“Maranza tutti liberi” è incitazione alla violenza sig. Ghali!
Oggi sono qui per dire una cosa che nessuno ha più il coraggio di dire ad alta voce: stiamo lasciando che la violenza entri nelle cuffie dei nostri figli come se fosse musica, come se fosse normalità, come se fosse vita vera. E mentre questo accade, mentre milioni di adolescenti vengono bombardati da testi che parlano di sopraffazione, di illegalità, di sfida continua alle regole, la politica resta immobile, paralizzata, muta, incapace perfino di aprire un dibattito. E allora sì, oggi lo dico forte: basta con il silenzio, basta con la paura, basta con l’inerzia. La violenza nei testi trap non è solo intrattenimento: è un modello culturale! Guardiamoci negli occhi: non stiamo parlando di arte che provoca, che fa riflettere, che scuote le coscienze. Stiamo parlando di contenuti che esaltano la forza bruta, che trasformano la devianza in identità, che presentano la violenza come un linguaggio quotidiano. E i nostri ragazzi? I nostri ragazzi ascoltano, ripetono, imitano. Perché a 12, 13, 14 anni non hai ancora gli strumenti per distinguere tra rappresentazione e modello di vita. E allora quello che senti diventa quello che pensi. E quello che pensi diventa quello che fai. E noi, adulti, cosa facciamo? Niente. La politica si nasconde dietro tre articoli della Costituzione Sì, lo sappiamo: l’articolo 21 protegge la libertà di espressione. L’articolo 33 protegge la libertà artistica. L’articolo 25 impedisce leggi vaghe o punitive. Ma questi articoli, oggi, sono diventati una scusa perfetta per non intervenire. Sono diventati il paravento dietro cui si nasconde chi non vuole assumersi responsabilità. Sono diventati il muro dietro cui si rifugia chi ha paura di dire che la libertà non può essere un lasciapassare per l’irresponsabilità culturale. E allora diciamolo: la politica deve intervenire. Ora. Non domani. Non per censurare. Non per punire. Non per mettere bavagli. Ma per proteggere. Proteggere i minori. Proteggere le famiglie. Proteggere la scuola. Proteggere la società da un modello culturale che sta crescendo senza alcun controllo. Perché se non interveniamo noi, interverrà qualcun altro. E quel qualcun altro si chiama mercato. E il mercato non ha a cuore il bene dei nostri figli. La violenza nei testi trap non è un problema estetico: è un problema educativo Quando un ragazzo ascolta ogni giorno contenuti che parlano di:
• forza come unica legge
• sfida continua alle istituzioni
• disprezzo delle regole
• linguaggi aggressivi come forma di identità
• modelli di vita basati sulla sopraffazione
non stiamo parlando di arte. Stiamo parlando di educazione parallela. Un’educazione che non passa dalla scuola, non passa dalla famiglia, non passa dalla società. Passa dagli algoritmi. E gli algoritmi non educano: addestrano. È il momento di pretendere responsabilità! Responsabilità dalle piattaforme. Responsabilità da chi produce contenuti. Responsabilità da chi parla a milioni di adolescenti. E responsabilità soprattutto dalla politica. Perché la politica non può continuare a dire “non possiamo fare nulla”. La politica può fare moltissimo:
• educazione mediatica obbligatoria
• linee guida etiche per i contenuti destinati ai minori
• strumenti reali per i genitori
• campagne culturali
• tavoli permanenti con scuole, famiglie, piattaforme, artisti
• una commissione parlamentare che studi l’impatto dei contenuti digitali sui giovani
Non è censura. È governo culturale. È responsabilità sociale. È protezione del futuro.
La libertà è un valore sacro. Ma la libertà senza responsabilità è un vuoto. E quel vuoto oggi lo stanno riempiendo contenuti che parlano più forte di noi, più spesso di noi, più intensamente di noi. Se non difendiamo noi i nostri giovani, chi lo farà? Se non ora, quando? Se non qui, dove? È il momento di alzare la voce. È il momento di chiedere alla politica di fare il suo dovere. È il momento di dire basta alla violenza travestita da musica. Perché una società che non protegge i suoi figli non protegge il suo futuro. Una canzone che dice: “Maranza tutti liberi”….è incitazione pura alla violenza…”Sig. Ghali”!
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