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Essere isole

Mi chiedo spesso perchè la mia percezione di “contentezza” sia così strettamente legata al mio rapporto con gli altri. E’ forse un sintomo di debolezza di carattere? 

John Donne scrisse “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso: ma è un pezzo del continente, una parte del tutto. ” Non credo ci sia frase che detesto di più al mondo, perchè è vera. Suona come una condanna, essere parte di questo continente alla deriva, un singolo, minuscolo frammento di questo moto collettivo chiamato umanità. Siamo così strettamente interconnssi, ora, con i nostri amici sempre a un soffio da noi, un paio di secondi e possiamo rassicurarci che siano ancora li, ancora esistenti, anche se non li possiamo afferrare. Sempresempre con noi, in noi. Possiamo condividere cose che sarebbero fatte per essere condivise, cibo e risate, ma anche cose che forse sarebbero per noi e noi soli, siccome già sono per tutti, come tutte quelle stupide foto di magnifici tramonti che esistono per ogni creatura e quindi a cosa serve condividerli? Già li stiamo condividendo camminando la stessa terra e vivendo sotto lo stesso sole incandescente. Il tramonto è di tutti, smettete di rubarlo e metterci sopra il vostro nome, così che gli altri possano dirvi che esistete abbastanza da essere guardati per un secondo.

Io dico così, come se fossi immune, ma sono schiava tanto quanto gli altri della necessità di appartenere, infatti mi sento sola perchè non riesco a comunicare efficacemente con i miei conspecifici…me la prendo con John Donne e scrivo arrabbiata sul mio taccuino: “Io sono un’isola, vaffanculo”. Non è vero, non lo sono e per di più me la prendo con un morto, molto matura.

Non riesco a essere felice se le altre persone mi odiano, cerco sempre di non farmi odiare, il che è un esercizio di inutilità siccome alle persone (queste generiche “persone” senza faccia e senza voce che sono una specie di mente collettiva come le sardine che cambiano forma all’avvicinarsi dello squalo.) alle persone non frega abbastanza di me da odiarmi. Alle persone non frega abbastanza di nessuno. Siamo tutti così egoisti, parliamo con qualcuno e ci preoccupiamo dell’impressione che diamo, di come suona la nostra voce, di essere interessanti, spigliati, divertenti, brillanti, niente insalata fra i denti, i miei capelli sembrano stupidi?-magari sembro stupido io. Io sono più egoista della media, suppongo, siccome sono totalmente centrata sulla mia incapacità di connettermi agli altri e ho appena fatto grande incetta online di manuali di self-help (ma senza pagarli, che se no significherebbe che ci tengo davvero a farmi amare e sia mai che riesca ad ammettere a me stessa che mi serve l’approvazione degli altri per essere felice). 

Domani, domani cambierà tutto, non è vero? Ogni giorno è una rivoluzione (e questo può voler dire due cose: non ho idea di cosa sia una rivoluzione, o le rivoluzioni sono molto, molto noiose), domani magari avrò trovato il bandolo di me stessa e sarò riuscita a svolgere la mia matassa, sarò completa in me stessa e sublimata dalla mia necessità di essere vista, ascoltata, toccata…oppure la lettura di sei diversi manuali di self-help mi avrà trasformato in una spigliata farfalla sociale in grado di succhiare dagli altri tutta l’approvazione di cui necessita per continuare a respirare serena nel suo bozzolo.

Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.

John Donne

L'autore ha scritto 2 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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8 commenti a

Essere isole

  1. 1
    Rossella -

    In campagna, dove al momento mi trovo, le campane, alle volte – non sempre- suonano anche dopo le otto e spesso precedono i temporali. Perso che il suono della campana nei momenti di prova sia un conforto per le persone sole. Nella vita possiamo fare almeno del respiro di qualcuno che non c’è o che comunque non è, non può essere, in perfetta sintonia con noi perché è difficile comunicare il grado d’intimità che abbiamo con Dio perché siamo piccoli, e, nel migliore dei modi, ci sforziamo di convivere con il nostro carattere senza per questo vivere in odore di santità (ma per amore conviviamo anche con quello degli altri e soprattutto di chi è abituato a ad affrontare con sicurezza le decisioni perché vive la Legge Divina in maniera razionale. Che dire? Alle volte capita di fare proprio quel registro interpretativo, ma la ragione sta chiaramente dall’altra parte. Senza il confronto si resta piccoli della fede. Anche dove manca una spiritualità profonda c’è la mano di Dio che ci alza e ci sostiene. Perché umanamente non potremmo mai credere che Dio è Amore. Quale Amore? Un amore che ci accarezza e che giustifica il dominio degli uomini sugli uomini? La grazia si vede dove impariamo ad essere concreti…

  2. 2
    Rossella -

    a riconoscerci peccatori e a dare una prospettiva alle nostre giornate senza la pretesa di essere creduti. Intendiamoci, anche questa pretesa è parte di noi e vale la pena anche umiliarsi per restare umani. Ma devi sapere che non sarai creduto e non ti devi abbattere se vuoi vivere come un uomo libero che non fa le sue scelte per seguire gli altri e per questa ragione è pronto a pagare le conseguenze senza fare drammi. Se lo hanno fatto a Lourdes, a Fatima, non vedo perché noi non potremmo farlo anche noi. E brutto, nessuno lo nega, ma sono anche cose che si dimenticano per le ragioni di cui sopra.) Il cuore è importante anche nella fede cristiana. Io noto in me una cosa che hanno notato anche i dottori (infatti una volta un anestesista tornò nella sala in cui mi trovavo per manifestare la sua meraviglia), mi riferisco alla capacità di isolarmi per non sentire il dolore. Quando hai un carattere come il mio tendi a chiuderti e ad aver bisogno di uno stimolo esterno che per me è sempre stato la musica. Anche perché il mondo ti abitua a vergognarti della tenerezza. Io fin dall’infanzia sono sempre stata una persona tutta d’un pezzo…

  3. 3
    Rossella -

    Forse sono cambiata dopo la maturità, ma prima non ho mai manifestato nessun desiderio in particolare perché la cattiveria che c’è nel mondo mi ha resa diffidente. Ci sono ragazze che nella loro ingenuità portano fuori questi sentimenti e subito diventano poco credibili. Alla fine si tratta di un momento perché l’umiltà le porta subito a riscattarsi. I giornali parlano del riscatto in termini politici, ma noi che ci diciamo credenti sappiamo che la luce di Dio illumina il cammino dei giusti. Non ci dovrebbero meravigliare quella che i giornali ci vendono come ipocrisia e che alimenta la nostra inquietudine e ci porta a vivere nello scoraggiamento. Il cuore è il centro di tutto… ci sono persone che non riescono a riempire i ruoli con il carattere. E quelle persone, bisogna che ce lo ricordiamo, siamo anche noi. Un convertito si riconosce anche dalla sicurezza con cui si muove per fare gesti che il suo orgoglio gli ha sempre impedito di fare. Ma la conversione può avvenire nell’ultimo giorno per questo dobbiamo essere preparati a fare un po’ di “televisione”. Chi contesta i ruoli ha le sue ragioni.

  4. 4
    Rossella -

    PS I ruoli nella coppia, ad esempio, possono stare molto stretti se lui si pone come un’autorità, ma quell’imponenza non gli viene dalle viscere e quindi non è sereno perché continua a reprimersi. Non vale la pena fare affidamento sui gesti esteriori. Con la nostra fede siamo in grado di fare affidamento solo sulla disposizione del suo cuore e ti assicuro che ogni uomo aspira ad amare e a sentirsi amato.

  5. 5
    Amata -

    Vi piace il ristorante giapponese? Cavolo, a me un sacco!

  6. 6
    Golem -

    “Mi chiedo spesso perchè la mia percezione di “contentezza” sia così strettamente legata al mio rapporto con gli altri. E’ forse un sintomo di debolezza di carattere?”

    Al di là della esegesi dei post precedenti, che forse contengono verità da quarto segreto di Fatima, sì, dipende dalle tue insicurezze, che ti fanno dipendere dagli altri, sentendo la necessità di “appartenere” al gruppo e da questo essere riconisciuto. Però sei onesta, almeno il dubbio della esagerata iperbole “donniana” (la “zolla” che si stacca dall’Europa gronda di barocca, dolciastra retorica ante nazionalsocialista) lo esponi con quesra frase: “Siamo tutti così egoisti, parliamo con qualcuno e ci preoccupiamo dell’impressione che diamo, di come suona la nostra voce, di essere interessanti, spigliati, divertenti, brillanti, niente insalata fra i denti, i miei capelli sembrano stupidi?”
    A lucidità stai meglio tu di Donne, anche perchè lui è morto da un pezzo.
    Comunque più che la campana, da studente soprattutto mi interessava per chi suonasse il campanello.

  7. 7
    Amata -

    Commento precedente: quesra, si scrive questa.

  8. 8
    Yog -

    In montagna, dove mi trovavo il mese scorso, invece le campane – sempre! – suonano verso le sette e mezza di mattina e poi nevica.
    Ciò detto (per onestà intellettuale), studia con attenzione i tuoi selfelpie e tieni ben presente che sulle isole la narda la devono portare con le pilotine e quindi costa molto più cara.
    Al bando le isole, dunque.

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