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Crisi dei 40 anni

Lettere scritte dall'autore  cinzia1974
La lettera è pubblicata a Pagina 1

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

104 commenti

Pagine: 1 2 3 4 11

  1. 11
    LUNA -

    ciao cinzia, parto dicendo che penso che la cosa del monolocale sia ottima e di cercare di vederla come una svolta positiva. Concordo con caracolito che dobbiamo stare attenti che gli schemi non ci stressino più del dovuto, e che non ci scolleghino dal guardare noi stessi e le nostre risorse. Capisco quando dici che essere tornata dai tuoi ti ha fatto un certo effetto, è normale, però stai attenta a non guardare te stessa attraverso un vero o presunto punto di vista degli altri (genitori, amici, detrattori, donne o uomini, madri, sposati, single) perché rischi anche di chiuderti in estremizzazioni, come quella sui single inesistenti, o guardare la tua vita come un fallimento o metterti tu dei limiti interiori connessi all’età – anche al di là dell’orologio biologico – e metterti a confronto con una quarantenne tipo delle prime righe del tuo post. E ciò te lo dice una tua coetanea che ha subito varie ‘rivoluzioni’ negli ultimi anni. E che nel periodo peggiore non è neanche tornata dai suoi. Ho pure sperimentato parecchio la modalità abitativa provvisoria. Io di schemi ne ho sempre avuti ben pochi. Ero felice della mia vita per come la conoscevo però. Posso dirti che

  2. 12
    LUNA -

    capisco bene cosa sia vivere una propria crisi nel privato mentre intorno c’è crisi. Si provano sensazioni, credo, molto più estreme nel momento in cui ci si chiede anche quanto la forza di volontà o l’ottimismo possano veramente cambiare le cose anche volendo dare un’altra direzione alla propria vita, superare un periodo di stasi, rimettersi in gioco nel lavoro ecc.
    Peraltro la classica quarantenne in crisi di cui parli nelle prime righe forse oggi esiste fino ad un certo punto.
    Per varie ragioni sono molte di più le persone che a 40 anni, e non per ragioni bamboccione, iniziano appena o hanno iniziato da poco a formarsi una famiglia e lottano ogni giorno con l’arrivare a fine mese.
    Tantissime sono le persone poi di tutte le età che risentono della crisi e del precariato o si ritrovano a dover rivoluzionare la loro vita dopo una separazione.
    Non sto relativizzando nè dicendo mal comune mezzo gaudio manco un po’. Dico però che se sono d’accordo con Colam’s sul fatto che ognuno la sente a modo suo, però penso davvero che dobbiamo anche stare attenti a non cadere nel “doveva essere così, e invece…”, perché rischiamo di restarci intrappolati.
    Quando dico che non avevo molti schemi intendo dire che non mi ero prefissata un’età per il matrimonio e dei figli. Non mi ero neanche prefissata il matrimonio e i figli, a dire il vero. Neppure di avere un compagno per quasi due decenni. Ciò non significa neppure che pensavo che piuttosto single è bello. Ho vissuto la mia vita secondo le mie emozioni, i miei valori, le mie idee.
    Anche l’idea, non dipendente, ma credo realistica e positiva, che se si amiamo qualcuno e qualcuno ci ama la sinergia è una forza, un valore. Ad un certo punto qualcosa è andato storto. Non riassumo le 34989 puntate precedenti, però posso dirti che, anche se comprendo cosa abbia significato per te tornare dai tuoi potresti considerarla come una base piuttosto che come un fallimento. Di per sè il fatto di tornare dai tuoi in un momento di difficoltà non fa di te una persona dipendente se non lo sei. Anche le persone indipendenti possono avere dei periodi di difficoltà, in cui si ritrovano a dover fare i conti con una situazione diversa e cercare, in quella situazione diversa, di riconoscere e usare al meglio le proprie risorse. Questo mi pare il messaggio di MAU.
    Qualunque cosa tu abbia giurato a te stessa, pur non venendo meno ai tuoi valori, al tuo modo di essere, ti consiglio, se posso, di guardare te stessa oggi, con amore, possibilmente, e con indulgenza (non passiva, reattiva) alle tue difficoltà invece che a ciò che doveva essere secondo l’idea che avevi 10, 20 anni fa. Non dico che sia semplice, ma non darti addosso con concetti come “cosa sarebbe normale a questa età”. Se il messaggio di Caracolito era questo io sono perfettamente d’accordo.

  3. 13
    Caracolito_ -

    @colam’s non so cosa intenda con “Per inciso intorno a me vedo molti più Caracoliti che Cinzie, percio’ lo schema mentale dominante oggi, ammesso che ce ne sia uno, non e’ proprio essere indipente, sposarsi e fare figli.”
    ma parli con uno che non ha nulla contro l’essere indipendente,sposarsi e fare figli.Io ho sfiorato il matrimonio 10 anni fa e lo desideravo con tutto il cuore,io sono indipendente da quando avevo i pantaloni corti… Ma il fatto di non aver realizzato una famiglia propria a tempo “debito”non mi pesa affatto,o meglio,non mi pesa più.Questo vorrei far capire: se un obiettivo non viene raggiunto,mai sentirsi dei “falliti” o perdere fiducia nel mondo e nel prossimo.Solo quando ho vinto la mia misantropia,ho incontrato la donna della mia vita,e il fatto che l’opener faccia certe affermazioni,mi rattrista un pò.Parlo degli uomini single,sposati ecc

    @LUNA: ” non darti addosso con concetti come “cosa sarebbe normale a questa età”. Se il messaggio di Caracolito era questo io sono perfettamente d’accordo.”
    Esatto,il messaggio era proprio di vivere la propria vita con determinazione senza tappe precostituite,ma anche fiducia in se stessi e negli altri: a parte il generare figli,non esiste un limite di tempo per realizzarsi.Forse a Cinzia pesa più questo.

  4. 14
    cinzia1974 -

    @ colam’s esatto era proprio quello che intendevo. Ognuno la serenità la raggiunge in situazioni (anche mentali intendo) diverse.
    @ Caracolito “a Cinzia pesa più questo”. La gioia nell’essere genitore, l’amore verso un figlio… non so mi sembrano cose così immense ed importanti che non vorrei mai rinunciarci.
    E se posso aver vissuto la singletudine in maniera più serena di come la sto vivendo ora (forse perchè appunto ora si sono sommate più problematiche) non vedo ancora nulla di positivo nel non avere un lavoro. Un’occasione per ricominciare da capo, rimettersi in gioco, cambiare direzione? Può darsi io ancora non ci riesco.
    Per ora quello che mi è successo mi sta facendo solo dubitare di me stessa. Anche quando faccio quei pochi lavoretti che mi capitano ho sempre paura di sbagliare, tanta ansia e poco entusiasmo.
    Se qui sembro così negativa è perchè ho dato libero sfogo al mio malessere, lasciando trapelare solo quello, cosa che non accade nella vita reale dove cerco diciamo di essere più propositiva e sorridente. Insomma non sono solo rassegnazione e tristezza.
    @ Luna cito una frase che m’ha colpito “Si provano sensazioni, credo, molto più estreme nel momento in cui ci si chiede anche quanto la forza di volontà o l’ottimismo possano veramente cambiare le cose anche volendo dare un’altra direzione alla propria vita, superare un periodo di stasi, rimettersi in gioco nel lavoro ecc.”
    Non so come deve essere a quest’età, so però quello che io desideravo e desidero tutt’ora e che col passare degli anni mi sembra sempre più difficile da realizzare.

  5. 15
    LUNA -

    CARACOLITO: beh, forse a Cinzia può pesare il fatto di non avere ancora dei figli se, al di là di uno schema costituito, ha sempre pensato di voler averne. Poi se non dovesse averne ciò non significherà non poter avere una vita serena o felice, nè il fatto di avere una relazione implica per forza il fatto di avere dei figli, non solo per scelta, ma anche perché, purtroppo, possono subentrare delle difficoltà anche avendo amore, casa, lavoro e persino, in generale, salute.
    Io penso che per quanto sia lecito pensare di volere dei figli la cosa più importante sia che nascano dall’amore, non dal solo desiderio di avere figli. Poi non sto dicendo che questo sia il punto di vista di Cinzia, sia chiaro. Dico che nessuno può sapere al cento per cento, purtroppo, se una relazione durerà, però penso che sia importante sentire, ascoltare con chi stai per mettere al mondo un figlio. Non conosco la storia di Cinzia nel dettaglio, ma forse, se ancora non ha figli, magari è anche perché non è successo di incontrare la persona con cui era il caso di metterli al mondo.
    Fermo restando che essere genitori va al di là dell’essere compagni e compagne, mariti o mogli anche quando una relazione finisce. Voglio solo dire che a volte, anche istintivamente, non è del tutto casuale se non si sono fatti dei figli prima.
    Quello che vorrei dire a Cinzia semmai è la questione che si era ripromessa di non avere figli più in là con gli anni. Ecco, mi auguro che quello, salute permettendo, ovviamente, non sarà un limite che si porrà se desiderasse davvero mettere al mondo un figlio, se si innamorasse di un uomo oltre che di questo desiderio.
    Io ho dei genitori giovanissimi e quindi so quanto bello sia, mio fratello è molto più giovane di me, ha dei genitori comunque giovani.
    Io non ho rimpianti sul fatto di non aver avuto figli giovanissima, perché onestamente in quel momento non li desideravo. Se fossero venuti non avrei mai detto no, ma comunque ho seguito un mio percorso, sincero con me stessa, e quindi non mi pento.
    Gli ultimi anni sono stati più rocamboleschi, non sono in grado di dire con certezza che avrei avuto dei figli in questi anni più recenti se le cose fossero andate diversamente. E’ possibile, forse probabile, avevo una relazione stabile, amavo l’uomo che avevo accanto, ero proiettata (non per schema, ma di cuore e di “pancia”) verso un’espansione della mia e nostra vita. Se il nostro rapporto fosse cresciuto ancora, come aveva sempre fatto, noi saremmo cresciuti insieme al nostro rapporto, al di là che come individui. Con ciò non voglio dire che fossimo infantili prima, nè considero che per forza una persona che non desidera dei figli sia egoista o altri luoghi comuni. Anche perché ho visto persone desiderare, apparentemente, dei figli o comunque averne e poi rivelarsi estremamente egoisti e immaturi nel momento in cui sono divenuti genitori.

  6. 16
    LUNA -

    e altre persone non avere figli ma essere assolutamente persone mature e generose.
    Sto generalizzando, lo so, ma intendo dire che ogni individuo ha la sua storia, il suo percorso, le sue sensazioni che ha ascoltato o meno ecc.
    Anch’io, avendo dei genitori molto giovani, e avendo per contro vissuto da vicino quali problemi possano accadere nella terza età (anche se non solo nella terza età) mi faccio delle domande sull’eventualità di diventare madre alla mia età.
    Tuttavia dobbiamo anche stare anche attenti a non dare per scontate delle cose proiettando delle nostre convinzioni o paure.
    c’è un uomo che conosco il cui padre è stato colpito dall’alzaymer in età ancora giovane, giovane per l’età che consideriamo propria della demenza senile. Ciò significa che a poco più di 30 anni aveva un padre con questi problemi, pur non avendo un genitore che l’ha avuto quand’era avanti con gli anni.
    In teoria questo mio amico, per la sua esperienza personale, che certamente è stata ed è molto intensa, traumatica, dovrebbe essere molto spaventato all’idea di diventare padre, già solo in senso proiettivo.
    Esperienze come la sua, che io ho vissuto anche, seppure in modo diverso, ti fanno riflettere riguardo cose sulle quali magari non rifletteresti.
    Tuttavia questo mio amico ha trovato l’amore della sua vita a 42 anni, lei ne ha 37. Lei ne ha passate molte in vita sua, abbastanza anche per essere alquanto pessimista, chiusa, cose che invece non è affatto. Cercano un figlio, e io credo che il loro sia un modo per abbracciare la vita, e l’amore, nonostante le esperienza che hanno avuto.
    L’esperienza di lui, comunque, è stata anche un’esperienza ricca d’amore, per quanto faccia male. Peraltro, anche avendo un figlio a 20 anni, non potremmo essere certi di cose di cui magari, Cinzia, idealmente vorremmo essere certi.
    E il mio ex, essendo il più piccolo della “cucciolata”
    ha dei genitori anziani, ma suo padre, più vicino ai 90 che agli 80, è in gambissima.
    Con ciò voglio dire che almeno di quello schema dell’età mi libererei, per restare in apertura.
    Senza tradire te stessa, lo ripeto, ma restare in apertura piuttosto che in chiusura, verso se stessi, prima ancora che verso gli altri (ma le cose sono fortemente collegate) un senso ce l’ha.
    Ti assicuro che ho conosciuto molte persone che per il loro vissuto precedente avrebbero dovuto in teoria “chiudersi in casa” e non avere neanche il coraggio di mettere il naso fuori o di credere che qualcosa di positivo possa ancora succedere.
    Siamo le nostre esperienze, siamo le cose che abbiamo costruito e quelle che non abbiamo costruito, ok, ma a volte quando facciamo dei bilanci siamo anche troppo severi o parziali verso noi stessi.
    Siamo soprattutto il nostro presente. A volte è lo stesso presente a spaventarci, lo so. Però io ti auguro di cuore di vedere le risorse in te e nel tuo presente. Ripeto, secondo me la cosa del monolocale è molto positiva. ciao!

  7. 17
    colam's -

    Caracolito, intendo che la maggioranza degli uomini che conosco sono simili a te, ovvero che non gli pesa più di tanto non avere una famiglia pur avendo un’eta’ “matura” per farla, dai 30 in su. Non e’ una critica, solo una mia personale sensazione.

    Io sono uomo ma mi riconosco personalmente molto in Cinzia. C’e’ chi nella vita ha degli obbiettivi che considera fondamentali e sta male se non li raggiunge, e chi come te piuttosto che star male preferisce darsi meno obbiettivi. Direi il solito dilemma se e’ “stare bene” deve essere o no in cima ai nostri valori. Per me no, ma ognuno la pensa come crede !

  8. 18
    Caracolito_ -

    @Colam’s scrive “e chi come te piuttosto che star male preferisce darsi meno obbiettivi.”

    Forse mi sono spiegato male: io obiettivi ne ho moltissimi,forse più di Cinzia.Ma se non riesco a raggiungerli non ne faccio una tragedia,me ne pongo altri nuovi e/o diversi.
    Come ti ho detto anche io avrei voluto sposarmi a 30 anni.Non ci sono riuscito? Bene,mi sposerò quando la vita me ne darà la possibilità,anche a 80 anni! La differenza fra me e Cinzia,e forse anche fra me e te,è che io non vedo limiti ai miei obiettivi,nè di tempo nè di spazio.Se fallisco su qualcosa,ricomincio da capo più motivato di prima,e non ho mai visto i 40 anni come un limite oltre il quale si è finiti.Figurati,tanto per fare un esempio, che se con la mia donna non avremo figli naturali (probabile vista l’età),saremmo felicissimi di adottarne uno!
    Praticamente concepisco la vita come una continua mutazione di eventi,dove i paletti e le mete fisse ho capito che raramente portano a qualcosa di positivo.
    Questa la mia opinione,poi come dici tu ognuno la pensa come crede!

  9. 19
    colam's -

    Ah ok d’accordissimo con te Caracolito, salvo che secondo me non per tutti e’ cosi facile dire “non mi sposo ora, chissene posso farlo anche a 80 anni” o “non avro’ figli miei, chissene li adotto”.

    Per inciso superata una certa eta’, in Italia, non puoi più nemmeno adottare. Ed e’ anche grosso modo l’eta’ in cui non puoi più nemmeno procreare.

    Per le mie batoste ricevuto concordo con te che la vita e’ una continua mutazione, ma ci sono dei treni (specie per le donne ) che una volta persi non tornano più . E fare figli o adottarli e’ uno di questi. E penso che per chi vorrebbe figli vedersi invecchiare senza figli lascia comunque sempre un velo di malinconia, poi giocoforza ci si rassegna, ma il rassegnarsi non e’ essere felici. Per come lo vivo io (io per esempio avrei fortissimamente voluto avere ancora adesso una bella famiglia unita, e invece mi devo rassegnare al divorzio dei miei ed ai litigi trasversali) rassegnarsi e’ quella forma di serenita’ malinconica, di fatalismo “e’ andata cosi, pensiamo al domani” che non e’ vera felicita’. Che ne pensi ?

  10. 20
    LUNA -

    colam’s: non ho capito cosa intendi con “Direi il solito dilemma se e’ “stare bene” deve essere o no in cima ai nostri valori. Per me no, ma ognuno la pensa come crede!”.

    Mi sembra (ma forse sarà un mio problema di ricezione o interpretazione, per questo chiedo) che sia come nel vedere nel “stare bene” per forza una visione egoistica?

    Io credo che Caracolito parli di “elasticità”, non di incoerenza o dell’essere volubili o dell’avere meno obiettivi.
    Si può essere elastici all’interno dei propri obiettivi e anche senza cambiarli completamente, o venire meno ai propri valori, credo. Non dico che sia sempre possibile, ma penso davvero che esistano delle persone che hanno visione più rigida (sto parlando in generale, non dei presenti) e quindi vivano le cose con maggiore frustrazione rispetto ad altri.
    Il che non è una critica, anche se “rigido” suona male, ognuno di noi è fatto a modo suo e anche il percorso personale, oltre al carattere, sono solo alcune delle variabili.

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