Crisi dei 40 anni
Penserete che questa è la classica lettera di una quarantenne con marito e figli alla ricerca della sua identità di donna annullata nella cura della famiglia. Una donna che ormai raggiunti gli obiettivi che si era prefissata, si sente svuotata e vuole ancora sentirsi desiderata o vuole solo più tempo per se stessa. Magari vuole realizzare i sogni nel cassetto che aveva a ventanni e che lì sono rimasti.
Niente di tutto ciò!
Sono una donna che alla soglia dei 40 si sente finita. Qualche anno fa avevo un compagno, un lavoro che mi piaceva, una casa. Ora non ho più niente. Prima sono stata lasciata dal mio uomo che è andato nel pallone quando abbiamo iniziato a parlare di costruire una famiglia insieme. Poi ho perso il lavoro a causa della crisi generale e ed infine anche la casa che non ero più in grado di mantenere. Sono tornata a vivere dai miei, io che già a 18 anni ero fuori casa, una convivenza che sta diventando sempre più pesante. Faccio qualche lavoretto saltuario, poco gratificante e mal pagato che non mi basta neanche per la sopravvivenza. Sono anni che non esco più con un uomo e l’aver (ovviamente) rinunciato a viaggi, palestra e cene fuori non aiuta i contatti sociali.
Pensavo di essere brava nel mio lavoro, di aver fatto esperienza, di aver acquisito conoscenze spendibili, invece mi sento un’incapace che non è neanche in grado di trovarsi un lavoretto part time. Pensavo che sarei andata a pulire i cessi delle stazioni pur di non rimanere senza lavoro e invece ho passato mesi a girarmi i pollici, a mandare curriculum, a fare colloqui.
Essendo figlia di genitori anziani avevo giurato a me stessa che non avrei mai fatto figli in tardi età. Ed io i figli li volevo, volevo una famiglia. Invece ora come ora, non solo probabilmente non avrò figli, ma se mai ne avrò sarà in tarda età.
In più ci si mette anche l’aridità sentimentale. Mi sento sola, non riesco a incontrare uomini disponibili, sono tutti impegnati come è giusto che sia a quest’età. Ma dove sono gli uomini singles?
Una mia zia mi ha messo a disposizione un monolocale malandato con l’accordo che l’avrei rimesso a posto a mie spese ed è quello che sto facendo per tornare ad avere un pò d’indipendenza. Ovviamente sto facendo tutto da sola o con l’aiuto di qualche amico e passo il tempo libero che tra trapani, martelli e vernici. Almeno ho un obiettivo.
So che questa crisi economica sta mettendo a dura prova tutti, ma a me sembra di non essere riuscita a costruire niente.
Scusate lo sfogo vorrei sentire le vostre esperienze o anche ricevere dei consigli.
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Categorie: - Me stesso
104 commenti
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cinzia nn ti consola pero nn sei la sola..dopo 17anni,anni in qualli mi sono veramente impegnata nel lavoro mi ritrovo a spasso..causa:chiusura attivita..ed è difficile ricominciare per una 40enne…anche se nn li dimostri…tutti si ritirano quando sentonno l’eta…poi ho falito pure nella vita sentimentale..l’uomo che amo mi ama…si mi ama…con un ,,piccolo”dettaglio lui ama la donna..nn conta il suo nome..ora che faccio con questo casino ch’e la mia vita?lo so che in gran parte le colpe li ho io…pero volevo dirti forza..ora sei motivata…continua cosi:)dobbiamo sperare…e la sola cosa che ci manda avanti..un abbraccio e buona fortuna
Ciao Cinzia
Io ho avuto un problema quasi simile. Solo che all’inverso. Non mi decidevo a fare figli con la mia compagna e lei mi ha mollato. Io ho fatto carte false per farla tornare indietro, dimostrandomi pronto a fare un figlio con lei. Ma non c’è stato verso.
Vorrei tanto che lei leggesse la tua lettera perchè magari riesca a capire la differenza che c’è tra un uomo che non vuole un figlio ma poi torna sui suoi passi e uno che non ne vuole e non solo non torna sui suoi passi ma lascia pure la propria compagna.
Secondo me hai le carte in regola per costruirti una bella vita,arrivare ai quaranta è sicuramente un gradino difficile da superare,anch’io ho “accusato il colpo”soprattutto quando sei single e tutti gli amici sono felicemente sposati,ma l’importante è volersi bene e non mollare mai,il fatto che hai accettato di ristrutturare il monolocale dimostra che non hai gettato la spugna e vedrai che questo ti ripagherà sicuramente.
Amati e apprezzati per quello che sei e vedrai che qualcuno ti noterà sicuramente,personalmente ammiro molto il tuo modo di pensare e considerare i valori della vita,se potessi ti verrei ad aiutare a ristrutturare casa,sono artigiano! 😉
Buongiorno Cinzia.
La tua è una situazione che purtroppo colpisce, o ha colpito, un gran numero di persone e famiglie. E anni fa ha colpito anche me.
Proprio a 40 anni mi sono ritrovato con un divorzio da affrontare, debiti da onorare, senza lavoro e senza nemmeno un quattrino in tasca per poter comprare un gelato ai miei 2 figli che all’epoca erano piccolini. Tutto insieme. Sono quindi tornato a casa di mia madre, vedova e anziana. Ho stretto la cinghia il più possibile e ho cominciato a fare piccoli lavoretti: dalla pulizia delle vetrine alla distribuzione dei volantini, dalla vendita di libri porta a porta, alla vendita in strada di oggetti per la casa. (Tieni presente che venivo dal settore vendite di una concessionaria auto e avevo anche grande esperienza nel settore finanziario.) Nel frattempo mandavo tonnellate di lettere a chiunque. Mi rispose l’Inail dove ho lavorato sei mesi come sostituto Portiere. Poi trovai lavoro come guardiano e poi, sempre come Portiere, venni assunto ( un po’ di meritata fortuna…) in una grande azienda dove ancora lavoro e dove ho scalato un bel po’ di gradini, cercando di farmi apprezzare professionalmente, senza che nessuno mi regalasse nulla. E questo circa tre anni dopo essere rimasto disoccupato. Ora ho una discreta posizione. ma nonostante me lo possa anche permettere non faccio viaggi, non butto i soldi in ristoranti e faccio ginnastica senza arricchire palestre. E non lo facevo nemmeno prima di restare disoccupato anche se avevo in proporzione più soldi di ora. Nonostante questo ho buone relazioni sociali, una compagna e non mi mancano certo occasioni femminili che, qualora volessi…. Ma non voglio. Sto bene così.
Ora, tornando alla tua lettera, dall’esposizione e dalla fluidità dello scritto, ne traggo una immagine di una donna certamente capace ed istruita che, forse, colpita da tali circostanze negative, non ha avuto quelle reazioni violente e volitive come lei stessa si sarebbe aspettata di avere.
Per conto mio posso dirti che, ripartendo dalla consapevolezza delle tue capacità, da una età certamente ancora giovane,dal fatto che, circostanza in genere negativa ma in questo caso positiva, non hai figli nè altri che possono darti ulteriori preoccupazioni ed impegno, e ripartendo anche dalla libertà di movimento che ti dà una abitazione autonoma, per quanto piccola, hai tutte le carte in regola per ricostruirti una vita, economicamente e sentimentalmente. Certamente bisogna grinta, determinazione, atteggiamenti positivi e propositivi, non lasciarsi scappare nessuna occasione di lavoro per quanto umile, e valutare bene le persone che si vanno a frequentare.
A tutto questo va aggiunta un bel po’ di fortuna, ciò non può essere negato. Ma, come scrisse qualcuno:
” Non aspettare che la Fortuna gonfi la vela della tua barca. Intanto comincia a soffiarci dentro tu.”
Ciao Cinzia. Auguro a te e a chi vive le tue stesse difficoltà di superarle al più presto.
@”Sono tornata a vivere dai miei, io che già a 18 anni ero fuori casa, una convivenza che sta diventando sempre più pesante”
Che frase triste,quasi fosse un disonore vivere con i propri genitori anche se si è adulti,se non si ha famiglia propria.Ah gia,si è bamboccioni -_-.
Mi dispiace dirlo,ma quando si è schiavi di un sistema e si vuole programmare tutto nella vita (a tale età fidanzamento,a tale età matrimonio,poi figli ecc)inevitabilmente ci si scontrerà con la realtà impreparati,e spesso ci si ritroverà con un pugno di mosche in mano.
Forse il tuo problema è oltre la perdita del lavoro e dei sentimenti.Lavorerei su me stessa per sanare quell’aridità di fondo che auto-percepisci: gli uomini single,onesti e validi,esistono e ce ne sono a bizzeffe.Sei sicura che tu sia in grado di riconoscerli?
Buona fortuna.
Grazie a tutti per i vostri consigli, testimonianze e incoraggiamenti.
@ Caracolito sono stata abituata ad avere la mia indipendenza sin dai 18 anni e i miei genitori sono stati ben felici di darmela perché mi hanno sempre ritenuta responsabile e affidabile. Credi che a loro faccia piacere vedermi a quasi 40 anni sola e senza lavoro in giro per casa?! Sarebbero molto più contenti nel sapermi autonoma, con un lavoro e un compagno. E io soffro nel vederli dispiaciuti per la mia situazione, anche se cerco di essere forte e non farmi vedere abbattuta.
Credo molto nel valore della famiglia e desideravo dei figli e questo non è essere schiavi degli schemi o avere programmato la propria vita, significa avere dei valori.
Parlo di aridità perché i colpi della vita ti rendono più cinica e diffidente ma penso che questo sia naturale.
Infine ti garantisco che non ho avuto modo di conoscere uomini liberi, ed io certo non mi metto ad infastidire quelli anche solo fidanzati. Ho amiche single e impegnate e amici impegnati. Ma di uomini liberi neanche l’ombra. Per cui come faccio a riconoscere i singles onesti e validi se tutti gli uomini con cui ho a che fare (amicizia, “lavoro” etc.) sono impegnati (come è anche normale che sia a quest’età)?!
Posso sapere di dove sei Cinzia ?
Ciao
Mi ha colpito molto il tuo sfogo.
in internet le consolazioni servono a poco però se fossi reale mi sentirei di aiutarti nel tuo percorso … magari verniciandoti il muro!
E poi dai …uomini da soli ce n’è pieno anche alla tua età
in bocca al lupo!
Mi dispiace @Cinzia1974,continuo a non condividere i tuoi pensieri.
Io ho qualche anno più di te,e fino a poco tempo fa ero single (seppur reduce da relazioni annose),sono sempre stato onesto studente e lavoratore e con i valori della famiglia e del rispetto ben radicati fin dalla nascita.E attorno a me vedo sempre ragazzi e ragazze validi/e e meritevoli di stima e fiducia,insieme ad altri impegnati,traditori ed opportunisti.Mai generalizzare.
Quindi mi unisco a chi ti ha chiesto: ma dove vivi tu?
Posso solo dirti che questa negatività che traspare dalle tue parole,non farà altro che riflettersi e condizionare le tue relazioni interpersonali.
Infine ti dico che secondo il mio umile parere,un genitore non dovrebbe essere felice di sapere la propria figlia sposata e con prole,o “sistemata”,ma di sapere la propria figlia sana,con tanta gioia di vivere e con tanta serenità in corpo,anche a costo di rimanere single a vita in casa,che non è un disonore.Confermo che secondo me hai degli schemi in mente dai quali non riesci a liberarti: vivi senza pensare troppo al futuro prossimo o remoto,vedrai che le occasioni giuste capitano sempre.Hai solo 38 anni,se non hai lavorato in miniera per 20 anni presumo che tu non sia un relitto,credi di più in te stessa ma sopratutto abbi fiducia anche negli altri.E usa tutti i mezzi possibili per conoscere gente (con le dovute prudenze),anche Internet,magari cominciando proprio da quelle persone che si pongono in maniera gentile proprio in questa discussione.Sorridi di più che mi sembri molto triste e rassegnata! E poi cosa c’è di più bello del sorriso di una donna gentile e piena di speranza?
Scusa se mi sono permesso un tono di confidenza,ma il tuo problema mi sta a cuore,perchè tempo fa anche io ho dovuto affrontare questa delicata fase,e ho realizzato che se ne esce solo nei modi in cui ti ho accennato.
Ciao Caracolito, solo per reagire sul fatto che tu e Cinzia state dicendo la stessa cosa.
Per lei essere “sana e con tanta serenita’ in corpo” equivale ad essere e sentirsi autonoma, a non vivere dai genitori e ad essere riuscita a formare una coppia ed una famiglia. Percio’ i suoi genitori, che lo sanno, non possono essere felici ora, visto che lei per essere felice vorrebbe raggiungere queste cose.
Io sono come lei.
Tu invece ti senti “sano e con tanta serenita’” in altri modi, i tuoi genitori ti sanno felice e sereno perche’ sei cosi e va bene. Ma non e’ che tu sei lo spirito libero e lei quella intrappolata in schemi sociali. Semmai o siete liberi tutti e due (con opinioni rispettabili ma diverse) oppure siete tutti e due intrappolati in schemi mentali (esterni a voi ma diversi).
Per inciso intorno a me vedo molti più Caracoliti che Cinzie, percio’ lo schema mentale dominante oggi, ammesso che ce ne sia uno, non e’ proprio essere indipente, sposarsi e fare figli.
ciao cinzia, parto dicendo che penso che la cosa del monolocale sia ottima e di cercare di vederla come una svolta positiva. Concordo con caracolito che dobbiamo stare attenti che gli schemi non ci stressino più del dovuto, e che non ci scolleghino dal guardare noi stessi e le nostre risorse. Capisco quando dici che essere tornata dai tuoi ti ha fatto un certo effetto, è normale, però stai attenta a non guardare te stessa attraverso un vero o presunto punto di vista degli altri (genitori, amici, detrattori, donne o uomini, madri, sposati, single) perché rischi anche di chiuderti in estremizzazioni, come quella sui single inesistenti, o guardare la tua vita come un fallimento o metterti tu dei limiti interiori connessi all’età – anche al di là dell’orologio biologico – e metterti a confronto con una quarantenne tipo delle prime righe del tuo post. E ciò te lo dice una tua coetanea che ha subito varie ‘rivoluzioni’ negli ultimi anni. E che nel periodo peggiore non è neanche tornata dai suoi. Ho pure sperimentato parecchio la modalità abitativa provvisoria. Io di schemi ne ho sempre avuti ben pochi. Ero felice della mia vita per come la conoscevo però. Posso dirti che
capisco bene cosa sia vivere una propria crisi nel privato mentre intorno c’è crisi. Si provano sensazioni, credo, molto più estreme nel momento in cui ci si chiede anche quanto la forza di volontà o l’ottimismo possano veramente cambiare le cose anche volendo dare un’altra direzione alla propria vita, superare un periodo di stasi, rimettersi in gioco nel lavoro ecc.
Peraltro la classica quarantenne in crisi di cui parli nelle prime righe forse oggi esiste fino ad un certo punto.
Per varie ragioni sono molte di più le persone che a 40 anni, e non per ragioni bamboccione, iniziano appena o hanno iniziato da poco a formarsi una famiglia e lottano ogni giorno con l’arrivare a fine mese.
Tantissime sono le persone poi di tutte le età che risentono della crisi e del precariato o si ritrovano a dover rivoluzionare la loro vita dopo una separazione.
Non sto relativizzando nè dicendo mal comune mezzo gaudio manco un po’. Dico però che se sono d’accordo con Colam’s sul fatto che ognuno la sente a modo suo, però penso davvero che dobbiamo anche stare attenti a non cadere nel “doveva essere così, e invece…”, perché rischiamo di restarci intrappolati.
Quando dico che non avevo molti schemi intendo dire che non mi ero prefissata un’età per il matrimonio e dei figli. Non mi ero neanche prefissata il matrimonio e i figli, a dire il vero. Neppure di avere un compagno per quasi due decenni. Ciò non significa neppure che pensavo che piuttosto single è bello. Ho vissuto la mia vita secondo le mie emozioni, i miei valori, le mie idee.
Anche l’idea, non dipendente, ma credo realistica e positiva, che se si amiamo qualcuno e qualcuno ci ama la sinergia è una forza, un valore. Ad un certo punto qualcosa è andato storto. Non riassumo le 34989 puntate precedenti, però posso dirti che, anche se comprendo cosa abbia significato per te tornare dai tuoi potresti considerarla come una base piuttosto che come un fallimento. Di per sè il fatto di tornare dai tuoi in un momento di difficoltà non fa di te una persona dipendente se non lo sei. Anche le persone indipendenti possono avere dei periodi di difficoltà, in cui si ritrovano a dover fare i conti con una situazione diversa e cercare, in quella situazione diversa, di riconoscere e usare al meglio le proprie risorse. Questo mi pare il messaggio di MAU.
Qualunque cosa tu abbia giurato a te stessa, pur non venendo meno ai tuoi valori, al tuo modo di essere, ti consiglio, se posso, di guardare te stessa oggi, con amore, possibilmente, e con indulgenza (non passiva, reattiva) alle tue difficoltà invece che a ciò che doveva essere secondo l’idea che avevi 10, 20 anni fa. Non dico che sia semplice, ma non darti addosso con concetti come “cosa sarebbe normale a questa età”. Se il messaggio di Caracolito era questo io sono perfettamente d’accordo.
@colam’s non so cosa intenda con “Per inciso intorno a me vedo molti più Caracoliti che Cinzie, percio’ lo schema mentale dominante oggi, ammesso che ce ne sia uno, non e’ proprio essere indipente, sposarsi e fare figli.”
ma parli con uno che non ha nulla contro l’essere indipendente,sposarsi e fare figli.Io ho sfiorato il matrimonio 10 anni fa e lo desideravo con tutto il cuore,io sono indipendente da quando avevo i pantaloni corti… Ma il fatto di non aver realizzato una famiglia propria a tempo “debito”non mi pesa affatto,o meglio,non mi pesa più.Questo vorrei far capire: se un obiettivo non viene raggiunto,mai sentirsi dei “falliti” o perdere fiducia nel mondo e nel prossimo.Solo quando ho vinto la mia misantropia,ho incontrato la donna della mia vita,e il fatto che l’opener faccia certe affermazioni,mi rattrista un pò.Parlo degli uomini single,sposati ecc
@LUNA: ” non darti addosso con concetti come “cosa sarebbe normale a questa età”. Se il messaggio di Caracolito era questo io sono perfettamente d’accordo.”
Esatto,il messaggio era proprio di vivere la propria vita con determinazione senza tappe precostituite,ma anche fiducia in se stessi e negli altri: a parte il generare figli,non esiste un limite di tempo per realizzarsi.Forse a Cinzia pesa più questo.
@ colam’s esatto era proprio quello che intendevo. Ognuno la serenità la raggiunge in situazioni (anche mentali intendo) diverse.
@ Caracolito “a Cinzia pesa più questo”. La gioia nell’essere genitore, l’amore verso un figlio… non so mi sembrano cose così immense ed importanti che non vorrei mai rinunciarci.
E se posso aver vissuto la singletudine in maniera più serena di come la sto vivendo ora (forse perchè appunto ora si sono sommate più problematiche) non vedo ancora nulla di positivo nel non avere un lavoro. Un’occasione per ricominciare da capo, rimettersi in gioco, cambiare direzione? Può darsi io ancora non ci riesco.
Per ora quello che mi è successo mi sta facendo solo dubitare di me stessa. Anche quando faccio quei pochi lavoretti che mi capitano ho sempre paura di sbagliare, tanta ansia e poco entusiasmo.
Se qui sembro così negativa è perchè ho dato libero sfogo al mio malessere, lasciando trapelare solo quello, cosa che non accade nella vita reale dove cerco diciamo di essere più propositiva e sorridente. Insomma non sono solo rassegnazione e tristezza.
@ Luna cito una frase che m’ha colpito “Si provano sensazioni, credo, molto più estreme nel momento in cui ci si chiede anche quanto la forza di volontà o l’ottimismo possano veramente cambiare le cose anche volendo dare un’altra direzione alla propria vita, superare un periodo di stasi, rimettersi in gioco nel lavoro ecc.”
Non so come deve essere a quest’età, so però quello che io desideravo e desidero tutt’ora e che col passare degli anni mi sembra sempre più difficile da realizzare.
CARACOLITO: beh, forse a Cinzia può pesare il fatto di non avere ancora dei figli se, al di là di uno schema costituito, ha sempre pensato di voler averne. Poi se non dovesse averne ciò non significherà non poter avere una vita serena o felice, nè il fatto di avere una relazione implica per forza il fatto di avere dei figli, non solo per scelta, ma anche perché, purtroppo, possono subentrare delle difficoltà anche avendo amore, casa, lavoro e persino, in generale, salute.
Io penso che per quanto sia lecito pensare di volere dei figli la cosa più importante sia che nascano dall’amore, non dal solo desiderio di avere figli. Poi non sto dicendo che questo sia il punto di vista di Cinzia, sia chiaro. Dico che nessuno può sapere al cento per cento, purtroppo, se una relazione durerà, però penso che sia importante sentire, ascoltare con chi stai per mettere al mondo un figlio. Non conosco la storia di Cinzia nel dettaglio, ma forse, se ancora non ha figli, magari è anche perché non è successo di incontrare la persona con cui era il caso di metterli al mondo.
Fermo restando che essere genitori va al di là dell’essere compagni e compagne, mariti o mogli anche quando una relazione finisce. Voglio solo dire che a volte, anche istintivamente, non è del tutto casuale se non si sono fatti dei figli prima.
Quello che vorrei dire a Cinzia semmai è la questione che si era ripromessa di non avere figli più in là con gli anni. Ecco, mi auguro che quello, salute permettendo, ovviamente, non sarà un limite che si porrà se desiderasse davvero mettere al mondo un figlio, se si innamorasse di un uomo oltre che di questo desiderio.
Io ho dei genitori giovanissimi e quindi so quanto bello sia, mio fratello è molto più giovane di me, ha dei genitori comunque giovani.
Io non ho rimpianti sul fatto di non aver avuto figli giovanissima, perché onestamente in quel momento non li desideravo. Se fossero venuti non avrei mai detto no, ma comunque ho seguito un mio percorso, sincero con me stessa, e quindi non mi pento.
Gli ultimi anni sono stati più rocamboleschi, non sono in grado di dire con certezza che avrei avuto dei figli in questi anni più recenti se le cose fossero andate diversamente. E’ possibile, forse probabile, avevo una relazione stabile, amavo l’uomo che avevo accanto, ero proiettata (non per schema, ma di cuore e di “pancia”) verso un’espansione della mia e nostra vita. Se il nostro rapporto fosse cresciuto ancora, come aveva sempre fatto, noi saremmo cresciuti insieme al nostro rapporto, al di là che come individui. Con ciò non voglio dire che fossimo infantili prima, nè considero che per forza una persona che non desidera dei figli sia egoista o altri luoghi comuni. Anche perché ho visto persone desiderare, apparentemente, dei figli o comunque averne e poi rivelarsi estremamente egoisti e immaturi nel momento in cui sono divenuti genitori.
e altre persone non avere figli ma essere assolutamente persone mature e generose.
Sto generalizzando, lo so, ma intendo dire che ogni individuo ha la sua storia, il suo percorso, le sue sensazioni che ha ascoltato o meno ecc.
Anch’io, avendo dei genitori molto giovani, e avendo per contro vissuto da vicino quali problemi possano accadere nella terza età (anche se non solo nella terza età) mi faccio delle domande sull’eventualità di diventare madre alla mia età.
Tuttavia dobbiamo anche stare anche attenti a non dare per scontate delle cose proiettando delle nostre convinzioni o paure.
c’è un uomo che conosco il cui padre è stato colpito dall’alzaymer in età ancora giovane, giovane per l’età che consideriamo propria della demenza senile. Ciò significa che a poco più di 30 anni aveva un padre con questi problemi, pur non avendo un genitore che l’ha avuto quand’era avanti con gli anni.
In teoria questo mio amico, per la sua esperienza personale, che certamente è stata ed è molto intensa, traumatica, dovrebbe essere molto spaventato all’idea di diventare padre, già solo in senso proiettivo.
Esperienze come la sua, che io ho vissuto anche, seppure in modo diverso, ti fanno riflettere riguardo cose sulle quali magari non rifletteresti.
Tuttavia questo mio amico ha trovato l’amore della sua vita a 42 anni, lei ne ha 37. Lei ne ha passate molte in vita sua, abbastanza anche per essere alquanto pessimista, chiusa, cose che invece non è affatto. Cercano un figlio, e io credo che il loro sia un modo per abbracciare la vita, e l’amore, nonostante le esperienza che hanno avuto.
L’esperienza di lui, comunque, è stata anche un’esperienza ricca d’amore, per quanto faccia male. Peraltro, anche avendo un figlio a 20 anni, non potremmo essere certi di cose di cui magari, Cinzia, idealmente vorremmo essere certi.
E il mio ex, essendo il più piccolo della “cucciolata”
ha dei genitori anziani, ma suo padre, più vicino ai 90 che agli 80, è in gambissima.
Con ciò voglio dire che almeno di quello schema dell’età mi libererei, per restare in apertura.
Senza tradire te stessa, lo ripeto, ma restare in apertura piuttosto che in chiusura, verso se stessi, prima ancora che verso gli altri (ma le cose sono fortemente collegate) un senso ce l’ha.
Ti assicuro che ho conosciuto molte persone che per il loro vissuto precedente avrebbero dovuto in teoria “chiudersi in casa” e non avere neanche il coraggio di mettere il naso fuori o di credere che qualcosa di positivo possa ancora succedere.
Siamo le nostre esperienze, siamo le cose che abbiamo costruito e quelle che non abbiamo costruito, ok, ma a volte quando facciamo dei bilanci siamo anche troppo severi o parziali verso noi stessi.
Siamo soprattutto il nostro presente. A volte è lo stesso presente a spaventarci, lo so. Però io ti auguro di cuore di vedere le risorse in te e nel tuo presente. Ripeto, secondo me la cosa del monolocale è molto positiva. ciao!
Caracolito, intendo che la maggioranza degli uomini che conosco sono simili a te, ovvero che non gli pesa più di tanto non avere una famiglia pur avendo un’eta’ “matura” per farla, dai 30 in su. Non e’ una critica, solo una mia personale sensazione.
Io sono uomo ma mi riconosco personalmente molto in Cinzia. C’e’ chi nella vita ha degli obbiettivi che considera fondamentali e sta male se non li raggiunge, e chi come te piuttosto che star male preferisce darsi meno obbiettivi. Direi il solito dilemma se e’ “stare bene” deve essere o no in cima ai nostri valori. Per me no, ma ognuno la pensa come crede !
@Colam’s scrive “e chi come te piuttosto che star male preferisce darsi meno obbiettivi.”
Forse mi sono spiegato male: io obiettivi ne ho moltissimi,forse più di Cinzia.Ma se non riesco a raggiungerli non ne faccio una tragedia,me ne pongo altri nuovi e/o diversi.
Come ti ho detto anche io avrei voluto sposarmi a 30 anni.Non ci sono riuscito? Bene,mi sposerò quando la vita me ne darà la possibilità,anche a 80 anni! La differenza fra me e Cinzia,e forse anche fra me e te,è che io non vedo limiti ai miei obiettivi,nè di tempo nè di spazio.Se fallisco su qualcosa,ricomincio da capo più motivato di prima,e non ho mai visto i 40 anni come un limite oltre il quale si è finiti.Figurati,tanto per fare un esempio, che se con la mia donna non avremo figli naturali (probabile vista l’età),saremmo felicissimi di adottarne uno!
Praticamente concepisco la vita come una continua mutazione di eventi,dove i paletti e le mete fisse ho capito che raramente portano a qualcosa di positivo.
Questa la mia opinione,poi come dici tu ognuno la pensa come crede!
Ah ok d’accordissimo con te Caracolito, salvo che secondo me non per tutti e’ cosi facile dire “non mi sposo ora, chissene posso farlo anche a 80 anni” o “non avro’ figli miei, chissene li adotto”.
Per inciso superata una certa eta’, in Italia, non puoi più nemmeno adottare. Ed e’ anche grosso modo l’eta’ in cui non puoi più nemmeno procreare.
Per le mie batoste ricevuto concordo con te che la vita e’ una continua mutazione, ma ci sono dei treni (specie per le donne ) che una volta persi non tornano più . E fare figli o adottarli e’ uno di questi. E penso che per chi vorrebbe figli vedersi invecchiare senza figli lascia comunque sempre un velo di malinconia, poi giocoforza ci si rassegna, ma il rassegnarsi non e’ essere felici. Per come lo vivo io (io per esempio avrei fortissimamente voluto avere ancora adesso una bella famiglia unita, e invece mi devo rassegnare al divorzio dei miei ed ai litigi trasversali) rassegnarsi e’ quella forma di serenita’ malinconica, di fatalismo “e’ andata cosi, pensiamo al domani” che non e’ vera felicita’. Che ne pensi ?
colam’s: non ho capito cosa intendi con “Direi il solito dilemma se e’ “stare bene” deve essere o no in cima ai nostri valori. Per me no, ma ognuno la pensa come crede!”.
Mi sembra (ma forse sarà un mio problema di ricezione o interpretazione, per questo chiedo) che sia come nel vedere nel “stare bene” per forza una visione egoistica?
Io credo che Caracolito parli di “elasticità”, non di incoerenza o dell’essere volubili o dell’avere meno obiettivi.
Si può essere elastici all’interno dei propri obiettivi e anche senza cambiarli completamente, o venire meno ai propri valori, credo. Non dico che sia sempre possibile, ma penso davvero che esistano delle persone che hanno visione più rigida (sto parlando in generale, non dei presenti) e quindi vivano le cose con maggiore frustrazione rispetto ad altri.
Il che non è una critica, anche se “rigido” suona male, ognuno di noi è fatto a modo suo e anche il percorso personale, oltre al carattere, sono solo alcune delle variabili.
@ CARACOLITO scusa ma i tuoi commenti mi sembrano sempre più delle sentenze, delle critiche e ben poco costruttive. Mi sono esposta scrivendo qui della mia storia e sono pronta e confrotarmi. Sono felice per te che hai raggiunto un equilibrio, che hai vinto la tua misantropia e incontarto la donna della tua vita e che hai molti obiettivi SICURAMENTE molti di più di quanti ne ho io. Sembra che tu voglia dimostrare che sei migliore di me e lo sei SICURAMENTE. Buon per te! Sei uno in gamba! Forte! Non ti lasci abbattare dai fallimenti anche quando sono più di uno e quando devi affrontarli da solo? Bè complimenti davvero!
Forse non riesco a spiegarmi quando dico che guardandomi indietro vedo dei vuoti che cominciano ad essere parecchi e la cosa mi rattrista. E’ strano?! Credi sia facile ricominciare? Anche se è ovvio cerco di andare avanti (il monolocale è per me un obiettivo per quanto piccolo). E’ CHIARO che se avessi l’uomo della mia vita al mio fianco e volessimo dei figli e non potessimo averne si penserebbe all’adozione!!! Che sforzo! E poi gli obiettivi cambiano e si evolvono man mano che cresciamo. Almeno per me è stato così non sono nata con dei paletti fissi.
Uno scrive qui per avere un confronto sereno e viene subito giudicato messo quasi sul piatto della bilancia “ho più obiettivi io No io!”. Sin dal primo tuo commento sembra quasi che io ti faccia rabbia, come ho scritto nel mio post precedente che forse tu non hai letto, qui ho dato massimo sfogo al mio malessere, non passo certo le giornate a casa a darmi le chiodate in fronte! Semmai le dò sui muri visto che sto ristrutturando il mio buchetto!
Mi spiace ma non mi hai capita e io forse non ho capito te!
@Colam’s non sto dicendo che a 80 anni mi sposerò e adotterò dei bambini,i miei erano solo degli esempi per far capire come la penso 😉
@Colam’s “rassegnarsi e’ quella forma di serenita’ malinconica, di fatalismo “e’ andata cosi, pensiamo al domani” che non e’ vera felicita’. Che ne pensi ?”
Penso che il mio non sia un “rassegnarmi”,ma una razionalizzazione del fatto che un fallimento di qualcosa non è IL fallimento della vita,e che la felicità è solo una tendenza mutevole,condizionata dagli eventi e dalle occasioni.L’importante è non perdere mai l’entusiasmo di migliorarsi.
In generale,i nostri pensieri si assomigliano.
@Cinzia1974,credo che tu abbia completamente frainteso le mie idee e i miei intenti.Giudicare? Sentenze? Io che faccio a gara su chi ha più obiettivi? Io migliore di tutti? Perbacco,ho sbagliato completamente modo di esprimermi allora.Mi pare che all’inizio abbia con molta pacatezza espresso opinioni circa il “mio umile parere”,abbia solo cercato di esternare il mio pensiero nella maniera più educata e consona possibile,in relazione al tono della discussione.
Se ti ho dato tutta un’altra impressione me ne scuso e ti rinnovo i miei auguri per una vita migliore.
Saluti.
Non esattamente Luna, provo a dirlo in un altro modo.
Caracolito mi sembra metta al primo piano la sua felicita’, lo star bene. Percio’ si adatta ai mutamenti (che e’ in parte una cosa saggia secondo me) e modifica i suoi obbiettivi, direi, “per non stare male”. A sensazione (con tutte le precauzioni del caso, non ci conosciamo e scriviamo in un blog pubblico anonimo) Caracolito non mi sembra uno che si intestardirebbe 10 anni in una direzione pur di ottenerla , bensi’ ad un certo punto forse mollerebbe e cambierebbe direzione “senno’ poi sto male”.
Cinzia da canto suo invece mi sembra una che , pur soffrendo, s’impunta e ricostruisce pian piano quello che ha momentaneamente perso e in cui crede. In questo senso lei invece dice “non m’importa se soffro, il mio obbiettivo e’ questo”.
Ho reso un po’ meglio l’idea ?
colam’s, sì, grazie. Ma – senza giudicare – quale atteggiamento ti sembra più costruttivo? – cinzia, a me non è parso che caracolito l’abbia messa giù come dici tu. Forse un po’ all’inizio, ma nel senso di dirti che una visione così negativa non aiuta a te. Ho capito che tu sfoghi una parte, e puoi sentire il bisogno di un’empatia che ti dia solo ragione. Però avevo chiesto opinioni e testimonianze. – ‘che sforzo!’ dici. Beh, cinzia, il percorso che porta all’adozione è, credo, anche interiormente, più complesso. E anche l’accettare il lutto biologico. Non conosco la storia di caracolito nè perché parla di adozione però, onestamente, leggo più fastidio in te verso lui che viceversa. A me non sembra che il suo messaggio sia negativo nè irrealistico. Probabilmente tu ora senti anche la necessità di dirti ‘sto male’.
Eh Luna, dipende ! Io sono un “cinzia” . Dai 18 ai 28 anni sarei stato molto più saggio ad essere un caracolito, perche’ mi sono intestardito sulla “storia seria” sbagliata mentre in quell’eta’ bisogna cercare e provare fino a capire cosa ti fa star bene nella coppia e nella vita. Percio’ Caracolito ha un atteggiamento sicuramente più costruttivo se parliamo della giovinezza.
Detto questo quando ho trovato la persona giusta per alterne vicende non l’ho mollata anche se in certi mesi stavamo di cacca, ed alla fine ho fatto bene, perche’ ora ho raggiunto i miei famosi obbiettivi e con lei sto bene. Allo stesso modo, i miei genitori passati i 50 anni si sono chiesti “ma io ora sto bene ?” , e rispondendosi di no, hanno divorziato dopo 30 anni ed ora sono più poveri, con più problemi di prima e con conflitti a volte legali a destra e manca. Percio’ per me Cinzia e’ più costruttiva superati i 30/35.
@ Luna ho esperienza diretta riguardo alle adozioni e so che calvario siano. Volevo solo dire che se avessi un compagno ed entrambi volessimo dei figli ma non avessimo la possibilità di concepirli naturalmente, l’adozione sarebbe sicuramente un’opzione da valutare.
Si ho chiesto opinioni, tu e MAU mi avete dato la vostra visione e non mi avete dato ragione eppure ho capito il messaggio che mi mandavate e l’ho apprezzato e ci sto riflettendo proprio in questi giorni. Invece nei commenti di caracolito ci ho letto una certa superbia, magari sbaglio.
Penso, in generale, che porsi degli obiettivi sia importante senza lasciarsi sopraffare dall’obiettivo stesso, nel senso che l’obiettivo alla fine è il nostro e dietro ci siamo pur sempre noi e quindi il nostro bene, la nostra serenità etc. E’ che ora, per quanto mi riguarda, non vedo chiaramente l’orizzonte. Volevo costruire una famiglia con il mio compagno e m’è andata male, credevo d’avere una mia profesionalità e ora non lo so più, non è facile ricominciare con il sorriso, porsi dei nuovi traguardi, avere anche il coraggio di cambiare strada. Per esempio perchè non andare all’estero? Qui non ho legami che mi possano impedire di fare una scelta del genere, lavorativamente parlando potrebbe essere un bene, fare nuove esperienze. Ci vuole coraggio. Non so ci sto riflettendo.
Sono d’accordo con tutto quello che scrive caracolito…..
La sua mi sembra una visione intelligente e matura della realtà. Con questo non voglio dire che cinzia non lo sia …. probabilmente ancora non è così abbastanza lucida, visto tutto quello che le è capitato insieme, da essere riuscita con serenità a trovare una via d’uscita….Quello che secondo me vuole dire caracolito è che nella vita non esistono limiti….ma siamo noi a fissarli e ad autolimitarci.
Cara Cinzia per caso ti hanno diagnosticato una MILD “MALATTIA INGUARIBILE LUNGA E DOLOROSA”?? NOOOOOOOOOO
Allora mia cara trova la forza di ricominciare, escogita il modo di uscire da questo tunnel, fissando dei piccoli obiettivi (tipo la tua casetta)…. Ti scrive una 38enne oggi single, con grossi problemi sul lavoro che ancora vive con i suoi(ritornata alla base a causa di una situazione lavorativa instabile) ma tanto tanto fortunata perchè nessun medico mi ha detto di avere una MILD!!!!!!
Anche io attraverso momenti tristi a volte come oggi… ma questi momenti cerco di farli durare poco. A dire il vero neanche io ho una soluzione e anche io ho tanti desideri (nn molto diversi dai tuoi) ma se leggo di persone (come caracolito) che ce l’hanno fatta … penso: ” ce la farò anche io!!! ”
Pensa in grande e vivi intensamente…
(E’ una frase che ho sentito da qualche parte che mi piace tanto….)
cinzia, a volte bisogna anche cercarli dei piccoli obiettivi, che magari poi si rivelano comunque ciò che ha rimesso in moto le energie, le risorse e hanno distolto, costruttivamente, dai pensieri molesti o ‘inutili’ o da mettere in stand by. Io, esempio, anni fa mi son messa a studiare da privatista una cosa che mi piaceva e che comunque sapevo e sentivo costruttiva, e che anni dopo, recentemente, si è rivelata utile, se non nell’immediato. Devo dire che ho sempre ragionato così. Poi, ammetto, c’è stato invece un periodo molto duro. Oltre a un colpo duro nei sentimenti, pochi soldi etc ho perso una persona amatissima, un’altra persona amatissima era gravemente ammalata, avevo io stessa problemi di salute e c’era l’ipotesi che avessi qualcosa di serio. E avevo talmente tanti problemi, talmente era già dura tenermi in equilibrio e talmente quel problema di salute avrebbe comunque rivoluzionato la mia identità e temevo di non reggere un responso e il fatto di non avere le energie per affrontare anche quello che mi dissi ‘ora non posso permettermelo’. Non era l”ipotesi di una malattia mortale, ma con una possibiltà invalidante sul lungo termine sì. Passai in un secondo, all’ipotesi, al percepirmi fisicamente di cristallo. Anche perché per ‘spronarmi’ a fare gli esami il medico mi spaventò
può sembrare assolutamente incosciente che non andai immediatamente a fare quelle prove. In parte lo fu certamente. Ma in realtà ragionai in maniera lucida: sei mesi non avrebbero cambiato di tanto la situazione se il problema c’era, mentre affrontare esami, rivoluzionare molte cose sapendo con certezza dei miei nuovi limiti fisici e prendere farmaci ogni giorno per sempre e adeguarmi sino in fondo a tutto ciò in quel momento era un altro everest che non ero moralmente, emotivamente, fisicamente in grado di scalare. Mi servivo quanto più sana, forte. Il punto è che già l’ipotesi cambiò qualcosa in me. Anche perché io i sintomi, e non per ipocondria, li avevo. E era pazzesco, ti assicuro, non poter formulare un pensiero come ‘potrei trasferirmi’ etc. Non voglio farla tragica, ho scoperto di non averla. E ho amici che hanno lottato e stanno lottando duramente contro problemi di salute gravi. Ma volevo dirti che quando quel medico mi disse quelle parole io percepii un concetto di limite totalmente nuovo. Lo avevo sperimentato in altro modo perdendo una persona cara e vedendo un’altra star male, e si parlava anche di me? E pensa quante cose a più livelli mi avevano già travolta per pensare di non poter andare dal medico. Ho fatto quelle prove un anno dopo. E niente o quasi era diverso. Ma “fare il tagliando” divenne un mio obiettivo. La prima cosa che feci in realtà, anche se era una spesa che non potevo permettermi, fu andare da un fisioterapista. Lunga storia, comunque volevo dire che il tuo obiettivo sei tu, cinzia. Sta a te sentire come, in che ordine. E se individui un obiettivo non è detto che il ‘mondo’ ti verrà per forza incontro, però a volte per ricentrarsi bisogna partire dal qui e ora, dal positivo nelle piccole, o apparentemente piccole cose.
Grazie LUNA nell’aver condiviso con me la tua esperienza che immagino sia stata molto dolorosa.
Ho una sorella con degli handycap per fortuna non molto gravi che fanno si però che non sarà mai totalmente autosufficiente e con ogni probabilità non avrà mai un compagno, dei figli e un lavoro. Questi handycap sono derivati dal fatto che mia madre l’ha avuta in tarda età. Mi pesa dire queste cose ma forse ora il quadro è più chiaro.
Se mai dovesse ricapitare da queste parti vorrei scusarmi con CARACOLITO, forse ho esagerato, e sicuro il concetto era giusto, ma il modo in cui si è espresso ha toccato il mio nervo scoperto, in un momento in cui mi sento in diritto di sfogare il mio malessere.
A 20 anni si ha davanti un grosso ventaglio di possibilità su come decidere di dirigere la prorpia vita, a 40 inevitabilmente il ventaglio si restringe e l’amore e il lavoro diventano due aspetti molto importanti della vita. Mi sono venuti a mancare entrambi a distanza di poco tempo e questo mi ha destabilizzato, ma, e su questo dò ragione a tutti coloro che hanno qui commentato, non ho motivo di definirmi una donna finita. Se il discorso dei limiti era riferito a dei limiti mentali allora sono d’accordo sul fatto di cercare di mantenere un atteggiamento aperto e possibilista nei confronti di conoscenze, esperienze, occasioni. Non è facile ci sto provando. Quello della famiglia non è un obiettivo ma un desiderio a cui spero di non dover rinunciare.
Si parte dalle piccole cose come dici tu, anche un corso si perchè no potrebbe essere un’idea e poi chissà da cosa nasce cosa.
Brava Cinzia….. ricominciamo!!!
e Luna ha descritto alla perfezione quello che volevo dire….
Ragazze la vita è bella ma al tempo stesso molto dolorosa…..
Non bisogna rinunciare mai ai propri desideri perchè la speranza che un giorno si realizzino ci darà la forza di andare avanti… I desideri ti animano, ti rendono vivo ….
Mi sembri una donna forte, sono convinta ce la farai
…….intanto in bocca al lupo!
e a tutti ……una buona settimana
@Cinzia,non devi scusarti con me,non ero ironico quando ho scritto che probabilmente non sono riuscito a trasmetterti ciò che volevo.
E ti sembrerà strano,proprio in questi giorni la mia vita sta avendo un improvviso cambiamento in peggio,e laddove scrivi:
” l’amore e il lavoro diventano due aspetti molto importanti della vita. Mi sono venuti a mancare entrambi a distanza di poco tempo”
non posso far altro che rispecchiarmi ancora una volta,quindi ti comprendo.Gia,ancora una volta l’amore mi si rivela un’illusione,ancora una volta crolla il mondo addosso nel constatare che ad amare incondizionatamente si perde sempre…Ma sono un romantico,e sono felice di esserlo; e come tale vado avanti,senza mai perdere la fiducia,senza pensare ai 40 anni che vanno via,senza pensare che la crisi sta divorando il mio lavoro,che devo assistere ad un malato di cancro in famiglia,che a volte mi è fatica il solo respirare..
Per la miseria,ho altri duemila obiettivi da raggiungere..
Cazzarola Caracolito……. al peggio non c’è mai fine!!
Mi dispiace…
caracolito ti capisco bene…come a cinzia d’altrove..sperare è una cosa umana..nn volevo interferire perche luna mi ha gia fatta fuori:)pero sono opinioni…è solo uno sfuogo che si scrive senza dovere nascondere le paure…cosi come ha detto cinzia…doveva essere preso per quello che è..andiamo avanti affrontando le situazioni..nessuno ha i risolti in palmo..e a come ho capito nn e che cinzia si e rassegnata…e ne anche te…nn possiamo farla…e il nostro dovere combattere..con tutte le avversita.L’amore poi arriva,ci sconvolge e se ne va…ma nn sara sempre cosi..bisogna solo capire chi è la persona giusta..solo con le malattie è difficile combattere..e facciamo fattica capire che il tempo per noi è limitato..ti mando un virtuale abbraccio..guarda avanti…ce ne ancora strada da percorrere
raggio, in che senso ti ho fatto fuori? 😮 certo che si può sfogarsi e ammettere le proprie paure. Ascoltarsi è anche questo. Io ne ho alquante, alcune concrete e contingenti. Il problema nasce però quando sono le stesse, nostre paure a diventare una sorta di abito che indossiamo ogni giorno, pieno di catene. Quando diventano al punto un modo di guardarci intorno che inconsciamente cerchiamo conferme delle nostre paure. Quando siamo noi a schiacciarci del peso di un’età, qualsiasi essa sia. E diventiamo degli ipocondriaci esistenziali oltre ai problemi reali e concreti. – caracolito, mi dispiace per il periodo duro.
luna:)nn l’avevo detto nel senso magligno..leggo tutto cio che scrivi perche sei coerente e forte come carattere..e vero che le nostre paure nn devonno diventare un tormento giornaliere..mandarci in una sorte di apatia…pero e vero anche che nn li possiamo allontanare definitivamente…dobbiamo trovare l’equilibrio giusto…in tutte le cose..e a volte sfogarci con la gente che passa le tue stesse situazioni aiuta…l’importante è nn solo sperare ma reagire..un abbraccio a tutti..cinzia,caracolito ogni discesa ha la sua salita
grazie raggio per l’incoraggiamento.
luna parli del peso dell’età, ma io guardando certe mie coetanee single che vivono i loro 40 anni come adolescenti non mi ci sento. Non dico che o madre/moglie o eterna adolescente, c’è di sciuro una sana via di mezzo, la tua probabilmnete o quella di zoe, che anche io sto provando a trovare.
caracolito mi spiace per la situazione dolorosa che stai vivendo.
RAGGIO, non vi avevo letto nulla di maligno, semmai mi ero posta lo scrupolo di non averti mancato io di rispetto, involontariamente, in qualche modo.
Sono contenta se non è così 🙂
Verissimo ciò che dici @non solo sperare, ma reagire.
Sfogarsi è importante, purché non diventi un loop che ci implode.
A volte ci identifichiamo con le nostre paure al punto da farne un limite anche quando sono astratte, sono delle idee, che ci appartengono in quanto idee, ma di per sè non sono limiti effettivi. So che faccio difficoltà a spiegare questo punto.
Le nostre paure possono avere vari significati, a volte anche autopunitivo, a volte di preservazione, altre volte derivano da traumi, sono ansie reattive.
Altre volte derivano da schemi mentali, dal timore del giudizio degli altri, interiorizzato.
A volte sono una parte di noi che ci vuole ancorare quando, se ci ascoltassimo realmente, sentiremmo più forte il desiderio di rompere certe catene.
Il problema non sta nel negare le paure, ma a volte in entrarci per capire cosa ci stanno dicendo.
L’equilibrio non è diventare invincibili, perfetti.
Ci sono persone che, proprio perché erano timide, hanno scelto di affrontare la timidezza magari facendo gli attori (e non è un luogo comune), altre persone, timide, che violenterebbero la loro timidezza, sul serio, e se stesse, se si mettessero in mostra.
Non c’è una ricetta precostituita, ma se ci ascoltiamo veramente a volte troviamo la nostra strada per superare una paura o per venire a patti con una paura o per conviverci, ma senza considerarla un limite.
Non è che tutti coloro che hanno paura dei gatti devono prendersi in casa una tigre, per dimostrare cosa? A chi? Ma ci sono persone che hanno paura dei cani finché non ne conosco sul serio uno, non guardandolo solo attraverso le proprie paure.
CINZIA: capisco ciò che intendi dire. Però penso che non sia neanche questione di stereotipi o di via di mezzo, ma di ascoltare e vivere se stessi. A volte, quando si è in crisi, quando accade una rivoluzione, si perde quel tipo di contatto. Allora ci si guarda intorno e si dice: io non sono questo, nè quest’altro, io non posso riconoscermi in ciò e neanche in ciò. Io non sono la madre tipo, ma neanche la separata tipo (faccio un esempio). Ma la madre tipo o la separata tipo esiste sul serio?
Non ne sono convinta. O ci saltano agli occhi certe situazioni e certe caratteristiche o certe aggregazioni?
Tempo fa c’era un gruppo di mie coetanee che uscivano ogni sera, avevano bisogno di gente intorno, di rumore. Non giudico ciò. Ciascuna, comunque, aveva una storia in parte forse anche simile, ma anche molto diversa. Una aveva da poco subito un lutto oltre ad aver finito una storia importante, l’altra era stata lasciata dal marito dopo un percorso insieme di 17 anni, per un’altra, e con due figli piccoli. L’una era incazzata con gli uomini, l’altra non era incazzata neppure con il marito (almeno in parte e/o in teoria, cmq diceva che il rancore corrode chi lo prova).
Per entrambe, credo, il mettersi in ghingheri era soprattutto anche un non lasciarsi andare. Aspetto condivisibile. Non sono mai uscita con loro perché non mi era affine il loro modo “ipersociale” di reagire ad un momento di crisi, i nostri momenti non erano da quel punto di vista compatibili. Ciò non significa di per sè che considerassi peggiore il loro modo, migliore il mio. Tuttavia una sera mi è capitato, in altro contesto, di ritrovarmi a parlare con entrambe. Con la prima avevo molto meno in comune in generale e anche perché era molto aggressiva, al di là del look o di dove andasse, era arrabbiata e quindi era molto sopra le righe, anche nel parlare di locali, locali, locali. In realtà era molto poco socievole per quanto, in teoria, fosse in una fase ipersociale. In realtà con il suo modo di fare allontanava le persone, per quanto in teorie le stesse cercando (ma ci sono molti modi per proteggersi, e quello forse era il suo). L’altra non era certamente una madre snaturata, ma uscire (alcune sere, anche in cui si dava il cambio con il marito) era una sua ancora di salvezza perché dopo 17 anni le era cascato il mondo in testa. Lustrini o locali a parte, quando le parlavi non ragionava affatto da adolescente.
Il suo tono era molto pacato. Aveva così bisogno di socialità, lei sì, e in maniera diversa temeva il rifiuto che, poiché non ho risposto ad un suo messaggio in fb perché non l’ho visto, mi ha cancellato dai suoi contatti. Chissà quale sua paura aveva incarnato il mio apparente “rifiuto”, la mia casuale non considerazione, con la quale non pensavo certamente che lei non avesse valore nè giudicavo il fatto che lei, in quel momento, avesse bisogno di reagire in un certo modo che non era affine al mio.
Tu hai iniziato la tua lettera parlando di una tipica 40enne madre/mogle che avendo famiglia può avere un certo tipo di problemi, che non sono i tuoi. Parli di 40enni che vivono l’età da adolescente, e non è il tuo modo. Capisco cosa intendi dire, però non è solo una questione di via di mezzo, ma anche di rendersi conto che questi sono anche stereotipi se tu ascoltassi e guardassi le persone, e te stessa, al di là. E’ chiaro che quando ci si parla si trovano punti di incontro: anch’io, anche tu? però questi punti di contatto non credo siano necessariamente divisi tra categorie distinte,. Certo, la questione della maternità sembra un notevole “discriminante”,nel senso che vorresti dei figli e non li hai, eppure quando ascolto certe madri o altre con alcune, per esperienze di vita, o carattere, o fase della vita, trovo molti punti in comune, pur non essendo madre, con alcune nessuno o pochissimi. Idem con chiunque.
Mi rendo conto che forse non riesco a spiegare bene il concetto, ma posso dirti che per me è stato molto liberatorio smetterla di sentirmi disorientata anche dal chiedermi/dirmi a chi NON somigliavo. Inclusa un’altra me Sapevo di non essere la “separata tipo”, forse anche perché non esiste. Il punto semmai era il mio contatto conME
Si Luna capisco quello che dici è sano. Trovare un equilibrio che sia il proprio, considerando appunto che poi si possono avere delle affinità con persone che stanno facendo un percorso di vita diverso dal nostro. Ma non ragionare per stereotipi, anche se spesso mi viene naturale fare delle associazioni. Mi dà sicurezza a volte aver individuato dei comportamenti delle situazioni che si ripetono con regolarità. Ad esempio: due mie amiche che non si conosco quasi coetanee, sposate con figli, un lavoro più o meno sicuro, donne molto determinate. Persone molto pratiche e concrete, di quelle tipo laurea entro tot, matrimonio entro tot, figli entro tot. In realtà sono diverse per carattere, per esperienze passate, e non potrebbero essere più diverse per il tipo di marito che hanno scelto, ma io inevitabilmente le associo e le “catalogo” nella medesima tipologia. Poi posso dire di avere dei punti in comune con entrambe, ma mi sento distante da loro e non solo perchè conduciamo delle vite diverse.
Tornando a bomba io questo equilibrio, questa serenità interiore non riesco ancora a trovarla. Quello stare bene di cui tanto si parla. A volte anche i famosi obiettivi che uno si dà mi sembrano quasi dei riempitivi di vuoti.
Cara Cinzia…. equilibrio è sinonimo di fiducia in se stessi…. e trovarlo è più difficile di quanto si crede… Ci sono momenti in cui pensi di averlo raggiunto… altri in cui sembra crollare tutto di botto… e ti ritrovi al punto di partenza.. Non penso però sia una questione di età…. ma di personalità e carattere…
Per molti versi siamo simili ….a parte avere la stessa età. In tutti questi anni ho sempre cercato attraverso l’esperienza, gli errori…. di superare la mia insicurezza ..ma poi mi ritrovo puntualmente in situazioni in cui perdo il controllo…e mi arrabbio con me stessa perchè riaffiora sempre quella maledetta paura di essere abbandonata o di dover prendere la decisione di abbandonare.
Questa maledetta paura che mi ha fatto commettere tanti errori e nn mi ha consentito di gestire con serenità le mie storie.
Se sono a questo punto non è dipeso dagli altri ma unicamente da me stessa.
Cara Cinzia non so se riuscirò a venirne fuori, di certo ce la sto mettendo tutta e oggi non mi voglio abbattere …. spero solo di riuscire a trovare la mia strada…..(…prima della pensione!! ;D)
Ad averla la pensione:)!
Cara zoe ti do di nuovo ragione sul fatto che si tratta di carattere e non di età. Però quando mi guardo allo specchio e vedo qualche ruga, qualche capello bianco… e poi consulto i concorsi e leggo max 35, max 32 anni d’età… e poi penso alla questione figli… bè non posso dire che l’età non abbia un peso. Conosco donne di 40 anni che ribalterebbero il mondo e molte di venti per cui è fatica il solo respirare. Conosco donne sole di ogni età, che, almeno all’apparenza, hanno raggiunto equilibrio e serenità, eppure non ce n’è stata una che m’ha detto che non vorrebbe un compagno di vita e che non ha ancora smesso di cercare e sperare (e parlo anche di donne di 70 anni). E tutte hanno chiuso con la solita frase a me rivolta in modi più o meno intelligenti “sbrigati che il tempo passa”. Ora Luna giustamente dice di non vederci con gli occhi degli altri o lasciarsi condizionare. La Caselli cantava “cos’è la vita senza l’amore?” Ok amore inteso in senso lato, di una passione che ti riempie la vita e già non sarebbe poco averne una qualunque essa sia. Però in tutta onestà se vedessi una persona a cui voglio bene, serena e appagata ma sola senza un amore inteso nel senso di compagno/a, sarei contenta per lei per alcuni versi, ma comunque spererei tanto che potesse trovare una persona da amare e che la ami.
@Cinzia,non conosco il tuo passato ma per me sei una donna molto saggia e romantica.E’ un peccato che le persone come te debbano faticare a trovare la meritata stabilità sentimentale; ti prego solo di non chiuderti e non arrenderti,ogni età ha il suo riscatto credimi.
“sbrigati che il tempo passa” è una frase che i vecchi ripetono spesso alle proprie nipoti/figlie… c’è un fondo di verità nelle loro affermazioni,magari intese come : “da ragazza hai sempre fatto la schizzinosa,magari respingendo brave persone ma esteticamente non eccelse,e adesso che stai invecchiando cerca di essere meno critica.In fondo quello che conta in una persona,è ciò che ha dentro,non la forma del suo naso o dei suoi muscoli,piuttosto che la statura da atleta”.
Non sto dicendo che tu ti debba accontentare,nè voglio insinuare che tu sia stata una civetta.Ho visto dalla tua lettera che sei stata lasciata e che avresti voluto creare qualcosa di bello e stabile,ed eri con la persona sbagliata…ecco,questo mi ha impressionato della tua storia,a parte il resto: una donna seria,motivata,come ce ne sono rimaste ormai poche in questa società allo sfascio,non meritava quello che hai subìto.
Eppure sono sicurissimo,direi certo,che se non demorderai sarai ripagata… vedrai,tornerai su questa stessa lettera a darcene conferma.
Auguri 🙂 .
Oh Cinzia
basta con tutti questi pensieri negativi altrimenti ci fai l’abitudine !!!!Sai quante volte i miei nonni mi dicono frasi del tipo ” sbrigati che il tempo passa”…detto tra me e te… hihihhihihi hanno paura che rimanga zitella!!
E vabbè loro, per ovvi motivi, hanno questa idea. Vorrebbero partecipare al mio matrimonio…. pensano sia necessario sistemarsi…..soprattutto ad una certa età!!! Ad ognuno però…. la sua vita ed i propri pensieri.
Quindi Cinzia preoccupiamoci di meno di ciò che pensano gli altri e piano piano andiamo avanti perchè penso che entrambi abbiamo tutte le carte in regola per essere felici…. ;D
@Caracolito grazie per il sostegno. Sull’argomento uomini la faccio breve, l’unica cosa che fondamentalmente guardo e su cui non prescindo è la testa. Se l’uomo ha una bella testa (testa nel senso di quello che ci sta dentro:)) poi scatta tutto, almeno per me è così. Per cui per farmi piacere un uomo devo avere occasione di conoscerlo e tutti quelli che conosco come già detto sono impegnati. Non è che lo dico per piangermi addosso è così. Poi se voi mi dite “cerca allora di conoscere uomini liberi!”… ok è un altro discorso.
Sulla mia vecchia storia lasciamo stare, si dice che il tempo guarisce ogni ferita…
Ricambio gli auguri e spero che anche per te le cose possano andare meglio.
@Zoe, no no niente pensieri negativi, teniamo alta la guardia! 😉 Periodo difficile quello si! Non mi preoccupo tanto di quello che pensano gli altri ma… e se avessero ragione?! Se ci fosse un punto di non ritorno, se stessi sprecando il tempo, se dovessi avere dei rimpianti, se non stessi facendo abbastanza, se poi fosse troppo tardi, se un giorno me ne dovessi pentire? Non so se rendo l’idea…
Cara Cinzia
io ti capisco…. ma pentirti di cosa? se fosse troppo tardi?
Tutte queste cose non le puoi programmare, nè avere l’ansia e la paura di realizzarle…. è importante che esista il desiderio… ma non l’ossessione… Mio Dio!! ….e se non avrò mai un figlio , e se non troverò un compagno…… é possibile! …. ma f.se é possibile anche il contrario … Non ci sono certezze… nn ne abbiamo …. ma, ti ripeto con serenità, dobbiamo innanzitutto orientarci v.so ciò che ci fa stare bene e di certo non avvicinarci a uomini sposati o impegnati… quello ti allontanerebbe ancora di più…. La vita è così bella imprevedibile e dolorosa , molto dolorosa….
Basta con i dubbi, i pensieri negativi… rivaluta tutto ciò che c’è di buono nella tua esistenza e vedrai che l’umore cambierà in positivo. Cerca di affrontare le difficoltà con uno splendido sorriso e vedrai che le persono che hai vicino saranno contaggiate dalla tua positività…. E’ solo questo che ci manca niente altro.
L’età è un limite mentale
Ok Zoe ci sto provando, nel senso che non mi arrendo cerco, parlo, esco, chiedo… sorrido. In questo momento mi sento un pò vulnerabile, psicologicamente fragile e se capita qualcosa di spiacevole, per quanto piccolo e insignificante possa essere l’episodio, mi sento scendere un pò più giù anche se magari solo di qualche millimetro… però. Per il resto sto cercando di vedere come dici tu i lati positivi e farmi forte di questi e costruire su di essi le mie certezze e sicurezze. Ho degli obiettivi in cui cerco di mettere più entusiasmo e buona volontà di quanta non me ne venga, per ora, in modo naturale. Cerco di godere delle piccole cose, che ne so la lettura di un bel libro, un buon piatto ben cucinato… Per il resto provo a mantenre il controllo della mia esistenza, anche se dare una direzione non è facile un pò per la situazione contigente che tutti stiamo viendo e subendo, un pò proprio per la confusione che ho in testa.
Speriamo di avere presto tutti delle novità positive!
Cinzia hai detto bene : “mantenere il controllo della mia esistenza”
penso sia questa la chiave ….
per fare questo è necessario avere una vita propria, una vita piena di interessi… e come stai facendo… riuscire ad assaporare le piccole cose, i momenti semplici…. ieri per esempio me sò magnata uno spaghetto alle vongole spettacolare e di fronte avevo….. il mare !!
Te pare poco!!?? hihihihihi
Ci siamo capite vero?
Beh l’appuntamento è per le novità positive allora…
Ciao 🙂
Cinzia, scusa se dirò delle banalità, però:
capisco cosa intendi quando dici controllo della propria esistenza (e anche i quesiti che ti poni), credo, però continuo ad avere l’impressione (magari straerrata, e non è un giudizio…) che forse sia proprio l’eccesso di controllo sulla tua vita, seppure in forma di pensiero, a stressarti e costarti tante energie.
Mi riferisco per esempio al pensiero: e se stessi davvero sprecando il mio tempo verso un punto di non ritorno?
Credo che il vero spreco, anche se è corretto farci delle domande, cercare e trovare le nostre risposte, ascoltarci e sentire le nostre priorità, sia fare pensieri di questo tipo, ma nel senso che cosa potresti fare di diverso se non vivere?
Non è che puoi fabbricarti un amore, un padre per i tuoi figli con il das.
Ciò non lo dico nel senso negativo, ma in senso positivo.
E’ ovvio che il pensiero “vorrei l’amore” ci sta, ma “sto sprecando il mio tempo” non vuol dire niente.
Non lo stai sprecando, stai vivendo il tuo tempo, per quello che è in questo momento. Oggi. Certo, se tu restassi chiusa in casa aspettando che l’amore arrivi bussando alla porta e a piangerti addosso, in un certo qual modo, forse, staresti sprecando il tuo tempo (ma perché non vivresti, o vivresti in totale chiusura pur parlando di apertura… fermo restando che anche in quel caso staresti usando il tuo tempo come in quel momento ti viene), ma non mi pare che tu stia facendo così.
Io, invece, vedi, credo che ci siano persone che veramente, per loro ragioni, possono benissimo vivere una fase della loro vita in cui stanno bene da sole. Magari tu pensi che a loro farebbe bene, meglio avere accanto un amore, e invece loro stanno davvero meglio come stanno. Perché quello è il loro tempo che stanno vivendo, e lo sentono così.
Per quanto riguarda i limiti d’età nelle inserzioni di lavoro trovo anch’io che siano assolutamente “anacronistici”. In un mondo/sistema in cui le persone cercano lavoro a qualsiasi età, purtroppo, poiché la gente può trovarsi senza lavoro in un’età in cui una volta in teoria si era sistemati, questi limiti d’età non dovrebbero esistere. A meno che non abbiano veramente senso. Ma non hanno del tutto senso nel momento in cui una signora in pensione, over 60, mi raccontava l’altro giorno che va tre volte alla settimana a fare le pulizie con una ditta perché la pensione non le basta.
Lei prende la cosa con grande solarità, però resta il fatto che siamo in un Paese in cui da giovane sei vecchio per gli annunci e a over 60 puoi spaccarti la schiena, in nero o in bianco che sia, perché con la pensione non ce la fai.
I limiti d’età poi non sono per la tua età, ma sono, per quel che ne so, per le agevolazioni che i datori di lavoro hanno entro una certa fascia d’età. Cosa che non ha senso tanto più, appunto, se sei in un paese in cui comunque devi ragionare con l’elasticità mentale di un ragazzo anche all’età della pensione.
Inoltre (ma sarebbe un lungo discorso sul sistema)
i più giovani hanno diritto di poter avere un lavoro per andarsene di casa, essere indipendenti, ma quei limiti d’età a cui fai riferimento sono tanto più assurdi visto che alla tua e mia età le persone molto spesso devono comunque pagare un affitto, un mutuo, o tengono famiglia.
In realtà viviamo in un momento storico in cui non esiste una fascia veramente “al sicuro”, a meno che i genitori e i nonni della nostra generazione non abbiano una loro stabilità. Accade però che in una famiglia, tra le varie generazioni, non si capisce chi dovrebbe poter sostenere chi, mentre (non so se la cosa sia andata in porto) un esempio pratico mi sembra la storia dell’imu seconda casa sulla casa dell’anziano in casa di riposo. Quando un anziano va in casa di riposo (oltre a tutti gli aspetti fortissimamente emotivi del caso) i costi per la famiglia sono altissimi, anche se la pensione dell’anziano copre in parte o totalmente la retta (cosa difficile, per ciò che ne so), e quindi perché non vessare questo nucleo famigliare anche con l’imu seconda casa?
Ciò non lo dico per deprimerti maggiormente, ma per dirti che hai l’età che hai e l’età che vivi e alcune cose riguardano te (cioè il fatto che in questo momento non hai una relazione, però forse un giorno guarderai la fine della tua relazione in modo diverso, chissà, cioè ti accorgerai che è stato meglio così, Ovviamente questo non lo so, ma se lui ha tirato il cu… indietro comunque non era sulla tua stessa lunghezza d’onda direi), ma ogni generazione oggi, temo, ha di cosa preoccuparsi, incazz… e lamentarsi.
Non sto parlando di mal comune mezzo gaudio, ma del fatto che se ti ci metti pure tu a darti addosso per l’età sei a posto, anche perché in te (è anche naturale visto il momento tuo) si intersecano considerazioni a più livello e percezioni a più livelli, per cui metti insieme la ruga e un capello bianco (enfatizzando la cosa per il tuo stato d’animo) con la domanda di lavoro e la mancanza di un partner. Ma sono in realtà cose diverse.
La cosa che proprio non ti devi dire è che sei sbagliata tu, che non sei riuscita e tu a costruire una serie di cose.
Hai fatto un percorso, giorno dopo giorno, e oggi vivi il presente.
Guarda che io capisco la sensazione che dà la crisi personale all’interno di una crisi generale, te l’ho già detto.
Molte cose sono cambiate nella mia vita rispetto ad anni fa, come ti ho già detto avevo la relazione consolidata già giovanissima, ragionavo secondo l’amore e per due, anche nelle mie scelte personali (non fosse altro perché era la mia vita, e nella mia vita c’era lui e c’eravamo noi due). Poi invece è successo un grande casino, una rivoluzione. Non sono certo l’unica che ha dovuto fare i conti con un cambiamento, anche molto radicale. A suon di “botte” mi sono resa conto che vivere il presente, giocoforza, è molto più costruttivo che vivere di “se”. Sopratutto quando il presente richiede una tua grande attenzione, energia, per vivere ciò che è al meglio possibile. Baci