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Dipendenza affettiva come uscirne

di Dolce

Ciao a tutti. Dal 2009 mi sono ammalata di una malattia rara, non visibile, ma che mi fa stare male quotidianamente. Per questo motivo ho chiuso una lunga convivenza, perché lui ha seguito con me il percorso della diagnosi e alla fine si é stufato di sopportare. Nel 2014 conosco un ragazzo, il classico principe azzurro. Sono felice come non mai. Ma dopo il primo mese di corteggiamenti, lui comincia a farmi mancare attenzioni. Zero complimenti, zero telefonate. Lui non lavora perché sta bene di famiglia, e passa le giornate a casa sul divano, mentre io faccio i salti mortali perché nonostante la malattia sono molto innamorata e cerco di non accusare la stanchezza, che pure mi sfinisce. Quando gli faccio notare che mi mancano rassicurazioni, lui dice che sono psicopatica e squilibrata. Questo porta i nostri rapporti alla tensione totale, scopro che fa lo scemo con altre su fb e lui me ne addossa la colpa, perché sono io a portare al litigio. Lo lascio diverse volte, e lui ogni volta ritorna da super innamorato, ma i suoi comportamenti cambiano solo per pochi giorni. Dopo un anno ci lasciamo. Io soffro moltissimo, perdo molti kg e metto seriamente a repentaglio la mia salute. Nel frattempo intraprendo una psicoterapia e comincio ad assumere farmaci antidepressivi. Ho altre storie di cui m’importa zero, lui nel frattempo ci prova con una ma la cosa non va in porto, alla fine, quando scopre che sto uscendo con un uomo, torna da me. Io sono confusa ma ancora innamoratissima, anzi, dipendente. Dopo poco mi regala un anello di fidanzamento, ma poi scopro che in realtà non è convinto. Addirittura mi dice che l’argomento gli blocca la digestione. Nel frattempo io gli chiedo di continuare a mantenere delle amicizie che ho costruito nei miei mesi da sola, femminili naturalmente. Lui non lo accetta e nonostante io stia lavorando 52 ore a settimana dice che non faccio le corse per lui, che non lo metto al primo posto, che le mie amiche sono cagne. Questo porta a liti furibonde perché mi ribello al suo modo di trattarmi, lui ricomincia a utilizzare il distacco, finché, dopo avermi dato della pomp***ra e del mare di merda, dopo avermi accusato di aver rubato a casa sua, dopo avermi dato della pezzente e della causa di tutti i suoi mali, dopo avermi stretto la faccia tra le mani in una litigata e aver gettato la mia borsa in strada, decido di chiudere. Questo lo porta ad una reazione violenta: rivuole il suo anello. Io m’impunto e gli dico che lo riavrà quando decido io, visto che nel precedente distacco mi aveva ricattato tenendo a casa sua le mie cose. Chiama mia sorella, accusa tutta la mia famiglia di complottare per tenere l’anello, di essere pezzenti, dice di me che sono una ladra senza soldi in banca, e che giro con una macchina usata. Finisce in ospedale per (dice lui) extrasistole, in realtà non so neanche se sia semplicemente una tachicardria, o addirittura nulla solo per preoccuparmi e correre da lui: resisto e me ne disinteresso. Gli riporto la pietra. Mi scrive che mi odia e io gli rispondo che in tutta la vita è la persona peggiore che abbia mai incontrato, lui mi accusa e dice che non avrò fortuna coi fidanzati, perché sono insopportabile. Questo mi ferisce ancora, ormai della rosa d’insulti non mi manca nulla. Gli dico che ho un altro, per rabbia, e lo blocco ovunque. La mia salute è crollata, negli ultimi mesi le mie analisi sono peggiorate perché il sistema immunitario è altamente sensibile agli stress, cosa di cui lui non si è mai interessato. Ho perso la voglia di fare qualsiasi cosa. Mi sento uno schifo, malata, non amabile, sfinita. Mi sento spersonalizzata e di non valere più nulla. Ho sfiorato una felicità inesistente, mi sento vecchia, sfibrata, fragile. Lui ha detto che non ho cuore. Magari fosse così! Che il mio cuore è spezzato lo sento in ogni momento della giornata, e di notte, quando lo sogno. Odio la mia malattia, odio me stessa, ma non riesco ad odiare lui. Vorrei scrivergli e dirgli che mi dispiace che siamo arrivati a questo punto, ma sarebbe l’ennesimo trionfo di un narcisista che non mi ha mai amata per ciò che sono e che mi ha distrutta. Io non riesco…non riesco a trovare la forza più in niente. Sento che nessuno mi amerà mai più.

Lettera pubblicata il 7 Dicembre 2015. L'autore ha condiviso 3 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Amore e relazioni - Me stesso

La lettera ha ricevuto finora 27 commenti

Pagine: 1 2 3

  1. 1
    charliebrown -

    carissima.

    da una parte da quello che scrivi traspare che sei conscia di quanto lui sia una persona spregevole e manipolatrice, dall’altra comprensibilmente essendo stata nelle sue grinfie sei ancora sotto al suo incantesimo e ti addossi ancora qualche colpa. ricorda che gli insulti e le cose orribili che lui ti dice esistono solo nel SUO cervello malato, e questo non dà loro nessuna importanza o verità nel mondo reale. quello che ti dice la gente rimane solo nella loro testa.
    tu sei stata male, TU sei stata lasciata, tradita, sbeffeggiata, umiliata, lasciata sola, da quest’uomo che avrà anche lati positivi per carità, ma che a quanto pare è squilibrato, e questo è quello che pesa di più nella sua personalità, non quello di buono che ti ha potuto dare. non è che bisogna per forza essere assassini o stupratori per essere dei farabutti.
    anche io sono stata con un ragazzo del genere, che mi ha “preso il viso tra le mani” durante un litigio. ero così succube di lui, che gli ho pure chiesto scusa dopo.
    Sono meccanismi che chi non c’è passato non può capire, nè tantomeno puntare il dito. Devi iniziare a dare peso a quello che provi tu, cioè il tuo MALESSERE quando lui è nei paraggi è sacrosanto e secondo questo tuo sentire, devi agire. Che ti manca adesso è normale. Che ti senti uno schifo anche. Ma quello che lui ti dice non è vero, i suoi insulti sono starnazzamenti di un bambino a cui hanno tolto il giocattolo. Devi riuscire a capire che quello che LUI pensa non ha alcun significato se tu decidi di non dargliene. Disintossicati dalla sua aura di negatività.

    Ti lascio uno spunto di riflessione che mi ha fatto aprire gli occhi su molte persone cattive che ho incontrato nella mia vita: googla personalità passivo-aggressiva e leggi un po’.

    Un abbraccio

  2. 2
    piero74 -

    e tu, dopo che ti ha apostrofata ladra e p…..ara, lo ami ancora! ma ti rendi conto che ti stai facendo dell’altro male? difese immunitarie basse e quant’altro! ma che vuoi morire? scusa se te lo chiedo, ma quanti anni hai? so che non si chiede l’età ad una donna.

  3. 3
    Rossella -

    Penso che avresti dovuto chiudere quando ti sei accorta che non ti poteva dare quello di cui avevi bisogno. Lui non si è comportato come un cavaliere ma in linea di principio penso che quando subentra la necessità di doversi spiegare a parole – o di mettersi d’accordo su qualche cosa- a monte ci sia un problema. La vita di coppia è come la vita militare… l’ordine è armonia. Quando manca l’armonia la vita diventa invivibile. Ti auguro d’incontrare la tua metà… di questi tempi è più difficile perché il lavoro è cambiato e non è scontato trovare persone coscienziose. Ti dirò che sono molto attenta anche alla professione svolta perché sul posto di lavoro si esercitano determinate qualità. L’essere: paziente, scrupoloso, mite, umile, giusto per quanto è possibile, ecc. Ad ogni modo il ruolo della donna è importantissimo perché riesce a tenere a bada determinati automatismi semplicemente non adeguandosi alle esigenze del marito.

  4. 4
    Golem -

    Questi problemi rientrano nelle competenze del reparto “Vivere con la schizofrenia”.
    Verrete presi in carico entrambi. E ricorda la frase illuminante di Rossie: “La vita di coppia è come la vita militare… l’ordine è armonia. Quando manca l’armonia la vita diventa invivibile”.
    Chi ci aveva pensato?

  5. 5
    81mylife -

    Rossella, spiegati meglio, quali automatismi? Io ho più di 30 anni è mai avrei pensato di finire in un incubo del genere, anche i miei familiari sono esterrefatti di come mi sia lasciata andare, proprio stasera ho preso una ramanzina da mia madre (alla mia età!) che mi ha visto in queste condizioni pietose e mi ha detto che devo trovare la mia dignitá. Grazie charliebrown. Le tue parole mi aprono il cuore. Perché mi sembra di capire che hai provato cose simili, e per te non sono un marziano 🙁 nessuno attorno a me riesce a comprendere il baratro in cui mi sono lasciata trascinare, tranne ovviamente la psicoterapeuta. Tutti mi dicono che é uno squilibrato e quindi non mi merita…non gli devo rispondere…devo toglierlo dalla testa…É molto difficile spiegare la situazione che riescono a creare questi manipolatori sulle nostre vite 🙁 di certo la mia malattia mi aveva resa fragile e più predisposta…Voglio uscire da questo giogo e tornare la persona che ero.

  6. 6
    Golem -

    Mylife chè dici? Rossella si è certamente spiegata benissimo, forse ha una chiave di lettura insolita ma pare che dica delle cose di grande originalità. Comunque esistono tre o quattro esegeti rosselliani che sostengono di comprenderla perfettamente. Certo è richiesta una certa fantasia per interpretarne i vaticini, cosa che non è appannaggio di chicchessia. Potresti fare un appello a questi “studiosi” per conoscere il contenuto reale del messaggio che la nostra Sibilla Laddiana ha voluto inviarti.
    Siamo peró in attesa – al pari di quella di Rosetta – di scoprire la stele di Rossella per avere finalmente una possibilità più ampia di interpretare il suo linguaggio.

  7. 7
    rossana -

    81mylife,
    verissimo: non si può comprendere quello che non si è provato.

    premesso quanto sopra, che non mi sembra di aver sperimentato, evidenzio che, secondo me, le persone che hanno alcuni vuoti di crescita interiore da colmare spesso si attraggono, senza che questi incontri possano apportare evoluzione o positività a nessuno dei due. in realtà, in questi casi bisognerebbe essere almeno capaci di seguire quanto suggerito da Rossella: se ci si rende conto, fin dall’inizio, che non si trova nel rapporto quello che si vorrebbe, meglio chiudere al più presto possibile.

    se questa presa di posizione, prettamente razionale, non viene assunta a tempi brevi, si rischia di finire nel loop della reciproca dipendenza, abitudinaria, affettiva o amorosa che sia, da cui è poi molto difficile uscire.

    nel tuo caso, sei stata di certo indebolita anche a livello psichico dalla malattia, che può aver aumentato il tuo bisogno di una particolare presenza. il ragazzo che hai descritto mi sembra invece il classico bimbino viziato, abituato ad avere tutto quello che vuole senza fare la minima fatica per ottenerlo. ovvio che fra voi non poteva funzionare…

    il commento di Charliebrown e di Piero (che saluto) mi sembrano centratissimi. spero ti aiutino a reagire…

    un abbraccio.

  8. 8
    81mylife -

    Golem 😀 penso anche io che finiró in reparto…ma nonostante mi manchi un soffio cerco di resistere per ora!!

  9. 9
    michelle -

    81mylife,
    come hai detto e` una malattia. Questa non sei tu, ma la tua dipendenza affettiva. L’unica cosa che puoi fare adesso e` essere forte per te stessa, continuare il percorso di psicoterapia, e rimanere da sola per un bel periodo per riaccumulare le forze, l’autostima e per riflettere tanto sul perché tu ti sia messa in questa situazione ecc ecc.
    Hai gia` fatto grandi passi, chiudendo finalmente questa storia malata, iniziando un percorso di psicoterapia e riconoscendo e accettando la malattia.
    E` ora di occuparti di te stessa. Coraggio.

  10. 10
    Yog -

    Dr.Golem, ho il reparto pieno zeppo. Mi dispiace, ma questi vanno in lista d’attesa. Veda pittosto, cortesemente, di convincere la Direzione a mettere a concorso il posto di primario Cure Palliative perché è ancora vacante. Va assolutamente coperto. Intanto questi restano a casa loro, mal che vada ne verrà un TSO.

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