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Italia, un paese con poche speranze

Caro Direttore,
sono una dei tanti Italiani emigrati all’estero per poter fare ricerca o più semplicemente per fare la professione per cui ha studiato.
Un’esperienza davvero meravigliosa, che consiglio a tutti gli studenti Italiani, un’esperienza che davvero arricchisce professionalmente e umanamente, e che soprattutto ti espone a un sistema diverso.
Sono un’idealista per natura, e continuo a sperare che qualcosa in Italia possa cambiare, non credo nei miracoli, ma magari nella buona volontà di persone che come me non hanno saputo adeguarsi al nostro di sistema e sono andate alla ricerca di qualcosa di diverso che magari possano un giorno esportare riadattandolo in Italia.
Attualmente lavoro come ricercatrice in una Università Scozzese, che produce innovazioni e scoperte pubblicate in autorevoli riviste internazionali, capace di collaborare con altre Università e con molte aziende private, che impiega 700 ricercatori da 55 paesi di tutto il mondo.
Perchè tutto questo non è possibile in Italia? Mi sono ritrovata a spiegarlo ieri a cena a dei colleghi britannici ed ho provato vergogna, quella vergogna che in Italia chi copia ai test di ammissione di Medicina non prova perchè il nostro è il paese dei furbi.
Per me è stato umiliante spiegare che se non hai conoscenze altolocate all’Università puoi fare la muffa con stipendi da fame, e facendo una ricerca non gratificante, perchè non al passo coi tempi per carenza di mezzi ma a volte anche di apertura mentale.
Ma sono un’idealista, e continuo a credere che qualcosa si possa fare per il nostro Paese, almeno dare una testimonianza che altrove fare il furbo è considerato disonorevole e che si lavora benissimo quando si rispettano le regole, si previlegia il merito e si collabora tra ricercatori del pubblico e privato.

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6 commenti

  1. 1
    Ombra -

    Raffaella,
    non sono un ricercatore, ma ti capisco e ti do ragione.
    Sei l’orgoglio dell’italia… sei una delle tante “teste pensanti” che all’estero ci danno onore..

  2. 2
    filippo -

    già che ci sei, racconta ai tuoi amici scozzesi anche questa, così capiscono meglio perché la ricerca in Italia è una barbona e perché la Sanità pubblica è una barbona e perché in Italia la delinquenza “ha trovato l’America” e perché le strade sono piene di buche e perché i trasporti pubblici fanno schifo e perché il debito nazionale aumenta anziché diminuire e perché .. perché .. perché …

    .. giornale dell’Udeur di Clemente Mastella, finanziato da tutti noi in ragione di 1.153.000E/anno per sole 5.000 copie scarse, ha usato così i suoi soldi:
    – 40.000E a Clemente Mastella stesso per collaborazioni giornalistiche;
    – 14.000E per acquisto di torroncini di Benevento spediti dai coniugi Mastella agli amici;
    – 12.000E allo studio di Pellegrino Mastella, figlio di Clemente;
    – 98.000E per viaggi e trasferte di Sandra Mastella (moglie), Pellegrino Mastella (figlio), Alessia Mastella (nuora) ed Elio Mastella (figlio);
    – 1.150E per beni acquistati al centro commerciale Cis di Nola da Sandra Mastella;
    – 4.000E per la benzina del Porsche Cayenne di Pellegrino Mastella;
    – 36.000E per un contratto con la società Acros, di cui è socio al 50% Pellegrino Mastella.
    – assunzione come giornalisti di Pellegrino e Alessia Mastella etc.etc.etc…
    per altri dettagli,
    http://espresso.repubblica.it/

    spiega loro che in Italia noi finanziamo i Partiti anche se un referendum ha abrogato quest’usanza bolscevica, che finanziamo aziende che riciclano soldi sporchi della Mafia, che abbiamo Banche che fanno la stessa cosa e che il Vaticano è una Mafia esso stesso.
    poi, chiedi aiuto a nome dei pochi Italiani degni di questo nome e della parte del popolo che non potendo far altro subisce; chiedi che Scozzesi, Irlandesi, Norvegesi, Svedesi e, se si può, anche qualche orso polare affamato, formino un’Alleanza a ci vengano a liberare, perché da soli non ce la faremo mai.
    pregali che ascoltino questo grido di aiuto e d’allarme in nome dei nostri antichi legami con la civiltà Normanna, prima che il morbo italiota appesti tutta l’Europa.

  3. 3
    Raffaele -

    Brava Raffaella, sputtana più che puoi il paese dove sei nata, è giusto così !
    L’Italia è il paese dei furbi, non stupiamoci quindi se ci stiamo riempiendo di immigrati altrettanto furbi e non con buoni propositi come i tuoi.
    Ammutinamento contro la politica, non voto più.

  4. 4
    mari1 -

    Filippo!
    Mi sei piaciuto.
    Mi dispiace perchè in nostri cervelli per affermarsi debbano “espatriare” per avere un futuro decente, coerente con gli studi fatti, e prechè anni di sacrifici degli studenti e delle famiglie debbano essere ripagate in questo modo.
    E’ umuliante e deprimente vedere la cultura della “raccomandazione” regnare sovrana in Italia senza che alcuna inversione di tendenza s’intraveda all’orizzonte.
    Ho una certa età e credetemi..sono sfuduciato…..e vedere il comportamento, arrogante ,presuntuoso , e di pavoneggiante sfacciataggine, di cui politici e banchieri si fanno vanto……non cambierà mai nulla..la cultura della raccomandazione l’abbiamo nel sangue nel DNA——poveri noi …

  5. 5
    Massimiliano -

    Cara Raffaella,
    come darti torto. Negli ambienti di lavoro esteri lo chiamano “italian style”.
    Tutto ciò mi crea una profonda tristezza perché noi italiani come popolo, nonostante tutto – e ci tengo a sottolineare il nonostante tutto – abbiamo grandi potenzialità e tu, Raffaella, rappresenti l’esempio vivente di quello che sto affermando. Anche io come te, sono un un’idealista e credo che le cose, a piccoli passi, possano cambiare. Il mio voleva essere solo un umile contributo e dette queste poche parole, ti dedico un sorriso e ti dico “onore al merito”.
    Un caro saluto,
    Massimiliano

  6. 6
    felix -

    leggete il libro “la casta”, dopo due pagine vi verrà voglia di organizzare un colpo di stato. poveri noi a che gente abbiamo affidato il nostro destino di paese.
    ma vogliamo parlare di quante tasse universitarie pago per essere costretto a seguire lezioni in piedi, e per essere costretto a convivere con una disorganizzazione assurda del sistema universitario che è continuo oggetto di riforme?

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