La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
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Il pavone che ostenta avvenenza fisica, benessere economico, che fa sfoggio di una (discreta) cultura, che si vanta dei propri successi in ambito lavorativo, che esibisce i suoi trofei in campo sentimentale,ma altresì sputa nel piatto dove ha mangiato l’amar boccone, riscuote successo e gode di tutta la vostra comprensione….il mondo gira così. Purtroppo.
ELENA: insomma ci capiamo 😉 esperienze comunque che insegnano. e che fanno pure apprezzare di più, se ce ne fosse bisogno, il respiro a pieni polmoni. Ti dico la verità, io lo aprezzavo già prima, forse anche per questo la cosa mi ha sconvolta tanto più (sconvolge chiunque, comunque e sempre, ma intendo dire che ero, sin da ragazzina, una che amava molto i suoi spazi mentali liberi, anche di rigenerazione. Fosse pure il fatto di bigiare la scuola un’ora – non per saltare l’interrogazione – e fare una bella passeggiata. Le cose che apprezzavo prima e mi sembravano naturali ad un certo punto sono diventate fantascientifiche… e non è necessario che qualcuno ti rinchiuda fisicamente in una stanza).
Ci sono persone che in qualche modo apprezzano (non sto facendo una critica, degustibus) anche una gelosia un po’ morbosa, non dico malata per forza, ma un certo tipo di gelosia più invasiva. Ci vedono un maggiore interesse. Spesso, secondo me, la gelosia morbosa nasconde piuttosto un’insicurezza propria. Ecco, io quel tipo di gelosia, senza giungere al patologico intendo ora, non l’ho mai vista come una maggiore prova d’amore, fermo restando il rispetto reciproco, l’interesse reciproco, ovviamente.
Ti ringrazio per la possibilità di parlarne in privato, adesso mi sto “ossigenando”, piuttosto che stare dentro l’argomento, però magari avremo occasione.
Scusa se mi intrometto, invece, nella cosa che dicevi ad Ambrogio, per dire la mia. Io non ho avuto la tua stessa impressione leggendo Ambrogio (essendo impressioni nessuna è per forza giusta o sbagliata, ovviamente, dico solo la mia sensazione). Quali siano i tempi per rielaborare ognuno li sa (o, certo, al momento magari non li sa) per sè, però penso a quello che diceva una mia amica un giorno, quando si parlava di questo: è vero che non bisogna avere l’ansia di riempire un senso di vuoto, di cimentarsi in una relazione per dimostrarsi qualcosa. Ma se semplicemente qualcosa di buono accade, si provano delle sensazioni positive, e si sente il desideri di accogliere quelle emozioni positive, in base a quali teorie bisognerebbe dire e dirsi di no?
Io non lo so ovviamente quale sia il caso di Ambrogio. E’ lui che sta vivendo le sue esperienze, emozioni, sensazioni. Sarà che l’ho letto quando stava molto male anche perché era stato colpito da più lutti, uno sentimentale, uno reale e molto pesante. Forse proietto io il conoscere un certo tipo di stare con se stessi, in seguito a questo tipo incrociato di lutti, molto molto forte. Uno stare da soli che va persino oltre la normale capacità di stare da soli. Un viaggetto negli abissi della solitudine. Io quando leggo quello che scrive più che leggerci una paura di stare solo e una fretta di riempire dei vuoti ci leggo la vita di nuovo in circolo. E la vita è fatta anche di progetti. Anche la coppia è fatta anche di progetti, pure banali come il “ci vediamo sabato per andare a fare una passeggiata” o sfogliare un depliant e dire: mi piacerebbe… tu che ne dici? Spesso nel forum si parla di relazioni fatte di sentimenti estremi, di problemi estremi, ma di quanta, anche banale, progettualità? spesso anche di non relazioni e di non sentimenti. A me sembra che Ambrogio riscopra anche l’entusiasmo di queste (non banali) banalità. Certo, esiste anche il farlo con compulsione. Eppure quando lo leggo (ma ripeto, mi fa piacere anche leggerlo così, non lo nego) io lo sento più sereno e piacevolmente sorpreso che altro di vedere che esiste anche una semplicità delle cose che, nei mesi passati, aveva dimenticato. O forse anche nei mesi di crisi precedenti a quella rottura così pesante. Ciò non significa che le cose saranno sempre semplici, ma se ora lo sono, perché no?
Ambrogio: ti ho parlato per un post e un pezzo in terza persona 😛 buonasera 😉
Marquito: un’interessante osservazione la tua. In effetti neanch’io credo che il rancore e la rivalda siano una cartina di tornasole dell’intensità dei nostri sentimenti, quanto piuttosto di un nostro senso di frustrazione. E’ con noi, con il nostro orgoglio per esempio, con il giudizio degli altri persino a volte, che non abbiamo fatto pace se ci ossessioniamo ancora in modo negativo con il nostro passato? Ciò non significa che necessariamente sotto la frustrazione (in un certo tempo di rielaborazione la rabbia e anche una certa forma di dipendenza da è ancora normale soprattutto se vi è stato uno strappo destabilizzante e violento) non vi possa essere anche del sentimento. Però mi trovi d’accordo, almeno per il mio tipo di temperamento, con il fatto che forse sulle lunghe distanze è più facile voler bene che male a qualcuno che abbiamo molto amato. Anche un voler bene con distacco, ma non augurare il male.
Lilly: sono d’accordo con te. Un bacino 🙂 Godersi il presente, in effetti, per alcuni è un lusso.
LUNA 🙂
non ho detto che non bisognerebbe accoglierle nel momento in cui senti la necessità che sia arrivato il giusto momento per rifarsi una vita.
Stavo riflettendo sul malessere psicologico, nelle proporzioni in cui, finisce una relazione e ne subentra un’altra. Nell’avere bisogno di colmare, come lo chiami tu, una solitudine di dipendenza affettiva, piuttosto che avere i propri spazi e introducendo un nuovo elemento. Non sò se mi spiego.
Certo che noi sappiamo quando sia quel momento, a meno che, uno/a non sia totalmente dipendente da ogni forma vivente.
Comunque sia, sono contenta per Ambrogio, che nella sua parentesi, ha ritrovato il gusto equilibrio.
Ti pongo una domanda: e se invece di amore fosse un calesse? e ci trovassimo in piena emotività affettiva, nel bisogno estremo di colmare le nostre emozioni, che succederebbe?
AMBROGIO
grazie per la comprensione, riflettevo con te
LUNA-ELENA vi ho letto attentamente.
Ieri sera sono uscito con lei, era splendida, e siamo stati a cena nel locale di un mio amico.Poi a casa mia, tv , coccole e tanto amore.
Credo mi stia innamorando e penso stia succedendo anche a lei.
Vorrei contenere il trasporto nei suoi confronti per scongiurare dolori in caso di abbandono.Pero’ non ce la faccio. Stasera non avremmo dovuto vederci perche’ lei gira un filmato a MIlano ed e’ impegnata tutto il giorno.Ebbene, le ho gia’ inviato un sms ed abbiamo deciso che ci si vede lo stesso,fossero anche le 24.00 ,ma la voglia di incontrarci e’ molto forte e cosi’ sara’.
Elena: a questo punto non credo sia un calesse,forse non e’ ancora amore , ma assomiglia molto.
Il pensiero quotidiano ormai e’ al 90% dedicato a lei ed il restante alla mia ex,che sta uscendo in modo abbastanza deciso dalla mia mente.
E’ vero LUNA, tu mi hai letto nei momenti piu’ down del mio percorso, ed hai ragione quando scrivi che mi trovi piu’ entusiasta e piu’ positivo. E’ vero, ho ritrovato la voglia e la gioia di vivere, grazie alla mia forza interiore, ad una eccellente psicologa, e soprattutto grazie a LEI.
Andrea – Non sono solito pavoneggiare o vantare le mie doti. Lo faccio solo quando sono costretto e quando mi attaccano.
Se hai letto attentamente i commenti precedenti,avrai avuto modo di verificare l’attacco al quale sono stato sottoposto da parte di alcuni/e signori/e.
Accetto che mi si contesti un pensiero o uno scritto ,ci mancherebbe, accetto il confronto, ma non accetto che mi si diano dei titoli gratuiti, e soprattutto con la garanzia dell’anonimato.Se vengo provocato reagisco e , siccome ho una “discreta” cultura, mi permetto di ironizzare con chi gonfia il petto, credimi e’ l’arma migliore.
Grazie anche a te….
Elena , vorrei parlarti in privato . Anch’io sto vivendo tutto quello che hai vissuto tu .Lui mi ha lasciato 4 mesi fa’ , sto’ malissimo , non dormo la notte e soffro terribilmente la solitudine. Non so come superare tutto questo . Fammi sapere come posso contattarti .Grazie
Katy,si supera.
E c’è bisogno di un certo distacco mentale,altrimenti ogni mese sarai punto a capo.
Te lo dice una che fino a poco tempo fa ancora delirava.
Le cose non si possono cambiare,le cose stanno così.
Poi il futuro è un’incognita.
Alcune persone tornano ad essere una coppia,altre no.
Tu stai subendo la decisione del tuo ex,vivi una situazione che mai avresti voluto,ma sei costretta a viverla.
Allora devi cercare di viverla trovando una sorta di “equilibrio”.
Capisco benissimo come stai,perchè io sono stata mollata quasi 5 mesi fa,ed è una cosa fresca anche x me,e ti assicuro che non sono una che pensa che tutto scorre e si risolve.
Ma io non potevo avere attacchi di panico ogni giorno,non dormire,non mangiare,non essere viva.
Devi capire che forse se vuoi recuperare qualcosa,devi prima star bene tu.
Poi il resto viene da sè.
Qualsiasi cosa debba venire.
Saluto chi mi ha saluta e fatto gli auguri 🙂
Non faccio i nomi perchè non ho una memoria da elefante,ma quando dico tutti,intendo proprio tutti 🙂
Specialmente Ambrogio, ormai soprannominato Rocher…che è un buonissimo cioccolatino 🙂 🙂
Andrea: rispondo, una volta, ma non perché mi interessi dare seguito ad assurde e sterili provocazioni, bensì perché trovo curioso l’atteggiamento manipolatorio nei confronti della comunicazione, e di fatti di per sè neutri, e delle altrui emozioni/motivazioni insito nella provocazione.
La mia risposta è: forse ho un livello sufficiente di autostima per reggere senza turbamenti le dimostrazioni di autostima altrui?
Forse il mio concetto di umiltà e modestia non corrisponde al fatto che chi è umile e modesto deve dire che è scontento di tutto e che quando si vede allo specchio la mattina pensa che non si piace?
che male ci sarebbe a dire: sono soddisfatto dei miei traguardi raggiunti nella professione, del posto in cui vivo e per le cose che attraverso i miei sforzi sono stato in grado di donarmi? che male c’è a dire mi prendo cura della mia persona e mi piaccio?
La mancanza di autostima porta a volte le persone a non riuscire ad individuare degli obiettivi e/o portarli a termine. Porta a non fare le cose che per mente e corpo gli sono salutari. Porta a tenersi per tutta la vita un lavoro che non piace, a non darsi lo spazio anche per interessi culturali o di svago o a intraprendere relazioni sentimentali funzionali non solo per il fatto che non vi siano oggettive possibilità in un momento di crisi, ma partendo da un “non si può” interiore per cui di fronte anche a tutte le possibilità si tende a sentirsi quelli che devono essere gli ultimi della fila.
E’ ovvio che in un momento di crisi come il nostro (intendo globale) il fatto di avere degli obiettivi, lavorativi/di conseguente benessere personale (non la Ferrari, sentirsi sereni, vivere in un luogo confortevole scelto in una zona che dà benessere secondo i propri parametri circondandosi di cose che piacciono – che può essere anche un vaso da 10 euro del colore preferito – mangiare ciò che piace invece che pasta con il burro tutti i giorni, poter prenotare il dentista se hai mal di denti, poter comprare un abbonamento allo stadio, alla stagione dei concerti, al cineforum con le corazzate potemkin, andare al mare, in montagna o dove ti piace) e non poter oggettivamente fare per raggiungerli causa molta frustrazione.
Ciò è indubbio. Tuttavia non capisco perché dovrebbe consolarci il fatto che qualcuno ci dica “sto male, sto male con me stesso, la mia vita non mi piace, il mio lavoro mi fa ca...., non mi piaccio”, in sostanza “mi castro” mentre dovrebbe darci sui nervi il fatto che qualcuno dica: “sto bene, sono soddisfatto di questo o quello, mi so regalare questo o questo”. Dire questo non è necessariamente (userò un francesismo) ca.... il ca…
ELENA: scusa, vado un po’ di fretta, quindi tornerò con più calma, e ben volentieri, per la riflessione insieme sul tema che hai posto. Intanto:
@Ti pongo una domanda: e se invece di amore fosse un calesse? e ci trovassimo in piena emotività affettiva, nel bisogno estremo di colmare le nostre emozioni, che succederebbe?
Se fosse un calesse da che punto di vista?
Del fatto che la persona in realtà non ci ama ma verso di noi prova un’attrazione, un sentimento calesse o addiritura di prende per i fondelli?
Che siamo noi a sopravalutare il nostro trasporto per una persona, cioè crediamo sia amore e invece per NOI medesimi si rivela un calesse?
Che la scintilla, quella che fa veramente la differenza, non scoppi nonostante entrambe siamo brave persone e ci piacciamo, ma magari resteremo invece ottimi amici?
Che una relazione parte in buona fede nel migliore dei modi ma poi, aumentando la conoscenza reciproca, ci si rende conto che le incompatibilità sono minori rispetto alle affinità, che nascono problemi di cui non si conosceva l’esistenza, che la visione della vita (tipo: vivere in campagna o in città, avere tre gatti e mangiarci insieme o non sopportare di avere un gatto sul letto, avere 3 figli o nessuno, vivere in case separate o convinvere o sposarsi, fare l’amore tutti i giorni o una volta al mese basta) è diversa e quindi le strade si separano anche se l’interesse reciproco era sincero?
E qual è la paura maggiore? l’essere abbandonati o fagocitati? l’essere delusi/deludere, essere delusi dal fatto di aver incontrato un grande amore e accorgersi invece che non è la storia con la S maiuscola, l’aver paura di essere invasi e manipolati se si permette a qualcuno di avvicinarsi troppo? Aver perso, vivendo relazioni estreme anche proprio malgrado, il concetto che è possibile comunque sentire se si sta bene e male con qualcuno e anche in maniera civile salutarsi nel caso non fosse il caso di stare insieme? Aver paura che conoscendo via via una persona (cosa che accade in ogni rapporto umano, anche nell’amicizia) si rivelino lati che non potevamo conoscere da subito e (dejavù) non essere in grado di gestire la situazione e le nostre emozioni a riguardo? Un nostro timore che anche se ci accorgessimo che è un calesse o c’è qualcosa che non va la dipendenza affettiva potrebbe farci restare a farci ammazzare, a tentare di risolvere l’irrisolvibile, a farci perdere lucidità?
Personalmente nella mia vita, prima di avere una storia molto complicata so che quando mi sono innamorata mi sono innamorata (e non mi sono innamorata del primo che passava correndo nè del primo che mi corteggiasse nè del primo con cui potevo stare bene a guardare un film o a parlare). Avevo paura dell’abbandono? sì, ma non quando c’era il sole, non era estrema.Anche nel caso della mia storia complicata so di non aver scelto una toppa nè di aver cercato una storia complicata. Semmai non sono riuscita a gestire il fatto che lo fosse diventata e non ho colto dei segnali. Sono subentrati i guai. Però non era un calesse, non credo, era un amore che si è ammalato, per varie ragioni. E io lo trattavo con i parametri che avrei usato in un amore sano. Anche perché sino a quel momento forse non avevo mai affrontato una storia così estrema?
ciao KATY
grazie per avermi considerata. Se hai un malessere e non riesci ad uscirne, questo forum esiste proprio per questo. Ci sono persone meravigliose, che cercano di incanalare energie nel modo giusto, consigliando.
Come tutti gli altri qui dentro, rifletto.
Un abbraccio e stai serena.
AMBROGIO
wow….sei sulla strada giusta. Avevo letto del tuo periodo down ed è per questo che mi sono permessa di usare delle riflessioni in merito.