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Dove sono? Qualcuno li ha visti?

Lettere scritte dall'autore  

Gent. Direttore
Le trasmetto delle riflessioni con domande su temi, secondo me centrali per la democrazia, di cui nessuna forza politica parla.
La Costituzione Italiana riconosce esplicitamente il ruolo dei Partiti Politici quando scrive, all’art. 49, che «tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in Partiti per concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale».
Pongo delle domande:
È vero o non è vero che:
•Per un cinquantennio, fino ai primi anni ’90, il sistema dei Partiti si caratterizzò per l’attivismo nel territorio, tentando (non riuscendovi sempre) di dare voce, in modo democratico, alle istanze degli iscritti, sulla base dei principi e dei valori ispiratori di ciascun partito, anche se alcune frange crearono gruppi di potere poco rispettabili?
•Il Partito tentava di essere il tramite tra il cittadino e gli organi elettivi?
•Fino al 1996 l’attività amministrativa a qualsiasi livello poteva essere sottoposta al controllo gratuito sia dei cittadini che degli organi preposti al controllo (Consigli Comunali, Provinciali e Regionali)?
Nonostante la situazione fosse quella sopradescritta il sistema dei partiti degenerò e venne travolto nei primi anni ’90 dalla cosiddetta “Tangentopoli”.
Oggi si può constatare che i Partiti negli ultimi 18 anni in molti luoghi d’Italia non sono esistiti nel senso costituzionale del termine. All’interno degli stessi si sarebbe dovuta esaltare la partecipazione democratica sulla base dei principi e dei valori ispiratori di ciascun Partito e su questi si sarebbe dovuta creare la futura classe dirigente. Di fatto sono stati completamente assenti nelle istanze di base nel periodo intercorrente tra le elezioni e sono sempre comparsi qualche mese prima delle elezioni portando allo scoperto, “dal nulla politico”, i candidati. Che si tratti di candidati giovani o di candidati meno giovani cosa cambia?
Le domande:
•Si possono ancora definire “Partiti” o sarebbe più opportuno denominarli, nell’ipotesi migliore, “Comitati Elettorali”?
•In tutti questi anni i responsabili delle varie istanze di Partito, ai vari livelli (nazionale, regionale, provinciale e comunale), hanno chiesto conto dell’attività svolta dalle istanze inferiori? Come è avvenuta la selezione politica?
•È possibile che gli stessi organismi abbiano ritenuto che il termine “Partito” dovesse essere utilizzato e finalizzato, principalmente, per i vantaggi derivanti dall’autodefinirsi “Partito” (p. es. il finanziamento pubblico) e dalla pura occupazione di posti di potere (istituzioni, enti, etc.) per gestire denaro pubblico e solo attraverso questi creare il rapporto (quale rapporto?) con il territorio perché alla fine quelli che contano sono solo i voti? È possibile che ciò abbia contribuito a creare i capibastone di cui parlò Veltroni qualche anno addietro?
•Laddove c’è l’assenza della partecipazione democratica all’interno dei Partiti perché i Sindaci, anche essi inventati al momento elettorale, dovrebbero rappresentare una punta positiva di questo sistema?
•Il sistema dei poteri che distingue il sistema democratico dagli altri sistemi comprende ancora il “potere di controllo”? È vero o non è vero che, dal 1996, escludendo quello di natura contabile, si è prodotta una progressiva riduzione, fino allo smantellamento, di ogni tipo di controllo gratuito sugli atti degli enti locali senza che ne venissero creati dei nuovi [soppressi i CO.RE.CO. (Commissioni Regionali di Controllo), i Segretari, da Ente Terzo di Garanzia nei Comuni e nelle Province nominati dal Ministero degli Interni, oggi, invece, scelti e/o destituiti dai Sindaci e Presidenti delle Province ed i Dirigenti diventati tali non per corsi o concorsi ma su una scelta, nella più assoluta discrezionalità, fatta sempre dagli stessi Sindaci e Presidenti delle Province]?
•È probabile che, nel tentativo di consentire che i Sindaci ed i Presidenti delle Province potessero lavorare più agevolmente e speditamente, si sia buttato il bambino con l’acqua sporca? In questo contesto politico-amministrativo è in buona fede chi, nell’assenza dei controlli in itinere nel corso degli anni, dà il valore di controllo puntuale degli atti compiuti al voto politico-amministrativo ogni cinque anni?
•Può essere che in tanti luoghi d’Italia, in presenza di questi poteri enormi ed incontrollati, specialmente laddove si è esaltato il più becero servilismo e si è annullato il confronto dialettico con la propria gente, ci sia il rischio che il tessuto civile e democratico sia stato intaccato e si siano create delle vere e proprie “satrapie”?
Viene riproposta oggi dai più alti livelli dello Stato e della Chiesa la “QUESTIONE MORALE”.
La domanda che mi faccio e faccio è la seguente:
Se una ventina di anni addietro con i “Partiti” esistenti nel tessuto sociale e con gli organi di controllo vigenti si produsse il tracollo degli stessi per le inchieste giudiziarie che portarono allo scoperto un sistema consolidato di tangenti nella pubblica amministrazione, oggi, con queste entità che si autodefiniscono Partiti, presenti nei posti di potere ed assenti in tante parti del territorio, senza alcun confronto dialettico propositivo con i cittadini, ritenendo che il consenso si possa creare essenzialmente attraverso la presenza nelle trasmissioni televisive, nell’assenza dei controlli, perché non dovrebbe accadere nell’attività amministrativa in tanti luoghi d’Italia, di conseguenza, di tutto e di peggio di quanto successo, tanti anni addietro, con Tangentopoli?
ing. Carmelo Elio Pistorio – AGIRA
eliopistorio@libero.it

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