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Ignobili le accuse alla Santanchè

Caro Direttore,

da quando la Santanchè ha annunciato di voler presentare una proposta in favore delle musulmane, una parte di nostri connazionali non smette di scaraventare su questa parlamentare una gragnola di improperi e di invettive pari o peggio di quelle pronunciate dall’Imam di Segrate, a sostegno dei quali, vengono addirittura enunciati farneticanti parallelismi autolesionisti con i simboli della religione cristiana.

Al punto in cui sta evolvendo la polemica sul velo, in arabo hijab (usato particolarmente dalle ragazze in alcuni Paesi di religione musulmana) sento il dovere di riportare alcune interpretazioni autentiche su questo oggetto che in Occidente , paradossalmente, viene trasformato in una barriera non solo religiosa ma politica, per cui larga parte dei musulmani rifiuta ed ai quali va la mia solidarietà.

Teniamo presente innanzitutto che è in atto, in tutte le civiltà che sono venute a contatto con la modernità, un tormentato e difficile tentativo di adeguamento delle loro religioni alle mutate condizioni di vita che la globalizzazione ha imposto. Ciò avviene anche nel variegato mondo islamico, attraverso l’interpretazione della “Scrittura” e l’esegesi delle “sure”, al fine di “costruire” un Islam di mentalità moderna.

E’ un’elaborazione che risale ai primi del secolo scorso e vede contrapposti da un lato studiosi, esegeti, detti modernisti, fautori della libertà di inserimento delle donne nel sociale e dall’altro una minoranza di “sapienti” radical-fondamentalisti. Tra i maggiori padri del riformismo arabo e musulmano, che si rifanno alla tradizione di uno dei primissimi commentatori meccani Mugehid ibn Gabro (m. nel 722), ricordiamo l’egiziano Muhammad Abduh (m.1905), il siriano Rashid Rida (m.1935) ed il palestinese Muhammad Izzat Darwaza (m.1984). Tra i secondi possiamo annoverare l’egiziano Sayyd Qutb (m.1966), Sa’id Hawwa (m.1989) ed il ginevrino di origine egiziana Tariq Ramadan, (quasi tutti provenienti dalla prestigiosa Università cairota Al Azhar), i quali, volendo limitare, tra l’altro, la libertà alle donne, escludono a priori ogni possibilità interpretativa del Corano al di fuori della loro, in quanto ritengono che “Dio tratta le generazioni presenti allo stesso modo delle generazioni passate” (Cor.35:43).

Per sgombrare il campo da ogni equivoco emerso in alcuni pubblici dibattiti, dico subito che il “velo” islamico è chiaramente citato nel Corano laddove prescrive alle donne “di non mostrare i loro ornamenti (capelli e seno) ad altri che non appartengano alla ristretta cerchia familiare” (Cor. 24:31). Ricordiamo a tal proposito che in alcuni Paesi del Magreb l’uso del velo “ritenendolo un simbolo che impedisce l’integrazione e la parità della donna nel sociale”, è stato abolito. Si ha, infine, notizia che sulla scorta di queste sentenze, altri Paesi a maggioranza musulmana si apprestano a legiferare in questo senso.

Se non fosse seriamente “drammatico”, è buffo quanto sta accadendo in Italia. Mentre nei Paesi di convinzione musulmana si va estendendo l’abolizione di questo SIMBOLO, qui da noi viene preteso.

Sa benissimo la Santanchè di doversi tutelare non solo dai seguaci di questi ultimi islamisti, ma anche da certe schegge impazzite, accecate dall’odio di classe!

Dunque, per questi “novelli esegeti”, o meglio mestatori nel torbido, ogni occasione è buona per rafforzare i seminatori del “terrore”. Così facendo non s’accorgono che umiliando la stragrande maggioranza dei musulmani modernisti e deturpano l’intelligenza degli italiani presentandoli pubblicamente come i soliti beceri e superficiali.

Grazie per l’attenzione.

Francesco Pugliarello francesco2002.pf@libero.it

L'autore ha scritto 15 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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2 commenti

  1. 1
    Anna73 -

    Grazie Francesco per aver sollevato un tema così interessante…ho sentito dire che l’on.Santanché è costretta a muoversi sotto scorta perchè minacciata di morte…e sembra nessuno se ne interessi!! assurdo!
    prima di tutto ,come facevi giustamente osservare, nel mondo musulmano le cose tendono a cambiare mentre in Italia, forti nella difesa delle altrui tradizioni ma primi nel calpestare le proprie, sembra che il velo alle donne dobbiamo metterlo noi a forza; seconda cosa, non meno importante, l’onorevole Santanché esprime una sua opinione e poichè noi italiani ci trastulliamo ancora nell’idea di essere in un paese libero in cui vige la libertà di opinione, nessuno deve pendersi l’ucciolo di minacciare una nostra connazionale (ancor di più una parlamentare, scelta, dunque, da un buon numero di italiani in rappresentanza al parlamento della propria nazione) rimanendo impunito – o addirittura con il benestare dei politici e della stampa o l’indifferenza generale della gente.

  2. 2
    francesco -

    Cara Annna 73,
    grazie dell’attenzione riservatami. Commento puntuale ed intelligente! Come hai capito bene sono impegnato, a smascherare quell’accozzaglia di MISTIFICATORI che mestano nel torbido della nostra dabbenaggine: in primis delle attuali istituzioni.
    C’è troppa misoginia in questi “signori” che fa venire il voltastomaco. Poichè ricordo cosa fu nella sua essenza il ’68, (del quale alcune istanze non sono però da scartare), mi preoccupa che a distanza di decenni, ancora una volta il cosidetto “libero amore” ridotto a merce di scambio, alla Lidia Ravera (Ricordi “Porci con le ali”?) per intenderci, possa, attraverso codesti mestatori, ripetersi. Voglio dire che la donna rappresenta sempre e comunque il completamento dell’uomo come l’altra parte di sè e quindi meritevole del massimo rispetto. Senza di lei qui in Occidente non vi sarebbe stato alcun progresso civile.
    La conferma di quanto intuìvo la ritrovi, guarda caso, manifestata stamattina in 1^ sul Corsera da Magdi Allam…! Leggilo attentamente. A risentirci.
    Ciao e buone letture. Francesco

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