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L’impotenza e il terrorismo comunicativo dei moderati

di Seneca

I moderati della destra italiana non stanno tremando: stanno marcendo. Li vedi lì, come un palazzo d’epoca che ha perso l’intonaco e conserva solo le crepe. Non è arrivata una nuova ideologia. È arrivato un generale. Uno vero. Uno che ha passato la vita tra polvere, disciplina e responsabilità che non puoi improvvisare. Uno che non chiede permesso: entra, sposta il tavolo e fa cadere a terra tutte le certezze di chi da decenni si spartisce il monopolio del “buon senso” e, soprattutto, delle poltrone. L’avanzata di Roberto Vannacci è diventata la loro apocalisse privata. Il momento in cui la prudenza di facciata si scioglie come ghiaccio sotto un neon rotto, e resta solo il panico. E quando i moderati hanno paura, non ragionano: agitano spettri, costruiscono mostri, inventano minacce. I primi a farlo? Proprio quei giornalisti che si erano presentati come “di destra”. Per ora gli unici che non hanno perso la bussola sono Mario Giordano, Nicola Porro, Maurizio Belpietro, Francesco Borgonovo. Giordano ha difeso il generale dal voltafaccia di Tommaso Cerno, quello dell’articolo: “La moglie del soldato”, Porro, insieme a Cruciani, ha denunciato la chat di WhatsApp di Giannini, dove qualcuno aveva scritto riguardo a Vannacci: “uccidiamolo”. Una frase che puzza di marcio anche da lontano. Giannini non aveva detto nulla. Silenzio. Solo dopo, quando la storia è esplosa, si è dissociato, dichiarando l’affermazione inaccettabile. Giordano, Porro Belpietro, Borgonovo: sono gli unici giornalisti che sembrano ricordarsi cosa significhi essere coerenti con i principi della destra evitando per ora “attacchi strumentali”. Cerno, invece, con quell’articolo ha avuto un improvviso rigurgito del suo DNA di sinistra e ha perso improvvisamente buona parte del credito che si era costruito con l’elettorato di destra. Ma la domanda resta lì, come fumo stagnante in una stanza chiusa: per quanto rimarranno fedeli alle loro idee? O finiranno per allinearsi al mainstream del centrodestra? Ricordiamoci che Fuori dal Coro, con il suo seguito enorme, è proprietà della famiglia che finanzia Forza Italia. E lo stesso vale per Quarta Repubblica. Io spero che restino fedeli a ciò che sono stati finora e che Capezzone decida di evitare certi monologhi autoreferenziali in futuro che certamente non sono propedeutici alla destra, (comperate su Amazon Vannacci e rischiate che vi portino a casa Conte e Schlein), sempreché ritenga di appartenere ancora alla destra. Ma la notte è lunga, e la coerenza è merce rara lo abbiamo visto prima con Cerno e poi con Capezzone i quali mi hanno ricordato con i loro due articoli “un passaggio di Virgilio nell’ Eneide nel secondo libro narrato da Enea alla regina Didone parlando del famoso cavallo”….. I “centristi” combattono come hanno sempre fatto: non con idee, non con visione, ma con la paura. Il caso più grottesco lo firma Carlo Calenda, che pur di scuotere gli italiani tira fuori l’accusa più improbabile della stagione: “Vannacci è vicino alla Russia.” Una frase che si sbriciola da sola: il generale dalla Russia è stato espulso, insieme ad altri militari italiani, in un’azione di ritorsione diplomatica. Il fatto che poi abbia allacciato in Russia, come lui stesso ha affermato delle amicizie personali, fuori dal ramo della dirigenza politica, mi sembra una cosa del tutto normale visto che in Russia vi ha soggiornato. Ma quando il panico guida la macchina, la logica diventa un optional. E infatti la macchina del terrore comunicativo dei moderati non si ferma: Calenda rilancia con la storia dei cyber attacchi russi che avrebbero messo le mani su pensioni, conti correnti e patrimoni degli italiani. Una narrazione da film catastrofico di terza categoria, che dipinge l’Italia come un Paese senza difese, come se i nostri sistemi fossero carta velina. Se fosse vero, saremmo già in ginocchio. Se fosse vero, la crisi sarebbe totale. Se fosse vero, a cosa servirebbero i sistemi di difesa cibernetica? Non è informazione. È terrorismo comunicativo, cucito su misura per un solo scopo: frenare l’ascesa di chi non appartiene al loro club. “Azione” è solo l’usciere di quel club, ma almeno la divisa gliela danno gratis. E con i risicati voti che ha, non può permettersi di perderla: una mancetta per chi si accontenta di poco. E allora sparano grosso. Sempre più grosso. Il paradosso più velenoso è che questo terrorismo comunicativo non arriva per lo più dalla sinistra. Arriva dal centrodestra, impegnato non a fare politica, ma a proteggere equilibri interni, rendite di posizione e poltrone imbottite. Forza Italia è diventata la nuova Democrazia Cristiana: prudente, timorosa, sempre pronta a frenare, mai a rischiare…e si sta spostando quotidianamente sempre più verso centro-sinistra, per non dire a sinistra; anche qui mi sovviene una famosa frase dell’imperatore Vespasiano: “Pecunia non olet”…la corsa verso i diritti televisivi europei non è cosa di poco conto dal punto di vista economico pertanto “il guinzaglio” nei confronti di Forza Italia è sempre più corto: ormai lo vedono perfettamente anche i presbiti. Un partito che pende dalla volontà di chi lo finanzia. Un partito eterodiretto, e non serve specificarne la regia. La loro moderazione è un riflesso pavloviano: gabbietta, campanella, topolini. Basta un movimento, e scatta l’allarme. Il Paese cambia, loro no. Restano immobili, paralizzati dalla paura che qualcuno rompa gli schemi e tocchi i loro interessi. Il risultato è quasi comico, se non fosse tragico: ogni attacco, ogni insinuazione, ogni allarme contro Vannacci lo rafforza. Più lo demonizzano, più lo rendono credibile. Più lo temono, più mostrano la loro fragilità. Il terrorismo comunicativo dei moderati diventa la prova vivente della loro decadenza: un sistema politico che non capisce il presente, non controlla il futuro e non sa più parlare al proprio popolo. Quando un sistema non capisce, inventa nemici. Quando non controlla, diffonde paura. Quando non guida, si aggrappa al terrore. Ma la paura funziona solo finché qualcuno ci crede. E oggi sempre più italiani hanno smesso di farsi incantare. Hanno aperto gli occhi. E ciò che vedono è una realtà che i “moderati” non hanno il coraggio di affrontare. È questa loro debolezza – questa cecità ostinata davanti al degrado che viviamo ogni giorno – a spingere Vannacci nel cuore degli italiani autentici. Italiani che amano davvero il proprio Paese. Italiani che non si rassegnano a vivere in una nazione piegata da criminalità, maranza, immigrazione clandestina e spacciatori di morte fuori controllo. Italiani che chiedono solo una cosa: che tutto questo venga fortemente ridimensionato, per tornare a godersi le bellezze della nostra terra senza paura, senza rassegnazione, senza dover abbassare lo sguardo, senza vedere i loro figli morire nei vicoli o nei parchi stroncati dalla droga. E poi c’è il punto più sottile, quello che nessuno vuole nominare: evitare di svegliarsi un giorno con la sensazione di essere stati derubati nel sonno. Evitare di rinunciare, pezzo dopo pezzo, a ciò che siamo: identità, leggi, storia, religione, cultura. Mentre qualcuno ci sussurra che “è il nuovo ordine delle cose”. Perché basta una crepa. Una sola. E da lì entra tutto: visioni che non ci appartengono, regole che non abbiamo scelto, una religione che non è la nostra, un modo di vivere che non ci somiglia. E quando quella crepa arriva fino ai palazzi dove si decide davvero, allora è finita. E il bello – si fa per dire – è che continuando così quel momento non è lontano. Lo senti nell’aria: un temporale elegante, silenzioso, che non vedi arrivare ma che sai già dove colpirà.

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Categorie: - Politica

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