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Generale Vincenzo Camporini e l’uranio impoverito: Cui prodest?

di Seneca

C’è un momento in cui la negazione non è più una posizione, ma una patologia del discorso pubblico: una difesa rigida, quasi ossessiva, contro la realtà clinica, epidemiologica e istituzionale. E quando qualcuno come il generale Vincenzo Camporini ex Capo di Stato maggiore della difesa continua a sostenere che “non c’è mai stata alcuna correlazione di pericolo tra l’uranio impoverito e le malattie dei soldati italiani”,
-Vannacci, l’attacco durissimo di Camporini, ex capo di Stato Maggiore, “Più consenso fuori dalle Forze armate che dentro”-
quel momento viene superato con una disinvoltura che non è più solo imbarazzante: è scientificamente insostenibile, istituzionalmente irresponsabile e moralmente corrosiva. Perché la verità, quella che emerge dagli atti ufficiali dello Stato italiano, non è un’opinione: è un referto autoptico della storia. La fisiopatologia dell’esposizione all’uranio impoverito è nota da decenni: l’impatto dei proiettili DU genera nanoparticelle di ossidi di uranio e metalli pesanti che vengono inalate, attraversano la barriera alveolo-capillare, entrano nel circolo sanguigno, si depositano nei linfonodi, nel midollo osseo, nella tiroide, nel fegato, nei reni. Gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità descrivono in corsivo la capacità di queste particelle di indurre stress ossidativo, mutazioni del DNA, instabilità genomica e processi infiammatori cronici, tutti meccanismi noti per favorire l’insorgenza di linfomi, leucemie, mielodisplasie e tumori solidi. Non è teoria: è biologia molecolare. È tossicologia. È clinica. E mentre la scienza parla chiaro, gli atti istituzionali parlano ancora più forte. La relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta del 2017 certifica in corsivo che oltre ottomila militari italiani si sono ammalati e circa quattrocento sono morti, indicando l’esposizione a uranio impoverito e alle nanoparticelle come fattore di rischio concreto e documentato. Non è un documento marginale: è un atto parlamentare, votato, depositato, pubblicato. È lo Stato italiano che riconosce la correlazione. E chi oggi la nega come emerge per l’ennesima volta, dall’ ultima intervista rilasciata dal generale Vincenzo Camporini, non sta contestando un’opinione: sta contestando lo Stato italiano. Le sentenze dei tribunali civili e amministrativi aggiungono un ulteriore livello di evidenza: in corsivo riconoscono il nesso causale tra esposizione e linfomi non-Hodgkin, leucemie mieloidi, mielodisplasie, tumori tiroidei e altre patologie, con risarcimenti e riconoscimenti dello status di vittima del dovere da parte del Ministero della Difesa. Non si tratta di casi isolati: sono decine, e rappresentano solo la superficie di una tragedia epidemiologica che per anni è stata minimizzata, occultata, negata e l’intervista e le affermazioni del Generale Camporini servono solo per gettare discredito gratuito e fango a palate sul Generale Vannacci che a suo tempo per primo denunciò questa gravissima condizione in cui operavano i militari italiani in Iraq. Vannacci presentò il suo esposto nel giugno 2020, denunciando “gravi e ripetute omissioni nella tutela della salute e della sicurezza del contingente militare italiano impiegato in Iraq”. Il generale aveva comandato il contingente italiano in Iraq tra il 2017 e il 2018, durante la missione internazionale contro l’ISIS, e la denuncia si riferiva proprio a quel periodo operativo. L’esposto affermava che migliaia di militari italiani erano stati esposti all’uranio impoverito in Iraq, senza adeguate informazioni né misure di mitigazione del rischio. In altre parole: nel periodo della denuncia di Vannacci, i militari italiani esposti e successivamente colpiti da patologie operavano in Iraq. In Iraq, dal 1991 in poi, erano state utilizzate tra 300 e 450 tonnellate di uranio impoverito, da parte degli Stati Uniti una quantità almeno 30 volte superiore a quella impiegata in Kosovo negli anni ’90 dove anche in questa occasione molti soldati italiani vennero contaminati dall’ uranio impoverito. L’uso massiccio di DU in Iraq all’epoca in cui il gen. Vannacci comandava il Contingente Militare Italiano era di pubblico dominio, documentato da rapporti internazionali e studi tecnici (come il progetto SIGNUM del 2011) citati anche nell’esposto di Vannacci. Questo significa che il teatro iracheno era uno dei più contaminati al mondo, e che i militari italiani operavano in un ambiente ad altissimo rischio. Ma il generale Vincenzo Camporini tutt’oggi vuol far passare, con le sue faziose affermazioni, smentite ovunque a livello istituzionale, il Generale Vannacci come se all’epoca fosse stato un visionario populista, perché oggigiorno l’ascesa inarrestabile di “Futuro Nazionale” sta minando la credibilità di ogni manipolazione ideologica che continua ad essere strumentalmente utilizzata a spada tratta dai centristi che non disdegnano l’area progressista come il Generale Vincenzo Camporini. Per inciso ricordiamo che il generale Vincenzo Camporini è stato consigliere militare di Emma Bonino quando era Ministro degli Esteri (Governo Letta 2013-2014). Quindi orbitante nettamente vicino a posizioni progressiste. Ogni sentenza riguardo alla pericolosità dell’uranio impoverito è una storia clinica, una biopsia, una cartella oncologica, un funerale. E chi oggi liquida tutto con una frase di una superficialità e una negazione sconvolgente, sta negando non un’opinione, ma un corpus giuridico. Sul piano internazionale, i rapporti ONU e UNEP confermano in corsivo l’uso massiccio di munizionamento DU nei Balcani e la contaminazione delle aree, con livelli di particolato tossico tali da rendere inevitabile l’esposizione dei militari impegnati nelle operazioni di bonifica, pattugliamento e ricognizione. Non è propaganda: è monitoraggio ambientale. È analisi dei suoli. È spettrometria di massa. È scienza. E poi ci sono le testimonianze dei soldati, che nessuna narrazione negazionista potrà mai cancellare. Le associazioni come l’Osservatorio Militare e l’Associazione Vittime Uranio Impoverito raccolgono in corsivo centinaia di storie di malattia, diagnosi, abbandono istituzionale, silenzi imbarazzati. Sono storie di giovani che tornano dalle missioni e sviluppano linfomi aggressivi, di padri che si ammalano di leucemie fulminanti, di ragazzi che muoiono prima dei trent’anni. Sono storie che non hanno bisogno di ideologia “caro generale Camporini”: hanno bisogno di verità. Quella verità che Lei generale Camporini con la Sua intervista, supportata dalla sua ideologia di base, cerca di nascondere e minimizzare da sempre in tutte le maniere. In questo contesto, il generale Roberto Vannacci ebbe il coraggio di denunciare tutto quando nessuno voleva ascoltare! Non fu un visionario, ma un clinico della realtà. Vide ciò che la fisiopatologia spiegava, ciò che le cartelle cliniche confermavano, ciò che la statistica urlava, ciò che le famiglie vivevano. Vide la sequenza impressionante di tumori tra i reduci, vide la curva epidemiologica che non poteva essere casuale, vide sopratutto ciò che chi avrebbe dovuto proteggere preferiva ignorare. E oggi, mentre Lei tenta di riscrivere la storia con una frase di un ambiguità sconvolgente, come se la verità fosse un fastidio da archiviare, la negazione diventa non solo ridicola, ma scientificamente fraudolenta. Perché la realtà, quella vera, quella che emerge in corsivo dagli atti parlamentari, dalle sentenze, dai rapporti scientifici e dalle testimonianze, è che l’uranio impoverito ha rappresentato un pericolo concreto per l’esercito italiano. Ha ucciso. Ha ammalato. Ha devastato famiglie. Ha lasciato orfani. Ha costretto soldati a combattere una seconda guerra, quella contro la malattia, spesso senza che nessuno li ascoltasse. E lo Stato, dopo anni di negazioni, ha riconosciuto ufficialmente il nesso causale in decine di casi. Questo è ciò che conta. Questo è ciò che resta. Questo è ciò che non può essere cancellato da una frase in un’intervista come quella che Lei generale Camporini, per mera strumentalizzazione politica ha voluto rilasciare. Negare tutto questo oggi significa ignorare la relazione parlamentare del 2017, ignorare le sentenze dei tribunali, ignorare i riconoscimenti del Ministero della Difesa, ignorare gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità, ignorare i rapporti ONU e UNEP, ignorare le testimonianze dei militari e delle loro famiglie. Significa ignorare la realtà. E la realtà, quella che nessuna intervista potrà mai cancellare, è che l’uranio impoverito ha rappresentato un pericolo concreto e documentato per l’esercito italiano. Chi continua a negarlo come sta facendo Lei generale Camporini, non sta difendendo la verità: sta difendendo sé stesso dalla verità. E la verità, quando arriva, non chiede permesso. Arriva, travolge, e resta. Sempre.

Data di pubblicazione: 11 Luglio 2026.

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Categorie: - Politica - Salute

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