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L’astensionismo e gli appartamenti sfitti un lusso da pagare!

di Seneca

C’è un’Italia che si ostina a credere nella democrazia, e poi c’è l’altra Italia, quella che da anni si presenta puntuale solo all’appuntamento con il lamento. Sono gli eroi dell’astensione, i campioni del “non serve a niente”, i filosofi del divano che hanno trasformato la rinuncia in un’arte e la pigrizia in un manifesto politico. Gente che non vota da così tanto tempo che ormai il seggio elettorale lo ricordano come un luogo mitologico, tipo Atlantide o il servizio clienti che risponde davvero. E guai a farli sentire responsabili: loro non votano “per protesta”, come se restare a casa fosse un gesto rivoluzionario invece che l’ennesima dimostrazione di quanto poco gli importi del futuro del Paese. Intanto però pretendono tutto: servizi, diritti, bonus, miracoli. Partecipazione zero, pretese cento. E allora sì, è ora di smetterla di trattare l’astensionismo come un capriccio innocuo. Se non voti senza un motivo serio, paghi. Una contravvenzione, un sensibile promemoria che la democrazia non è un buffet dove scegli solo ciò che ti piace. E quei soldi? Dritti in un fondo destinato al ceto medio vero, quello che non vede un’agevolazione nemmeno col binocolo, quello che sostiene di fatto il Paese, mentre viene trattato come un errore statistico messo costantemente fuori campo dall’ Isee come se questi cittadini fossero un covo privilegiato di capitalisti camuffati, mentre in realtà devono accettare supinamente ogni aumento e ogni situazione inflattiva senza poter dire nulla! Finalmente un po’ di giustizia: chi non partecipa almeno contribuisce. Ma non finisce qui, perché c’è un’altra categoria che merita un premio speciale per la coerenza: i proprietari di appartamenti che tengono le case vuote come se fossero opere d’arte contemporanea, da non toccare, da non usare, da non affittare. Un patrimonio immobiliare congelato, imbalsamato, mentre fuori la gente cerca un tetto come se stesse partecipando a una caccia al tesoro senza indizi. “Eh, ma se affitto poi rischio di non vedere un euro per anni.” Ed è vero: in Italia sfrattare un inquilino moroso è più difficile che ottenere un appuntamento con un medico della mutua. Ma questo non giustifica il museo delle case vuote che abbiamo creato. E allora anche qui, una bella contravvenzione per chi tiene immobili sfitti senza motivo. E sì, anche questi soldi finiscono nello stesso fondo: quello che finalmente restituisce qualcosa a chi paga sempre e non riceve mai. Un fondo alimentato da chi si sottrae ai propri doveri, civici o patrimoniali che siano. Una sorta di karma amministrativo: non partecipi? Paghi. Non metti a disposizione ciò che hai? Paghi. Non rispetti le regole? Paghi. E lo Stato, dal canto suo, dovrebbe garantire sgomberi rapidi, non quelle epopee giudiziarie che durano più di certe carriere politiche. Solo nei casi davvero gravi si interviene con aiuti mirati, e basta con le scuse creative che sembrano scritte da un autore di fiction. Il punto è che siamo diventati un Paese dove tutti vogliono i diritti ma nessuno vuole i doveri, dove la partecipazione è vista come una scocciatura e la responsabilità come un optional. Una democrazia così non si regge: si trascina, si logora, si svuota. E allora sì, serve un richiamo amaro, cinico, quasi brutale: la libertà non è gratis, la democrazia non è un servizio in abbonamento e la società non funziona se metà dei cittadini si comporta come ospiti distratti in casa d’altri. Se non vuoi partecipare, almeno contribuisci. Se non vuoi assumerti responsabilità, almeno non essere un peso. Perché continuando così, l’unica cosa che resterà davvero da votare sarà la data del prossimo lamento collettivo. E su quello, statene certi, non si asterrà nessuno.

L'autore ha condiviso 44 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Seneca.

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Categorie: - Cittadini - Politica

1 commento

  • 1
    white knight -

    Quasi d’accordo.
    Sul primo punto (il voto) non lo renderei obbligatorio o passibile di multa, ma farei decadere la tessera elettorale a chi non la usa o salta 2-3 votazioni di fila (e farei poi pagare salatissimo l’eventuale riemissione della tessera decaduta). Si avrà quindi una massa di gente che andrà a fare “scheda nulla” ma almeno la si sarà costretta ad alzare il culo dal divano.
    Sul secondo punto sono sostanzialmente d’accordo: detasserei notevolmente le rendite immobiliari e renderei gli sgomberi di abusivi e inquilini morosi più rapidi (e, se necessario, più violenti) al fine di incoraggiare gli affitti. Per contro però ai proprietari che tengono gli immobili sfitti per più di un anno di fila alzerei le tasse (tipo IMU) del 5-10% ogni anno (andando così a scoraggiare le situazioni infruttifere).

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