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Famiglia e lavoro

  

Ciao a tutti! Oggi è pasqua come sempre ho lavorato e ora di ritorno a casa mi è presa la tristezza. Quando il calendario è rosso lavoro sempre, anzi lavoro tutti i santi giorni dell’anno tranne il lunedì, e nei giorni di festa ne risento maggiormente perché invidio da morire tutti quelli che festeggiano perché io non l’ho mai fatto. Sono nata in una famiglia di lavoratori e quindi invece di stare a casa io ero sempre in ditta accanto ai miei che lavoravano, ogni pasqua, ogni natale, ogni capodanno, ogni giorno. Sin da piccola dicevo “non farò mai il lavoro dei miei genitori” e invece l’ho fatto. Sono 8 anni che lavoro con loro, in realtà da sempre perché li ho sempre aiutati, sono rimasta incastrata perché mio fratello con la moglie voleva continuare l’attività e ampliarla, io ero in cerca di lavoro, mio marito idem e così abbiamo deciso di continuare tutti insieme, convinti che le cose potevamo organizzarle meglio. Così non è stato… sono così pentita, così depressa e non riesco ad uscirne. Il problema è che i miei genitori che sono i soci di maggioranza pretendono che noi lavoriamo come degli schiavi, ci trattano male anche davanti ai clienti, ci disprezzano, ci fanno i dispetti, alla prima occasione ci mettono in difficoltà. Io che sono una persona che dice sempre quello che pensa provo sempre a farli ragionare a fargli capire che non posso vivere solo per lavorare, che non mi piacciono i loro comportamenti, che vorrei dei figli, che così non riesco ad andare avanti, le ho provate tutte ma non c’è niente da fare. Ho attraversato un periodo bruttissimo a causa dello stress, colon irritabile, eritemi sulla pelle, principio di depressione, calo del desiderio con mio marito, sono andata da una psicologa e anche lei mi ha detto che così non posso andare avanti. Mio marito mi ha sempre sostenuta, incoraggiata, ma ora non ne può più neanche lui. Sono mesi che siamo alla ricerca di un nuovo lavoro ma niente. Lavori a pochi soldi, a tempo determinato per lui e per me niente, chi se la prende una donna di 30 anni in cerca di figli? Non possiamo rischiare così, abbiamo un mutuo di 20 anni a 900 euro al mese. Ah e parlando di stipendio attualmente insieme prendiamo 2200 in totale al mese e se non andiamo a lavorare qualche giorno ci tolgono i soldi. Lavoriamo circa 10 ore al giorno! e il nostro è un lavoro duro, produciamo e vendiamo al pubblico, abbiamo tante responsabilità. Mi sento in carcere, non so cosa fare, vorrei un po’ di libertà, vorrei godermi delle ferie, vorrei un giorno avere dei figli e assaporare con loro un pranzo di natale, ma come? L’assurdo poi che per mio fratello non c’è nessun problema e che i miei genitori dicono “il lavoro è una cosa e la famiglia è un’altra”, ma come? mi trattano così e poi io dovrei andare lì ad abbracciarli come se non succedesse niente? Sapete cosa vorrei? Mandarli all’altro paese e chiudere tutti i rapporti con loro. Non li sopporto più mi stanno rovinando la vita. Ma come faccio? Dove lo troviamo un altro lavoro? Ho azzardato l’ipotesi con mio marito di vendere casa coprire il mutuo e andarcene dal nostro paese ma lui non se la sente. Non so davvero cosa fare e intanto il tempo passa, se avete qualche suggerimento lo accetto volentieri. Grazie…

L'autore ha scritto 3 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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6 commenti a

Famiglia e lavoro

  1. 1
    nicholas -

    Ciao Diana.
    Secondo me, l’ipotesi di vendere casa e andarvene dal paese è sicuramente la più logica, ma vanno considerati almeno tre punti:
    1) Tuo fratello cercherà di impedirtelo, perchè se la ditta è a conduzione familiare e tu lasci il lavoro, dovrà assumere un dipendente e questo gli porterebbe grossi costi;
    2) Dovreste prima trovare un lavoro e poi andare via (tuo marito non ha tutti i torti ad essere titubante).
    3) Per andare via, bisogna avere un po’ di soldi da parte necessari a sostenere le spese necessarie prima di percepire uno stipendio nel posto in cui vai a vivere.
    Ti dico quali sono le tue “armi”. Tanto per cominciare minaccia tuo fratello di andartene, facendogli presente che un dipendente costa tanto; la complicità di tuo marito: fagli cercare lavori anche come cameriere, concorsi di vigili urbani (ultimamente fioccano); tu, invece, potresti trovare qualcosa e fare assistenza privata ad anziani o babysitter (anche a nero).

    Intanto vai a scambiare due chiacchere con lo psicologo e vedi se potrebbe (non so se sia possibile) farti un certificato medico che ORDINA (non consiglia) una settimana di completo riposo (tuo fratello ti deve garantire comunque lo stipendio, ricordandogli in ogni quando e in ogni dove che un dipendente costa troppo per lui).
    In quei giorni potresti avere la possibilità di pensarci un attimo e la tranquillità per organizzare un futuro diverso!

    Fammi sapere se cambia qualcosa, e lo stesso vale per me, ovviamente!
    CIAO

  2. 2
    diana -

    Ciao Nicholas! Avevo dimenticato di dire che la mia famiglia sa che ce ne vogliamo andare e anzi non vedono l’ora…tanto sai quanta gente è in cerca di lavoro e quanti sono disperati… accetterebbero qualsiasi stipendio. Ogni settimana arriva qualcuno a cercare lavoro e loro mi fanno “Cosa gli diciamo?” come per dire “quando ve ne andate?” ma noi di certo non possiamo rischiare di restare senza stipendio. Anch’io ho provato a fare dei concorsi ma sono difficilissimi! All’ultimo eravamo in 600 per 2 posti! Sono così scoraggiata…Non lo so. Tu invece? Qualche bella novità?

  3. 3
    nicholas -

    Per le novità ho postato di nuovo ^_^

    Per quanto riguarda te, ti dico questo: sebbene sia vero che i disperati sono disposti ad accettare qualsiasi stipendio, i datori di lavoro non possono assumere come gli pare. In ufficio abbiamo avuto in tre anni 3 ispezioni dell’INPS e 2.000€ di verbale perchè si arrotondava gli stipendi con le trasferte. Inoltre la metà della busta paga di un dipendente va versata per pagare le tasse: lo vedo con i miei occhi quando registro le paghe 😉
    Probabilmente il tuo fratello non ha mai avuto dipendenti se non quelli che fanno parte della sfera familiare. Se tuo marito lavorasse insieme a te e se andaste tutti e due via, il “tuo” imprenditore la prenderebbe molto male. Se invece lavori solo te e vai via, stai pur sicura che un problema glielo crei.
    Prova a tastare il terreno e nel contempo informati sul lavoro di babysitter, visto che sei giovane e ti piacciono i bimbi.
    CIAO

  4. 4
    diana -

    Buongiorno! Ieri è arrivata una raccomandata a mio marito che gli impone di non prendere ferie da giugno a settembre…ma è possibile? Io so che 15 giorni li decide il datore di lavoro e 15 l’operaio, Nicholas tu ne sai qualcosa? Bè lunedi andrò al sindacato ad informarmi. Sembra che ci stanno facendo la guerra. Eh si io sono socia ma mio marito è operaio, e tra l’altro abbiamo altri 3 operai, finoro ispezioni non ne abbiamo avute.
    Ho letto il tuo post, sai non mi è chiara una cosa, le tue intenzioni con la tua compagna e la sua famiglia. A parte che ti apre gli occhi sulla realtà, ma tu la ami? Prima avevo capito che avevi intenzione di andartene e cambiare città. Ci hai ripensato? E quante belle esperienze che hai avuto, possibile che devi finire col fare come dici tu il lava cessi? Nulla da recriminare ma jazzista, giornalista, laureato, santo cielo non puoi rimanere in questi ambiti? Comunque sono contenta che sei così determinato ad andare avanti si percepisce dal tuo post tanta forza, ti auguro il meglio sembri proprio una bella persona! Ti devo salutare buona giornata!

  5. 5
    nicholas -

    Generalmente, è come dici tu; ma bisognerebbe conoscere la situazione precisa del dipendente, ossia sapere:
    1) se ha già utilizzato i suoi 15 giorni che, a loro volta, vengono comunque convenzionalmente stabiliti con il datore di lavoro.
    2) se è stato assunto da almeno un anno ed avere diritto ai 30 giorni di ferie(è chiaro che non può chiedere 30 giorni se è stato assunto da pochi mesi)
    3) se tuo marito è assunto da più di un anno e negli anni precedenti non è mai andato in ferie, dovrebbe avere dei giorni accumulati.
    Tieni comunque presente che, oltre alle leggi, potrebbero esistere, particolari condizioni che le travalicano imponendo di non andare in ferie, ad esempio, in momenti in cui si hanno picchi di produzione (tanto per dirne una, un dipendente di un laboratorio di una pasticceria non dovrebbe in ferie nel periodo in cui ci sono più richieste per dolci). Lo stesso discorso potrebbe essere valido in periodi di crisi economica dove il costo del lavoro dev’essere ridotto ai minimi termini.
    Fai bene ad informarti dal sindacato, ma prendi con le pinze qualsiasi cosa ti possano dire; prendi nota di quello che ti viene detto e consultati anche con un avvocato lavorista per avere conferme. Non dimenticare mai che qualsiasi riferimento allo Statuto Dei Lavoratori potrebbe (e sottolineo potrebbe) essere opinabile. Esiste infatti, in ogni costituzione e in ogni statuto, una differenza tra Costituzione scritta e quella che viene effetivamente applicata in determinati momenti economico-politico-sociali, ma non voglio tediarti con argomenti di Filosofia del Diritto. Ti dico solo di stare in guardia 🙂

  6. 6
    nicholas -

    Per quanto riguarda me, il jazzista non lo posso più fare per motivi prettamente fisici. Sto cercando di rientrare nell’ambito giornalistico sfruttando la mia laurea e vengo anche pagato (troppo poco) quando raramente mi pubblicano qualcosa. Con la mia compagna le cose sono un tantino più complicate: non so bene che fare e preferiamo entrambi risolvere il nostro problema economico e poi affrontare la cosa! E’ brutto, lo so! Attrazione fisica oramai del tutto svanita; rapporti sessuali inesistenti da un anno; diciamo che per me c’è solo un’amicizia con i suoi litigi e le sue difficoltà! Appena saprò essere meno ambiguo su questa cosa, te lo farò sapere.. te lo prometto 😀

    P.S. secondo me anche tu hai una grande forza e so che non cederai mai…ti auguro una buona giornata e credo che ci rileggeremo presto! CIAO

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