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Che futuro ci aspetta?

di sandro2010

Salve, questa è la mia seconda lettera.. ieri ascoltavo la radio, uno dei tanti dibattiti di attualità, politica economia ecc e parlavano della disdetta del contratto dei metalmeccanici.
Non voglio parlare del caso in se ma di tutto ciò che poi gira intorno, di come a me sembra evidente che il lavoro in generale stia facendo una marcia indietro per quello che riguarda i diritti elementari.
Ci si adegua al ribasso, ossia cercare di essere in competizione con quei paesi che schiavizzano i lavoratori, turni di 12-14 ore al giorno per qualche dollaro senza le minime garanzie di ferie, malattie e quant’altro.
Ora se qui ancora non siamo arrivati a questi livelli, la strada che sembra profilarsi sembra proprio quella, forse presto si sentirà dire o questa minestra o giù dalla finestra, anzi, penso proprio che questo già faccia parte del presente.
E poi un altra cosa, si sente sempre parlare di crescita, di pil, competizione, quante volte al giorno se ne sente parlare, è andata a finire che ci sembra pure normale.. ma che siamo macchine? Siamo nati forse solo per avere davanti a noi l’incubo della produttività? Domandatevi un po’ tutti che c.... di vita si fa per questi motivi, so che lo troverete assurdo anche voi (si spera)
Dunque avrà ancora un senso vivere in un pianeta dove saremo tutti schiavi?

Lettera pubblicata il 9 Settembre 2010. L'autore ha condiviso 3 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Lavoro

La lettera ha ricevuto finora 18 commenti

Pagine: 1 2

  1. 1
    libera -

    Siamo già tutti schiavi Sandro, e ahimè da tanti è considerato normale. Oppure possiamo dire che tanti non s’interrogano più se tutto ciò sia normale o meno.
    E’ proprio questo il punto: ha senso vivere su un pianeta dove siamo schiavi per tutta la durata dell’esistenza? Sempre a sacrificare sogni, desideri, necessità e ANIMA per motivi puramente economici? Per sopravvivere e non vivere? Secondo me non ne ha.
    E poichè temo che le cose non cambieranno (per lo meno non a breve) io credo che l’unico e ultimo atto libero sia quello di non procreare. Per non allungare ulteriormente la fila degli schiavi.

  2. 2
    sandro2010 -

    ciao libera
    quello che scrivi lo trovo cosi vero!
    sembra come se mi avessi tolto le parole di bocca.
    ti vorrei contattare in privato,se vuoi questo e’ il mio indirizzo email
    sydneyroma@gmail.com

  3. 3
    colam's -

    Invece io penso proprio il contrario di libera, la quale manca di logica ed anche di speranza, cioe’ si e’ rassegnata.

    Se siamo schiavi (come penso anche io) e nemmeno procreiamo, il “sistema” avra’ vinto su tutta la linea no ?

    Io invece credo che alla lunga non potra’ durare, e che se io non riusciro’ a vivere libero o a contribuire a far cambiare il “sistema”, forse mio figlio potra’ farlo, oppure suo figlio.. Tutto cambia e nulla e’ eterno libera. Ma se muori senza figli, di te e della tua voglia di liberta’ cosa rimarra’ ?

  4. 4
    man -

    …ci aspetta il baratro, e il bello è che non frega a nessuno o quasi…

  5. 5
    sandro2010 -

    colam’s scusami,ma che significa se muori senza figli,di te e della tua voglia di
    liberta cosa rimarra?
    che i figli si fanno perche dobbiamo mettere la prolunga a noi stessi? che sarebbe
    pure un modo semplice semplice per sentirsi tranquilli di aver fatto il proprio
    “dovere” per la specie umana e stare a posto con la propria coscienza e per
    assurdo anche dopo morti?
    opinione mia personale,ritengo proprio che a posto con la coscienza non mi ci
    sentirei proprio se dovessi mettere alla luce un figlio,in un mondo del genere.
    il sistema come lo definisci tu e’ meglio che si esaurisca piuttosto che continuare
    verso una direzione che ci porta dritti dritti verso una vita che non e’ proprio
    degna di essere vissuta e che appunto di senso non ne ha affatto.
    dove starebbe secondo te la logica di cui parli e che ritieni che un pensiero simile
    ne sia priva? se magari ce lo spieghi meglio..
    non credo che questa sia rassegnazione ma esattamente il contrario,cioe l’unica se
    pur estrema conseguenza di ribellarsi a un sistema che ci ha reso schiavi,
    io personalmente dico NO a tutto questo,il nulla e’ di gran lunga preferibile che continuare ad essere dei replicanti senz’anima !

  6. 6
    key -

    essere consapevoli dei drammi che ci stanno sovrastando è un conto, contribuire affinchè siano definitivi un altro.
    la procreazione è un atto di altruismo, non di egoismo e lo è sforzarsi a cambiare le cose, proprio nel tentativo di crescere assieme ai propri figli, seguendoli e non lasciandoli alla deriva.
    seguirli, amarli, dare loro alcune basi, senza imporre le proprie idee, ma con l’esempio personale che, con un pò di buona volontà, può distinguersi da quello generale.
    smettere di procreare è il miglior modo per bendarsi gli occhi, per tirarsi fuori dallo sfacelo e dire: io non ne sono responsabile.
    invece la responsabilità è cosa comune e chiunque deve contribuire per cambiare le cose, nel proprio piccolo, con i propri mezzi, anzi, e sopratutto, dando vita a nuove generazioni che, per quanto in difficoltà, parteciperanno al futuro in modo attivo.
    si spera. ma la responsabilità è di tutti.
    far figli per parcheggiarli alla tv è sicuramente la peggiore delle soluzioni, ma insegnar loro a pensare con la prorpia testa, elaborando idee e progetti costruttivi, liberandosi dalle paure, cercando di scoprire la realtà della vita e dei misteri che la governano, di conoscere, apprendere, senza lasciarsi trascinare dalla comoda corrente delle cose ottenute con facilità e senza sforzo è il primo tassello per formare individui che possano, non certo cambiare il mondo, ma sicuramente migliorare assieme a coloro che li circondano.
    se ci perdiamo nei pensieri negativi e non costruttivi non siamo certo d’aiuto.
    la resa è sinonimo di libertà?

  7. 7
    sandro2010 -

    no,e’ evidente a tutti oramai,anche a coloro che si ostinano a non voler vedere che
    la direzione va dritta sparata verso la catastrofe,come un treno impazzito e da
    tempo fuori controllo che corre sempre piu veloce per sfracellarsi.
    a questo punto meglio contribuire a far si che questo avvenga il prima possibile.
    si la resa in questo caso e’ sinonimo di liberta!

  8. 8
    colam's -

    sì la penso come Key. Il nostro mondo va in rovina ma dopo la rovina ci sta di nuovo spazio per la vita. Tutte le civiltà della storia lo dimostrano, ci sta un tempo per la ricostruzione e la vita dopo i grandi sfaceli (vedi: Roma, Bisanzio, ecc). Anche la natura nella sua ciclicità lo dimostra. Dopo l’incendio torna la vegetazione, dalla morte rinasce la vita, ecc.

    Io penso che un altro mondo è possibile, e vorrei trasmettere questa idea ai miei figli. Certo liberi a loro di non essere d’accordo con me.

    Ma per me la mia vittoria sul sistema è di essere innanzi tutto libero “dentro di me”, cioè sono sfruttato e schiavo ma non mi faccio abbindolare l’anima, non vedo la TV, ecc. E poi di dare alla luce nuove generazioni che penseranno anche loro che il sistema non è giusto. Questa sarà la vittoria che sopravviverà alla mia morte.

    Tu, Sandro, non avrai una vittoria dopo la morte. La tua morte sarà la vittoria completa del sistema su di te, sarà la tua completa sconfitta.

  9. 9
    sandro2010 -

    che significa vittoria dopo la morte?
    uno quando muore,muore. punto.
    su una cosa pero sono d’accordo,i cicli della natura fanno il loro corso cosi non vedo
    perche se si sono estinte altre creature prima,noi dovremmo fare eccezione,in uno
    sperduto microscopico puntino dell’universo!
    proprio noi che come virus infestanti distruggiamo tutto cio che abbiamo intorno,e
    dovremmo pure avere la pretesa di passarla liscia?

  10. 10
    libera -

    Dite quello che volete, ma per me figliare è il più egoistico di tutti gli atti possibili. Amarsi a tal punto e aver talmente paura della morte=nulla da illudersi che un figlio rappresenti il proprio prolungamento che ci sopravvive. Colam’s, io non sono ciò che rimane della voglia di libertà di mio padre, io sono io, e grazie al suo ‘dono’ sono qui a sottostare in un mondo che non mi piace affatto, costretta a occuparmi di roba di cui non mi frega nulla solo per pagare tasse e bollette, a subire una vita che per tutti è fatta di fatica, dolori, privazioni, illusioni e che infine si concluderà con malattia e morte.
    Avendo avuto esperienza di ciò che la vita è, secondo logica verrebbe dal trattenersi dal perpetuarla, e non il contrario.
    Se questa terra fosse il paradiso il discorso sarebbe invece totalmente diverso. Ma poichè i dolori sono garantiti e le gioie un optional procreare equivale a mio parere a una condanna. E comunque la vita sulla terra prima o poi finirà del tutto, e con essa sparirà ogni traccia, bella o brutta, nobile o ignobile dell’essere umano. Perchè allora darsi tanta pena per riprodursi?

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