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Di cultura si vive. Ma anche si muore!

Intendo denunciare come questa organizzazione del lavoro che non è più in grado di regolare risorse e bisogni di una società sempre più disorientata, possa uccidere non solo nelle fabbriche e nei cantieri, ma anche nella Scuola.
Dedico questa denuncia che spero diventi pubblica per intercessione di una testata giornalistica “sensibile”, ad una categoria di lavoratori intellettuali che nella Scuola pubblica sono sempre stati maltrattati dall’amministrazione. Una volta si chiamavano “Segretari” oggi DSGA (Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi).
La riduzione delle spese, ormai inevitabile dopo decenni di pubbliche ruberie bipartisan, ha abolito i Provveditorati agli Studi, che oltre a fungere da ricettore clientelare di occupazione, svolgeva un utile ruolo di coordinamento e supporto nei confronti delle Scuole di ogni ordine e grado, con conseguente alleggerimento delle pratiche delle Segreterie.
Mia moglie, Patrizia Strano, era da decenni una DSGA, competente, seria, onesta. Si portava il lavoro a casa spesso, perché con le tante incombenze non riusciva ad esaurirlo nell’orario di lavoro. Dedicava parte del suo tempo libero levandolo alla sua cura personale, fisica e psichica, levandolo con sofferenza agli affetti familiari, adoperando suoi mezzi privati, strumentali e di consumo per la Scuola (computer e materiali di consumo). Non ha mai rubato uno spillo. Mai.
Qualche mese fa le riscontrano una cardiopatia ischemica ed il cardiologo del San Camillo le prescrive e una serie di indagini che danno esito positivo, quindi entra in lista allo stesso Ospedale per una coronarografia con la probabile inserzione di stent per allargare i vasi coronarici che una vita di tensione le ha ristretto.
Ma alla coronarografia non ci arriva. Pur in malattia nonostante il cardiologo le avesse prescritto “assoluto riposo”. le cose nella scuola si complicano e non si può fare a meno delle sue competenze e del suo supporto. Qualche giorno fa alla normale caotica gestione si aggiunge la visita dei “revisori dei conti” che periodicamente visitano le scuole, alcuni equilibrati, altri pierini in cerca di quel pelo nell’uovo che possa maggiormente gratificarne l’autostima.
In malattia da casa, con la pressione arteriosa di 110/200 Patrizia il 10 dicembre passa ore al telefono con la scuola per lavorare davanti ad un computer. Computer che spegnerà a mezzanotte.
E durante la notte arriva l’”ictus”.
Ora Patrizia è alla “stroke unit” del San Camillo con una gran parte di cervello devastato. Da ieri i medici, di una professionalità e di una umanità esemplare, l’hanno dichiarata fuori dal pericolo di vita e che si può sperare in un buon recupero.
Io con profonda amarezza maledico tutti coloro che nella comoda situazione di pubblico funzionario, con superficialità ed egoismo scaricano le responsabilità di cui possono sgravarsi su chi ha la sensibilità di assumere quelle del proprio ruolo.
Queste sanguisughe, che agiscono ad ogni livello distruggendo il bene comune, materiale o immateriale che sia, stanno portando alla fine questa civiltà.
Grazie Patrizia che hai sacrificato la tua vita per il bene comune, nonostante lo schifo che ci sta sommergendo sempre più.
Grazie ai medici della Stoke Unit del San Camillo che me l’hanno salvata Carlo Castorina

L'autore ha scritto 3 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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1 commento a

Di cultura si vive. Ma anche si muore!

  1. 1
    Aton -

    Ha fatto ciò che doveva. Non è irrilevante. Per il resto è come per tutti: secci credi sarai compensato nell’aldilà. Se no te la incarti.

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