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Gentile On. Renato Brunetta

  

Salvatore Casales
scrive:
• Gentile On. Renato Brunetta, nel convenire l’argomentato articolo del Giovedi, 16 maggio 2013 e relativo all’argomento IMU convengo sul suo programma di rivendicare il rimborso e la cancellazione dell’imposta I.M.U, sulla prima casa, impegno che a tutt’oggi è portato avanti dal PDL. Con tale atto, si vuole dare al Paese quel segnale di attenzione e di comprensione che abbisognava, essere riconosciuto e che, in fondo, il governo Monti non ha saputo dare, non guardando mai la situazione reale del paese, eludendo lo stato di necessità economica in cui, ancora oggi, la classe medio bassa dei cittadini, compresi i pensionati e monoreddito, versano.
On.le Renato oggi, alla luce di quanto sopra e, in ragione di tutto ciò che potrà emergere della riforma dell’ I.M.U. , il presente commento, che le espongo, tramite questo mezzo, verte a portare alla sua attenzione , il problema I.M.U come a seguire espongo.
Trovo, infatti, che è sul nascere d’una riforma che si potranno evitare tutte quelle storture e irrazionalità che, della stessa, possono uscir fuori se non si provvede anzitempo ad uno accurato studio integrato dai consigli collaborativi e dalle esperienze di settore.
Di fatto, come ricorderà, l’I.M.U. di cui all’art.13 comma 3 del D. L. 201/201/2011, convertito nella legge 214/2011 e modificato dalla legge 44/2012 compendia, che gli immobili inagibili, inabitabili e inutilizzati fruiscono del pagamento ridotto del 50% della base imponibile.
Per ottenere la riduzione della base imponibile del 50%, continua la legge, solo per fabbricati inagibili e inabitabili, deve essere necessaria una documentazione dell’Ufficio tecnico comunale (con perizia a carico del proprietario in cui è dichiarato che l’immobile è inagibile e inabitabile). In alternativa, è bastevole una dichiarazione sostitutiva come previsto dall’art.48 del DPR 445/2000.
Per quanto sopra, alcuna nota di riferimento epperò, emerge per tutti gli altri fabbricati che, per diversa condizione , non producono alcun reddito e la cui imposta dovuta, ha mantenuto come base imponibile il 100% della stessa.
Di fatto, quest’ultima possibilità è negata dai comuni che impongono – confortati da una legge iniqua e probabilmente poco chiara – che anche per le abitazioni sfitte, che per qualsiasi motivo non producono reddito, il pagamento della tassa I. M. U. deve essere sostenuto in ragione del 100% e non dimezzata del 50% come avviene per gli edifici dichiarati inagibili inabitabili.
In ultima analisi, i proprietari d’immobili adibiti ad abitazione non principale, bisognevole di restauro che, a cagione delle precarie condizioni finanziarie non possono materialmente restaurare l’immobile, tenendolo inutilizzato e/o non affittato – non produttivo di reddito – si vedono di fatto penalizzati, e costretti a versare il 100/% dell’imposta I.M.U. alla stessa stregua degli altri fabbricati semplicemente non utilizzati.
Per le sopra esposte motivazioni, Le chiedo di verificare il provvedimento al da Lei oggetto di studio, al fine di un correttivo alla legge dell’imposta I.M.U. e, per i fabbricati che non producono alcun reddito, la detassazione totale o, come ultima razio, una riduzione consistente della base imponibile – del 50% – da equiparare alle abitazioni inutilizzate e inagibili, dietro semplice dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, sullo status degli immobili, da parte dei soggetti proprietari .
Illustre On.le Brunetta, di quanto sopra vengo a pregarla, ritenendola sensibile al problema avanzato e fortemente vicino alla gente, sensibile ai temi della giustizia sociale, del lavoro e della economia equa. Tanto perché una sua attenta visione ,ancor prima che la norma sia messa a regime, potrà produrre gli effetti richiesti da una moltitudine di proprietari.
Sono a ringraziala e Le invio distinti saluti.
Salvatore Casales
Email: scasales@tin.it

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