Hospis
di
cico
Urla di dolore sofferenze
follia di chi non vuole arrendersi alla morte.
Voci che ti entrano nell’anima e li restano dentro
a logorare la già provata esistenza.
Se passi in questi luoghi e ne assorbi il dramma
impressa in te resterà tangibile
l’essenza di essere passante.
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Categorie: - Me stesso
25 commenti
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Il problema è che spesso sarebbe meglio chiamare il falegname, invece ci si ostina a chiamare un medico.
Bella allegoria. Credo di aver capito che si tratta del dramma che vivono i “passanti”, relegati al ruolo di oscuri gregari della cintura, che si prende il merito di impedire la caduta del pantalone, con le conseguenze in termini di immagine che ne subirebbe chi li indossa.
È la frustrazione di chi vive nell’ombra del leader, sapendo che senza di lui quest’ultimo sarebbe insignificante, ma non ricevendone il giusto riconoscimento.
Il dramma di essere “passanti” ci accompagna per tutta l’esistenza.
Lo descrive molto bene Herbert Ballerina nelle farse di Maccio Capatonda, di cui è uno dei protagonisti, dove si mostra nelle interviste che gli fanno nella “fiction” televisiva, con la faccia da sconfitto, dichiarandosi, “passante” di professione.
Non appare contento del suo ruolo. E questo la dice lunga sul triste destino del passante.
C’è una sola eccezione accertata a questa infelice condizione appena descritta e splendidamente espressa dalla poesia che inaugura con eleganza insolita questo thread: il Passante Ferroviario di Milano.
Purtroppo sono un ignorante che scrive di emozioni vissute che seppur tristi e o malamente recepite devono essere comunque degne di una signorile forma di rispetto.
Non mi è sembrato di intravedere in questa forma di contorta quanto poco scorrevole esposizione del suo pensiero alcuna carineria. In realtà la mia condizione di ignorante mi impedisce di vedere oltre le righe e, qualora avessi male interpretato il suo commento Le chiedo umilmente scusa.
In effetti il falegname come dice lei è stato chiamato dopo tre mesi di sofferenze. Rita, così si chiamava mia sorella, aveva 41 anni e credo proprio che ognuno di noi prima di arrendersi alla morte, le debba provare tutte….
Era una citazione, infatti. Di un filosofo piuttosto famoso.
Ci dispiace per tua sorella Cico, ma non si deve scusare nessuno. Si trattava di un esercizio di prosa che nasceva da un termine che rendeva surreale la poesia.
Qui le situazioni surreali sono frequenti, e c’è chi le nota. Quindi nessuno ce l’ha con te.
Non ho commentato perché pensavo che qualcuno potesse avercela con me, non avevo capito e sempre da ignorante ho esposto il mio pensiero….grazie.
Ah.
Ha.
:-))
….A volte è più utile non utilizzarle….le parole.
Si fanno meno danni!
Ti abbraccio
« ..Voci che ti entrano nell’anima e li restano dentro a logorare la già provata esistenza.. »
C’è dell’ altro da aggiungere, racconta di più altrimenti nessuno capisce cosa è accaduto veramente.
Gia fatto leggi le altre…
C’è ancora poco da leggere, manca ciò che accadde di straordinario tanti e tanti anni fa. Racconta.. racconta.. tanto ormai la verità ti attanaglia.
Ma cosa vuol dire “hospis”?
Rispondo prima a yog. Gli hospis sono luoghi dove i malati terminali vengono seguiti con cure palliative fino al sopraggiungere della morte. Sono stupito dal fatto che una persona colta come lei non sappia dell’esistenza di queste strutture. Io purtroppo le ho scoperte a mie spese. Si fidi dell’esperienza e degli stati d’animo di chi le scrive. Io le augurerei di non verificare mai.
Adesso vorrei chiedere al signor. NICOLA se volesse essere così gentile da spiegare quale verità da lui immaginata possa attanagliarmi. Grazie
Yog, io mi sto deprimendo veramente. Appena ho saputo il significato di Hospis e l’atmosfera ferale che l’accompagna ho sentito di dare ragione a Smerdy che vuole farla finita. In questo forum solo dolore e piacere del dolore. Ma un pó di ironia? Di sarcasmo? Di sfotto? Di goliardia? Gioia di vivere? Niente? Tutti seriosi e assorti come il “pensatore” di Rodin? È questo il destino di questo luogo?
Tu hai esordito con quei bei racconti pieni di fantasia e buongusto, perché non continui ti prego? Mancano ancora venti giorni al 2 novembre, quando si festeggeranno i Santi Patroni dei “sofferendi” e verranno distribuiti i cilici per la stagione 2015/ 2016 ai forumisti più mortiferi, c’è tempo.
Hai visto? Ti hanno fatto anche un mezzo cazziatone per la tua ( e mia ) ignoranza.
Stasera per punizione, prima di dormire ripeti cento volte “Soffro ergo sum”. Io lo farò a mente.
Poor people.
Devo ammettere che anch’ io qui sono attanagliata da quesiti alquanto infausti e dal sopraggiungere di un certo sentore di imponderabilità. credo comunque necessaria una verifica…
🙂
Cico,
fin dalla prima lettura mi era piaciuta la tua breve poesia, che avevo ben compreso. avevo deciso di non esprimermi in merito per evitare confronti scontati ma, visto l’inconsueto accumulo di voci critiche e dissonanti, mi sento in dovere di farlo ora, in piena serenità.
continua a scrivere quello che ti pare quando ti va di farlo, incurante di chi possa essere interessato o meno alle tue emozioni e di chi possa essere o meno in sintonia con te. nessuno è obbligato a leggere o a condividere…
Sono d’accordo, anche perché ho scoperto che il mio cognome in una lingua mediorientale di origine ugro- finnica significa “passante”.
Grazie Rossana. La mia umiltà è un enzima che trasforma eventuali sostanze tossiche in zuccheri…la mia forza, capire le limitazioni mie e quelle degli altri…..
An vedi… e io che mi lambiccavo… adesso ho capito che voleva dire il titolo del componimento: comunque si scrive “hospice”. Oppure, se si vuol essere economici, “ospis”. Al limite anche “sps”, fa un po’ codice fiscale, ma ci si intende.
Te l’ho detto che sono ignorante ! Al massimo ignor o ign. 🙂
https://www.facebook.com/691683540851536/photos/a.691778130842077.1073741828.691683540851536/1082650791754807/?type=3&theater
Per N…., nei suoi ultimi giorni.
“La folla dentro il cuore
nessuna polizia potrà disperdere.
La sommossa vi è lecita
come la pace.
Non l’accerta la vista
né l’attesta alcun suono:
cresce, però, come un ciclone
nel suo clima natio.”
(Emily Dickinson)