaltiti in ore e ore di lavoro? Perché il Comune non si è tenuto per se la sua dose erogata da Giove Pluvio?
Molto ci sarebbe già da dire sulla incontrollata, ma benefica per le casse del Comune, speculazione edilizia, ma se almeno con un po’ di senno si provvedesse ad adeguare i servizi pubblici necessari di conseguenza, forse non ci sarebbe da prendersela tanto con il solito “governo ladro”.
Mi viene pertanto da chiedermi se la calamità occorsaci sia davvero naturale oppure amministrativa!!!
Fabrizio Zardini

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