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Lamento del pendolare

Scrivo una lettera che non verrà pubblicata su un argomento che verrà, nel caso migliore, ignorato: sul dizionario della lingua italiana ci saranno le mie parole, alla voce dei “mulini a vento”.

Sulle ferrovie italiane si è scritto di tutto e di più, e chissà quanti altri come me hanno avuto la tentazione di far sentire il loro disappunto a un ricettacolo che non fosse il buco nero della “cassettina delle lamentele” dell’azienda.

Non parlerò dei ritardi, quotidiani e puntuali. Né del prezzo, esagerato se si pensa alle colture di zecche e batteri devotamente serbate in certi treni: non Eurostar, quindi frequentati da ignavi che dovranno scontare la colpa di non pagare il supplemento milionario secula seculorum.

Non parlerò nemmeno delle fantomatiche “card” che Trenitalia offre ai suoi clienti: i volatili vantaggi delle varie smart, club, etc, cambiano a seconda del bigliettaio e io, pur sembrando, all’adesione, idonea a tutto, non ho mai avuto nemmeno un centesimo di sconto: credo che il perché sia una arcana conoscenza appartenente ai segreti mistici dei dipendenti delle FS. Tra questi fantasmagorici enigmi si perdono pure buona parte dei “bonus” a cui i clienti avrebbero diritto dopo i ritardi.

No, non dei ritardi dei regionali, non siamo mica qui per distribuire le perle ai porci. No, neanche degli interregionali, espressi, diretti: gli Eurostar e, se siamo buoni, gli Intercity.
Un giorno arrivai alla mia stazione di coincidenza in ritardo, per colpa del treno attardatosi alla partenza della prima tratta. Allora andai a prendere un biglietto Intercity, ovviamente senza pensare che un tale servizio dovrebbe essere gratis visto che il disagio è creato dalla compagnia medesima: per quello, mi sono rassegnata molti anni fa. La risposta: no, non avevo diritto allo sconto con quella…cos’è quella roba? smart card. Solo in prima classe c’era posto, che discorsi…e per fortuna non era un treno con prenotazione: se no il mio esame universitario me lo potevo scordare. L’Intercity che avrebbe dovuto portarmi a destinazione accumulò 50 minuti di ritardo, al che chiesi se avessi diritto al rimborso. Certo che no: il mio biglietto costava 9,85 euro e i bonus, piccole porzioni di rimborso, partono da 10 euro. Alla mia risposta scandalizzata il funzionario mi guardò compunto, asserendo che le regole sono regole e vanno rispettate. Avrei voluto fargli notare che lo stesso si dice degli orari. Aggiunse, con aria cosmopolita, che i bonus sono un vantaggio che solo in Italia si offre, mi informassi bene. Fu così che ribattei che questa paterna benevolenza era solo sulla carta, testimoni i miei 9,85 euro, e che nei paesi in questione un ritardo era l’eccezione e non la regola. Non c’è bisogno di pensare al presidente della metropolitana di Tokyo, dimessosi per 50 secondi di ritardo accumulatisi in un anno. Inoltre, il ritardo fu annunciato solo 5 minuti prima del presunto arrivo: a pensar male si fa peccato, ma come non insospettirsi sapendo che tutti avevano presumibilmente già timbrato per quell’ora e i biglietti timbrati non possono essere restituiti e il costo reso?

Non parlerò nemmeno di come a Bologna i funzionari avessero un segreto cosmogonico diverso e mi abbiano detto che il bonus era un mio diritto: è successo tre mesi fa, e non ho ricevuto né no né si.

Non parlerò di oggi, quando nella stazione di partenza, Adria, è stato reso noto, sempre 2 minuti prima dell’ora preposta, che l’arrivo del treno per Rovigo era posticipato di 10 minuti. Il problema è la coincidenza, a Rovigo. Ci sono 5 minuti per prendere l’Interregionale diretto a Bologna. Quasi tutti i passeggeri di quella corsa dovevano andare là. Allora ho trovato il modo, nella nebbia, di arrivare velocemente a Rovigo, per scoprire che il treno era partito in leggero anticipo.  Ho comprato la salvezza sul treno dei ricchi con un’aggiunta di soli 10 euro per 100 chilometri, ed è arrivato in ritardo, ma non abbastanza per qualsivoglia pretesa. Ricordo di quel mio amico, che prese un Eurostar che sembrò accumulare 29 minuti e qualche secondo di ritardo, essendo la soglia per il rimborso mezz’ora, e cercò di allontanarsi con la coscia del capostazione tra i denti: Trenitalia non garantisce la sicurezza ai propri dipendenti?

Non parlerò nemmeno della mia scoperta sulla linea che porta da Chioggia a Rovigo e ritorno, che ha del beckettiano, tanto è disperatamente comica e assurda insieme. Da Rovigo, i passeggeri , andranno poi a Verona, Venezia, Roma, Bologna, Padova, tutta Italia insomma: e in nessun altro modo ci arrivano che con quella linea. I passeggeri sono avvisati: dal 25 settembre al 13 ottobre saranno autocorriere sostitutive a compiere il servizio. C’era un treno, che partiva da Adria alle 6.40 e arrivava a Rovigo alle 7.04, che permetteva di prendere la coincidenza per Bologna alle 7.07: in effetti, quasi tutti i passeggeri sulla prima tratta a quell’ora devono prendere l’Interregionale per Bologna e Ferrara. La corriera sostitutiva arriva alle 7.10, tre minuti dopo che l’Interregionale di quasi tutti i passeggeri è partito. È molto callido come una “corriera sostitutiva” non sostituisca proprio per nulla: tra l’altro, non ci sono altri treni prima. Su questa lettera, non ho parlato di niente, visto che le colombelle degli spot di Trenitalia mostrano che tutto funziona, liscio e candido.

È  anche  molto bello vedere i sindaci delle grandi città, adornati del simpatico cappello da minatore, inaugurare l’enorme trivella dell’altra velocità. Questi signori, che con quella mise sui periodici ci ricordano tanto l’aitante Ken di Barbie, saranno così cavalieri di portarci tutti dove il treno non ha voglia?

Francesca F

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