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L’opportunità di un “No Tax Period”

Lettere scritte dall'autore  MARIANO CANGIULLI

Con questa mia vorrei sottoporre a voi una semplice proposta che potrebbe, se attuata in maniera ragionata, agevolare la tanto auspicata ed al contempo faticosa ripartenza.
La sua applicazione pratica per altro, non credo presupponga grosse difficoltà in termini tecnico-operativi.
Il ragionamento parte dalla constatazione che il Governo sta nei fatti predisponendo Bonus e Facilitazioni per innumerevoli settori nel tentativo di aiutare gli stessi in questa fase di estrema debolezza.
Tali bonus e agevolazioni vanno però, e direi giustamente, presidiate ed attuate, con il conseguente aggravio sia in termini di Controlli (da parte degli organi preposti) sia in termini Burocratici (da parte di Cittadini e Imprese) con tutti gli strascichi che questo comporta in termini di Modulistiche-Scadenze-Parametri ecc. ecc.
Allora mi chiedo perché non cambiare approccio, perché non prevedere in sostituzione di tali “Bonus” un “Periodo No-Tax” generalizzato, in maniera tale da preservare il Potere d’Acquisto di ognuno di noi con ovvi effetti in termini di Consumo e Spesa e a beneficio del Sistema Economico Generale e non di questo o quel settore.
Questa ipotesi ha per altro riscontri anche in termini macro – economici poiché è noto come, in periodi di forte discontinuità ed incertezza, i moltiplicatori di natura keynesiana tendono ad essere incerti, rendendo complicata ogni valutazione in termini di Politica Economica.
Si rischia insomma di aiutare il settore sbagliato rispetto alla sua capacità di generare beneficio sul PIL complessivo.
In questo modo anche l’attività di enti e istituzioni pubbliche si semplificherebbe notevolmente poiché sarebbero chiamate a gestire unicamente ammortizzatori sociali e aiuti a fondo perduto, oltre ovviamente alle attività di controllo.
Del resto è noto a tutti l’ingorgo operativo in cui si trova l’INPS che in questo momento deve gestire di tutto: Cassa Integrazione – Bonus Baby Sitter – Reddito D’Emergenza – Reddito Di Cittadinanza ecc. ecc.
Detto questo mi sembra opportuno precisare che il “Periodo No-tax” va ben congeniato e pensato come un vero e proprio “action-plane” un patto tra Cittadini e Istituzioni.
Non penso quindi ad un’abolizione delle imposte per l’anno 2020, ma semplicemente ad un loro slittamento ipotizzando, ad esempio, un pagamento, anche a rate, delle stesse entro due anni. Preservando comunque la facoltà, a chi lo ritenesse opportuno di versarle secondo entro i tempi previsti.
Non credo sia opportuno invece prevedere questa possibilità per i tributi locali stante l’essenzialità degli stessi per la predisposizione dei fondamentali servizi comunali fondamentali per la comunità.

Mariano Cangiulli
ECONOMIA E BUON SENSO (Youtube)

L'autore ha scritto 8 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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5 commenti

  1. 1
    Bohemien82 -

    Te la faccio ancora più semplice, per il 2020 le tasse devono essere cancellate.

  2. 2
    Bottex -

    ECONOMIA E BUONSENSO. Sì, peccato che il buonsenso il governo attuale non sa nemmeno cosa sia. Quello che hai scritto è sensato, senza dubbio, ma sono purtroppo cose destinate a rimanere sulla carta. Sicuro come che la terra è tonda.

  3. 3
    Trader -

    Per chi non mastica politica economica, spiego quando dice Cangiulli sul moltiplicatore keynesiano, semplificando: dal prodotto del moltiplicatore per la variazione della spesa pubblica, la variazione delle tasse, dei consumi e investimenti, si ha la variazione del reddito. Quindi se il moltiplicatore ha un valore superiore a uno, per ogni Euro di variazione di spesa pubblica si ottiene più di un Euro di variazione di reddito. Se invece il moltiplicatore ha un valore inferiore all’unità, per ogni Euro di aumento o diminuzione della spesa pubblica si ottiene meno di un Euro di reddito in più o in meno. Quindi è auspicabile un moltiplicatore superiore a uno. Sembra che nelle crisi il moltiplicatore abbia valore superiore all’unità, ossia la retta dell’equazione, con ordinata reddito e rapporto incrementale il moltiplicatore, sarebbe inclinata più di 45 gradi.
    Bohemien, trasformare l’Italia nel paese del Bengodi, dove lo Stato dà a tutti e nessuno dà niente allo Stato è irrealistico.

  4. 4
    Bohemien82 -

    “Bohemien, trasformare l’Italia nel paese del Bengodi, dove lo Stato dà a tutti e nessuno dà niente allo Stato è irrealistico.”

    Non é però questa la mia visione Trader. Perché invece è realistico uno Stato che da a pochi (peraltro giá ricchi), fortemente colluso con le criminalità varie (per muovere i voti) e che il più co...one dei politicanti prende più di un capo di Stato di altra nazione? Eppure è proprio la realtà. Per cui grazie per la delucidazione sul moltiplicatore ma lasciando la dottrina da parte, dovrebbe essere buon senso che se mi hai fatto chiudere 3 mesi, non ho i soldi per pagare le tue tasse. E che, almeno per una volta, mi aiuti tu Stato, esattamente come farebbe un buon padre di famiglia con il figlio in difficoltà. In Inghilterra, ma non solo, hanno fatto così. Forse loro le virtù del moltiplicatore keynesiano non le conoscono? Io credo di sì ma sono solo più onesti ed attenti al popolo. Purtroppo qui, per l’onestà, non c’è moltiplicatore che tenga …

  5. 5
    Trader -

    Bohemien,ha riassunto bene la realtà italiana, ma è in Italia che non conoscono le virtù del moltiplicatore o lo ritengono inferiore a 1.
    Keynes era inglese, sarebbe un controsenso se proprio in quel paese non se lo filassero. Con un moltiplic. >1, investimenti statali nei momenti di crisi sostengono la domanda aggregata e l’economia.
    Per varie ragioni, anche quelle che hai descritto tu, l’Italia ha un debito pubblico elevato. Se nei periodi di vacche grasse si migliorasse il bilancio statale, si avrebbe più margine di manovra per le crisi economiche. Ma, anche a causa della realtà che tu giustamente descrivi.
    Mentre scrivo, in tv Cottarelli intervistato sta parlando di questo argomento e del moltiplicatore. Dice che abbassando le tasse c’è il rischio che parte dei soldi non versati all’erario non vengano spesi; le politiche espansive delle banche centrali comportano il rischio che l’economia si abitui a tassi negativi e un loro necessario rialzo causerebbe un crisi.

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