Gli altri
Sono sempre stato una persona onesta e sincera, ma la vita tra amicizie e lavoro mi ha riservato sempre invidie e dolori.
Mi chiedo a volte a cosa serve essere se stessi se poi il risultato sia essere non compresi dagli altri.
Ho sempre cercato di essere giusto in ogni scelta di fare le cose con razionalità e sentimento allo stesso tempo, però non ce la faccio è più forte di me ad essere diverso da così come sono..
La verità allontana tutti, forse nella vita per andare avanti si deve essere bugiardi e compiacenti, forse anche lecchini sorvolando su tutto non badando troppo alle cose, facendo finta che tutto va bene sia nel lavoro che nelle amicizie, però questo non sono io, non mi piace affatto, che brutto tutto questo..
Con tutto questo non voglio dire che sono un santo, anzi, ho fatto anche io i miei sbagli, ho anche io la mia dose di difetti, anche grandi se vogliamo, so di essere una persona un po’ egoista, troppo orgoglioso di me stesso, però cerco di migliorarmi, e già sapere tutto questo credo sia un bel passo avanti.
Però è con gli altri che ho il mio problema più grande, a confrontarmi, non riesco a “sorridere a cattivo gioco”, gli altri per me sono un mondo a parte, un mondo di persone opportuniste e ipocrite che ti aiutano solo se poi hanno un tornaconto, sono gentili se tu sei gentile solo di facciata, poi dietro le loro teste chissà che pensano, le invidie e i rancori sono radicati in ogni essere umano, un po’ come nei Simpsons “tutti si odiano” a cominciare dal vicino, è radicato in noi stessi questo istinto alla guerra, a volte mi chiedo in che mondo viviamo e se esistono altri “altri “che siano diversi.
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Categorie: - Me stesso - Riflessioni
22 commenti
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quante volte, forse troppe, mi sono trovata a pensare le stesse IDENTICHE cose che hai scritto tu.
E poi mi dico anche “è una fortuna che io sia così come sono”, almeno vivo in pace e serenità con me stessa, cosa che in pochi possono vantare di fare.
E sento che anche tu fai parte di quei “pochi”.
è quello che mi chiedo anch’io tante volte,a cosa serve essere se stessi, essere sinceri e onesti con gli altri quando gli altri non lo sono con te?la risposta che mi sono data è questa:serve a te.serve a sentirti bene dentro,anche se alle volte il rischio e di passare per fesso.alla fine la conclusione è una sola,anche se difficile da accettare:l’uomo è solo, però è solo assieme ad altri uomini soli.questo forse può fare star meglio.è come se la solitudine fosse parte determinante dell’essere uomo,bisogna accettare il fatto che il più delle volte non riusciamo a farci capire dagli altri allo stesso modo in cui abbiamo accettato il fatto di non avere le ali per volare.si ok, poi l’umanità si è ingegnata per inventare gli aereoplani per volare,ma ci sono anche tanti modi per sentirsi un pò meno soli ed incompresi.ad esempio questo sito.
Le persone “tristi” e “sconfitte” a quanto pare non piacciono a nessuno, devono starsene sole se non son capaci a diventare allegre e vittoriose: tu per esempio, non hai mai avuto l’indole del lottatore, perché questa si basa su dei “valori” troppo distanti dalla tua persona. Tu sei diverso, anormale, tu, una nullità umana…. ihihihih, infatti lo vedo, hai buon gusto, stile nel proporti al mondo, un animo bello gentile e poetico che non ha nulla a che vedere con la bruttezza, la mancanza di stile, la prevaricazione, l’arroganza, l’ animalosità e l’insensibilità della lotta.. Insomma per fare la guerra e diventare lottatori bisogna cancellare tutto quello che rende bella la vita, devi caricarti di odio. O ODI O AMI, ma se odi, la vita ha un significato limitato, il tuo stesso esistere risulterà banalizzato, ridotto nel suo valore..
Forse è solo una questione di precedenze, se impari prima ad odiare ignorerai per sempre cos’è l’amore, sarai una persona normale, un buon lottatore e trarrai la tua felicità dalle vittorie e dalle cose che riuscirai ad ottenere. Se impari ad amare, non sari mai un lottatore ma una schifezza umana (così vogliono farti credere!), ahahahahhaah ovvero sarai solo una PERSONA ( e ti pare poco???)..
Da molti anni ti senti dire che non sei “cresciuto”. Confessa: non hai voluto crescere….. Ecco, quasi tutto il tuo impegno si è concentrato nella volontà di non voler crescere. Tu non sei uno sconfitto.. sei molto peggio, sei un disertore, ma quando uno ha la sventura di essere troppo intelligente … ihihiihhh, non può farsi ingannare dai miraggi della vita, sono quasi tutte stupidate inconsistenti quelle per cui i la gente vive e combatte. La verità sta nel nulla e per questo nulla ogni impegno mentale è uno spreco. A te non è mai importato affermare il tuo ego, questo è il punto…. al massimo pioi essere attratto dalla realizzazione dell’essere che avviene su un altro campo, di sicuro non di battaglia.
grazie di cuore a tutti per avere risposto alla mia lettera,non mi aspettavo delle risposte ad essere sincero e mi fa piacere di vedere che ci sono altre persone che la pensano come me.
è vero a volte mi sono sentito una persona triste e sconfitta,però non ho mai perso la mia serenità d’animo e la mia voglia di vivere,mi è sempre sembrato che mi mancasse qualcosa,l’ultimo punto della metà,per affermarmi per essere qualcuno,per essere rispettato a dovere,però non mi sono mai dato da fare per arrivarci,non ho mai “lottato” come dici tu,perchè mi sono reso conto da sempre che le persone devono rispettarti per quello che sei veramente.
io non voglio impormi sugli altri,non voglio imporre le mie idee,mi fa piacere solo condividerle,anche se a volte ho provato ad essere diverso ma alla fine sono sempre tornato ad essere me stesso.
Penso che a volte sia anche una questione di fortuna,di incontrare nella vita le persone giuste,come per l’amore anche nelle amicizie ,nel lavoro; in fondo tutta la vita è una ricerca di qualcosa,qualcosa che in un senso o nell’altro ha a che fare con la nostra felicità,come diceva dostoevskij il senso della vita è la ricerca della felicità.
Attualmente sto passando un momento non molto piacevole,qualche mese fa ho fatto un grave errore,mi sono licenziato dal mio posto di lavoro perchè stanco di quel posto e di quella gente,e sopratutto perhè alcune situazioni mi avevano fatto arrabiare tantissimo in precedenza,mi avevano lasciato l’amaro in bocca,ho pensato che da solo ce l’avrei fatta a ricominciare,ed anche se adesso sto meglio con me stesso,mi sono trovato in crisi economica,ma come si dice meglio poveri e felici,meglio soli che male accompagnati!
Però mi rendo conto che se avessi lottato di piu,forse sarei stato anche rispettato di piu,se fossi stato piu cattivo in alcune situazioni,ma non sarei stato me stesso e questo almeno mi ha fatto sentire bene con me stesso e mi da l’energia e il coraggio per ricominciare
Visto che hai citato una frase di Dostoevskj, te ne ricordo un’altra, tratta da un suo libro ” finchè tu non ti sia fatto realmente fratello ad ognuno, non s’instaurerà la fratellanza. (..) Gli uomini non riusciranno a dividersi fra loro rettamente i propri beni e i propri diritti. Sempre ciascuno crederà d’aver poco, e sempre mormoreranno, s’invidieranno e si massacreranno l’un l’altro”. Eh, già..interesse. Per tornaconto personale l’uomo è disposto ad amazzarsi e, ancor peggio, ad amazzare i suoi amici. Io non sono credente, eppure anche Giuda tradisce Gesù. Chiunque abbia scritto la Bibbia già conosceva il concetto di interesse, che rende arrivisti, egoisti, crudeli. No, non credo che tutti si odino. Però nessuno fa niente per niente, coscienziente o meno, tendenza consapevole o latente che sia. I gesti disinteressati sono come le mosche bianche.
Falsità? Le persone sono contaminate. Forse la mia visione è generalizzata, ma credo che il guaio nasca con la nascita della società e della “civilizzazione”. Tra gli animali dimora la legge di Darwin, la prevaricazione del più forte, che sconfigge il più debole per sopravvivenza. Ma noi, siamo forse meglio? Forse quel 99% di cromosomi che ci accomunano alle scimmie gridano vendetta. Noi abbiamo la ragione, e soprattutto il senso del “bene” e del “male”, opinabile e diverso da soggetto e soggetto, certo. Ma una coscienza a cui dover fare sempre conto c’è, giudice al quale non sfugge nulla.
In conclusine, la penso come te. Mi detestano per la mia incapacità di spiaccarmi un bel sorriso che non è spontaneo, perchè quando incontro uno che mi dice “buongiorno” solo per essere considerato “educato” la mia coscienza si mangia un mio qualsiasi accenno di saluto, perchè non sono capace di sopportare gente che sotto il tuo naso è una pura maschera, bianca, perlata, lucente, di porcellana. No, non ce la faccio. Non sono capace. L’etica del quieto vivere non mi appartiene. Non POSSO ignorare le ingiustizie esistenziali. Non posso
Gli altri, siamo Noi, senza scomodare filosofi e santi.Se sei un perdente avrai molta comprensione, se sei un vincente darai fastidio a molti,vincente nel senso largo del termine.Se hai una natura che ti porta alla socialità. alla condivisione, alla certezza delle cose che elevano il tuo essere, non c’è ricompensa , se non la tua particolare soddisfazione di non esserti inginocchiato ad un potente o presunto tale. Se hai cambiato ambiente di lavoro, può capitare anche questa sfortuna,perchè non avevi gli argomenti per affermare la tua linea di condotta, la tua rettidunie insomma, hai sbagliato. Troverai le stesse cose dappertutto, anche nel vicino, per essere apprezzato nel mondo d’oggi da un certo ambiente, non dal mondo intero, dovresti somigliare a chi ti critica, ma se sai difendere le tue argomentazioni con argomenti validi…meglio fare un esempio. Qualche anno fa, tutti ogni tanto si facevano 3 giorni di malattia, escogitando strategie e incolumità da sanzioni, io non l’ho mai fatto e paradossalmente agli altri davo fastidio. Uno che si credeva amico mio, mi fa”meno male che ci sei tu a salvare la nazione” non ti prendi nessun giorno di malattia….la mia risposta. Perchè dovrei RUBARE dei soldi? se stò bene vengo con piacere a lavorare, e poi mi annoierei, mi trovo meglio qui fra amici veri e amici falsi, tu , guardandolo fisso per me cosa sei un amico vero o un amico falso, non rispondere, sei un FALSO. Io vado per la mia strada, anche se dovessi essere il solo, se un giorno decidessi di RUBARE non mi accontenterei di stare a casa con l’angoscia del medico di controllo. Punterei a qualcosa di più alto , rapinare una banca, assaltare un vagone portavalori, tanto rubare poco o tanto sempre rubare è, e allora permetti che se decido di diventare disonesto voglio puntare più in alto di te.E questo e tutto, non sono disposto ad ascoltarti, anzi, fammi un piacere, non mi salutare nemmeno più. Nella parte finale si era fatta una piccola folla. Diminuirono imalati
“Insomma per fare la guerra e diventare lottatori bisogna cancellare tutto quello che rende bella la vita, devi caricarti di odio. O ODI O AMI, ma se odi, la vita ha un significato limitato, il tuo stesso esistere risulterà banalizzato, ridotto nel suo valore..”
Così era LaD 15 anni fa…
Per l’affetto che mi lega a questo sito, vorrei tanto riavere la possibilità di riassaporare anche molti thread dei suoi primi 5 anni, che non sono più online.
Qui ho imparato, con tanta fatica, a comprendere e ad apprezzare persone del tutto diverse da me, che non avrei mai frequentato nel reale.
Sforzo a cui sono stata quasi costretta per aver commesso iniziali errori di valutazione, a cui hanno fatto seguito ben peggiori sbagli d’interazione virtuale.
Da questa involontaria esperienza ho tratto un grande arricchimento, su di me e sulla capacità di capire diversità che niente hanno a che fare con la razza o il colore della pelle.
Restando, nel bene e nel male, me stessa, cioè con tendenza a ricercare condivisioni e a rifuggire conflitti.
Charles Horton Cooley ha sottolineato la centralità dell’interazione sociale nella costruzione dell’identità e la sua influenza sull’autostima.
Secondo la sua teoria del “looking glass self”, gli altri, infatti, mostrando ciò che pensano di un individuo, permettono a costui di costruire una immagine di se stesso che, come il riflesso in uno specchio, gli fornisce informazioni sulla propria persona. A partire da queste informazioni egli elabora una propria autovalutazione.
Insomma, il nostro Cooley ci ricorda come tanti dipendano dagli altrui giudizi per capire “chi sono”. E se in qualche modo, malgrado le autodichiarazioni, la consapevolezza sulla propria identità e valore non é “ferma”, la richiesta di “conferme” da parte di terzi diventa un bisogno quasi necessario. Dal che il mostrarsi al “meglio” del “visibile” diventa una strategia fondamentale per raggiungere lo scopo.
Normalmente la prima sicurezza su “chi siamo” ci viene data dai genitori. Infatti un bambino che non sia stato “gratificato” dai genitori, quando era necessario, si sentirà inadeguato e insicuro anche da adulto, è inevitabile, con reazioni a volte opposte tra loro. Insomma, non credo serva essere degli psicologi per capire che l’autostima ci proviene dai giudizi di chi stimiamo o di cui riconosciamo l’autorevolezza, ma se questa non arriva quando siamo da poco al mondo e non sappiamo come orientarci, ci sarà chi la elemosinerà in un modo o nell’altro anche da adulto, a volte con “ogni mezzo” a disposizione.
Grazie per i contributi 8 e 9, che potranno essere utili a molti utenti.
Comprendere l’altro è già in gran parte accettarlo nella sua diversità. Pur, magari, senza apprezzarne attitudini e temperamento.
Macchè grazie R. Nei “molti utenti” ci sei tu in testa.
Io ci sono per te e, in parte, anche per me.
Così come tu ci sei per me (insieme a parecchi altri) in aspetti in cui, probabilmente, anche tu ti riconosci solo in minima parte.
Il gioco degli specchi non si applica a me soltanto… 😁
In realtà, la cosa interessante è che tu proprio non hai preso in considerazione il contenuto di quei post, mutuati da riflessioni non mie direttamente. Proprio non ti “vedi” nel bisogno di “riconoscimenti”. Io sono anni che dichiaro il mio disinteresse per le altrui opinioni, sia nel bene che nel male. Sarà presunzione? Arroganza? Può essere, ma ne sono conscio. Tu no, non sei consci della tua dipendenza. Come l’altro “dipendente” (casualmente tuo sodale) che manifesta la sua sindrome in modo opposto al tuo, avete bisogno di un pubblico che in qualche modo vi “noti”, pena l’oblio.
Insomma, come per certi oersonaggi dello spettacolo, nel bene, nel tuo caso o nel male nel “suo”, purchè di voi si parli.
Almeno io non ho bisogno degli altri, per quanto mi riguarda possono andare tutti a farsi fottere. Punto!
Tommy,
io, invece, ammetto di aver bisogno, nel REALE, di almeno una persona di riferimento. A cui potrei affidare, se necessario, tutte le mie risorse economiche.
Nel VIRTUALE, posso scegliere di essere o non essere me stessa. Qui tutto è e non è. Per essere sempre coerenti e ottenere consensi, basterebbe crearsi tanti alter ego quanti ne sono sufficienti per esprimere tutte le proprie diverse sfaccettature e meglio sostenere le proprie convinzioni.
Tanto, se sai farlo bene, nessuno se ne accorge e puoi divertirti alle spalle di gran parte degli utenti.
sono l’autore di questa lettera e sono felice che dopo tanti anni riceve ancora interesse.
Dopo tanti anni, sono cresciuto e maturato e ho imparato a difendermi dagli altri,con la stessa formula con cui Pirandello non si riconosceva in una persona sola ma piuttosto in tante maschere ognuna diversa per ogni interlocutore,così ho imparato a difendermi dalle persone false all’occasione dando pan per focaccia.
Tuttavia credo che non bisogna vivere con la soggezione degli altri, il vero segreto che ho imparato è fregarmene degli altri,non pensare ai loro giudizi perchè alla fine non è vero che gli altri sono così intenti a giudicarci ogni volta in realtà sono più intenti a pensare cosa la gente pensa di loro stessi…
Nel privato ovviamente è più facile essere se stessi,con qualcuno importante non servono maschere e si puo essere se stessi,oggi ho due bambini e penso esiste un cerchio una confort zone da cui partire e allargarla di volta in volta inserendo qualcuno che veramente…
“…Dopo tanti anni…ho imparato a difendermi dagli altri,con la stessa formula con cui Pirandello non si riconosceva in una persona sola ma piuttosto in tante maschere ognuna diversa per ogni interlocutore”.
E se lo diceva Pirandello, che ha scritto “Uno, nessuno, centomila…” si può starne certi.
cfabriz, bellissimo il tuo ultimo commento, sarebbe da incorniciare. Tra l’altro rispecchia perfettamente quella che è anche la mia esperienza, in particolare in questi due passaggi:
“ho imparato a difendermi dagli altri”
“il vero segreto che ho imparato è fregarmene degli altri,non pensare ai loro giudizi”
Per anni ho cercato – invano – l’approvazione della mia famiglia, dei miei ex partners, dell’ ambiente che mi circondava.
Ma quando ti vedono sempre e solo come il capro espiatorio della situazione qualunque cosa farai non sarà mai abbastanza.
Ho cominciato a vivere DAVVERO quando di piacere agli altri non me ne è importato più niente, quando ho capito che tutto ciò che dovevo fare in realtà era essere me stessa e difendere i miei confini. Mettere me prima degli altri ( cosa che prima non avevo mai fatto ). E, paradossalmente, è da quel momento che le persone hanno cominciato a rispettarmi e ad apprezzarmi.
È proprio vero che dobbiamo NOI PER PRIMI darci un valore.
cfabriz,
“Pirandello non si riconosceva in una persona sola ma piuttosto in tante maschere ognuna diversa per ogni interlocutore” – essendomi volontariamente isolata da più di 15 anni, nel REALE non porto maschere con le pochissime persone con cui ho scelto di mantenere contatti a tutto tondo.
Nel VIRTUALE mi limito a schermare la parte più intima di un doloroso vissuto famigliare e a dedicare attenzione più a singole situazioni, da diversi e sfaccettati punti di vista, che non alle persone che le espongono.
A me sta bene così, e ho anch’io imparato a dare un credito molto relativo alle critiche, se non pervengono da persone/personaggi ai quali riservo, almeno in parte, la mia stima.
Rossana, TUTTI portiamo delle “maschere” nella società, perché nella vita di tutti i giorni bisogna necessariamente seguire un protocollo per potersi interfacciare con gli altri, e tu non sei certo esente da questa regola. Anzi..
Tantomeno si è tenute a rivelare tutto di sé a un tizio che incontri un paio di volte per passare con lui la notte in un hotel, sia pure di lusso e con vasca iacuzzi.
Spero sia chiara una buona volta la differenza tra onestà e imbecillaggine. La seconda fa molto comodo a chi vuole manipolarti.
Maria Grazia esattamente.Inizialmente quando ero molto giovane ho cercato di essere sempre me stesso in ogni situazione e con tutti ,ma ho sbagliato!Perchè come dici tu è la società stessa che ci impone di portare delle maschere,a volte semplicemente perchè altre persone si aspettano qualcosa di diverso da quel che siamo,
a volte perchè non si può dire agli altri tutto quello che pensiamo infine a volte perchè serve una bugia bianca per far quadrare tutto.
Anche io(come Rossana)il più delle volte sto meglio da solo,anche se non ho mai rinunciato agli altri,più che altro ho smesso di aspettarmi qualcosa da loro,perchè gli altri sono utili ma l’unica cosa veramente indispensabile è sentirsi in pace con noi stessi e nessun altro può esserci d’aiuto all’infuori di noi per trovare questa serenità.
Magari tenendosi vicino quelle persone che hanno meritato davvero la nostra fiducia che ci sono state vicine nei momenti difficili della vita e come ben sapete si contano sul palmo di una…
cfabriz anche stavolta condivido pienamente. In particolare trovo bellissimo questo tuo passaggio: “l’unica cosa veramente indispensabile è sentirsi in pace con noi stessi e nessun altro può esserci d’aiuto all’infuori di noi per trovare questa serenità.”
Se molte più persone capissero questa cosa il mondo sarebbe un posto migliore.