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Mogol: l’ultimo tiro a segno della sinistra!

di Seneca

La vicenda dell’elicottero dei Vigili del Fuoco usato per riportare Mogol da Sanremo a Roma è l’ennesima dimostrazione di come la sinistra italiana sia diventata dipendente dalla polemica come da una sostanza stupefacente. Non appena il rotore dell’elicottero ha iniziato a girare, il Pd ha “fiutato” l’occasione: non per discutere seriamente dell’uso dei mezzi pubblici, ma per costruire l’ennesimo caso mediatico da agitare come una clava. Il bersaglio? Mogol. Non per ciò che ha fatto, ma per ciò che si presume rappresenti. Perché oggi basta che un artista non sia percepito come perfettamente allineato al canone progressista e non presente alle manifestazioni di piazza con la bandiera rossa con falce e martello, in mano, a braccetto di Landini per diventare immediatamente sospetto, un corpo estraneo da colpire, un simbolo da delegittimare. Ovviamente se fosse stato il paroliere di “Bella Ciao” questo non sarebbe accaduto!
Il Partito Democratico ha attaccato il ministro Piantedosi parlando di “follia”, come se un elicottero dei Vigili del Fuoco fosse stato sottratto a un incendio in corso per accompagnare un cantante in vacanza. Eppure i fatti, quelli veri, non quelli utili alla polemica, dicono che il volo era autorizzato come attività istituzionale, che Mogol doveva essere a Roma per l’anniversario ufficiale del Corpo dei Vigili del Fuoco, e che l’evento prevedeva la presenza di Mogol paroliere dell’ inno: “Il canto dei Vigili del Fuoco” il giorno seguente. Ma tutto questo non interessa: ciò che conta è il bersaglio politico, non la realtà. E così un trasferimento logistico diventa un caso nazionale, un pretesto perfetto per gridare allo scandalo, per agitare l’indignazione a comando, per trasformare un artista in un trofeo da esporre nella vetrina della polemica quotidiana.
Il punto è che Mogol, negli ultimi anni, è stato percepito come non perfettamente allineato alla narrazione progressista. E questo basta. In un clima politico dove l’appartenenza presunta vale più dei fatti, un artista che non rientra nello schema previsto diventa automaticamente un problema. È quasi comico osservare il doppiopesismo: se al posto di Mogol ci fosse stato un intellettuale percepito come vicino alla sinistra, un Vecchioni, per fare un nome, la narrazione sarebbe stata completamente diversa. Si sarebbe parlato di “sostegno alla cultura”, di “attenzione istituzionale”, di “collaborazione tra enti”. Avrebbero persino celebrato la sensibilità dello Stato verso un grande artista italiano. Altro che polemica: avrebbero probabilmente evocato un Airbus, giusto per rendere l’omaggio più solenne.
Invece, con Mogol, si è preferito insinuare il privilegio, il favoritismo, l’abuso. Non importa che l’uomo abbia scritto 1.776 brani, venduto oltre 500 milioni di dischi, ricevuto una standing ovation a Sanremo. Non importa che fosse diretto a un evento ufficiale dei Vigili del Fuoco. Ciò che conta è che, nella narrazione della sinistra, Mogol è diventato “quello non allineato”, e quindi ogni suo movimento può essere trasformato in un caso. E poi l’amicizia con Lucio Battisti un’ infamia imperdonabile per la sinistra! È un meccanismo vecchio come il mondo: quando non puoi attaccare le idee, attacchi i simboli. E quando non hai simboli da attaccare, li costruisci. E la sinistra è maestra in tale arte di consumismo politico.
Il risultato è un “campo largo” che discute per giorni di un elicottero mentre ignora i problemi reali come l’invasione islamica integralista che mina la nostra stessa sopravvivenza come identità nazionale, come cultura, come diritti primari, e partecipa invece alle manifestazioni pro Pal sponsorizzando l’entrata incontrollata di clandestini! Una parte della politica dove la cultura viene usata come arma politica, dove un artista diventa un bersaglio solo perché qualcuno ha deciso che “sta dalla parte sbagliata”, dove la polemica vale più della verità. La vicenda Mogol non racconta nulla sull’uso degli elicotteri: racconta molto, invece, sull’inconsistenza reale dei programmi politici della sinistra , dove tutto può essere trasformato in un pretesto e dove la realtà è solo un dettaglio da piegare alla convenienza del momento, in mancanza di una reale visione politica per il Paese.

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Categorie: - Politica

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