Fuori tempo
Quando la vita ti riserva una serie di inspiegabili o spiegabili ritardi, ad una certa età avverti un peso interiore non indifferente che ha il sapore della consapevolezza. Tutti i tuoi amici (quelli di sempre) sono sposati, alcuni con prole, qualcuno già alle prese con un secondo matrimonio, altri nel bel mezzo di una fortunata convivenza post separazione, ma tu sei li single da poco o da tempo e ti percepisci fuori tempo. Hai un buon carattere ma comprendi che crearsi un giro nuovo di conoscenze dalle quali attingere per una entusiasmante nuova vita sentimentale è cosa NON semplice. Quando sei fuori tempo diventa un po’ tutto più difficile: la gente è chiusa e meno disponibile, scottata, ha paura e non si apre al contatto sociale tanto facilmente. L’unica nota positiva in questo mio quadretto sociale e che a vivere tale situazione siamo in molti; uomini e donne, l’esercito dei neo-quarantenni.
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Categorie: - Me stesso
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io sn poco oltre i trenta, per cui nn conosco veramente la tua situazione, però noto che la soglia del “dramma” si sta abbassando alla mia di età. è pieno di persone spaiate e spiazzate attorno ai 30, già stracariche di retropensieri negativi, delusioni, moti di chiusura, blocchi, pessimismo ecc… tante ragazze attorno ai 30 già con figli, o che hanno appena chiuso una convivenza e si trovano a ricominciare con addosso “fardelli” nn da poco. lo vedo per lavoro, purtroppo. i dati che tratto parlano chiaro, basta incrociarli un attimo. Avere a che fare con una generazione di donne così è veramente difficile… quasi una battaglia persa. Le donne diranno sicuramente lo stesso degli uomini.
e in cosa ci si trova, quando capita di fare nuove conoscenze? spesso nella solidarietà degli sfigati. nn è un bel vivere. uniti, intendo per amicizia, con persone che hanno un loro fortissimo carico di rancore nei confronti dell’altro sesso, ed appena si muovono sembrano in mezzo ad una cristalliera. Lo trovo veramente stancante.
credo si stia pagando in pieno la rivoluzione culturale degli anni 70-80. in fondo chi è in crisi oggi, è nato attorno agli anni 70 ed è cresciuto negli 80. ci siamo passati in mezzo in pieno noi, e le ns. famiglie, e subiamo il disassamento tipico dei periodi di transizione: vecchi retaggi del passato obsoleti riguardanti famiglia, schematismi sociali legati all’età (prima si studia, poi si deve arrivare attorno ai 30 con moglie, lavoro fisso ben retribuito e con l’idea di avere un figlio entro il primo anno di matrimonio) che si mostrano in tutta la loro inadeguatezza rispetto a quel che le persone poi in realtà sono oggi: più veloci, meno portate a riflettere, distratte da 1000 opportunità, più individualiste, più pronte a pensare che ci sarà di meglio in qualcos’altro, in qualcun’altro ecc… e nn ci si dive crucciare troppo.
per molto del male che c’è oggi, possiamo ringraziare i ns. lungimiranti genitori, che considero la “pre-generazione di transizione” che ha partorito la vera “generazione di transizione”, cioè noi tra i 30 e i 40. oggi i ns. genitori si lamentano di una società che hanno creato loro, nella quale i loro stessi figli sono costretti a sguazzare per non annegare. È una ruota che gira no?
Nn che quelli che vengono dopo di noi stiano tanto meglio. Io ho sinceramente temo l’idea di mettere al mondo un figlio visto come procede il mondo attuale.
La fortuna è trovare in mezzo al buio quella persona che abbia voglia di accendere la propria lampadina insieme alla tua, magari guardandosi negli occhi veramente, con la voglia di cercare davvero quella luce che tutti dicono di volere, ma che non vogliono condividere con il prox.
Caro Spectre, ho 37 anni e sono d’accordo con te nel ritenere che il dramma si stia abbassando sempre più o in linea di massima circola intorno alla soglia dei 30. Io ne faccio parte a pieno titolo non essendo mai stato sposato e vivendo la bellezza di quattro fidanzamenti alle spalle. Non so dirti se debbo considerarmi meglio io rispetto ad una ragazza sulla trentina già divorziata e con prole a carico anche perché semmai oggi dovessi innamorarmi di una donna in tale situazione non avrei alcun problema a lanciarmi responsabilmente nella nuova avventura di vita. Concordo in pieno sulla tua teoria degli schematismi che a sua volta combacia perfettamente con il nostro pagamento del retaggio culturale degli anni di nascita che ci riguardano. Verissimo, siamo in un periodo di transizione, ma questo non dovrebbe significare la fine della nostra generazione; abbiamo diritto anche noi ad avere una compagna con la quale stare bene e sentirci appagati. Forse i punti da prendere fortemente in considerazione sono essenzialmente due:
1)Non aver paura di stare da soli tanto da evitare di stare insieme ad una ragazza quando abbiamo la consapevolezza della presenza di elementi non funzionali al rapporto.
2)Accettare, come l’idea della morte in quanto evento non eliminabile della nostra esistenza, che potrebbe accadere di non riuscire mai ad incontrare quella persona che in mezzo al buio abbia la voglia di accendere la propria lampadina insieme alla tua.
Vedo, con molta tristezza, che non sono il solo a pensarla così.
L’unica soluzione che ho trovato è stata quella di essere più risoluto nel vivere una nuova relazione, prendendo di petto tutto quello che mi capita di vivere.
Siamo alla mercé di partner molto volubili-impazienti-superficiali, e nonostante sospettiamo come sia la persona con cui stiamo cercando di costruire una relazione, sappiamo che non dobbiamo fermarci all’apparenza e che magari c’è dell’altro da scoprire.
L’idea che si possa restare soli l’ho già accettata da tempo e non mi fa paura, ma vivere con il pensiero di lasciare qualcosa di intentato non mi dà pace.
Ad essere veramente sincero, oggi sono single perchè non mi voglio accontentare di una compagna qualsiasi, ci si accontenta sempre nella vita, ma almeno nella scelta del partner non si dovrebbe accettare ma essere esigenti. Preferisco una ragazza meno bella, ma più donna piuttosto che una figona vuota dentro.
Ragazzi mi ritrovo con voi anke io figlio degli anni 70.
Ma allora c’e’ da chiedersi quale è la ricetta da seguire per avere una storia.
Quali sono i cardini x una relazione.
I valori ormai non ci sono + e risulta + facile abbandonare pittosto che costuire e fortificare.
Allora cosa dobbiamo fare?
La propria libertà e l’indipendenza hanno argomenti + seducenti e radicati rispetto a sacrificarsi x una vita che ci toglie spazi e desideri e bisogna aggiungere che vogliamo sempre l’opposto di quello che vuole l’altro finendo x annullarci a vicenda.(risultato essere mollati x un’altro/a xkè rappresentiamo una catena al piede mentre l’altro/a da l’idea di nuovo di fresco di diverso)
Ok conosciamo il male ma quale è la cura?
Pensare di trovare una persona in simbiosi mi sembra sinceramente una cura da stregone.
Non ci credo e non voglio crederci.
Non voglio stare sul ponte ad aspettare.
Voglio vivere voglio tentare!!!
Ciao.
Mi aggiungo a voi.
A volte anch’io ho paura che nella mia vita sia scritto un destino che mi vedrà da sola. Ho 28 anni e non sono ancora “vecchia” però a volte mi sembra di leggere questa sorte tra le pieghe della mia vita, mentre guardo tutte le mie amiche che si sposano, quelle che l’hanno già fatto e hanno divorziato, quelle che già hanno dei bambini e quelle che stanno programmando di averne, quelle che hanno delle storie serene, tranquille e senza burrasche esistenziali…
Sarà perché ho avuto due storie molto lunghe con due uomini molto più grandi di me che mi hanno disabituato a guardare alla mia età con lo spirito della mia età, o forse per via della mia ultima storia, lunga e intensa, in cui credevo molto ma che si è sgretolata senza un perché come neve al sole… e chissà poi che ne sarà di me e di lui…
A volte i quarantenni single sono così abituati a star da soli che faticano a fare posto a qualcun’altro nella propria vita nonostante dicano di volertici a tutti i costi…
Hai ragione, Spectre, i blocchi sono molti e molti sono determinati dalle storie precedenti o, più semplicemente, dalle abitudini, mentre molti altri sono imposti dai tempi di oggi che in un rapporto non ti fanno mai sentire al sicuro, complice il relativismo dei più per cui tutto può cambiare da un momento all’altro e le certezze non vanno più di moda.
A me piacerebbe un matrimonio vecchio stile, dove si rimane insieme per sempre, di fronte a tutto e tutti, come i miei genitori, però concordo con Gaetano quando scrive che almeno in amore bisogna essere esigenti.
Io lo sono e so di esserlo e forse, nonostante tutti i pregi che posso avere, è questo ciò che mi fa credere che a dispetto di tutti i miei sogni di avere un giorno una famiglia, probabilmente non è un destino che mi appartiene.
A prezzo di restare sola vorrei trovare un uomo come dico io ed almeno su questo non mi voglio accontentare.
Voglio amarlo da morire e sentirmi amata da morire.
Non deve essere speciale per la massa della gente ma deve piacere a me, fino in fondo, anche fino all’ultimo difetto…
Devo sentire che è lui e che posso giurargli amore e fedeltà in eterno, altrimenti ben venga restar soli.
Non riuscirei a giurare in nome di un amore immenso che non provo, che non sento, e a cui non credo.
Se non c’è questo, lo stare insieme è solo farsi compagnia, ed io di compagnia, tra la famiglia e gli amici, ne ho già molta…
Imparare ad accettare il proprio destino è forse la cosa più dura che esiste, fare i conti con ciò che avremmo voluto essere e non siamo, o con ciò che non saremmo voluti diventare ed invece siamo diventati… a ciascuno di noi è davvero dato di cambiarlo?
Non lo so, ma so di certo che il giorno in cui mi innamorerò di nuovo lotterò per la mia futura storia così come ho lottato per le precedenti.
Io penso…che se così tanti matrimoni sono falliti, se c’è così tanta gente sola in giro, se il concetto di famiglia è crollato, deve essere perchè appunto il matrimonio è un’istituzione sbagliata, non funzionante, che mostra adesso tutti i suoi difetti e limiti e disfunzioni.
Perchè persiste l’idea che per sconfiggere la solitudine l’unica soluzione sia trovare un partner? E accasarsi e vivere insieme e fare sacrifici e rinunce ecc? Perchè il sentimento dev’essere schematizzato, ingabbiato, serrato in carte firmate, obblighi, promesse ecc? A me non sembre logico promettere a una persona di cui sono innamorato ORA che l’amerò e ci vivrò insieme anche fra 20 ANNI. Semplicemente perchè sono un essere umano difettoso e non posso prevedere se e quando si verificheranno dei cambiamenti in me e nella mia vita. So solo che quasi certamente avverranno, essendo tutto mutevole e cangiante.
Perchè temere ed essere tristi che non ci si sposerà? Non c’è nient’altro di desiderabile nella vita? Realizzazione di passioni e talenti, viaggi, scoperte di gente e mondi nuovi, volontariato, amicizie…
Quanto al fare figli: è assolutamente necessario? Perchè prima non adottiamo tutti i bambini soli e abbandonati e poi, quando non ne è rimasto nemmeno uno sul pianeta, non ricominciamo a metterne al mondo di nuovi?
Non sto dicendo che non sia giusto desiderare amare. Dico solo che legami stabili, forti e ‘lunghi’ non sono necessariamente l’unica soluzione, nè il limite dell’orizzonte.
Anche io fino a pochi mesi fa, ero un uomo felice…a 28 anni ho lottato per avere la conferma di un posto di lavoro che potesse darmi ampie garanzie sul mio fututo insieme a lei. Ce l’ho fatta…ma a discapito dell’amore.Non l’ho trascurata, anzi quante volte mi diceva…”ma perchè mi hai fatto questo regalo…?”….non avevo bisogno di ricorrenze per dimostrare il mio amore. Lo facevo, perchè l’amavo. Si l’amavo, perchè oggi devo essere consapevole che tornare con lei, non sarebbe possibile. Non mi ha mai cercato, nè uno squillo, sms…niente.
Adesso sono solo, non sono di quelli che dicono …”ah, adesso mi voglio divertire, le devo castigare tutte…”.Io mi divertivo anche prima. Volevamo una famiglia, proprio come quella dei nostri genitori…(anzi priva di quelle sbavature che in 30/35 anni di matrimonio possono sicuramente accadere, ma che ancora ricordo il male che mi hanno fatto). Lei mi ha aiutato anche in quel momento…E’ la donna che ogni uomo vorrebbe al suo fianco, ma io l’ho persa.
Sono instabile.
@ minurta:
ti posso suggerire di leggere un libro?
sono sicuro ti porterebbe spunti di riflessione interessanti, ed il libro è “La scimmia nuda” di Desmond Morris.
Ciao
Gaetano
Minurta, ciao…
condivido alcune cose di ciò che scrivi ed altre no.
cominciamo quindi: credo al matrimonio perché penso che la cosa più bella di una coppia sia la progettualità ed ogni progetto di vita richiede un impegno a cui è bello scegliere di non sottrarsi mai.
guarda, non dico che questo sia l’unico modo di intendere i rapporti. so che non è vero. hai ragione quando scrivi che legami stabili, forti e lunghi, non sono l’unica soluzione, ma questo è soggettivo e per me non è valido. non mi appagano proprio perché per me se manca la progettualità manca il fine… manca tutto…
la sacralità di questo impegno è la sacralità del matrimonio, cristiano o non cristiano che sia.
chi si sposa lo fa in quest’ottica o almeno credo che è in quest’ottica che dovrebbe farlo, non perché sia un tributo allo schematismo delle istituzioni, ma perché è un tributo alla propria volontà e all’amore che è la forza che guida la volontà di scelta della persona con cui dividere il proprio tratto di cammino.
quanto ai figli, se io non potessi averne, sarebbe bellissimo comunque adottarne. un figlio secondo me è quello che tu cresci, non quello che partorisci, senza comunque voler negare che l’esperienza di una gravidanza per una donna può essere un percorso bellissimo.
purtroppo le adozioni in italia, per i single non credo siano ancora consentite. ma su questo probabilmente sono un po’ ignorante e magari le cose sono cambiate da un po’ di anni ad oggi…
è un po’ presto comunque, per quanto mi riguarda, per ricorrere ad una scelta del genere…
quanto al fatto che bisogna sapere stare anche da soli mi trovi pienamente d’accordo.
certo, se dovessi scegliere, preferirei, per il futuro, trovare l’anima gemella e l’uomo giusto con cui trascorrere la vita, ma preferirei stare da sola piuttosto che stare per forza con qualcuno che non amo…
ci sono persone per cui il lavoro è tutto, che vivono solo di quello e lavorano 10 ore al giorno puntando ai massimi e non sentono il bisogno di avere una famiglia, e persone che, al contrario, preferiscono ridurre l’orario di lavoro ma coltivare i propri affetti e dedicare più tempo ai figli o al partner.
non c’è una cosa giusta o sbagliata. ci sono modi e modi di vivere la vita…
ecco, fosse per me, io per il futuro vorrei una famiglia a cui dedicare il massimo del tempo e dell’amore e a volte divento un po’ nostalgica quando credo che forse non è cosa per me, ma non mi dispero, questo no.
ognuno ha la sua strada da percorrere, ed io come tutti percorrerò la mia, ed in ogni caso di buon grado.
in definitiva chi mi conosce non può negare che io sia un “cuor contento” ed è difficile trovarmi di cattivo umore, triste o rassegnata.
vivo quel che ho ringraziando di averlo e anche se a volte vorrei quel che non ho, non dimentico mai che sono comunque fortunata oltre la media delle persone che popolano questa terra: ho dei bravi genitori, tanti amici, la possibilità di lavorare, né fame e né freddo, per cui, non mi posso lamentare…
Sono contento che il post da me lanciato abbia avuto un buon successo (iniziale). Ogniuno è del resto qui con la storia della sua vita e va rispettato per questo. Io sinceramente consiglio a tutti di leggere un libro di sole 200 pagine che tratta di tutt’altro argomentio: ^Jesper Jull – Il bambino è competente edizioni Feltrinelli^.
Cosa c’entra direte voi? Bene, c’entra e come a mio modesto avviso. Sono e resto profondamente convinto di una teoria: tutto ciò che di negativo ci accade a causa nostra altro è che un riflesso dei nostri genitori in proporzione a come ci hanno cresciuto.
In altre parole: noi siamo già pronti alla nascita per tutto quello che poi c’è da affrontare nella vita ma sono i nostri genitori che con il loro volerci educare ci ragalano un tatuaggio invisibile detto imprinting che alterà ciò che sta già per natura dentro noi.
Questo spiega perchè poi giungiamo a 30 anni e stiamo tutti male.
La cosa ovviamente si riflette anche in campo sentimentale.
Con affetto
Kekko
Si, kekko, però aggiungi in che misura noi subiamo questo influenzamento. Non vorrai farmi credere che TUTTO dipende dai miei genitori! Non avrebbe molto senso.
Ciao Chiara, ma io credo che non si tratti di un influenzamento ma di un tatuaggio che tu, attivandoti, puoi compensare ma non eliminare del tutto. Un tatuaggio è un tatuaggio e se provi ad eliminarlo resta comunque il segno sulla pelle. Se una famiglia di involontari pazzoidi cresce un figlio in modo errato e questo figlio mi diventa insicuro, si percepisce meno degli altri, si sente brutto, perdente, sbagliato e molto altro, è assai probabile che questo bimbo vada male a scuola e che non riesca a laurearsi e che non sappia mai cosa fare nella vita in quanto incapace di prendere decisioni (mancata emancipazione). Sempre questo figlio, per fare l’esempio, poi cresce, si da da fare, magari trova lavoro sicuro alle poste, giunge alla soglia dei 35 anni ed inizia improvvisamente a stare male senza nemmeno sapere perchè. Magari se i suoi genitori l’avessero lasciato stare nel suo dolore da piccolino e se non si fossero intromessi a bomba con l’impianto di una educazione a tutti i costi, questo figlio avrebbe goduto di autostima, avrebbe fatto il liceo e l’università, sarebbe un medico per libera scelta, non avrebbe accusato ritardi, sarebbe sposato con figli e felice e comunque STABILE E SAGGIO per tutti gli eventi dolorosi e negativi della vita che certamente avrebbero scosso anche lui.
Io dico grazie a mamma e papà. Appartengo alla prima categoria direi sfigata.
Si può fare molto affinchè tutto questo non si verifichi. I genotori non li possiamo scegliere ma possiamo scegliere di essere genitori passabili, quasi perfetti. I guoi cominciano quando crediamo di poter essere genitori PERFETTI.
Saluti
Kekko
Poni molto l’accento sul determinismo e poco sulle risorse ambientali esterne nonchè personali. Capisco il pensiero ma ti suggerirei di ampliarlo.
Ciao Chiara. Per determinismo forse intendi quella concezione per cui in natura nulla avviene a caso ma tutto accade secondo ragione e necessità. Il determinismo esclude qualsiasi forma di casualità nelle cose ed individua una spiegazione di tipo fisico per tutti i fenomeni. Prima ancora di tutto questo il determinismo è la dottrina filosofica secondo la quale tutto ciò che esiste o accade, comprese le conoscenze e le azioni umane, è determinato in modo causale da una catena ininterrotta di eventi avvenuti in precedenza. Io, più semplicemente, pongo l’accento sulla natura psicologica dell’essere umano. Non dobbiamo mai dimenticarci che tutto ruota interno alla psicologia e, soprattutto, che per l’essere umano, i primi 5 anni di vita sono quelli che lo segneranno per sempre se vissuti in modo errato. I nostri genitori ci hanno messo al mondo una volta adulti ovvero dopo essere stati cresciuti dai nostri nonni; il quadro quindi è perfetto. Sto parlando di una catena che non si spezzerà mai a meno che i diretti interessati non leggano o s’interessino di letture specifiche sull’argomento o, per necessità, siano stati costretti a fare un percorso terapeutico. Mi rendo conto di una cosa sola e cioè che il problema qui discusso è certamente assai complesso e mai nessuna guida o consiglio potrà sopperire ai vari aspetti dello stesso problema. Nel caso specifico, il libro che ho consigliato è molto bello, occorre sapere che il bambino nasce “competente” e dispone già di nozioni, valori e criteri di valutazione che orientano concretamente la sua esperienza. Comunemente, invece, ci si comporta con lui come se fosse una specie di tabula rasa su cui i genitori devono imprimere le conoscenze necessarie per un regolare sviluppo umano e sociale. Questo modello nega la sua personalità e induce un deleterio stato di insicurezza. Allora l’autore invita, invece, ad un’attenta osservazione del bambino, considerato non più come soggetto passivo ma, al contrario, come un “centro attivo di competenze”: il passo necessario per un atteggiamento SAGGIO che possa orientarlo verso una costruzione armonica delle sue relazioni con la famiglia e il mondo.
ciao kekko, hai ragione anche io mi sento fuori tempo massimo, e mi sono sempre sentita cosi avevo 20 anni e credevo nell’amore eterno , in un uomo che mi amasse follemente e che mi facesse felice, poi quando avevo 25 anni ho rincontrato un mio vecchio fidanzatino ci siamo fidanzati e dopo 3 anni ci siamo sposato. 4 mesi fa alla soglia del 10 anniversario di matrimonio ha detto che deve stare un po da solo ed io
mi sento una donna fuori tempo massimo
mi sento fuori gioco con i nostri amici in comune (lui continua a uscire con loro ed io non voglio incontrarlo, non ha ancora deciso e non voglio fare passi falsi) mi sento fuori gioco nel nostro bar che conoscevamo tutti (non ci entro piu da quel bruttissimo 26 settembre)
fuori gioco adesso che ho tolto la fede al dito
e quindi non sono soffro ma mi sento anche inadeguato, senza voglia di usciere e sto male
asia
Ciao Asia,
la tua disavventura è la disavventura di molti che – raggiunto un certo traguardo o convinti di questo – si chiudono a riccio nel loro piccolo mondo (me compreso). A volte facciamo questo per nostra natura, per carattere, per genetica o perchè ci tocca fare i conti co l’imprintig genitoriale che a nostra insaputa ci portiamo dietro.
Una storia d’amora messa in discussione all’improvviso da parte di uno dei due partecipanti alla coppia può vuol dire tutto o niente.
Nel senso che potrebbe trattarsi di falso allarme, volendo ragionare in termini positivistici.
Il vostro è un caso di matrimonio. Matrimonio = religione = (si presume) piena consapevolezza delle scelte fatte in nome dell’amore e quindi in nome di Dio.
Ma c’è un aspetto contrattuale che non è da poco. Sfruttiamolo allora, unendolo a quanto di saggio e di religioso è possibile fare.
La tua sofferenza non impedirà a tuo marito di fare ciò che di atroce sta già facendo verso il tuo cuore. Allora, ricordati, semmai la situazione dovesse dirottare verso una separazione, questa dura 3 anni prima del divorzio. 3 anni sono tanti e sono anche utili (come ci dice la legge e la religione) per un possibile ricongiungimento amoroso.
Non è sempre tutto BUIO!
Auguri
ciao kekko,nel nostro matrimonio anche se religioso c’è mio marito non è credente;lui non crede negli impegni, nell’atto di impegnarsi, inoltre come dici tu i 3 anni possono succedere tante cose io ti dico non credo nel ritorno .
mi spiego meglio per me l’amore è un insieme di attrazione fisica, volontà interessi in comune, stima , rispetto. inoltre cosa non da poco nel momento che per fine febbraio (ho dato io questa scadenza altrimenti vivrò sempre in biblico) avrà deciso io mi trasferirò a Roma (adesso abitiamo in provincia di Caserta e sono s roma 3 giorni la settimana)una volta che vivrò a roma dovrò necessariamente mettermi il cuore in pace e ricominciare a vivere. adesso mi sento come sospesa (non posso iscrivermi in palestra (sto tre giorni a roma e 3 a caserta) non posso farmi una passeggiata a roma (dato che sono a roma solo 3 giorni cerco di concentrare tutti gli appuntamenti e quindi sono giornate molto frenetiche. poi arrivo a casera e cerco la solitudine . il dolore ,non esco , non mi trucco.
questo periodo di solitudine mi sta facendo molto pensare e sto ricordando molti momenti brutti (non li chiamerei brutti , li chiamerei piatti seza alti ne bassi)e forse è peggio. mai un entusiasmo per tutto quello chh prospettavo, per tutto cio che indossavo per tutto che che proponevo sessualmente (pensa che ho comprato anche dei libri erotici) ma lui piatto come sempre.
io spero con tutta me stessa che lui in questo mese con l’aiuto del mediatore familiare dia un’altra chence al nostro matrimonio ma una cosa è certa – se dovessimo ricominciare il rapporto si devono sicuramente rompere le basi construite fino ad adesso e rifarne delle nuove.
speriamo
adesso ho parlato tanto di me invece tu come credi di rientrare nel tempo?????
saluti da asia
Tuo marito non è credente? Non so, forse il prete che vi ha sposato non doveva farlo. Si sposano anche gli atei ma mi suona strano che lo facciano anche in chiesa (ma loro lo fanno per accontentare la loro metà).
Io non so cosa mi accadrà in futuro ma sono consapevole del meccanismo più o meno risolutivo della questione mia o tua non ha importanza il denomiatore comune è lo stesso.
La soluzione saggia è una sola:
esiste una difficoltà che può anche essere un dolore o una forte paura; a noi spetta il compito di fare una scelta. O ci accontantiamo e ci rassegnamo di ciò che stiamo vivendo nel nostro presente oppure attraversiamo la difficoltà (il dolore o la paura) SOFFRENDO e stando MALE.
Dopo un certo lasso di tempo ritroveremo il nostro equilibrio interiore con riferimento alla sofferenza e al male e a quel punto – essendo riusciti a fare il così detto salto nel buio – la vita ci ricompenserà magari con un amore tutto nuovo o con quello di cui poi ciscuno di noi ha bisogno.
Ciao
ciao Kekko ,ma prima di sposarci non mi ha detto che non credevo, adesso mi ha detto che in realtà non crede. in riferimento a quello che dici vorrei farti delle domande:
quanti anni hai, che esperienze professionali e personali hai avuto, se dovessi scoprirti in 3 aggettivi quali sarebbere?
ti chiedo questo perchè dalle tue email mi sembri cinico e non credo che un cinico scriva in rete e si scopre: è vero ch eun amico di famiglia mi ha detto “basta devi crescere non puoi sempre volere qualcuno che ti dica , non ti preoccupare poi passa ” ma tu min hai l’impressione di essere troppo freddo. sai non sono se sono stata chiara ma hai mai sofferto?? mi hai risposto in maniera fredda ed invece io ti dico che soffrire è veramente brutto ma tu dai l’impressione come se bisogna farlo.
Chiedo aiuto anche agli altri che ci leggono?? Ha dato anche a voi la stessa impressione o se solo una mia sensazione
un caro saluto
asia
Quello che ti ho scritto siceramente l’ho fatto col cuore e con tutta la mia spontaneità. Raccolgo molto attentamente il tuo avermi etichettato come cinico ma ti dico subito che non mi ci riconosco per nulla.
Francamente non credo che tu possa trovare una soluzione o delle risposte al tuo caso scrivendo due righe in un sito come questo. Nessuno penso possa avere questo onore.
Io non voglio il male di nessuno, se mi sono permesso di porre l’accento sulla sofferenza è perchè lo dice il mondo della scienza psicologica.
Ma puoi sempre rivolgerti a qualcuno per ottenere un parere ed eventualmente se sarà il caso andrai in terapia come molti hanno fatto e fanno in tutto il mondo.
Insomma, non aver paura di chiedere aiuto se ritieni di averne bisogno.
ciao Kekko, non volevo assolutamente offenderti, scusa se ti ho dato questa impressione. faccio qualche precisazione:
ti ho chiesto che esperienza hai in quanto forse conoscendole riuscirei a capire un meglio la tua email. in qesto mondo che va cosi veloce probabilmente non sappiamo piu comunicare. Sicuramente un sito non è la soluzione ai problemi ma io sono sicura che un’esperienza ed il confronto con delle persone che sono in situazioni simili ma non uguali alle mie possa veramente aiutarmi 8essendo cresciuta in un ambiente molto ovattato sono stata solo sfiorata dai problemi fino a 28 anni quando abbiamo avuto vicissitudini in famiglia) Sul lato sentimentale invece non ho mai saputo cosa era un dolore sentimentale in quanto ho avuto un solo uomo (mio marito) per questo l’esperienza di altri per me è importantissima.
volevo precisarti che io assolutamente non penso che tu possa voler il mae di qualcuno altrimenti non ti scriverei.
ti ho chiesto anche se tu hai sofferto qualche volta perchè credo che solo chi ha sofferto di un dolore simile puo capirmi
cosa ne pensi???
asia
Asia, tranquilla lasciamo perdere le offese. Ho l’esperienza della mia vita. 37 anni, un lutto materno (il mio), 6 anni in depressione, 4 fidanzamenti falliti, un rapporto schifoso con mio padre, mia sorella e tutta la famiglia di mio padre, molte sofferenze amorose di cui una terribile, un lavoro statale che non mi gratifica per nulla, tanti libri letti per riequilibrarmi, una psicoterapia di 4 anni alle spalle, e tanta voglia di vivere.
Sono felice.
ciao kekko, qual’è il tuo segreto per essere felice?
io non riesco a sentirmi adeguata, bella presenza , buon lavoro, ma la situazione di mio marito mi ha destabilizzata e adesso non ho la forza mentile di prendere valigia e trasferirmi a Roma (io abito a caserta ma ero a roma dal martedi al giovedi ) come fai ad avere tanta voglia di vivere????
saluti asia
Mi chiedi come faccio ad avere tanta voglia di vivere? Mi chiedi qual’è il mio segreto per essere felice?
Non lo so con esattezza.
Ciò che so e che anche nei momenti di buio nero massimo mi sono fatto aiutare chiedendo aiuto.
Ho comunque attraversato il dolore e ora sono dall’altra parte.
Saluti
comepmailsardo@libero.it
Asiaasia250205
…. Sei sparita?
Tutto ok?