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Gli asociali

di strazio

Teorie psicologiche, esperti di sociologia, studiosi di scienze sociali parlano di omosessualità, di ambivalenza, di perversioni sociali, di misantropia. L’asociale non può e non deve esistere, lo si identifica nel timido nelle migliori delle ipotesi, altrimenti nello zimbello del gruppo, nel fobico, nello strambo, nel complessato, in quello da disprezzare. Il gruppo e la società vengono posti velatamente come ordine imperativo per ognuno: le teorie sociologiche parlano di amori e relazioni doverose già ai tempi dell’asilo. Come accennato da qualche sfortunata collega di forum, a scuola ti impongono le relazioni con la forza punendoti col maniaco di turno o imponendoti il costume da bagno o lo spogliatoio collettivo. Lo zimbello di turno che obbedisce prima alla propria natura, spesso assolutamente innocua per gli altri, non riesce e non può accettare certe tendenze, di per sè molto meno innocue della sua stessa natura.Il 90% degli insegnanti esorta alla socializzazione come primo dovere umano in una scuola dove la maggior parte di libri di educazione civica prevista sulla carta non viene mai aperta durante le lezioni,così come il diritto è materia obbligatoria solo per gli istituti tecnici e qualche sperimentazione,ma ai miei tempi non nel prestigiosissimo liceo. Già da piccolo ti inculcano l’idea che il gruppo e le tendenze contano più delle regole, delle idee e del rispetto, ovunque si parla di educazione sessuale molto più in ambito sociale che scientifico. A scuola come nel lavoro se ti isoli ti dicono che sei malato, devi farti problemi di coscienza e il primo contatto che ti impongono in modo più o meno velato è quello fisico/sessuale,mascherato sotto forma di scherzo, di prassi di gruppo, di confidenze innocue tra persone dello stesso sesso, di letture/riviste osè. Sembrerebbe che non esiste vita sociale senza sesso: esiste qualcuno che non si è mai beccato mani addosso da compagni o colleghi o capi? Molti apertamente dicono di no per partito preso ma alla prima occasione li vedi anche loro nelle stesse situazioni. Sesso come confidenza o come autorità e,più in generale, come modo di mettersi in relazione. Il rifiuto è definito come complesso, fobia, vergogna di qualcosa d’impuro. Se nessuno l’ha già fatto lo faccio io:f ondo la categoria degli asociali, ossia di coloro che per natura interiore si trovano bene all’interno della propria sfera, filtrando al massimo le relazioni sociali nel massimo rispetto degli altri. Si tratta di porre come primo obiettivo il rispetto e non le relazioni. La socializzazione in una società che deve ancora maturare tantissimo porta ad esaltare come relazione fondamentale il sesso e il potere con le drammatiche conseguenze note a tutte: molestie, abusi, sconcerie. L’intelligenza porta a mettersi in relazione quel tanto che basta per vivere in serenità. I più grandi geni della storia hanno tendenze asociali: non sono diventati capi nè hanno seguito i capi, non sono mai brillati per aspetto e posizione sociale ma hanno lasciato qualcosa di molto più profondo. Lo stesso Gesù Cristo era una sorta di asociale, diverso dagli altri e lontano dal mondo dei capi e del sesso, era angelo e non diavolo. Tra i diavoli ci mettiamo caporioni, maniaci, stupratori, arroganti, prepotenti, sfruttatori, tutte persone che cercano relazioni sociali per trarne ingiusto profitto. Molti eremiti, invece, sono diventati santi. Un profondissimo elogio a tutti coloro che vogliono stare tranquilli nell’ombra, vivendo nel profondo rispetto delle regole e degli altri ignorando tendenze e prassi sociali, coltivando la massima intelligenza allontanandosi da boria, futilità e bullismo. C’è il paradiso per i santi e l’inferno per i diavoli, ma ci sarà pure un mondo per gli asociali all’insegna della tranquillità e della purezza.

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Categorie: - Riflessioni

56 commenti

Pagine: 1 2

  • 1
    enrico -

    gia’…. :”(

  • 2
    Koenig4 -

    Appartengo a questa nuova categoria di diritto visto che sono una persona Introversa. 🙂 Un caro saluto.

  • 3
    asociale -

    l’asociale porta un fardello.
    essere asociali è uno schifo, fondamentalmente.
    è vero, grandi geni sono stati asociali, ma chissà quanto hanno sofferto per questa loro condizione. chissà, magari se ne avessero avuto la possibilità avrebbero barattato la loro asocialità e intelligenza per essere accettati dagli altri e vivere una vita normale.

  • 4
    asociale orgoglioso -

    devo dire che mi ritrovo profondamente nella descrizione di strazio, e pensare che ritenevo la mia una malattia rara; forse è più comune di quanto pensassi…

  • 5
    androide -

    Anche dopo anni dal post, non posso esimermi dal commentare, anche se solo con due righe:
    Anche se è paradossale penso che se si riuscisse tutti ad essere più asociali, nel modo in cui tu descrivi, saremmo in una società migliore. Rispetto e Integrità prima di tutto. Sono iscritto al “partito” anche io.
    Grande stima per lei.

  • 6
    asociale acquisita -

    La società stessa anche dei gg nostri porta ad essere asociali. C’é chi si trova bene in mezzo a una folla…ce chi invece come nel mio caso si trova meglio in un posto lontano dalla gente. In una società di apparenza, ipocrisia, cattiveria, dove non si rispetta nè la natura nè il prossimo. Più conosco gli umani più preferisco gli animali.

  • 7
    Solo come un cane -

    Voglio rivisitare la tua citazione: “Ci sarà pure un mondo per gli asociali all’insegna della tranquillità e della purezza.”.
    È sicuramente la frase che può colpire di più in questo testo, almeno per me che mi ci ritrovo completamente. Secondo me noi asociali siamo degli emarginati perchè il mondo non è ancora pronto a comprenderci, al contrario ci respinge. Essere asociale comporta la perdita dei tuoi legami sociali più importanti e ti lascia vivere in una tremenda tristezza. Ti ringrazio per il testo!

  • 8
    miria -

    Io sono asociale…da sempre, credo, il fatto è che più passa il tempo e meno riesco a stare “in gruppo” anche solo per poche ore…devo preoccuparmi?

  • 9
    eremita -

    Io credo che la natura aiuti l’uomo a ritrovare se stesso. E’difficile trovare le vere amicizie, se non per interesse o altro scopo. Però quando la vita ci mette alla prova dopo un terremoto o quando si ha un brutto male, si diventa più umili e tutti alla pari.

  • 10
    Alberto -

    ciao a tutti…sono belle parole quelle dette qui sopra,io ho cominciato a allontanarmi dalla routine e dalla gente dopo piccoli casini combinati da ragazzo e ad influire si e aggiunto il posto tranquillo fuori citta’ dove abito! quando scendo in centro in mezzo alla gente mi sento stressato,penso a quello che potrebbero pensare loro appena mi vedono,mi sento osservato! pero’ anche se a volte la cosa mi butta un po’ giu’ altre volte mi sento piu intelligente perche seguo un percorso tutto mio e per ribellione mi sento come un lupo solitario in mezzo a un branco di pecore che giudicano e scartano per partito preso!!! avere una donna fa tanto comunque!!! senza dubbio,ma essendo ascociali faremo fatica doppia ad approciare! vorrei conoscere e chiaccherare con gente che la pensasse come me,davanti a una bel bicchiere di birra e riderci sopra a ste cose!!! uff grazie gente,non preoccupatevi comunque,siamo speciali cosi!

  • 11
    ex leader ora asociale -

    Io sono un ex leader di una bella comitiva di adolescenti degli anni ottanta.Ho sempre creduto nella forza del gruppo,ma il bullismo dilagante ha spostato la leadersheap dai brillanti ed ingegnosi verso i prepotenti ed gli affiliti.Io non mi sento pecora o leader di un branco di pecore e pr questo che a 42anni mi ritrovo solo come in cane,con uno spiccato senso civico calpestato quotidianamente dalle mode e dalle furberie.Preferisco morire solo che circondato da ipocriti.Lìdea di “associarci” tutti noi asociali é bella!Facciamolo!

  • 12
    davide -

    Purtroppo viviamo in una società permissiva e vòlta all’individualismo. Esempio di frase individualista: “Stò bene io = Stanno bene tutti”. Così è impossibile combattere il bullismo. I bulli andrebbero isolati e ridicolizzati dal resto della comunità fino a quando non cambieranno atteggiamento.

  • 13
    Corsara -

    Anch’io sono sempre stata – dicevano – chiusa ed introversa. Da piccola non capivo cosa volessero dire, per me era normale stare sulle mie, essendo figlia unica ed avendo avuto poco dialogo con i genitori. Ho sempre sofferto stando in qualche gruppo, perchè venivo sempre emarginata e criticata, quindi ho finito per preferire starmene isolata.
    Poi se non accetti le condizioni che gli altri vorrebbero importi, vieni maltrattata o esclusa. Di solito dovevo sempre accettare di fare quello che volevano gli altri per avere compagnia, le mie proposte venivano sempre scartate. Così per fare quello che volevo realmente dovevo farlo da sola. Sono stata mobbizzata sul lavoro (allora non c’erano leggi di tutela), aggredita per strada 2 volte (non in modo grave, per fortuna), e molestata da stalking telefonico. Adesso sto diventando sempre più asociale, mi rifiuto di stare in mezzo a gente che trovo sempre più volgare, ignorante, maleducata, interessata e prevaricante. Mi trovo sempre più spesso meglio da sola.

  • 14
    Sara -

    Ciao a tutti. Oggi è l’ultimo dell’anno. Uno dei giorni più odiosi, xké ti senti ancora più solo. Eppure non mi sento di invidiare chi si vuole divertire x forza, beve e si ubriaca oggi xké si DEVE fare. Soldi buttati in Cenoni dove fai la fame e ti trovi a tavola con tante maschere,gente falsa ed ipocrita, vuota. Pailletes e trucco pesante, Grandi aspettative dall’anno ke verrà. Io, se potessi, oggi me ne starei su una spiaggia,sotto il sole, a bere un succo di frutta, a leggere un bel libro. Lontana dal rumore di questa società malata. Sarebbe bello fare 2 chiacchiere con chi mi capisce! Xke in fondo non siamo noi quelli soli.. Un abbraccio a tutti.

  • 15
    Gianni -

    @sara
    sarò solo anch’io stasera.
    Io sono di Milano e tu?

  • 16
    davide -

    Brava Sara anche io vorrei stare su quell’isola 😉

  • 17
    Sara -

    Buon anno a tutti! Io scrivo dalla Sardegna. Per fortuna qua è abbastanza facile stare fuori dagli schemi…non ti senti così “obbligato” ad uniformarti ad una società in continuo mutamento, anzi… Io credo che la “colpa” di tutta questa ipocrisia sia della società moderna, del consumismo, dell’eccellere per forza in tutti i settori, essere migliori degli altri perchè HAI più degli altri (ed intendo i beni materiali ed i soldi). Sono reduce della fine di un rapporto con una persona narcisista che pensava di essere migliore di tutti (me compresa) perchè aveva più di tutti (secondo lui), sapeva fare tutto meglio degli altri, aveva una posizione sociale importante..per questa persona l’apparenza contava più di tutto. Ma per carità… Non credo che gli “asociali” siano persone misantrope che non stanno bene con gli altri (così come ci definirebbero i più), siamo solo persone speciali, diverse, magari semplici, che non si adeguano alle ipocrisie ed alle falsità della società. Per essere individui accettati, dobbiamo in realtà essere ed avere come tutti gli altri, in questo modo perdiamo la nostra individualità ed il nostro valore unico.

  • 18
    Fabrizio -

    @Sara
    Ciao Sara, mi ha fatto molto piacere leggere quello che hai scritto perche’ mi ci ritrovo profondamente, specialmente quando parli del consumismo e del rifiuto dei valori che in questa societa’ sembrano prevalere. Faccio molta difficolta’ a trovare persone con cui riesco a comunicare questo mio disagio, e per questo mi piacerebbe avere la possibilita’ di parlare con te e di scambiarci qualche opinione, anche semplicemente via email. Chissa, magari fondiamo un club delle persone asociali, un po’ un ossimoro … ma forse no, perche’ tra di noi magari si potrebbe stare bene visto che abbiamo delle aspettative diverse dalla massa..!
    Ciao
    Fabrizio

  • 19
    Sara -

    Ciao Fabrizio, grazie a te per la risposta! Effettivamente la parola “asociale” è orribile. Io per prima vorrei avere una bella cerchia di amici con cui condivedere passioni e pensieri “sani”, veri, senza vergognarsi, senza falsi moralismi o falso bigottismo, senza dover fare per forza quello che fanno tutti e per questo sentirsi sfigati. Sarebbe bello fondare un blog, ma non chiamiamolo “noi asociali”, piuttosto “noi siamo unici perchè LIBERI”. La mia mail è rassar77@gmail.com
    Due chiacchiere fanno bene a tutti, anche a chi SEMBRA estraniarsi dal mondo 😉
    Ps: qualcuno sa come si fa un blog??
    Buona notte a tutti 🙂

  • 20
    lalla -

    Sara ti ho mandato una email con un link per crere un blog.

  • 21
    Simone -

    Asociale… non è una gran bella parola, ma quando ti bollano di essere così?
    Quando sei dotato di un tuo cervello, con il quale ragioni, e proprio perchè funziona, quella cosa che si ha in mezzo alle orecchie ti porta, se è il caso, ad opporti ad andare dietro come un pecorone a quello che fa “il gruppo”…
    essere asociali vuol dire sapere dire di no quando una cosa non ci convince e non adeguarci a farla solo per non sentirsi diversi…
    Per l’animale gruppo un elemento del genere è PERICOLOSO, perchè può portare anche altri ad imparare ad usare la propria testa e a pensare, quindi ecco che uscirà la parola asociale come monito per gli altri elementi del gruppo…
    Asociale significa anche non essere e non apparire “amiconi” di tutti per poi andare a parlare alle spalle della gente, significa dire o far capire chiaramente chi ti va a genio e chi no quindi essere asociale può portare a stare un po sulle balle ma il più delle volte è reciproca la cosa…

    Se questo è essere asociali allora ne faccio parte in pieno pure io e magari ce ne fossero di più di asociali in giro, ci sarebbe anche meno falsità…

  • 22
    Sara -

    Simone, concordo in pieno 🙂

  • 23
    Antonio -

    oh dio,mi ritrovo in tutto quello che dite però io spesso riesco a fingere di appartenere alla massa…mi ritrovo anche in molti dei valori citati nei commenti,sarà un caso?sono consapevole che ,a volte, provo disprezzo perchè non riesco ad “arruolarmi” in qualche bel gruppetto di amici ma è anche verissimo che non ne condivo gli ideali,i valori…ho toppato alla grande a scuola eppure anche quando esco con “acculturati” è sempre lo stesso…troppo banali…possibile che tutti amino fare le stesse cose?comprare le stesse scarpe?apprezzare gli stessi vestiti,abiti…ecc…oggi è quello che indossiamo che ci rende unici…che tristezza,è una questione di stile! A volte mi vergogno anche di esprimere le mie idee non perchè non ho fiducia in me stesso ma,al contrario perchè penso siano troppo profonde per gli altri…sempre banalità,film banali,programmi tv banali,argomentazioni banali…ma nessuno preferisce viaggiare in posti naturali e un po’ più isolati?io penso che di gente che la pensa come noi c’è ne tantissima ma troppo spesso,alla mia età(19 anni) sono quelli che si danno alle droghe leggere e non per caso ma proprio per far parte di un gruppo…..ciao a tutti,magari ci ritroveremo in qualche posto del mondo, un po’ più isolato 🙂

  • 24
    Alla -

    a distanza di tutto questo tempo – Ciao a Tutti! Sono Asociale, in quanto non condivido gli interessi e gusti di alcuni miei Contemporanei, che fanno la parte della Società guasta, malata e fragile – non condivido i comportamenti ed espressioni “poco dignitosi”, volgari, comportamenti “fuori logo”… Abbiamo un Grande Coraggio a dimostrare di rimanere fuori dalla “gregge” dove dirige l’orchestra il più Arrogante, come di solito capita nei uffici.. A volte mi sembrava di essere “diversa” perché provengo dalla nazione diversa, e quindi dall’altra cultura, esperienza ed educazione.. Ma sono felice di constatare il fatto che non è per questo: non sono sola a pensare cosi, da come vedo. Ho 46 anni, ho provato il mobing, indignazione, insulti, sono stata sfruttata… E a tutt’ora non sono crollata, ma mi ritengo “Sopravvissuta” – perché capisco che siamo in “mezza” della Gente, che pensa “diversamente”. Gli auguro tanto che “maturino presto”. Un cordiale Salutone a tutti. Alla

  • 25
    luca -

    Anche io sono asociale… sono arrivato a 30 anni e la mia vita è identica da anni… non ho amici e non sono fidanzato( mai stato). Relazionarmi con gli altri , uscire , non mi è mai piaciuto….mi sono sempre sentito a disagio in mezzo alla gente. Adoro la solitudine e il silenzio, ma non nego che a volte mi piacerebbe avere accanto una donna o andare a mangiarmi na pizza con qualcuno.

  • 26
    Angwhy -

    Beh Luca e chi sta meglio di te.per la pizza secondo me basta che offri,almeno io la vedo cosi,non avrei nessun problema a sentirti borbottare per due ore se paghi tu

  • 27
    Stellina -

    Salve a tutti, anche io sto scoprendo di appartenere a questa categoria anche se in realtà non m sono mai ritenuta asociale ma penso che sia appunto la società a farci sentire tali e per questo io soffro, soprattutto perché persino il mio ragazzo mi tratta come una malata dice che non è così che devo vivere che devo socializzare con tutti come fa lui, ma non è così io non ho nessun problema con le persone ma solamente con la falsità, bisogna dire purtroppo però che a causa di questo sono poco disponibile alle nuove conoscenze e quindi all opportunità di conoscere qualcuno fra tanti che mi capisca veramente.. Mi ritrovo in tutti i vostri commenti e ne sono felice. Un bacio a tutti

  • 28
    Leo -

    Davvero particolare. Si parla spesso di misantropia .Io credo che esistano due tipi di esseri umani :quelli che nutrono il cambiamento (in meglio o peggio) dell’umanità e quelli che nutrono l’immobilismo .É come se fossero i primi i muscoli ed i secondi lo scheletro dell’umanità. I primi faticano ,resistono all’acido lattico .I secondi sono fermi e mantengono la stabilità. Mentre l’immobilismo é singolare, cambiamenti sono vettori che possono prendere direzioni diverse ,ma a cui noi arbitrariamente assegnamo valore positivo o negativo. A partire da Socrate, passando per Gesù, per la cultura greca bistrattata dai rozzi romani prima e idolatrata poi ,a Galileo, a Rousseau,Leopardi, a Sartre ,a Nietzsche, a Newton ,a Colombo ecc..(ovviamente l’ordine é casuale, non cronologico) ,tutti coloro che hanno portato un cambiamento e un evoluzione per l’intera umanità, tutti coloro che hanno fatto una rivoluzione copernicana delle credenze, si sono trovati a doversi difendere dalle resistenze sistemiche e sistematiche della gente. Altrimenti siete in grado di immaginare un mondo senza resistenze o freni ? Sarebbe un caos indefinibile. La resistenza e la conseguente sofferenza prodotta da essa ,sono la principale fonte alla spinta evolutiva. I primi organismi ad accoppiarsi ,hanno dato inizio all’evoluzione a partire da due fattori:adattivitá e variabilità .Se bisogna cambiare per adattarsi ed adattare il mondo, allora il genio cercherà le vie , via via migliori .Porta il peso che il resto dell’umanità non porta .
    Ho cercato questo articolo per leggere qualcosa che sentissi parlare di me , già che non mi sento rappresentato ne da film ,ne da canzoni ,ne mi sento vicino alla gente. In questo senso è come se la vita mi avesse impedito di distrarmi e mischiarmi agli altri. Spesso mia madre mi dice :”ti brucerà il cervello così , pensi troppo. ” Non mi interessava tanto il genio ,quanto l’asociale.

  • 29
    sara -

    Personalmente trovo le persone stupide, superficiali e imbecilli, anche se ogni anno, 2 volte l’anno, metto la mia maschera migliore, e fingo di stare bene in mezzo alla gente (in questo caso parenti-serpenti). Ma io sto benissimo nel mio mondo, un mondo dove non devo pesare ogni singola parola che dico, come la dico, e perché la dico. Dove non vengo pesantemente giudicata negativamente solo perché vivo, a differenza del resto del mondo. Dove chi mi dovrebbe volere bene, non si fa sentire mentre dice che sarebbe meglio se fossi morta quel dannato giorno. Non mi è mai piaciuto essere al centro dell’attenzione. Mi piace stare nel mio mondo, fatto di libri gialli, di piccole cose cucite e realizzate da me, fatto di persone, che non ti guardano come fossi uscita da un manicomio, se chiedi una spiegazione di qualcosa, che per loro sembra normale, e che tutto il mondo debba sapere di suo. Le persone sono sopravvalutate. Sono cosciente di essere estramamente introversa, ma non credo di essere una brutta persona per questo. Quando la regola sociale “impone” la mia presenza, non vedo l’ora di andarmene. L’unico vantaggio? La faccia sorpresa di quelli che mi sottovalutano.

  • 30
    Serena -

    Io mi autodefinisco una asociale forzata. Sono sempre stata introversa e timida sin da bambina. Questo tratto caratteriale non mi ha aiutata nella fase adolescenziale-scolastica anche se si è ragazzini si può possedere una cattiveria immensa ma le amicizie e alcune esperienze non sono mancate. La sensibilitá innata non mi ha mai permesso di agire con prepotenza nei confronti degli altri. Mi ha penalizzata nella mia passata relazione: l’inesperienza e la timidezza, i miei modi impacciati non sono riuscita ad entrare nelle grazie degli amici di lui anzi sembrava invece di aiutarmi o capirmi ottenevo l’effetto contrario ossia battute,risatine,isolamento poi non mi riducevo a rispondere male cercavo di far finta di niente e nel mortificarmi più volte ad un certo punto mi ero chiusa completamente per non essere ferita l’ennesima volta. Alla fine da mollata mi sono pure dovuta sentirmi dire di avermi lasciata per colpa mia per le mie stronzate. Mi sento condannata ancora adesso sembra sia una tortura che una caratteristica positiva. Dalla fine di questa storia purtroppo non mi sono ripresa più da tre anni, i continui sensi di colpa e a volte il poter essere diversa può essere tutto più facile.

  • 31
    rossana -

    Strazio,
    non so se ancora segui il thread ma riprendo ugualmente una tua frase per me significativa: “L’intelligenza porta a mettersi in relazione quel tanto che basta per vivere in serenità.”.

    essendo estroversa, di solito sono a mio agio con tutti ma ho imparato a essere molto selettiva, forse troppo. credo che per poter agire in tal senso bisogna poter star bene da soli, riuscire a trarre da se stessi e da quanto desideriamo circondarci la linfa essenziale per non sentirsi incompleti.

    un minimo di relazioni resta pur sempre necessario, soprattutto perché non si può viaggiare all’interno di sé senza confronti con specchi in cui riflettersi.

    Leo,
    ho apprezzato quanto hai esposto nel tuo post. sono perplessa sul seguente concetto: “La resistenza e la conseguente sofferenza prodotta da essa ,sono la principale fonte alla spinta evolutiva.”.

    ti va di illustrarmelo con maggiori dettagli?

  • 32
    Leo -

    Salve Rossana .Si ti illustro meglio quanto volevo dire.
    Lo sai qual’è il presupposto essenziale per la ricerca?
    Ogni ricerca (di qualsiasi tipo) ,nasce come problem solving .Di conseguenza ,senza problemi, non esiste evoluzione. C’è una teoria che parla dell’essere umano auto-eco-organizzato.Questo sistema si muove per feedback, quelli positivi sono quando A stimola B e B stimola A , allontanandosi dell’equilibrio, quelli negativi quando A stimola B e B inibisce A , qui si giunge all’equilibrio. L’equilibrio é paralisi ,morte. Il genio si allontana dall’equilibrio ,il genio evolve.Questa caratteristica di “problematici” ,costringe i geni a cercare le soluzioni , e per farlo spesso devono lottare per capire il mondo, portare la loro croce.Se non ci fossero problemi, non ci sarebbero ricerche per risolverli .Se non ci fosse mai stato il vaiolo ,oggi non ci sarebbe il vaccino e se arrivasse farebbe più danni . La gente normale (intesa come massa) ,si vanta spesso del suo equilibrio, che equivale a vantarsi della propria morte. Paradossalmente sono gli avversari a rendere possibile che il campione metta in mostra il suo talento. La sofferenza, la solitudine, la rabbia, la frustrazione sono quanto serve per coinvolgere pienamente il genio in ciò che fa .Se andasse tutto bene, se fosse equilibrato ,non sarebbe un genio ,non si alzerebbe per fare nulla. L’evoluzione é un continuo equilibrarsi ,come camminare ,bisogna rompere l’equilibrio di avere due piedi piantati per terra e alzarne uno ,per produrre uno spostamento e per farlo serve fede (nulla a che vedere con la religione) .Senza fede del fatto che puoi camminare e arrivare lontano ,resti fermo ,in perfetto equilibrio, morto .

  • 33
    Leo -

    In più c’è un’altra cosa. La sofferenza é questione di coscienza. Troverai tanti plurilaureati o trenta e lode o chiamati geni perché sanno fare qualcosa .La persona dotata ,ha conoscenza sulle cose .Ciò vuol dire che esse sono ubicate inun cassetto nella ppropria mente ,che aprono , utilizzano in occasione dell’esame , della cena ecc..per poi rimettere tutto dentro e richiudere il cassetto, quando queste conoscenze non servono. Il genio invece è cosciente .Coscienza (Co-scienza = ciò che viene con la scienza=conoscienza ,quindi “Ciò che viene con la conoscenza”) .Mentre in chi è conoscente , il sapere é un oggetto ,con un usufrutto .Mentre il cosciente ,vive la conoscenza come un altro soggetto con cui relazionarsi .Il genio sente ciò che conosce, spesso lo soffre …

  • 34
    Golem -

    Leo, interessante la tua teoria. Ti riporto una tua frase dell’ interessante post pubblicato: Coscienza (Co-scienza = ciò che viene con la scienza=conoscienza ,quindi “Ciò che viene con la conoscenza”)

    La conoscenza e’ quindi la condizione necessaria per dare senso alle nostre azioni, in quanto esseri “senzienti”.
    Ma questo secondo il tuo modo di interpretare la vita, vale anche per i rapporti sentimentali? Vale a dire, vale la stessa “ricerca” di verità in amore o queto è valido a prescindere, anche se è la relazione e’ chiaramente sbilanciata, dove uno per esempio “ama ” e l’altro no?

  • 35
    rossana -

    ciao Leo!
    “La gente normale (intesa come massa) ,si vanta spesso del suo equilibrio, che equivale a vantarsi della propria morte.” – concordo, con qualche distinguo legato ad armonia e serenità che, se reali, non dovrebbero essere proprio così negative.

    grazie per la chiara spiegazione del concetto resistenza-spinta evolutiva, che condivido.

    vorrei sfruttare ancora un pochino la tua bella mente per comprendere meglio la parte finale del tuo post 33. se non ho capito male, per te la conoscenza scolastica è un insieme di nozioni (oggetto con usufrutto) mentre per la persona intelligente (geniale mi sembra eccessivo) la conoscenza deriva da un qualcosa che sente come soggetto per averne preso coscienza (consapevolezza) attraverso sue proprie riflessioni o tramite esperienze dirette. è così? se non ho centrato il concetto, me lo illustri meglio, per favore?

    se non sono indiscreta, e se già non l’hai precisato prima, mi puoi dire quanti anni hai?

    un abbraccio.

  • 36
    Leo -

    Ciao a tutti ,scusate se rispondo in ritardo ,non ero in Italia e non avevo linea ..cerco di chiarire (non di rispondere perché io di risposte non ho st ipotizzando) a a a tutti in modo esaustivo .Allora , il nostro cervello è composto da due emisferi. Culturalmente romanzando la cosa , abbiamo ubicato le emozioni nel cuore ,quando invece si sviluppano a partire dell’emisfero destro .Appunto cercando di vedere questi emisferi come organi di senso .Ci rendiamo conto che l’emisfero sinistro coglie una dimensione , come gli occhi colgono le immagini ,esso coglie, il lato razionale ,che io chiamo certezza. Quello destro invece ,come detto coglie le emozioni ,la cui dimensione ,chiamerò realtà .La certezza é qualcosa di dimostrabile e dimostrato (scienza) ,quindi si occupa di definire l’oggetto (noi non siamo oggetti e per essere oggettivi ci basiamo su altri oggetti , numeri, strumenti ecc..).La realtà ,è data dall’emozione.Diversamente dalla certezza, non è cercata ,é data .Per cultura tendiamo a compiere delle azioni ,cercando di annullare uno o l’altro emisfero .Es.”la felicità” -certezza-successo / realtà-gioia .L’amore -certezza -sesso-stima-soldi-capacitá / realtà -passione .La passione è un’emozione fortissima, ma non è l’amore .Non so come si possa dire di amare una persona senza stimarla minimamente.
    Negare un emisfero o l’altro é come guardare un film o con gli occhi chiusi o con le orecchie tappate .In più c’è un terzo elemento del cervello ,che è quello della creatività ,che usa entrambi glieemisferi. La verità infatti per me è -certezza+realtà +creatività (certezza e realtà ) .Es.Amore -triade -1-intimitá-2-passionalitá-3-proggettualitá (forma di creatività) .La certezza é scienza (conoscenza) ,la realtà emozione ,la creatività opinione ,e la verità coscienza .Nessuna macchina é dotata di emozioni e creatività e nessun animale é dotato della nostra razionalità .la coscienza di ognuno é una ricchezza unica .É qualcosa che non si ” ha” ,si…

  • 37
    Leo -

    Golem ..allora mi sono reso conto di non averti chiarito .
    Per la nascita di un bambino è più importante il seme paterno o l’ovulo materno? Entrambi pesano un 100% nella nascita ,senza uno l’altro è inutile .La conoscenza (l’emisfero sinistro) é importante anche nell’amore ,altrimenti esso non è molto differente da una droga o un antidepressivo.
    Rossana .Anche io preferisco parlare di persona intelligente (cioè che intellige /comprende la realtà ) .Il genio é un termine frutto della competitività nella società capitalistica ..

    un abbraccio a tutti .

  • 38
    Golem -

    Grazie Leo. È chiaro.

  • 39
    Leo -

    Ciao Rossana .Mi ero completamente perso il tuo commento .Per quanto riguarda il discorso sull’equilibrio ,hai totalmente ragione.Se l’equilibrio é reale (cioè sentito :emisfero destro) ,esso non è morte ,ma proprio usando la parola che hai usato tu esso “armonia” nell’evolvere degli eventi. Poi c’è l’equilibrio certo .Il fatto di avere un equilibrio basato su delle certezze(razionali :emisfero sinistro) .Queste certezze possono essere degli eventi favorevoli ,donatori di armonia .Ma viviamo in una società altamente competitiva ,in cui queste certezze possono avere una durata finita .In più una certezza non sempre coincide con una realtà. Basta vedere l’alta incidenza di depressioni tra i ricchi. Il fatto è che spesso rendiamo le certezze, la causa della realtà , quando la felicità , sarebbe il complesso di entrambi più la voglia di intervenirci .Per questo si può parlare di equilibrio dinamico .Ciò che dicevo sulla gente normale (che vive dentro la norma :intesa come una regola) é il vanto di un equilibrio statico ,basato su delle certezze assolute ed immutabili ,il classico”occhio non vede cuore non duole” .In cui l’equilibrio é una mera illusione ,come il pensare di sapere per Socrate .La prova é che queste persone non accettano che esista ipotesi diversa dalla loro certezza (la loro religione, la versione ufficiale del tg ecc..).S’ innervosiscono ,perché sanno di aver edificato una città di certezze, con materiali poco resistenti ,ma la verità essendo più grande ,può presentarsi come un’alluvione e distruggerle tutte .
    Sull’età ,il mio corpo ha visto il mondo 21’anni fa
    Sul discorso della conoscenza ,non si può dire cosa venga prima o dopo , sarebbe come rispondere alla domanda :”é nato prima l’uovo o la gallina” .La coscienza dell’essere intelligente ,contiene anche la conoscenza sia di tipo accademico che di tipo puramente empirico .È come una canzone,a una parte razionale (metrica, note, parole, accordi) se ne aggiunge una emotiva di chi la scrive e interpreta e di chi l’ascolta ,in più ci sono i pensieri (creatività ) che essa ci spinge a costruire .La conoscenza è cibo ,a noi masticarlo e digerirlo.La tua opinione é la cosa più sacra che c’è, la più grande ricchezza che puoi dare al mondo ,per questo è importante la coscienza. Chi parla per sentito dire parla per conoscenza. In questo mondo matematico poi la matematica non è un opinione, ecco che sei escluso dal mondo, e che chi segue la norma (il normale) ,alimenta il tutto ..Un abbraccio

  • 40
    rossana -

    ciao Leo,
    “La tua opinione é la cosa più sacra che c’è, la più grande ricchezza che puoi dare al mondo ,per questo è importante la coscienza.” – grazie per il riscontro, di cui apprezzo in particolare l’affermazione che ho riportato.

    capisco quanto ti possa sentire solo, isolato, in difficoltà a relazionarti con il prossimo. qualcosa di simile, molto più in piccolo, succede anche a me.

    ricambio l’abbraccio.

  • 41
    rossana -

    Leo,
    sono tornata al piacere di rileggere i tuoi post.

    incredibile che tu possa avere soltanto 21 anni! ammetto di essere curiosa nei tuoi confronti, nel senso che mi piacerebbe sapere di più su di te ma non è necessario che ti sbilanci qui, dove tutto prima o poi può esserti rovesciato addosso con cattiveria.

    mi sono particolarmente piaciute le seguenti affermazioni:

    – “Quello destro invece ,come detto coglie le emozioni ,la cui dimensione ,chiamerò realtà.”

    – “La realtà ,è data dall’emozione. Diversamente dalla certezza, non è cercata ,é data.”

    – “La passione è un’emozione fortissima, ma non è l’amore. Non so come si possa dire di amare una persona senza stimarla minimamente.”

    – “Amore -triade -1-intimitá-2-passionalitá-3-proggettualitá (forma di creatività).”

    ogni volta che ti andrà di scrivere qualche pensiero, spero di non perdermelo.

    un abbraccio e un mare di auguri!

  • 42
    Leo -

    Ciao Rossana
    Grazie per l’interessamento .La mia età è davvero un grosso problema per me .Sono imprigionato nel corpo di un ventunenne , senza però esserlo veramente. Ti potrei dire che in questo caso la certezza è che ho 21’anni ,la realtà è che se non dicessi l’età nessuno forse ci prenderebbe (ho fatto vari test attendibili o meno e la media non scendeva mai sotto i 40 di età mentale, moltissimi mi hanno dato 54 ) .La verità però è che l’anima non ha età definita .E se ci pensiamo bene neanche il corpo .Siamo composti degli stessi atomi (ricombinati ) delle prime cellule organiche comparse sulla terra .Siamo vecchi come il mondo. Se poi consideriamo il fatto che ci nutriamo ,siamo il mondo ,che si aggrega e segrega all’infinito. La materia di cui sono fatto , é infinita ,come lo è anche la dimensione “non tangibile” dei pensieri che ho in mente .Ma anchetu se ti paragono ad una donna medioevale
    più grande di te ,vedrai che conoscerai molte più cose di lei ,nonostante sia più grande di te .Le tue conoscenze sono empiriche perché legate al fatto che vivi in una società che è cresciuta e che si è posta delle domande, costruendosi delle risposte. Queste risposte sono passate dall’essere coscienza per chi le ha prodotte e conoscenza (non certezza assoluta) capace di stimolare la tua coscienza. La mia età non è l’età che ha il mio corpo, ma sembra tanto maggiore perché provo empatia verso il mondo. É come se dialogassi con questo anziano saggio ,ogni secondo della mia vita.La mia età non è frutto di un solo emisfero ,ma da entrambi (destro :empatia) (sinistro :riflessione) (entrambi:trasformazione in opinioni, creatività) .Il fatto è che chi ci controlla ci educa ad autoboicottarci ,facendoci annullare o un emisfero o l’altro : es .Amore=passione =droga ,felicità=successo=soldi ,fede=credo=religione ecc..Tagliando a metà il tuo cervello, riescono a venderti sempre il prodotto giusto. Se ti interessa cominicare sono molto contento di darti la mia mail ..

  • 43
    Leo -

    Ah …un’altra cosa ..la triade dell’amore ,non è una riflessione mia (il resto si) ,é di Stenberg ..Se ti interessa ,la questione in particolare su Wikipedia dovresti trovare , tutte le informazioni che vuoi ..

  • 44
    rossana -

    Leo,
    la mia mail provvisoria è carren2@gmail.com … ma ti premetto fin d’ora che non sono affatto costante in quasi niente, e per di più a volte tardo mesi a rispondere oppure lascio cadere relazioni via mail che pur m’interessano in momenti in cui non mi riesce di relazionarmi con nessuno.

    non cerco confronti sulla quotidianità (anche se non la escludo del tutto) ma su pensieri, libri, autori, ecc….

    se tutto questo non t’infastidisce, scrivimi e ti darò la mia mail stabile. di lì in poi, massima libertà in tutto e per tutto, per entrambi.

  • 45
    Leo -

    Ciao Rossana
    Si un confronto è sempre una cosa positiva e una fonte di arricchimento .Non vedo perché dovrebbe darmi fastidio, anzi la trovo da parte tua una forma di onestà e chiarezza.Il fatto di dire prima di non essere costante ,nel seguire le conversazioni via mail ,è sintomo di rispetto per l’altro .Così nessuno pensa che non gli rispondi perché ha detto qualcosa di male .Grazie per la chiarezza .Sui temi del confronto , ho solo da dirti che non sono un amante della lettura ,avrò letto 3-4 libri in tutta la mia vita. Penso e parlo di vita ese questi lilibri parlano di vita ,sarò felice di ascoltare le tue impressioni. Se ciò non da fastidio a te ,ti scrivo ..

  • 46
    rossana -

    Leo,
    molto interessante l’interpretazione del “fenomeno amore” data dallo psicologo che hai segnalato.

    poiché questo sito è in gran parte invaso dall’amore e dai problemi che crea, ritengo possa essere utile ad alcuni dare un’occhiata a questo link: http://www.psicoapplicata.org/la-teoria-triangolare-dell%E2%80%99amore-7.html

    grazie per l’imbeccata!

  • 47
    ant -

    Purtroppo asociali ci si nasce,e come portare una croce di tristezza dietro,so che la fortuna non é di tutti,ma avere degli amici e tra le cose più belle che esistono,una vita asociale e davvero triste,soltando chi la vive puó capire

  • 48
    rebel -

    Ciao a tutti,in ritardo leggo ora di questo argomento. Reduce oggi da una festa tra amici alla quale ha “partecipato”anche mio marito ch io definisco asociale,ma forse,capisco,così non é. A me piace stare tra la gente,non faccio differenze di status né portafogli,mi piace stare tra la gente punto. Se vado ad una festa,riunione,assemblea ecc…trovo sempre con chi scambiare qualche parola. Mi piace vivere le iniziative della comunità,della palestra o altro pur accorgendomi e tenendomi alla larga dagli invischiamenti e interessi. Mio marito oggi per cinque ore nn ha spiaccicato parola con nessuno ed é stato seduto al suo posto. Me ne sono vergognata. Leggendo poi alcuni commenti capisco invece che lui non ha bisogno degli altri. Io nella sua situazione sarei stata a disagio…lui no non era a disagio…il disagio era mio. Lui non soffre di questo,non si é vergognato…é così…ha i suoi amici con i quali é cordiale e si esprime…ha selezionato. Non si aspetta di essere capito é in equilibrio. Quindi mi domando:ma voi che vi considerate asociali avete bisogno degli altri o no? Perché traspare comunque un senso di esclusione di sofferenza. A me capita di vedere che é mio marito che esclude. A dire il vero non esclude,non gli interessa punto. Il disagio é stato tutto mio…forse era meglio fosse stato a casa,mi dico. Forse é giusto anche così e io non riesco a contemplare questa ipotesi. Forse é corretto che ognuno stia tra la gente a modo suo. Non si é avvicinato a nessuno…nessuno gli si é avvicinato. Bene cosi? Grazie ciao a tutti. La sociale

  • 49
    rebel -

    Per leo,
    Ciao!traspare chiaramente la tua grande cultura. Non ho ben capito ,forse ho letto velocemente,se ti consideri asociale. Se può in qualche modo essere utile a qualcuno ,ho letto ultimamente ,proprio per capire meglio mio marito,un interessante libro “l intelligenza emotiva” (manco morta mi ricordo in questo momento l autore) dove viene ben spiegato la differenza tra il Q.I. e appunto l intelligenza emotiva. Al di lá di socialitá o asocialità credo che la relazione abbia un ruolo importante nella vita di ognuno.

  • 50
    Leo -

    Ciao Rebel .Ho letto quello che hai scritto .Ti ringrazio per le parole .Come prima cosa non mi reputo una persona con una grande cultura , ma una persona con molte informazioni sparse .La cultura è uno “strumento ” che gli uomini hanno utilizzato per organizzare le proprie conoscenze sul mondo .Essendo vaste , diversificate e alle volte contraddittorie ,in diversi luoghi si sono formate diverse culture .Ogni cultura é come un edificio , con muri e limiti, idee di giusto e sbagliato, regole non scrtte ecc ..e idee di normalità .Solo che la nostra natura non è “normale” e spesso (non sempre) gli incontri di gruppo diventano delle occasioni convenzionali in cui si parla senza scambiare nulla ed in cui la persona non riesci nemmeno a sfiorarla spesso ,perché il tutto si mantiene su una superficialità “normale” .Mi ritengo anormale (senza una normalità) perché per sapere cosa penso di qualcosa a una persona non basta vedere la mia età, cosa ascolto, cosa indosso ,ma deve venire a parlare con me.Questo mi succede soprattutto con la cultura del paese in cui sono nato , che ha un’idea di normalità che sento più aggressiva e che mi vogliono appioppare.Quando mi trovo con persone di altre culture ,ma rispettose delle differenze ,non trovo alcun problema .Quindi il mio essere asociale é come l’essere misantropo , che altro non è che l’essere talmente filantropo (amare l’essere umano) da detestare le situazioni in cui non pare essere ben accetto .Per l’asocialitá sono talmente socievole (veramente) che quando parlo con le persone o esse parlano con me c’é uno scambio che questi mi dicono non aver mai avuto, nemmeno in famiglia o con i migliori amici .
    Immagina che ho fatto un compleanno così ,con tutte persone che comunicavano ,risultato , nessuno voleva andare via…qualche anno prima avevo fatto il giro delle feste dei 18 anni ,luoghi uguali ,vestiti uguali ,stessa musica ogni volta (danza kuduro ,tranne te) ,e persone che parevano stare solo per fare numero e…

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