Libere di vivere!
Ce l’abbiamo fatta? Non lo sappiamo. Una parte di noi sa di averlo ancora quell’ospite indesiderato, che tanto male ci ha fatto e ci fa.
Ma è anche stato maestro ed ora noi sappiamo e vogliamo assaporare la vita senza rimandi, senza perchè inutili.
Ora sappiamo e vogliamo essere “Libere di vivere!”
Così inizia un libro.. un libro che io personalmente reputo speciale, che desidero portare a conoscenza di tutti gli scrittori, e lettori di questo sito.
Questo libro speciale lo è davvero, a cominciare dal meraviglioso azzurro terso della copertina che ti fa immediatamente pensare al terso del cielo, al colore del mare.. la splendida presenza di quel gabbiano… ad ali spiegate pronto ad accompagnarti in un viaggio che inizi cominciando a sfogliare le prime pagine, l’avventura inizia.
Non vi sono articolisti famosi, ed è meglio così, ogni singola riga, ogni parola, ogni foto è un unica e irripetibile emozione.
Questo libro racchiude come uno scrigno le storie di quarantadue splendidi gioielli, quarantadue donne a cui implacabilmente viene diagnosticato un tumore. Donne che il cancro lo hanno addosso, Donne coraggiose, meravigliose che hanno accettato di mettere per iscritto le loro emozioni, i loro affetti, le loro paure affrontate sempre con dignità e invidiabile coraggio.
Non riesci a staccarti da quel libro perchè una pagina chiama l’altra, e l’altra ancora.. Non riesci a staccarti da quel libro perchè ogni storia narrata, ogni donna che la racconta tu ce l’hai davanti, tu leggi ed è come se ascoltassi,s ono continui pugni nello stomaco che arrivano ma continui a leggere in rispettoso silenzio, non ti fermi di leggere perchè anche tu vorresti avere quel coraggio, perchè percepisci il pudore quasi la vergogna di portare un peso simile. Sono stato tra quelli che questo libro lo hanno visto nascere, ho avuto l’onore di conoscere una per una tutte le autrici, vedere le loro lacrime, sentire il loro dolore devastante a volte incompreso
e ora il mio pensiero non può che andare a ritroso nel tempo, e c’è in me il desiderio di poter abbracciare almeno per un’altra volta quelle donne, quelle mamme trasformate troppo presto in angeli, ma che nel mio cuore lasceranno sempre un ricordo indelebile, una ferita aperta.. Penso che questo libro abbia arricchito insegnato tutti noi che lo abbiamo scritto, curato, ma che arricchirà ulteriormente chi questo libro lo vorrà leggere.
Tutte senza eccezioni hanno rappresentato qualcosa che è dentro di loro e quando ci piacciono troviamo nelle loro storie qualcosa che è anche dentro di noi. Anche se non sappiamo descriverlo, anche se non ci abbiamo mai pensato guardando e riguardando con stupore la stessa pagina come se volessimo portarcela via. Per una strana osmosi le storie contenute in questo libro sono gia dentro di noi. Le ritroverete leggendole. Vi piaceranno. Grazie
E un sincero infinito Grazie va a due splendide realtà esistenti qui a CARPI, in provincia di MODENA.
Ringrazio L’A.M.O. (Associazione Malati Oncologici) dove infaticabili e praparati Dottori curano, brave Infermiere aiutano, ineccepibili Radiologhe scovano l’infido male, instancabili autisti scarrozzano nei vari ospedali i pazienti bisognosi di terapie, e naturalmente A.N.G.O.L.O. (Associazione Nazionale Guariti O Lungoviventi Oncologici) dove altrettanto preparate e pazienti psicologhe guariscono le ferite sempre aperte della Psiche. Ai simpaticissimi componenti dei NEGRAMARO, con la loro disponibilità hanno dato corpo a un esaltante progetto..
E un grazie anche al direttore di questo sito, che ha dato disponibilità immediata per la pubblicazione di questa lettera. DAGO44
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Aggiungo l’email se qualcuno fosse interessato all’aquisto del libro.
associaz713@associazionemalationcologicicarpi.191.it
se volete visitare il nostro sito è http://www.associazionemalationcologici.org
grazie DAGO44
credo che parlare di malattia non sia facile…..e credo che la gente non ami affrontare alcuni discorsi, chi non subisce un intervento o una malattia non capisce fino in fondo cosa significhi….
la paura…
Lo leggerò appena sarò in grado di sopportare il dolore e la sofferenza che ne può venire. Al momento non reggo la mia.
A presto.A.
Lo so..però vedi Mari,quando la malattia colpisce gli affetti a te più cari,e colpisce duro,dopo ne parli sempre di più un pò per esorcizzarla la paura,un pò perchè è giusto parlarne.Questo libro non ha la pretesa di insegnare nulla a nessuno,ti parla diritto al cuore.DAGO44
Mari purtroppo ha ragione……………
Si può trovare comprensione ed empatia specialmente tra le persone
che hanno vissuto o convivono con una sofferenza.
Comunque, fa sempre bene testimoniare la propria esperienza,
può essere di sollievo a chi soffre.
Un signore, analizzando se stesso, il suo essere malato oncologico, e il suo essere visto come “appestato” dai sani, osservava, più o meno:
“chi si sente sano, chi ancora non è “invischiato” nella posizione inequivocabile e dolorosa di “malato” cerca di rifuggire il male, i malati e le situazioni che lo fanno essere troppo coinvolto in questo “limbo” senza più tempo e senza più “urgenze” assolute che è quello dei malati impegnati “soltanto” nella tenace lotta per la sopravvivenza quotiidana”!
Non so se Tiziano TErzani possa e debba necessariamen te subìre la classifica di personaggio famoso. Non credo meriti un’etichetta a priori, come non la peritano le fantastiche donne che vengono descritte nel libro oggetto del presente post. So soltanto che il “male” ed il dolore ed il disagio e la lotta per vincerlo sono encomiabili e “saggi” almeno quanto la volontà di “accettazione” insita nel “male” stesso(e la morte che esso provoca)! Lottare per sopravvivere è doveroso, umano e “costruttivo” il più della volte! Lottare con se stessi e permettersi di “arrendersi” ad esso non prima di aver voluto comunque dare un senso compiuto e significativo alla propria vita è altrettanto doveroso, per coloro che credono nell’ineluttabilità della morte ma soprattutto nella “qaaualità” della vita!
“Un altro giro di giostra”, di Tiziano Terzani porta solo un piccolo contributo a cercare di capire come “prepararci” anche se la morte, non dev’essere certo una cosa da attendere con rassegnazione “pura e semplice”!
Grazie Lilli…
Aldo,Qualità,penso che il malato,di qualsiasi malattia quando testimonia la propria sofferenza,il proprio dolore,a volte condiviso dai familiari,a volte persino ignorato e quindi più greve da portare e sopportare debba scuscitare ammirazione e rispetto.Purtroppo cè ancora la sciocca maniera di pensare…a mè non tocca,è toccato a tè..ma ti assicuro che non è così,e questo libro come tanti altri che sono stati scritti insegnano che il malato non è un appestato..
Il malato può insegnare.Tanto.
Grazie comunque dei vostri post. DAGO44
Con totale rispetto pe “le Malate” e peer tutti i malati, presenti e passati, credo che Dago esageri nel pretendere comprensione per un evento tragico ed… ineluttabile (prima o poi…!!) sul quale, più che tanta ammirazione e comprensione esibtite si dovrebbe avere un atteggiamento di privatà dignità e rispetto. Ciò non offende nè fa del male alle ex malate (in questo caso) ne ai milioni di altri malati che entrano nel calvario della malattia, riuscendo o meno ad uscirne; ma proprio per questo, pretendere che sia ovvio e naturale di chiedere interesse per vicende dolorose ma personali (e per molti versi, simili a miliardi di altre morti dimenticate, in ogni minuto ed in ogni angolo del mondo) trovo sia quasi… blasfemo ed irrispettoso. E prima di tutto verso le protagoniste di questo “imperdibile” libro, che sarà scritto col cuore (spero nessuno osi dubitarlo) ma che perde molto significato se ostentato ed imposto a qualcuno.
Mi sono spiegato? SOno riuscito a trasmettere il messaggio senza farmi franintendere dall’autore di questo post? Non lo so, ma spero di sì.
Ribadisco, l’importanza, anche “catartica” della stesura di questo (e di migliaia di altri resoconti di “malattia”, quasi tutti identici nella loro “naturale” sofferenza) resta sicuramente gigantesca e giusta, per le autrici/protagoniste! Ma al contempo, dovrebbe anche suscitare un po’ di… nervosismo, perchè comunque il rispetto sacrosanto per la morte, e il coraggio di parlarne, non deve diventare “obbligatorio” per chi, piaccia o meno, sta ancora nella schiera dei “sani” o degli “altri malati”.
Ciao Rocco,non penso di avere frainteso le tue parole,e scrivo con totale serenità.Il mio post non intendeva imporre nulla.Se hai letto bene fra le righe,non cè una parola,dico una che tenti di imporre il libro di cui ho scritto nel post.ho solo messo al corrente i naviganti,e frequentatori di questo sito che esiste un libro,punto.
Perche è un controsenso pubblicare un libro e non parlarne.Io credo.
Il nervosismo può esserci e con giusta ragione per chi è sano,e se in qualche modo ti ho turbato ti chiedo scusa.E comunque
quando per tele cè un programma che non mi interessa,uso il telecomando e cambio.Ciao Rocco. DAGO44
Caro Rocco,ho letto con molta,molta attenzione il tuo post,e proverò a risponderti sperando a mia volta di non esserne frainteso.Non so dove tu abbia colto nel mio post il tentativo di “imporre”( termine utimamente molto usato e spesso anche a sproposito)la lettura di questo libro.
Nella lettera può essere trapelata enfasi nella descrizione PERSONALE e l’ho anche specificato all’inizio,di un evento doloroso che mi ha toccato molto da vicino.Ma comunque penso di non avere turbato nessuno e se così fosse ne sono veramente rammaricato credimi,comunque sappi che in questo mondo i mali terribili e incurabili esistono,e per fortuna esistono anche molte persone che con tutte le loro forze cercano di combatterli.Ma per fare ciò a volte bisogna anche parlarne.E con tutte le porcate che si sentono in giro,e anche via internet questo penso sia il minore dei mali.Naturalmente Rocco,ho scritto questo post senza voler iniziare un cammino di polemiche.Ho espresso solamente il mio pensiero come tu hai espresso il tuo.DAGO44
E te ne sono grato! E ti assicuro che sappiamo tutti, ahimè, che esistono i mali terribili ed incurabili, a questo mondo!
Nemmeno io volevo mancare di rispetto, credimi.
E posso comprendere il tuo punto i vista.
Solo, non comprendo come anche tu, come la maggiornza, cadi nel tranello che di tendi da solo e che mostri in tutta la sua chiarezza quand dici: “E comunque quando per tele cè un programma che non mi interessa,uso il telecomando e cambio…”!
Spero senza accorgertene, hai cercato di ammonirmi dicendo “oh, se non ti garba, leggi e smamma!”. Un atteggiamento che è permesso ma che, se fossi coerente adotteresti anche per te stesso invece di indaffararti a rispondere alle centinaia di post che, a torto o a ragione, dicono cose che non ti trovano d’accordo o che ti colpiscono e con i quali trovi gisuto “dibattere”, dialogare, anche polemizare.
Non so, perdonami, mi sbaglierò ma trovo nel tuo atteggiamento proprio un bisogno ed una volontà di “imporre”. Sai, siu può imporre anche con il sorriso, a volte!
Ma resto col beneficio del dubbio, l’unica che ci rende ancora “umani”!
Ok Rocco,penso che la possiamo finire qui,non è mia intenzione imporre niente a nessuno.Rispondo nei blog dove ritengo di intervenire,come fanno centinaia di persone,altrimenti i blog non avrebbero senso di esistere.
Spero di trovarti ancora per poter dibattere,e se occorre anche di polemizzare,sempre e comunque con rispetto e civiltà.DAGO44
DAGO44,
ci mancherebbe che un malato non suscitasse rispetto!
Però quando dici;”Purtroppo cè ancora la sciocca maniera di pensare…a mè non tocca,è toccato a tè..”
non mi trovi per niente in sintonia.
Come fai a dire questo?E’ un tuo modo personale di pensare ?
Io penso “POTREBBE” toccare anche a me.
Io posso testimoniare sulla mia pelle del mio male,
per fortuna non fatale, ma cronico e debilitante,
ci sono persone che ti ascoltano un pò e poi “senti che cambiano canale”
ti assicuro che ricevo
comprensione da tanta gente, ma l’empatia ,cioè l’immedesimarsi ,il vivere l’altro, la trovo specialmente in chi si trova in uno stato
di sofferenza simile.
In sintonia perfetta con Qualità per la doverosa lotta per vivere …
e dignitosamente aggiungerei.
Con questo voglio dire che non posso pretendere che gli altri si portino a casa il mio problema, ma chi è preposto e pagato per cercare di risolverlo, pretendo che lo risolva.
Per l’insegnamento:, personalmente penso anche tu, rocco,qualità,mari,lilli
mi insegnate qualcosa.
ciao.
Ammirevole Aldo!
Anche perchè, farsi carico dei mali del mondo è per prima cosa impossibile, secondo è sbagliatissimo e terzo e disumano e contro ogni logica di “continuazione” e di preservazioen della specie umana.
E lo dice uno che si rietiene “ammalato” di sensibilità e per il quale l’empatia innata gioca continui “coinvolgimenti” involontari, di cui cerco di farmene carico se posso ma dai quali cerco anche di prendere le distanze, conscio che non sono “colpevole” dei malanni altrui e che, anche se può sembrare un’affermazione “pesante”, ho impaarato sulla mia pelle e su quella di parenti, amici e conoscenti che quando arriva “un male”, o quando questo dev’essere gestito in modo “cronico” non si può pretendere di avere comprensione perebbe e disponibilità da “altri”!
Concordo poi in maniera totale con la concezione (sempre troppo disattesa) che chi è preposto a vario titolo alla cura e all’assistenza di “noi” (prima o poi) malati debba possedere le necessarie attenzioni e professionalità per sapere affrontare con coscienza il proprio lavoro, al servizio della comunità (peraltro da lui scelto, si spera, e comunque remunerato).
E dato che dire ciò che già si pensa, sempre con il dovuto rispetto, non significa fare del male ad alcuno, ribadisco che la lettera d’apertura di quwato post, pur TOTALMENTE rispettabile e “comprensibilie” non dovrebbe essere presentata e sottoposta con quest’enfasi da “caso umano eccezionale”. Si muore tutti i giorni, in ogni paret del mondo, nella maniera più o meno dignitosa che le condizioni permettono.
SApere che un gruppo di Donne ce l’ha fatta o che, non avendocela fata, ha voluto comunque lasciare un segno, è bello e umanamente condivisibile, ma, abbiate pazienza, non vedo quali spunti o notizie o sensibilizzazioni maggiori dovrebbe dare agli altri “partecipanti alle pene quotidiane” la lettura di un libro del genere.
CVhe è e resta soprattutto una necessità dignitosissima delle autrici le quali, ahimeè, nel bene o nel male non ne ricaverebbero alcun beneficio anche se il loro libro vendesse un miline di copie!
A risentirci
Anche tu ALDO mi hai insegnato qualcosa,leggendo il tuo post,evidentemente inizialmente sono stato frainteso,o meglio ancora mi sono espresso male.Ti chiedo scusa.Mi piace il tuo modo di scrivere,anche tu QUALITA’ spero che scriviate ancora qua,io da oggi riesco a connettermi adesso(sono quasi le 20.)Se non mi sentite il problema è il P.C.grazie ragazzi delle vostre testimoniaze.DAGO44
DAGO, non devi scusarti,
Hai visto da vicino la sofferenza e il coraggio di come si lotta contro il male, sei uno “sensibile” e ti sei appassionato ed entusiasmato nel
testimoniarlo.
Io forse avrei fatto la stessa cosa.
A quelle donne va tutta la nostra solidarietà e incoraggiamento
e GRAZIE A TE, che ci hai fatto conoscere la loro storia, si sentiranno meno sole.
ONORE alle varie figure sanitarie se oltre alla loro bravura professionale ci mettono anche il cuore.
Ps: non temere le critiche, scrivi sempre quello che “senti”.!!!
Un abbraccio.
Aspettando DAGO44…………….
Ho vari problemi di connessione,ancora ladsl non cè e quindi diventa svilente e avvilente cercare di connettersi a un sito,ma ci sono e quando posso e riesco vi leggo e rispondo.Se hai letto i miei post non ho paura a mettere per iscritto i miei pensieri.Grazie Aldo comunque.Ho cambiato gestore per internet,Appena mi arriva nuovo modem e posso muovermi meglio risponderò al più presto.Saluti DAGO44