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Niente funerali religiosi. Oltraggio a Welby dal vicariato di Roma

Lettere scritte dall'autore  

Non può che destare sgomento e indignazione la scelta disumana del vicariato di Roma, per bocca di mons. Rino Fisichella (sempre pronto a fare sfoggio dei gemelli d’oro nei talk show da Vespa), di negare i funerali religiosi a Piergiorgio Welby.

Pretestuose e incoerenti appaiono infatti le giustificazioni addotte da Fisichella ad una decisione che suona come un oltraggio estremo alla memoria di un uomo che ha sofferto per decenni.

Secondo Fisichella, Welby avrebbe dimostrato, a differenza dei suicidi improvvisi, verso cui la Chiesa cattolica non nega (ma alcuni decenni fa li negava!) i funerali religiosi, una lucida determinazione nel porre fine alla propria esistenza, in contrasto con la dottrina cattolica.

In primo luogo andrebbe fatto notare a Fisichella che di solito non vengono negati i funerali religiosi neppure a persone che si sono suicidate nell’apprendere di essere malate senza speranza, per evitare ogni tipo di sofferenza, ed è ben difficile affermare che quelle persone fossero “non lucide”.

E viceversa Welby ha accettato PER DECENNI di convivere con una malattia che lo ha fatto soffrire ogni giorno fino a rendere il suo corpo inerte una prigione e ogni suo istante una tortura. Welby è stato per anni un povero e un sofferente delle Beatitudini evangeliche, per quanto Fisichella non riesca a capirlo.

Quindi che coerenza è mai quella di chi accetta i funerali religiosi per chi ha del tutto voluto evitare ogni forma di sofferenza, mentre li si negano a chi ha accettato la sofferenza per decenni?

In secondo luogo è ben dubbio affermare con tronfia sicurezza che quello di Welby sia stato un “suicidio”.

Welby ha rifiutato cure costose (quei soldi potevano curare persone indigenti altrove), inutili, che violavano la sua dignità e lo tormentavano, quando la natura (così cara alla Chiesa cattolica! Anche oggi papa Ratzinger parla di vita da rispettare fino al “naturale tramonto”) se fosse stata lasciata libera di fare il suo corso, avrebbe posto fine alle sofferenze di Welby molti mesi prima.

Anche qui grande incoerenza: papa Wojtytla RIFIUTO’ gli ultimi giorni di vita di essere portato al Gemelli per essere attaccato a macchine che potevano prolungarne di qualche giorno o settimana l’esistenza, scegliendo di morire in fretta nel proprio letto, e fu accontentato.

Eppure nessun sacerdote ha mai neppure lontanamente adombrato che quella del Papa sia stata una forma di eutanasia, “suicidio”, o simile!

Quindi due pesi e due misure: Welby viene oltraggiato perché la sua insistenza pubblica nel rifiutare l’accanimento terapeutico è stata fastidiosa, mentre il medesimo comportamento di un papa non suscita alcuna obiezione nei servili personaggi del vicariato.

E’ proprio il caso di dire che questi sacerdoti danno un pessimo spettacolo, ricordano quel sacerdote della parabola del buon samaritano, che scansò con cura il ferito per evitare fastidi. E se anche Welby avesse sbagliato secondo la “dottrina”, la carità imponeva di lasciare ad Altri ogni giudizio su di lui, celebrandogli i funerali.

E non è un caso invece, che sia la Chiesa valdese che quella evangelica si siano offerte – ben più cristianamente! – di celebrare i funerali religiosi al povero Welby.

L'autore ha scritto 26 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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5 commenti

  1. 1
    DAGO44 -

    Ho scritto in un altra lettera,sempre intitolata a Welby il mio pensiero.Non voglio essere ripetitivo,non voglio assurgermi a giudice,ma se la chiesa voleva allontare persone,consensi e affetto penso ci sia riusciuta.Non condivido nulla del pensiero politico radicale,ma qua scatta inevitabile un altro meccanismo.Negli Stati Uniti mi risulta che i condannati a morte per assassinio, che ne facciano richiesta vengano accompagnati sul luogo dell’esecuzione da un sacerdote,o comunque un rappresentante della chiesa.Ma allora perchè mi chiedo a Welby dopo aver operato una scelta si,ponderata,ma anche molto,molto Coraggiosa viene negato l’ultimo conforto religioso?E’ un interrogativo pesante,a cui tutta la chiesa dovrebbe rispondere e assumersi le proprie responsabilità.E concludo,non ostante il mio pensiero politico sia lontano annia luce da quello radicale,AMMIRO,E ripeto AMMIRO,il coraggio e la determinazione di Welby.Per il resto non sono io a dover giudicare.DAGO44

  2. 2
    stefanofederico -

    cosa chiediamo alla chiesa cattolica in cambio dell’8 per mille: per la paga che diamo ai preti?
    solo la cerimonia religiosa dei funerali. e questo poichè questa è la nostra consuetudine.non chiediamo l’insegnamento religioso ed i sacramenti che sono riservati solo a chi li richiede e possibilmente se li paga di tasca propria.
    se il vaticano vuole scegliere a chi dare o non dare l’estremo saluto, lo dica e rinunci all’8 per mille.
    saremo così liberi di organizzarci diversamente per salutare i nostri cari. sicuramente saranno delle cerimonie migliori: con partecipazione dei parenti e degli amici; non semplicemente una mesta presenza alla cerimonia celebrata dal sacerdote.
    come abbiamo visto che il matrimonio laico è forse da preferire a quello religioso, sicuramente il funerale organizzato senza dipendere dalla chiesa cattolica, che con il caso Welby si è sfiduciata, sarà la scelta migliore e la nuva strada da percorrere

  3. 3
    usul -

    basta anche wikipedia per capire che nel caso Welby non si può parlare di eutanasia o di nulla che possa interferire con la pratica religiosa, come ad esempio il disprezzo per la vita o la rinuncia alla medesima per mezzo del suicidio.
    Welby non era sottoposto a terapia medica, ma a coercizione tecnologica, cosa ben diversa e che contraddice anche la deontologia medica accontentando e liberando da responsabilità le coscienze di chi medico non è ma è pavido, bigotto e baciapile.
    mi pare che esista ancora troppa dipendenza da una congregazione clericale che ha dimostrato in tutto il corso della sua esistenza secolare di essere più un’organizzazione di marketing, per non dire di peggio, che un’istituzione dedita allo spirito.
    molti preti di quartiere e anche suore, pur vestendo, sopra quella dell’ordine, la divisa del vaticano, sono gente a posto; perfino qualche papa cattolico è stato persona a posto ad onta dei vizi dell’istituzione, ma l’Istituzione non è controllata da queste persone, bensì da burocrati e da politici che sono più attaccati alla sopravvivenza dell’Istituzione come tale, ossia di sé stessi, che a valori dello spirito.
    il mondo offre un’ampia selezione di scelte più valide di queste e un funerale non è una pratica anagrafica a pagamento ma un rito che deve esprimere molte cose serie.
    8×1000 o non 8×1000, un matrimonio o un funerale, come i riti che celebrano la vita dello spirito, meritano di essere istruiti da chi “sa di che si parla” e non da chi ci mangia sopra.
    anche in questo frangente, il Vaticano non ha deluso le nostre aspettative; s’è comportato per quel che sappiamo che vale, insieme con i suoi bigotti sostenitori, purtroppo presenti nella vita politica del nostro paese.
    ribadisco: quando questi, pur di sopravvivere, rinunceranno al dogma della verginità della madonna e riconosceranno finalmente la norma biblica che il celibato è una conseguenza vocazionale e non una premessa, li considereremo ancora in diritto di fare mediocri discorsi morali al popolo, sporgendosi in lussuosi paramenti sacri da un balcone, o parlando da un pulpito, o in un salotto televisivo?!

  4. 4
    Cesare -

    Condivido con tutti…..è una vergogna !

  5. 5
    leo -

    pienamente concorde, aggiungo che il Vaticano si sta bevendo quel poco cervello che ha mai avuto, confermando ancora una volta che nel Vaticano i momenti di qualche valore sono solo dei brevi casuali interludi in mezzo ad una complessiva satanica blasfemia.

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