Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Non penso di autodeprimermi. Penso solo di essere depresso. È una malattia che si cura. Io esterno la mia rabbia scrivendo e componendo dei brani musicali ridicoli, perché sono negato in composizione.
Suono il pianoforte da una ventina di anni, e il compositore che preferisco è Franz Liszt.
Ciao…
Non conta che io l’abbia provata, la stia provando, ne sia uscita o ci sia ancora invischiata dentro.
Non conta che qualcuno ce l’abbia fatta e che investa tempo ed energia a stilare l’elenco di rimedi della nonna come se la Depressione o qualsiasi altro stato mentale diverso dalla Serenità fosse un pollo da cucinare così piuttosto che cosà.
A dire la verità, quando cadi nella Depressione e nelle sue mille varianti ………nulla conta, nulla ha un valore.
Le parole sono fastidiose, i rimedi sembrano immense prese in giro, gli obiettivi sembrano distanti anni luce e ciò che si perde, ciò che non si ha, ciò che non riesce a trattenere, a mantenere, a vivere durante gli attimi di morte sono lame che ti si conficcano dentro ed uccidono a poco a poco.
Poi, a volte, si accende una luce e tutto sembra possibile.
Ma quando la luce si spegne ci si sente soffocati dal Vuoto e dall’Impossibilità.
Non siamo noi a spegnere quella luce.
E se anche fossimo noi….non ce ne rendiamo conto.
Come se fossimo telecomandati da un Qualcosa che non possiamo governare in alcun modo.
Quando la luce si spegne si crolla sulla consapevolezza di aver vissuto pochi attimi di pura Illusione come quelli che può vivere chi fugge da una prigione e non si rende conto che sta correndo liberamente nel cortile di un’altra prigione.
E’ un saliscendi continuo. Un saliscendi che sfianca fino ad uccidere. Prima dentro e poi fuori.
“Voglio uscirne”….facile urlarlo.
Più difficile realizzarlo.
Sai da cosa vorresti scappare senza avere la più pallida idea di dove andrai a finire e di quante vittime trascinerai in quel girovagare tra il chiaro e lo scuro di una mente schiacciata da una Vita che avresti voluto diversa e ti è franata addosso.
Alcuni riescono a non superare la soglia del non ritorno.
Alcuni riescono a riprendere tra le proprie mani ciò che sembra in balia di un vento dispettoso.
buonasera a tutti.
ciao Beppino, sono contenta che scrivi ancora, e sono contenta che hai deciso di curarti, sei cosi giovane!!!! so che è dura perchè anch io ho iniziato ad andare dallo psichiatra e a prendere antidepressivi, però non mi intontiscono affatto. probabilmente i miei sono molto leggeri, anche perchè le crisi di pianto seppur meno frequenti, ci sono lo stesso. dobbiamo comunque armarci di pazienza….forza beppino, ce la puoi fare. un abbraccio forte 🙂
purtroppo lorenzo non è la modernizzazione che ci uccide, almeno secondo me.
quando sono stati inventati gli sms, abbiamo avuto noi esseri umani la stessa identica meraviglia di quando è astata inventata la corrente elettrica, oppure se vogliamo tornare indietro, di quando è stata inventata la ruota e poi se n’è fatto uso e per il genere umano è stata una grande svolta. se vuoi tornare ancura più indietro, pensiamo a quando è stato scoperto il fuoco….non sto blaterando, ma purtroppo la gente si è sempre suicidata. purtroppo è realtà 🙁
una volta non c era la comunicazione che c’è adesso, l’unica cosa che è cambiata con l’era del computer è che siamo semplicemente più informati su ciò che accade nel mondo e questo ci fa paura.
dei suicidi del passato mi vengono in mente solo il suicidio di Giuda e il suicidio di Romeo e Giulietta. tutta questa noia per dirti che purtroppo il suicidio c’è sempre stato.
proprio oggi raccontavo ad una mia amica della leggenda che si racconta nel piccolo paesino in cui abito, e cioè che circa sessant’anni fa una giovane donna si è suicidata buttandosi nel fiume perchè nella famiglia del suo sposo era maltrattata.
ha lasciato a lui una lettera di addio e dentro la busta c era la fede di matrimonio. tutti pensarono che fosse scappata per rifarsi un altra vita invece il giorno successivo l’hanno trovata annegata eppure questa donna non aveva ne cellulare ne tantomeno internet….come ripeto purtroppo il suicidio è sempre esistito…
Hai ragione, EME. La Depressione è un nemico particolarmente difficile da combattere, perché non si sa CHE COS’È, né come definirla. Agisce nell’intimo, in una zona che non si può individuare da sé. Se potessimo “vederla”, “afferrarla”, o se fosse una malattia fisica…ci vorrebbe un intervento chirurgico, ecc…ma lì si tratta di qualcosa d’inafferrabile…d’immateriale…che ti pesa addosso come trecento chili di cemento.
Ciao…
Salve, mi chiamo Giovanni. Francamente non so che pensare, fino a qualche, due
per la precisione, anno fà il pensiero della depressione e del suicidio non mi
avrebbero sfiorato nemmeno di striscio, ora invece, sono una costante che si
auto-alimenta. Chi ha scritto che ci sono attimi in cui si vede tutto come possibile
ha ragione, certo, quei momenti esistono, ma una volta che la carica che ti danno
finisce, una volta che la “compulsione esistenziale” si esaurisce in un’inutile
inerzia tutto diventa come prima, se non peggio. Io so di essere depresso, lo
avverto, mi rendo conto che gli altri iniziano a sospettare qualcosa, ma in loro il
tutto si risolve, anche grazie ai miei tentativi di “sdrammatizzare”, in una
passeggera sensazione di “c’è qualcosa che non quadra in Giovanni”. Io però so
quanto sto male, percepisco in me la stanchezza di tirare avanti, ciò non mi piace,
io non mi piaccio. Ultimamente sto diventando sempre più schivo, tendo a
isolarmi anche dai miei amici più stretti, persino dalla mia ragazza, in attesa del
momento in cui la forza di andare avanti, o la sua ormai inerzia si esaurirà del
tutto. Attendo, ormai privo di fiducia, ormai privo di una ragione, ormai senza
anima.
Ciao…
Amici miei, ho fatto una sciocchezza.
Nel cassetto del tavolino da notte, c’era una scatola di medicine…Ne restavano dieci, dentro. Le ho ingoiate…Ora sono stanco…stanco…stanco…e i miei occhi vedono in modo strano…
Forse sarà opportuno che mi presenti. Ho sofferto per tanti anni di una gravissima forma di depressione cronica. Ho alle spalle due tentativi di suicidio, uno dei quali poteva davvero essere fatale. Siccome a quei tempi non avevo a disposizione un’arma da fuoco, ho ingerito un cocktail composto di 250 sonniferi e una bottiglia di vodka.
Questi fatti si sono verificati 7 anni fa e ancora oggi mi domando se valesse la pena di salvarmi la vita. Apparentemente sto piuttosto bene: ho un aspetto sano, lavoro regolarmente, ho qualche hobby e qualche interesse che mi aiuta a sopravvivere decentemente …
La mia è una depressione strisciante. Sono sempre all’erta, sempre in attesa che il male si manifesti nuovamente e che riprenda il sopravvento. Gli aspetti più appariscenti sono scomparsi per lasciare il posto a una penosa e dolorosa sensazione di vuoto.
Com’è difficile descrivere il Vuoto … com’è difficile dare un volto a questo nemico invisibile … stabilire le frontiere che ci separano … perché nei momenti di crisi io non ho semplicemente a che fare con il Vuoto. Io SONO il Vuoto. Il Vuoto e io siamo una sola cosa … non è più possibile distinguere l’uno dall’altro.
Il Vuoto è inafferrabile. Il Vuoto è indicibile, inesprimibile, ineffabile. Il Vuoto riempie tutte le cose, le afferra coi suoi poderosi tentacoli e le priva di significato. Il Vuoto è nausea, disgusto per sé stessi e per gli altri, fame di stimoli e indifferenza … il Vuoto può essere anche la congiunzione degli opposti.
Il problema è che io conosco fin troppo bene la mia medicina. A differenza di tanta altra gente, che brancola nel buio senza avere la più pallida idea di che cosa desidera, io sono perfettamente consapevole di quello che mi occorre. Quello che mi occorre è l’amore di una persona speciale. Quello è l’unico rimedio e l’unico antidoto per tutti i miei mali. Quella è l’unica arma in grado di sgominare il Vuoto. Perché il Vuoto si nutre di insensatezza e l’Amore, quello vero, è l’unica realtà che può dare un senso a tutte le cose.
Conosco fin troppo bene l’origine del mio male. Sono condannato a pensare al suicidio ogni volta che la donna adorata mi respinge e mi rifiuta. Questa costellazione infausta sembra presiedere al mio destino da quando sono nato.
Si ha un bel dire che uno deve trovare la forza in sé stesso … io quella forza ce l’ho ed è una forza immensa, enorme, incontrollabile. Si chiama Amore ed è l’unica cosa di cui il Vuoto ha paura.
quel vuoto riempilo con l’amore per te stesso per il creato per dio per gli altri…l’amore aspetta solo che lo chiami arriva subito nel tuo cuore! poi se trovi qualcuno che ti ama e ti piace ancora meglio…
Beppino, e adesso?
Adesso chissà che hai fatto?
Chissà se hai chiesto un aiuto concreto oltre a scrivere qui.
Chi decide di farla finita e descrive il suo gesto come “una sciocchezza” in realtà sta urlando May Day.
Non si gioca con la Morte, Beppino.
Non la si può considerare l’esito di una sciocchezza.
A volte ci si butta tra le braccia della Morte. Per dare una logica, una continuità a troppi attimi di non Vita. Ma ci si butta con rispetto. Lo stesso rispetto che non si può non avere per chi approda alla scelta più difficile e tormentata dell’intera Esistenza.
Il Vuoto.
Si nasce totalmente vuoti con un’eredità genetica da conciliare con le proprie esperienze di Vita in modo che il vissuto non diventi un cannone puntato contro.
Ma, a volte, il gioco di prestigio non riesce. Il cannone spara un colpo, poi un altro, poi un altro ancora. Colpi sparati da una mano invisibile perché, chi viene colpito, ha sempre l’impressione di non aver fatto nulla.
E’ vero? Non è vero? Ad un certo punto non ha più importanza perché il cannone continua a sparare e c’è troppa confusione per potersi fermare un attimo, mettere in ordine i pensieri.
Il Vuoto diventa quasi un rifugio.
In quel buco senza luce e senza tempo non si può essere colpiti da nessuna cannonata. E da nessuna felicità.
Nel Vuoto si diventa Nulla con la sola percezione di ciò che non si ha, degli attimi di morte, di quelli non vissuti e di quelli che ci hanno costretti a buttarci in quel rifugio.
E così si passa dal fragore di una guerra al silenzio della morte.
Senza riuscire a vivere ciò che sta in mezzo.
Senza riuscire ad individuare la porta che da sulla Vita.
Guardi davanti a te e vedi due porte.
La porta che conduce alla guerra, alle cannonate e la porta che da sulla Morte ed in mezzo c’è un muro.
Qualcuno dice che in quel muro c’è un’altra porta, quella della Vita.
Ma è una porta invisibile e per quanto tocchi il muro con la mano non trovi la maniglia per aprirla.
E qualcuno dirà che sei cieco, idiota, imbecille, pigro, egoista, vigliacco, che è impossibile che tu non veda quella cavolo di porta.
Eppure non la vedi. Ma non lo fai apposta.
Quel non vedere è un qualcosa che non dipende da te.
E’ nel tuo Destino, in quel percorso già tracciato a cui ogni tanto tenti di sfuggire abbandonando la strada principale e percorrendo mille sentieri che dopo un po’ ti riporteranno al punto di partenza.
Se non più indietro ancora.
La speranza è che, quel percorso, ad un certo punto, del tutto spontaneamente, porti verso un paesaggio diverso.
Un paesaggio più luminoso che consenta di vedere la porta che da sulla Vita.
Io non credo che quella porta non esista.
Credo che sia molto difficile riuscire a vederla.
Non bastano occhiali colorati e tanta forza di volontà. Occorre un aiuto da quell’Ineluttabilità che gioca con le nostre Esistenze trasformandoci in marionette che recitano senza un copione.