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Mamma mia dammi 100 lire che in America voglio andare

La nostra silenziosa emigrazione….. quei miei paesani della Val Camonica morti dal 1912 al 1918, quei 260 soldati caduti sui ghiacciai, in una guerra che han chiamato prima guerra mondiale, ma per cent’anni un altro silenzio tombale su quello che è stato il più grande movimento migratorio dal 1880 al 1924.

Mai nessuno ci ha perso a scuola più di 10 minuti, non è stato interesse o sensibilità dello Stato Italia parlare di questi grandi uomini che han fatto l’America. Milioni di italiani, dal Sud al Nord, esattamente 4.750.000 se ne sono andati lasciando il vecchio continente per trovare lavoro nel nuovo mondo, gli Stati Uniti, altrettanti nel sud America particolarmente Argentina Uruguai e Brasile. Leviamo il velo al silenzio, furono molte migliaia dalla provincia di Brescia, ma soprattutto il flusso migratorio dalle valli e dai paesi si concentrava laddove le condizioni di vita erano le più dure, interi paesi dirigevano verso Nord o a gruppi Sud del nuovo continente, ricordo che grazie alla meticolosa registrazione dei passeggeri sulle liste della Luisiana, La Touraine, La Provence, La Lorraine da Le havre in Francia, la Regina d’Italia da Genova,.. il dipartire era particolarmente per molte famiglie di camuni, i Cappellini da Cerveno, i Gheza da Borno, i Pianeti e Domenighini di Malegno, i Perlotti e i Fioletti di Corteno, i Gulberti di Sonico, Menici di temu’, Pessognelli e gli Agostini di Losine, raggiungevano destinazioni come la Pennsylvania o altro, non si fermavano a NEW york.

Hanno fatto lavori che sapevan fare qui, come impiantare segherie, tagliare la pietra, muratori, boscaioli e scalpellini, in quarantena sull’isola Ellis Island passarono 22, 5 milioni di emigrati dal mondo in USA, visitati e registrati sin dei dollari che avevan in tasca al loro arrivo; non ne ho trovato uno che giungesse ad avere la fatidica cifra dei 50 dollari necessaria per poter entrare per cui ognuno dava delle referenze, fratello del tale che già sta in Luisiana, amico del tale, ognuno ha una sua storia che ricostruirò anche per possibilità oggi di farlo con la tecnologia. Ma di un paese solo, Borno, con lacune e imprecisioni per il letto e sentito, vi voglio parlare a voi i commenti.

Siamo nel 1905, partono i Martinelli, Pietro, le famiglie Gheza e Sanzogni, un nipote conferma “Sanzogni Battista, era fratello di mio nonno.. e qui la sua scheda.. Non è più tornato in Italia, dal 1913 (data d’imbarco) però, si è sempre ricordato dei nipoti italiani, tra i quali mons. G. Battista, suo omonimo – missionario – morto nel 1999. Lo zio G. Battista era andato a fargli visita a Monongahela,… Gheza Giovanni nato nel 1872 nel 1914 lascia Borno seguiva altri 5 Gheza andati in america nel 1905 e successivamente, Elisabetta Martinelli chiede del suo bisnonno Giovanni GHEZA, Bianchi soprannominato così per gli occhi chiari. Non saprei, noi non sappiamo niente. Altri parenti in America non ne avevamo. L’unica reminiscenza è che mio zio nel 1946 (aveva 6 anni) si ricorda che la nonna Giovanna disse che era morto suo padre e ricevette una fotografia. Sicuramente ci sarà stata anche una lettera d’accompagnamento ma noi non l’abbiamo mai vista”.

Dagli archivi del censimento del 1936 e 1940 RISULTÀ CAMBIATO IL NOME IN john gheza, pare sia seppellito a brookleen.. kings.. new york dopo aver vissuto fino al 1936 in Pennsylvania a Clearfield. Quando era arrivato nel 1914 si era arruolato nell’esercito americano nel 1917 come risulta da archivio militare. Può esservi rimasto per molti anni, quando è tornato a New york e convive con una famiglia nel 1940 ‘muore il 12 febbraio 1943, fu arruolato dai documenti dell’esercito americano nel 1917/1918, , non si risposò e non ebbe altri figli aveva 61 anni alla sua morte. Altri mille su cui si può indagare e che i nipoti e pronipoti cercano ma senza una lettere o cartolina non si sa in quale parte d’America stiano riposando e se han discendenti. Ora è possibile saperne di più, ormai l’informazione è illimitata nei siti e database, on line SI SA sempre più spostamenti e residenze di persone nel mondo, questo tra i pochi aspetti positivi, ognuno può ritrovarli. Come non sapere della loro vita ora ammirar ed esser fieri di uomini che han cercato lavoro in America nel successivo periodo del proibizionismo e la crisi del 29 han certamente reso la vita difficile anche nel nuovo mondo, ritrovarli oggi è incontrarsi con questi uomini volenterosi cari dimenticati ma che restituiremo alla nostra storia come esempio orgoglioso di nostri avi.

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1 commento a

Mamma mia dammi 100 lire che in America voglio andare

  1. 1
    Aton -

    Ah. E quindi che vuoi? Perché non lo ho capito.

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