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Coraggio ragazzo (con una provocazione…)

di ventolibero

Views: 24 - Views e voti dal 14 agosto 2026.

Come valuti questa lettera?

Non serve programmare l’esistenza, ma nemmeno sforzarsi di non programmarla. Laissez-faire, lascia andare.
Se pensi che il vento spiri da ovest poi ti meraviglierai che provenga da est, ti sembrerà un dispetto e persino una maledizione, un segnale negativo di uno dei tanti “dei”. E tutto è dovuto alla previsione di un imprevedibile. Puoi giungere a pensare che esiste una norma che garantisce la tua speranza e la tua previsione, invece, è solo una presunzione stolta di conoscere non solo il passato perché è capitato, ma il futuro che ancora si ignora se ci sarà. E il vento, il vento libero, forse non spirerà più, perché è morto chi doveva soffiare o si è ammalato colui che lo doveva dirigere.
Non devi programmare nulla, ma neppure devi non programmare: è tutto inutile, anche ciò che appare indispensabile per dare un senso alla vita.
La vita e il vivere forse non hanno senso, ma tu lo puoi solo cercare senza mai trovarlo e, lo dovessi incontrare e trovare, non sapresti riconoscerlo perché certo non sarebbe quello che ti aspettavi, quello che soltanto meriterebbe per te la denominazione di senso. Non ha senso cercare un significato e ancora meno pensare di averlo trovato; e guai a trovarlo, perché da allora devi per forza prevedere e non verificare.
La vita la si deve solo vivere senza fatica, senza attese, senza dannazione, senza speranze, senza prospettive, senza l’obiettivo di trasformarla in un “successo”, in una realizzazione “grandiosa”.
Sei un passante in questo mondo, su questa terra, un passante che incontra altri passanti, osserva solo il cielo e la superficie della terra e rinuncia a “cercare una strada di stelle nel cielo dell’anima tua”. Non la troverai! Tu puoi pensare ma mai comprendere…
Non faticare, non sforzarti di organizzare: tutto scorre come l’acqua che va verso il mare, ma si può arenare, scomparire e generare arsura o alluvioni.
Un’ esistenza senza programmazione, una vita senza strategie, senza ideali né ideologie, perché richiedono di essere inventate. Osserva il mondo, non cercare di fare il mondo. Cambiare il mondo significa distruggerlo. Sistemarne i confini significa fare guerre.
Non attribuire a nessuno il governo della terra e la guida del tuo andare, del tuo peregrinare; và dove vuoi e se non ami seguire il gregge, prendi un sentiero da solo e da qualche parte arriverai. Non studiare il percorso, non analizzare l’altitudine, ignora cosa significhi salire e scendere. Abbi cura del tuo fiato corto. Prosegui se i tuoi piedi si muovono o mettiti dietro un sanno se il sonno ti chiede o ti impone di riposare o sostare.
Non eleggere un capo di governo e non togliergli il potere se se ne è cinto. Lascia fare, ignoralo e se puoi allontanarti và dove non giunge il suo imperio. Slalom e dribbling ragazzo. È tutta qui la tattica! Desto e lesto tra slalom e dribbling…
Coraggio ragazzo!
C’è sempre una parte del mondo dove non comanda nessuno, un’anarchia della natura, la mancanza di una società da sistemare, da regolare, da organizzare. Emanata una legge uno la seguirà a fatica e un altro la eviterà senza sapere perché, per il solo fatto di averne avuto indicazione.
L’anarchia è il regno dell’uomo, un regno senza una testa da incoronare, senza una delega da dare, senza una volontà da attribuire e poi da verificare. Guarda solo che il tuo cuore batta e che il tuo respiro faccia rumore, perché se non lo senti, non sai nemmeno se sei vivo o morto. E se ti pare di vivere, in realtà ti porti a spasso e trascini il tuo cadavere e quando senti che pesa troppo ti fermi, lo butti per terra e ti ci addormenti accanto, per sempre.
Non dare a nessuno il tuo comando, gira per il mondo e “tieni alta l’attenzione”, e se incontri un vecchio o un bambino, un manager o un dannato mostragli la tua serenità e condividila; se siedi a tavola, mangia e bevi e sorridi e parla, evita la violenza.
La violenza è il frutto e il risultato dell’organizzazione della vita, della programmazione della non violenza. Se esiste un esercito per la pace, sii certo, si faranno solo guerre. Devono lavorare cavolo. Sennò sai Brunetta, i suoi strali…
Se c’è un organismo per garantire l’applicazione della legge, da quel giorno è garantito che si perpetuerà il crimine. Chi controlla va controllato e il controllore più alto va persino ammanettato e il tuo re va perseguitato, perché non si fida di te che lo hai generato.
L’anarchia è contro il potere, l’anarchia non genera l’ingiusto delle corti di giustizia. L’anarchia è la conseguenza del non fare, del non programmare, del non voler comandare (neanche la propria esistenza) . Il comando genera disubbidienza e violenza!
I legami non vanno programmati: se giuri fedeltà a una moglie, fai il gioco delle amanti. Se pensi di avere un amico per sempre, incominci a pensare di avere scelto male. A me è capitato! Se incontri uno per strada che va nella tua stessa direzione, accostati a lui e parla, ma quando pensi di averlo conosciuto, allora salutalo e torna indietro e ripercorri da solo la stessa strada: ti sembrerà più bella e persino di non averla mai percorsa. Vivi e guarda ognuno negli occhi e poi segui il tuo cammino, continua i tuoi percorsi e osserva non l’uomo ma le stelle, oppure immergiti nel buio che, nel segreto, mantiene la tua identità e la tua generosità.
Se proprio hai bisogno, inventa un Dio capace di dare soluzione non a un’esigenza, ma a ogni più strana idea di sussistenza.
Non pensare mai di avere qualcosa di tuo, da quel momento è come l’avessi perduta e non ne sentissi più la necessità. La proprietà è la morte della necessità: cerchi sempre ciò che non hai e appena lo ottieni, lo seppellisci nel cimitero del desueto e del banale e corri a cercare ciò che diventerà desueto e banale tra un po’. Non aspirare mai ad avere, ma sempre a conoscere, anche se mai conoscerai, e tutto deve rimanere lontano e straniero da te, lontano dall’appartenenza…
Rispetta sempre l’altro perché non ti appartiene e non ridurlo mai a cosa tua. La proprietà è la morte della società e la fine della libertà. Chi ha tanto, ha pochissima libertà.
La libertà non va cercata, ma semplicemente mantenuta; se la cerchi è segno che non la conosci.
E se pensi di conoscere l’uomo e il suo pazzo mondo, affacciati sul tuo e capirai e saprai l’abisso quanto è profondo…
Vedi? È tutto complicato a meno di non vivere al buio, in una notte continua. Ma tu, tu la cerchi la tua luce?
Coraggio ragazzo…
Sinceri auguri a te, per tutto, per ogni cosa, per la tua sensibilità, per la tua vita. Non sprecarla, non buttarla, non umiliarla!
Alessandro

Data di pubblicazione: 31 Dicembre 2010

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Categorie: - Attualità

63 commenti

  • 1
    Route66 -

    Non so se quel ragazzo sia io. L’ho pensato per lo scambio, il confronto che abbiamo avuto nel contesto dei commenti ad una lettera molto sofferta. Stavo per ringraziarti e salutarti. Lo faccio ora, in calce a questa tua lettera. Mi hai dato un momento di verità e di riflessione su me stesso, non facile, ma per cui ti sono profondamente grato. La paura di perdermi rimane, è più forte. Ma torno alla mia vita, a una vita reale e che non esiste solo nella mia testa, cercando di non umiliarla e di viverla, come dici.
    Ti rivolgo un sincero saluto,
    Davide

  • 2
    Route66 -

    Il tuo scritto è molto intenso e complesso perchè lo comprenda subito. Le tue parole mi rimangono dentro. Le dovrò elaborare, capire, fare mie, perchè trovo una verità in esse. Nella mia presunzione penso sempre che sia rivolto a me, ma comunque mi ritrovo. Non ti voglio disturbare ulteriormente. Non aspetto una tua risposta. Mi hai già dedicato un’attenzione che non meritavo. Solo che dovevo rispondere con la stessa onestà che, in modo disinteressato, mi hai dimostrato nei tuoi commenti. La domanda che sento come una provocazione è “e tu, tu la cerchi la luce?”. Ti rispondo che ne ho bisogno, della luce. Ma questo è normale. E’ parte di ogni essere umano il bisogno di luce. Chi non ha bisogno di luce? Ma la cerco?. No, non penso. Finora non l’ho cercata. Ho finto. L’ho cercata dove sapevo di non poterla trovare. In questo modo potevo giustificare il mio vagabondare senza meta, dirmi che mi impegnavo, che il mio tempo lo impiegavo verso un fine. Ma era un vile alibi. Il bisogno però si faceva sentire. E allora, come un satellite spento e freddo, uscivo dal mio isolamento per accostarmi ad un sole da cui farmi riscaldare e illuminare di luce riflessa. Sole che diveniva per me un’ossessione, che volevo possedere e imitare. Per poi discostarmi furtivo, non avendo nulla con cui contraccambiare quell’energia donata senza chiedere nulla in cambio. Così ho mascherato il mio vuoto. Attingendo senza creare. Cercando dove sapevo di non poter trovare ciò che mi avrebbe reso responsabile di una mia vita. Ora l’unico passo che ho fatto è allontanarmi da ciò che mi faceva male. Cercherò di ripulirmi dai rifiuti lasciati da questi anni. E lasciare che il tempo scorra tranquillo, senza gorghi che mi trascinino in fondo, e nemmeno paludi, senza barriere artificiali, un fiume che scorre e che, perchè è il mio fiume, mi porterà, con il suo corso naturale, dove avrò un senso, senza più un mio intervento violento che ne possa modificare la sua natura, ma ascoltando ogni suono, dando valore ad ogni incontro, percependo ogni sfumatura che mi possa arricchire. Spero sia così.
    Con grande riconoscenza e gratitudine, mi congedo da te, Alessandro. Davide

  • 3
    ventolibero -

    Caro Davide,non darti pensiero di avermi “disturbato”,confronto volentieri con te le mie sensazioni,le emozioni che mi prendono,i sentimenti che mi agitano.Sono solo in questi giorni,ho i miei (che altri non sono che mamma e nonna…mia sorella chissà dove agita il suo male di vivere)a Genova,da una zia,sorella del mio immensamente amato e mai dimenticato nonno Lorenzo.Avrei potuto passare questa serata di euforia e gioia falsa e artificiale coi miei amici di sempre,con quelle tre teste matte che sono Cesare,Lorenzo (un altro) e Gianmaria,ma proprio non mi andava.Perchè,mentre io sarei stato nelle mie liete stanze dove celebrare la liturgia del convenevole e del vuoto,altri,girato l’angolo del locale,nella sua più prossima strada,stanno stramazzando al freddo minacciati da un overdose,dal freddo,dalla miseria e dall’abbandono…Io,per mia dannazione,sono un medico e francamente,perdona il mio linguaggio,di brindisi,spumanti e panettoni me ne sbatto i co......!Mi sono messo a bordo della mia stramaledetta seat leon e sono andato giù fino a Santa Maria di Leuca.Per fortuna però,solo gente lieta,solo giovani volti felici e rilassati,solo euforie e eccitazioni da pubescenti.Non ho dovuto,per fortuna,fare il “missionario”.Altre volte mi è capitato invece,perchè non ce ne frega un c.... degli altri,ma gli altri siamo noi.Ascoltavo proprio questa canzone in auto.Avevo bisogno di sentirmi vivo,perchè sto inpegnando una vita per dare una possibilità di vita agli altri ma sto accorgendomi che ora,nell’esiguità dei mei ventotto anni di vita,rientro in casa che mi manca il fiato per respirare.Sosto un attimo a pensare su di me e mi dico “io ascolto tutti,cerco di comprendere e essere vicino,ma a me,a me chi c.... mi comprende e mi è vicino?”.Se vuoi che sia ancora più schietto e sincero,ti dico,con molta franchezza,che se questa sera mentre passeggiavo sul lungomare,mentre in cielo si agitavano luci false e bugiarde,avessi avuto a disposizione una pistola,beh amico credimi,non sarei qui a scrivere queste stronzate.Ho scelto un mestiere che non è adatto a me,al mio carattere,alla mia concezione dell’uomo e della vita ma ormai non riesco più a rinunciarne.E mi sento inutile,vuoto,incapace,impotente e manchevole.Sento lo scorrere dei miei giorni come una sopravvivenza e non come la costruzione quotidiana di un senso e di un valore da attribuire alla vita!

  • 4
    ventolibero -

    Ogni sforzo,ogni impegno,ogni scrupolo li sento vani e privi e di risultato.Vedi,caro amico,anche uno psichiatra,uno che per “mestiere” deve ridare vita a cuori morti,può rischiare che il suo cuore si spenga,e si spenga per sempre.Ci sono cose,ci sono eventi,arrivano notizie che ti devastano con la loro forza tragica e improvvisa che ti si avvente sopra con una furia che non puoi controllare. A me è capitato questo,sta capitando questo.Io,che cerco di dare forza agli altri,io,che mi sono attribuito,per una laurea di merda,questo ingrato compito,io,che a volte sono aspro e crudo ma sempre leale e sicero,e sempre intenzionato ad aiutare,ecco,adesso io,proprio per questo,a soli ventotto anni,non più stimoli,non ho più motivazioni,non ho più desiderio di combattere.Dice un poeta a me caro,Fernando Pessoa,”mi porto addosso tutte le ferite delle battaglie che non ho fatto”.Dio,quanto mi appartengono queste parole!Mia sorella dov’è,dove c.... è? Mia madre che fa,vuole vivere,vuole morire,vuole piangere? E tu,tu la senti la mia voce eh? La senti la mia voce,la senti la mia voce,la senti la mia voce eh nonno?Ti sto gridando,ti sto invocando,ti sto cercando…Mi ricordo ancora quando mi misi a correre col mio camice bianco da specializzando dal reparto dove ero applicato mentre tu agonizzavi in quello di Geriatria,ricordo che buttai a terra un ragazzo e nemmeno me ne scusai,ricordo,ricordo,non mi sono rimasti che quelli.
    Ora mi sento inutile,vuoto,perso,come tante volte è stato,ma ora non ci sei,e molte cose mancano,sono fuggite e non torneranno.
    Perdonami caro amico,perdonami davvero,non mi sono saputo trattenere e forse ti ho rattristato e turbato.Non era nelle mie intenzioni comunque…
    Quel ragazzo sei tu,certamente,ma sono anch’io e tutti coloro che cercano una propria,personalissima,strada di salvezza e di luce.
    Quanto alla provocazione,quella che tu hai colto,condensa il senso del discorso che ho voluto fare.
    Ti saluto caramente,e mi scuso ancora con te,
    Alessandro

  • 5
    Route66 -

    Non devi scusarti con me di nulla. Ringrazio il cielo che tu non abbia avuto una pistola e mi auguro che tu non l’abbia mai. Sarebbe perdere una ricchezza di cui tu non ti rendi conto di avere. Avessi io una minima parte della tua umanità, del tuo capitale di entusiasmo, partecipazione, amore, complessità, mi sentirei un uomo. Nei tuoi scritti mi hai parlato di un amico che hai conosciuto in questo blog. Il consiglio che ti ha dato è saggio. Ti devi tutelare, dare dei limiti. Non è disinteresse verso l’altrui dolore. Concediti quella pace, quella serenità che vai cercando. Nessuno più di te la merita. Non so se farai il medico o no nella tua vita. Le qualità umane le hai. Nei miei confronti, uno “sconosciuto”, hai avuto comprensione, capacità di ascolto e partecipazione. Hai quelle qualità che questa missione richiede. Ma prima di tutto sei un uomo che ha diritto alla sua felicità. Tu, che cerchi una felicità in valori e ideali di vita veri, non puoi evitarla. La tua pace, la tua serenità daranno luce al mondo. Sono confuso ed emotivamente coinvolto dalla tua storia. Ora è questo che mi viene da dirti d’istinto, e se ci penso troppo poi non scrivo più nulla. Ora pensa ad essere sereno. Non pensare agli altri ora. Se tu non stai bene, non puoi aiutare nessuno. Devi economizzare le tue energie. E una donna la troverai. E quella donna sarà una donna forte, profonda, viva come te, con cui crerai una famiglia. Concediti una speranza. Esci con i tuoi amici, senza pensare al mondo qualche volta. Il ricordo di tuo nonno ti accompagnerà per sempre e sarà per te un rifugio, dove trovare conforto. Io non ho un ricordo così. Non ho una persona che mi abbia dato un amore così intenso e sincero. Non posso immaginare il dolore per la sua perdita. Ma il suo ricordo non te lo può togliere nessuno.

  • 6
    ventolibero -

    Il guaio e che sono già medico (laurea il 29 luglio 2006 a Bologna…avevo ventiquattro anni)e anche specializzato (Psichiatria,il 14 aprile 2010,sempre a Bologna).Quanta fatica,davvero molta,troppa e sfiancante.Ma oggi vedo andare ogni cosa in fumo!
    Comunque grazie per le tue parole…grazie di vero cuore!
    Ora vado a dormire,sono stanco e logorato,e non solo nel fisico.

  • 7
    Route66 -

    Non so che parole usare, Alessandro. Non sono una persona adulta. Tu, che hai 10 anni in meno di me, lo sei. Io ti sono vicino, e sento il tuo dolore e la tua disperazione. Ma la tensione che provi ora è tensione verso la vita. Concentrati su di te. Ritrova le energie nelle tue amicizie, nelle tue passioni, nel ricordo di tuo nonno Lorenzo, che ti protegge e ti è accanto sempre. Per un periodo affronta la tua missione di medico con meno trasporto, ma senza venir meno ai tuoi ideali. Accetta il sistema come una struttura dove comunque rimani te stesso e che non cambia il tuo modo di svolgere la professione di psichiatra. Prova ad accettare quelle regole come un dato di fatto che non puoi cambiare, che non dipende da te. La società è questa e in essa bisogna vivere per portare avanti quello in cui crediamo. Sei all’inizio della tua missione di medico, e devi impiegare tempo per conoscere quel mondo, come agire dentro quelle regole. Tu sei un vero medico. E’ quello che sento. Avessi incontrato uno psichiatra come te, sarei uscito da questa apatia in cui sprofondo. Hai molto da dare. La scelta di medico è una scelta giusta. Se non riuscirai a sopportare il sistema, hai altre scelte che, come medico, puoi fare.
    Tu la luce La cerchi dove la puoi trovare. Tu sei vivo. Il dolore che provi ora, la disperazione che hai lo dicono. Non sei manchevole. Chi si limita a se stesso e al proprio piccolo orticello non si sentirà mai manchevole, sarà sempre soddisfatto e felice. Ma manca di umanità e di verità. Vorrei dirti qualcosa di vero, di non banale. Ma non ho la tua capacità. E’ stato stupido dirti, di fronte al tuo dolore,di ignorarlo. Non posso nemmeno immaginare quanto profondo sia. Ora impiega le energie che dai agli altri per accettarlo. Permettiti di piangere e incazzarti, come hai detto a me. Ma tu hai un futuro. Hai un futuro. Hai 28 anni, sei una grande persona, e hai un futuro e una vita che, forse, sta iniziando ora, da questa disperazione che deve trasformarsi, dopo anni di sofferenza, in una tua forza.
    Con stima e una profonda e sentita partecipazione,
    Davide

  • 8
    Route66 -

    Mi chiedo quanta sia la forza che ti permette di sopportare i tuoi recenti e più antichi dolori e di vivere così intensamente e in modo così vero e partecipe la tua missione di psichiatra. Ho letto una tua lettera e i commenti successivi. Le mie parole sono piccole rispetto alla tua umanità. Non tenere conto di esse. La rimpiccioliscono solo per pensare di poterla capire. Non posso consigliarti nulla, ho sbagliato a farlo, perchè non riesco nemmeno a comprendere quanto sia grande il sacrificio che comporta in una giovane vita tutto questo. Quello che ti lascio di vero è la stima, la mia condivisione e partecipazione, la mia sincerità nel dire di avere incontrato nel mio cammino un uomo, un medico, uno psichiatra di un animo così grande da contenere e accogliere in sé il mondo, le sue bellezze e i suoi dolori. Concludo dicendo e ripetendo che tu sei già un Vero Psichiatra, come dovrebbero essere gli Psichiatri. Franco Basaglia, di cui parli, era uno psichiatra. Continua ad esserlo, nel modo in cui lo fai. Avessi avuto te come psichiatra, invece di quei cosiddetti medici incontrati al centro psico sociale, mi avresti salvato. In quel momento avevo bisogno di parole come le tue, appassionate, colme di senso della vita, della fatica, delle lacrime, della possibilità di una sconfitta, ma anche della necessità di tentare perchè è questo che la vita richiede.

  • 9
    erika -

    Grazie!Non ho mai incontrato persone come voi,sapere che esistete mi fa emozionare.Scusate l’intromissione,ho approfittato di voi…fossi capace di regalarvi un sorriso vero..

  • 10
    toroseduto -

    Mio caro amico, lasciare un commento alla tua lettera , mi fa sentire come al solito; una voce fuori dal coro. Tu parli di crisi giovanili, dovrei limitarmi a leggere i commenti di chi è più giovane di me. Mentre leggevo è saltato fuori un passo della Bibbia, si è insinuato nella mente un ricordo lontano, un qualcosa che potrebbe essere il rovescio della medaglia di quello che tu, con i tuoi 28 anni hai cosi magistralmente descritto. Sai che non mi piace stare sugli spalti devo scendere in campo, devo prendermi la mia razione di calci, perché apparentemente esco fuori tema e rifugiarmi in una cosa che normalmente aborrisco: ricorrere alle citazioni. Ma in questo caso, dal mio punto di vista,non riuscirei a rendere meglio l’idea dello scrittore sapienziale.
    QOELET (Ecclesiaste) dal vecchio testamento.
    LA VECCHIAIA- Ricordati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni tristi e giungano gli anni di cui dovrai dire: “Non ci provo alcun gusto”, prima che si oscuri il sole, la luce, la luna e le stelle e ritornino le nubi dopo la pioggia; quando tremeranno i custodi della casa e si curveranno i gagliardi e cesseranno di lavorare le donne che macinano, perché rimaste in poche; e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre e si chiuderanno LE PORTE sulla strada; quando si abbasserà il rumore della MOLA e si attenuerà il CINGUETTIO degli uccelli e si affievoliranno tutti i toni del canto; quando si avrà paura delle alture e degli spauracchi della strada; quando FIORIRÀ IL MANDORLO E LA LOCUSTA si trascinerà a stento e il CAPPERO non avrà più effetto, poiché l’uomo se ne va alla DIMORA ETERNA e i piagnoni si aggirano per la strada; prima che si rompa IL CORDONE D’ARGENTO E LA LUCERNA D’ORO s’infranga e si rompa l’anfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo e ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato. Vanità delle vanità, dice QOELET, e tutto è vanità”.NOTE- Le porte sono le labbra, la mola è la bocca; il cinguettio è la capacità uditiva. Il mandorlo che fiorisce indica i capelli bianchi; la locusta, i piedi; il cappero allude ai bollori della libidine; la dimora eterna è la tomba. Il cordone d’argento e la lucerna d’oro s’infranga e si rompa l’anfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo, sono immagini della morte. Aggirandomi nei meandri dei misteri della vita, ho letto e in qualchesenso“studiato” e approfondito dei concetti che arricchivano la mia sete di sapere.CONTIN

  • 11
    toroseduto -

    O era solo voglia di “capire” qualcosa di questo mistero.
    Ho passato decenni con la bibbia, e certe cose probabilmente si sono fissate in qualche meandro della memoria. Saltano fuori quando provi su te stesso quello che hai imparato da giovane. Sono portato all’amore, alla comprensione. Ho provato empatia per i miei genitori, sapevo! Ho provato empatia per il padre di mia moglie, sapevo! La stessa molla che ha spinto Saviano a scrivere Gomorra. Ha scritto perché SAPEVA. Questo è solo un episodio, se oggi riesco a guardare con distacco la mia condizione, è perché a tempo debito mi sono fornito gli strumenti. La conoscenza allontana ogni paura, riesci a prendere le distanze da qualsiasi avvenimento. Trovo difficoltà a comunicare, questo si. Con chi non sa, è meglio tacere anche se sono animato dalle migliori intenzioni.
    Ho imparato perché sentivo prepotentemente questa sfida, volevo vivere e dare un senso reale agli avvenimenti che non giustificavo, dovevo “guarire” dai mostri che hanno popolato la mia infanzia. Ci sono riuscito leggendo di tutto. L’errore che commetto spesso, quando cerco di comunicare qualcosa che ho imparato su centinaia di libri letti, esperienze vissute, di non rendermi conto che l’interlocutore non sa. Dovrei imparare a tacere, dato che non sono bravo a comunicare le cose che ho appreso. Riesco a farlo con le persone che non m’interessano (tacere) riesco meno con le persone che amo di più. Ho riflettuto molto sulle incomprensioni che spesso mi hanno paralizzato. Ho avuto bisogno di sedimentare e riflettere. La mia presunta saggezza, mi porta a sbagliare, quello che ho assimilato riguarda solo me, in quanto è stato una specie di cammino terapeutico in piena solitudine e senza metodo.

    Aggiungo che è stato molto piacevole passare 2 giorni con te qui a casa mia, cito questo fatto non a caso, perché non noto nessuna differenza tra il giovane medico che scrive su questo Forum e quella ventata di gioventù di cui è ancora piena la mia casa, spero di ricambiare la visita in primavera e…Ciao Alekos TS

  • 12
    disperazione -

    mi hai affascinata e incantanta…..davvero…sapevo che il mondo è colmo di persone sensibili,sognatrici,ma capaci di vivere la realtà e di interpretarla in maniera consapevole e di conseguenza,accettando ogni lato bello o difficile serenamente…..è quello che sto cercando di fare io ….la vita è così…pazza,inprevedibile,affascinante e a volte davvero tanto dolorosa…..credo che tu volessi entrare in punta di piedi nel cuore di tutti…..ci sei riuscito Alessandro….grazie e felice anno nuovo a te !! ……….ho letto tardi il tuo commento sucessivo…….credimi nn sei il solo a pensarla così….ma….mi sono resa conto ancora più tardi del tuo commento alla mia lettera…..sai…il mio ,mi rendo conto che è stato solo un momento di bassissimo sconforto….hai ragione,pensare di morire x un uomo è una grandissima stronzata…..nn sò cosa mi sia accaduto in questa tristissima nottata di capodanno…..riflettere fa bene…..sono ancora giovane,carina,piena di salute ed energia,terribilmente sognatrice e creativa….ho deciso di crearmelo io il mio mondo…come lo voglio io…con quello che sò di valere e le mie meravigliose creature….a quel paese tutto il resto….questa è la mia luce….e tu ?? dov’è la tua luce ?? cercala…….

  • 13
    ventolibero -

    @ Davide e Erika
    Cari amici,così mi mettete in imbarazzo! Andateci piano,vi prego.Queste paole di stima e considerazione Davide…le sento immeritate.Non dico per dire,non mi reputo,non l’ho mai fatto,una persona che “si staglia sopra la massa”,anche se cose come queste e simili me le sento ripetere spesso.La laurea,in Medicina e Chirurgia (se non il corso più duro in assoluto,certamente uno tra i più duri e difficili,che richiede costante e intensa applicazione e comunque il più lungo…)a ventiquattro anni,la specializzazione che ancora dovevo compierne ventotto,tutta una serie di situazioni che,in qualche modo,mi hanno visto protagonista o interessato nel profondo in prima persona hanno dato un immagine di me che oggi,in un certo senso,mi opprime,mi soffoca.Io sono un ragazzo normalissimo,con tutte le angosce e le incertezze di un ventottenne,gli entusiami e gli slanci di gioia e di allegria.Non sono un “genio”,uno che si distingue,uno che esce fuori dagli schemi odierni.Fa comodo agli altri vedermi così,e quando non hanno voglia di confrontarsi se ne escono con la nullità del “io con te non posso competere”.A te piace la musica,mi dicevi,mi hai citato Ligabue,di lui amo molto una canzone
    ,che suppongo tu conosca,si intitola QUANDO TOCCA A TE.”Quando tocca a te ti devi muovere”,dice questo in un suo passo.La vita,cari amici,non è facile per nessuno,posso essere un barbone abbandonato e dimenticato su una fredda panchina di periferia,posso essere un giovane medico dal brillante curriculum formativo,ma se questo percorso così esaltante ti porta a camminare per le strade che fanno da ricettacolo di queste vite che scorrono alla periferia del nostro vivere ipocrita e distratto,menefreghista,avido,arido ed egoista,ecco che allora queste differenze vengono a scomparire.La maggior parte di noi,quello di cui più ha bisogno,di cui più necessita,di cui con sgomento avverte l’intensa mancanza è l’amicizia.Ognuno di noi vuole essere e sentirsi amico,vivere quel legame fatto di fiducia,compassione e conoscenza,quell’amicizia come cè la rappresenta Wagner nel suo PARSIFAL,con queste splendide parole “durch mitleid wissend” che in italiano stanno per “sapere attraverso la compassione”.Quella capacità di essere amico che ti libera dalla gabbia limitante del tuo io,ti spoglia del tuo ego,e ti confonde agli altri,ti unisce agli altri,ti fa perdere negli altri.

  • 14
    ventolibero -

    Forse in questo sarò troppo radicale,un comportamento che mi rimproverano spesso,forse a ragione,ma è forse l’unica cosa che mi fa sentire vivo.Ma,allo stesso tempo,avverto anche le ragioni delle mie tristezze.E ogni ragione è diversa e lontana!
    Se scoprissimo le vere ragioni che ci rendono vivi,se fossimo capaci di desiderare la felicità con ansia dolorosa e incontenibile,se fossimo disposti ad ascoltare qualche voce che ancora ci incanta,ancora ci persuade,ancora ci commuove,forse avremmo più chiara la bellezza del mondo,quella che si nasconde dietro le brutture che creiamo con la disattezione,con la non curanza,con l’indifferenza.Umberto Saba parlava di “infinito nell’umiltà”,e aggiungeva: “in questo è tutta la mia forza:guardare ed ascoltare”! E poi ancora,con più splendide parole,incalzava dicendo: “qui degli umili sento in compagnia il mio pensiero farsi più puro dove più turpe è la via”.Perchè sì,sono queste vite ai margini,queste vite offese dalla follia ad esempio,che in quanto psichiatra incontro ogni giorno,a dare la “misura” del nostro essere vivi.E come diceva un altro poeta,Clemens Brentano, “la follia è la sorella sfortunata della poesia”.Ecco che allora,per poter capire,per cercare di aiutarli, questa sorella e questo fratello più sfortunati a me non servono gli psicofarmaci,i letti di contenzione,le sbarre ai muri,le porte chiuse,le fascette ai letti,e,come era uso fino a pochi anni fa ma non del tutto scomparsi ai nostri giorni,tecniche “terapeutiche” come gli schok insulinici,o le sedute di elettroschok,o magari,le lobotomie…Ma se oggi c’è sdegno verso tutto questo,dobbiamo iginocchiarci davanti alla figura bella,mite ma decisa e appassionata di Franco Basaglia,uomo dall’animo e dall’intelligenza immensa,che ha dato speranza a tanti nostri “amici fragili” che si portano “un mondo nel cuore” che non vogliamo conoscere,ascoltare e comprendere.Ma oggi,nella follia collettiva che dilaga,nella follia del mondo,c’è persino chi critica uomini di questo spessore e di questa umanità.
    Scusate,ho divagato,e facendolo ho parlato di me,solo di me,e non è giusto…
    Esprimo solo un sincero augurio a voi,alla vostra vita da vivere,alla vostra storia da costruire,alla vostra sensibilità da condividere!
    Grazie a voi…
    Alessandro

  • 15
    Route66 -

    Scusami. Devo capire ancora tutto della vita.
    Ora ti lascio.
    Un abbraccio.
    Davide

  • 16
    ventolibero -

    “La conoscenza allontana ogni paura”.E’ quello che ho sempre creduto Mario!Certo ti capita di imbatterti in situazioni che ti sfuggono di mano,nelle quali non hai il tempo per razionalizzare,per prendere consapevolezza e contezza di quello che avviene,e quando sei al principio della “comprensione”,al primo gradino della tua lunga salita,ecco che già quello che pensavi di aver assimilato,le certezze e le sicurezze di cui ti fai scudo si sfaldano e svaniscono.E poi chi “conosce” davvero? Tuttavia,credo,l’unica cosa a cui penso non si possa rinunciare è la speranza,che è un qualcosa di essenziale al vivere,e sulla sua scia capisci che occorre aggrapparsi con rabbia e disperazione a una qualche certezza,a qualche sentimento che ci dia sostegno.Passami la citazione:”i sentimenti sono dei legami:legarsi ci fa sentire uno parte dell’altro e quindi in qualche modo parti di una cordata in cui la poca forza dell’uno può essere compensata da quella dell’altro”.Bruno Callieri,psichiatra!
    Ti esprimo ancora i miei ringraziamenti per l’ospitalità,la disponibilità e l’amicizia che hai avuto nei miei confronti.Sarà per me un privilegio poterti avere ospite,quando tu vorrai,nella mia abitazione e condividere con te,altri giorni di incontro di pensieri,confronti,confessioni,e anche solo il piacere di ritrovarsi e stare insieme…Ti saluto caramente!
    Grazie a te “disperazione” (ma i motivi per avere SPERANZA,per vivere la tua luce li hai,lo dici tu stessa…coraggio quindi,coraggio,costruisciti il tuo mondo sereno e vero con fiducia e impegno).Lascia che ti citi De Andrè:Passa il tempo sopra il tempo/ma non devi aver paura/sembra correre come il vento/però il tempo non ha premura/piangi e ridi come allora/ridi e piangi e ridi ancora/ogni gioia ogni dolore/puoi ritrovarli nella luce di un’ora…Bussa alla disponibilità dell’amore,potrà succedere che si apra qualche porta,e che tu sia la benvenuta! Buon anno a te…

  • 17
    ventolibero -

    Ci tengo a dire un’ultima cosa a Davide: tu non hai bisogno di essere “salvato”,certo non sarei in grado di farlo io poi.La salvezza di ognuno di noi è solo nel nostro cuore,quando il suo affanno ti fa capire che da soli non si può vivere,perche l’umana avventura dell’esistenza non è solitudine e ritiro ma condivisione,appartenenza,attaccamento…sentirsi vicini e facenti parte di un mondo dove troppi umani destini si sentono già persi,già morti.
    Il desiderio di vivere è come un anelito affidato alla salmodia dello scirocco,e tu,come me,come noi,come tutti,sei “un’anima salva”,sempre per non far riposare Faber questa notte,in un moto infinito che corre,fino a sciogliersi nel mare.E il nostro approdo è sempre quello di avere consapevolezza della forza e delle lacrime che,magari,come a me è successo e succede ancora,si possono riconoscere una sera d’estate sotto gli ulivi argentati dalla luna.
    In conclusione,grazie amici,grazie per la vostra partecipazione,per la vostra attenzione,per le vostre lotte…
    E dato che l’amico Mario (anzi Marius…) mi cita la Bibbia,la mia “preghiera” più costante è questa,tratta dal libro del profeta Isaia: SENTINELLA, QUANTO RESTA DELLA NOTTE? (Is 21,11).Prima o poi la notte tramonterà,e il buio scomparirà oltre l’orizzonte,e una nuova alba tornerà a risorgere.L’importante è che le nostre mani siano sempre prive di una pistola,che non abbiano a maneggiarla mai…
    Alessandro

  • 18
    Roue66 -

    Ho sbagliato tutto. Ho sbagliato tutto. Ho sbagliato tutto. Ho sbagliato tutto. Ho ingannato tutti. Ho ingannato tutti. ho ingannato tutti. ho ingannato tutti. Falsa Vittima. Parassita. Falsa Vittima. Parassita. Fallsa vittima. Falso. sono. Falso sono. Falsa vittima sono. Falso. Parassita sono

  • 19
    toroseduto -

    No Alessandro, non ti ci vedo proprio con una pistola in mano, piuttosto un cannone! Naturalmente caricato con la tua immensa voglia di combattere la tua battaglia personale contro gli schemi prefissati e i tanti sapientoni del nulla! E tu ci riuscirai, in un modo o nell’altro! Ricordati della promessa che mi hai fatto di leggere quel libro. Magari quando lo avrai finito potremo parlarne in privato.
    “Sogna ragazzo sogna” Ciao Mario

  • 20
    toroseduto -

    @ Davide. Non credo che tu sia falso al 100 x 100. Questa tua uscita quasi paranoica è preoccupante (non voglio rubare il mestiere ad Alessandro) ma il modo in cui l’hai espressa esprime un reale malessere, mi piacerebbe sapere cosa ti ha spinto a mentire su qualcosa e cosa realmente provi. Prova a ricominciare daccapo e dire la verità, come vedi siamo tra amici, e scagli la prima pietra chi su questo Forum per rendersi interessante, non ha sparato qualche balla!
    Cosa ti ha spinto a venire allo scoperto? Il clima pacato di Alessandro,il constatare che tra me e lui c’è una reale amicizia, al punto che ci siamo incontrati di persona, qualche altro intervento, c’è tempo e modo di recuperare, non scappare via, resti anonimo fra anonimi. Nessuno è in grado di giudicare, io vedo una richiesta d’aiuto nel tuo messaggio, coraggio! Sputa il rospo, ne discuteremo fra amici in difficoltà. Ti abbraccio, Mario

  • 21
    ventolibero -

    “E ti diranno parole rosse come il sangue,nere come la notte…ma non è vero ragazzo che la ragione sta sempre col più forte…chiudi gli occhi ragazzo,e credi solo a quel che vedi dentro…STRINGI I PUGNI ragazzo,non lasciargliela vinta neanche un momento…e poi…e poi copri l’amore ragazzo,ma non nasconderlo sotto il mantello,a volte passa qualcuno,a volte c’è qualcuno che deve vederlo!…e poi…e poi
    SOGNA ragazzo SOGNA…fallo soprattutto quando SALE IL VENTO NELLE VIE DEL CUORE…”.Non ti fermare,non ti abbattere,non ti arrendere!
    Non sei daccordo,Davide? Cos’è che ti angoscia,cosa ti fa disperare,cosa ti opprime? Prova ad accendere una luce sulla tua stanchezza,senza sperare o scomodare i miracoli,ma affidandoti sempre alla SPERANZA.Coraggio ragazzo!Coraggio!
    Mario,la battuta dei pistoni e del PISTOLA alla “milanese” (quale io sono davanti a un esperto di pistoni,per l’appunto…)la ricordi però vero? Così,tanto per farci due risate…ci vogliono ogni tanto!
    Comunque,si tratta di sapientoni e eroi del nulla,eroi della loro vita comoda (per fare il verso a Vendola…che parla di “eroi della loro vita amara”),eroi nel loro mondo saturo di vuoto e false e facili certezze,eroi delle emozioni spente (chimica e elettricità…i veri eroi sono quelli che,costretti a questo,riescono comunque a tenerle accese,vive…e già,l’uomo,il suo dolore,la sua felicità,sono più forti del laboratorio…),eroi senza amore!
    Sono due i libri da leggere,se ben ricordi ma,in questo caso,credo tu ti riferisca a quello di cui parlammo alla libreria Feltrinelli in stazione.L’ho già ordinato,non lo avevano in giacenza,e in settimana arriverà.Avrò certamente piacere di parlarne con te privatamente…
    Alessandro

  • 22
    Erika -

    Ciao Alessandro,vorrei dirti tante cose,ma sto qui a fissare lo schermo rileggendo le tue parole con tanta confusione in testa,un misto tra ammirazione e consapevolezza di non riuscire a confrontarmi COME VORREI con te. Non per menefreghismo,e questo vorrei che fosse ben chiaro,ma perchè non ho mai avuto abbastanza stima di me,ma questo è un mio problema,laciamo stare. Non ti reputo un genio e non voglio essere salvata da te,questo lo dico oggi,a 31 anni,10 anni fa mi sarebbe sembrata la manna dal cielo. Oggi apprezzerei come un dono immenso avere come amico una persona con un animo come il tuo.
    Capisco il discorso dove sminuisci le differenze tra un barbone e un giovane medico,ma tu sei il medico,e quando il divario è così grande…cultura,agio ecc,il barbone(è logico parlo per me non per altri)ha molta difficoltà nel confrontarsi.Le prime cose a saltar fuori del legame sono la tua umiltà,il tuo buon cuore,la tua cultura,magari il tuo piacere nel conoscere le storie altrui e il mio bisogno di queste cose.
    Ho scritto solo poche delle cose che volevo dirti e non ho neanche letto attentamente le altre due lettere che hai scritto sul sito,ma non sempre ho la possibilità di entrare in internet e le tue parole non sono un romanzetto di Harmony…
    Praticamente ho parlato solo di me,ma volevo farmi un po conoscere.Potrebbe sembrare che stia cercando aiuto,credimi,non è così, riesco a stare bene oggi.Cerco aiuto si,come tutti credo,ma non da un medico ma da un amico. Grazie ancora delle bellissime sensazioni.

  • 23
    ventolibero -

    Cara Erika,cosa dire? Troppa grazia sant’Antonio! Cerco di cavarmela con una battuta,con una risata che vorrei provocare,con un senso di leggerezza e consapevolezza che vorrei trasmettere…Parliamo di amicizia? E’ quel sentimento,quel legame che vivi quasi inconsapevolmente,una notte d’estate magari,ti attardi a parlare con volti appena conosciuti,incontrati per caso,bisognosi di parole,da dire e da ricevere. Hai mai notato? Da un niente,da un insignificante appiglio,un discorso si estende,si dilata,ti prende,ti appassiona,ti coinvolge,e così,alla fine,di quella persona,di quel volto,di quella voce ne vuoi approfondire la conoscenza,e cerchi di crearti delle altre occasioni per rivederla ancora,per risentire ancora le sue parole,perchè qualcosa ti hanno trasmesso,perchè si sono fatte compagne di un senso di mancanza e solitudine.E allora cosa voglio dire? Il giovane medico e il barbone…Lui,che vive una vita clandestina,della quale nessuno si accorge,non vogliamo accorgercene,perchè fa da specchio del nostro vivere all’ombra della vita.La sua,è una storia che nessuno ha mai cercato di capire,una storia che forse si concluderà insoluta.Una storia che grida,che urla,che si agita nel silenzio e nell’illusione.Ma credi che la storia di un giovane medico,incerto e spaventato,sia poi così diversa? Nella sua essenzialità dico? Io cosa faccio? Non mi agito nel silenzio e nell’illusione? Potrei dirti quali sono le mie illusioni,potrei raccontarti i silenzi che incontro,e potrei raccontarti di una rabbia enorme che mi esalta e mi affanna.Ho un amico,un amico che è farmacista (già solo per questo mi è poco simpatico…scherzo scherzo),e questo amico,ogni anno,ogni estate,per circa venti giorni va in Africa,nel Ruwanda,e presta la sua opera di volontario per un’associazione che opera in tale settore.Lui sa la mia profonda avversione per questo,rispetto la scelta naturalmente,ma non la condivido.Parliamo,ci confrontiamo,diciamo lui la sua e io la mia,perchè è giusto,perchè è utile,perchè,come diceva mio nonno (eh,lui è sempre presente,c’è poco da fare…CIAO NONNO) “a nulla si arriva se mi considero,tanto si conquista se mi confronto”.E puntualmente finiamo per litigare. Litighiamo sul serio! Risultato? Sempre come diceva lui,la mia “stella immota”,”dimmi la tua che faccio la mia”.Cosa voglio dire? Che entrambi non ci smuoviamo un centimetro dai nostri rispettivi orientamenti!

  • 24
    ventolibero -

    Io ci vado pesante,e gli dico: vuoi fare il missionario? Vuoi essere solidale? Vuoi essere davvero partecipe di umani destini alla deriva? Bene: fatti un giro nella principali stazioni italiane! Vai a Roma termini,vai a Milano centrale,vai a Torino porta nuova,vai a Napoli,Bologna,Genova,Venezia ecc.Gira per i giardini di periferia di queste città,vedrai tossici moribondi su una panchina gelata,vedrai ratti zompettere sulle vesti lacere e sporche di un ubriacone violento gettato,dall’alcol e da questo schifoso mondo,ai margini di un marciapiedi in rialzo sulla carreggiata,vedrai giovani donne che per 70 euro concedono una facile e bassa goduria a pance gonfie di un “overdose di benessere” ma dalle menti bacate,dalle bocche balorde,dal cuore turpe e ignobile.E le vedrai,queste giovani donne,di ogni colore,di ogni eloquio conquistare impaurite il premio (70 euro)alla loro vita dannata… Ah…se vuoi fare il missionario! Caro mio,amico mio!
    Quante se ne vedono di queste merdose situazioni,di queste scene limite e rivoltanti,di queste voci che urlano al mondo dell’illusione e dell’apparenza.
    Don Tonino Bello parlava di “Chiesa di parte”,una Chiesa che scende,che rinuncia al suo piedistallo e si fa popolo,si confonde e coinvolge con i dannati del tempo e della storia.Allo stesso modo,certe scelte vanno radicalizzate,e senza aver la pretesa di volor assurgere ai bastioni e ai blasoni della “santità”,io voglio essere e cercherò di essere,sempre,comunque e dovunque un uomo e un medico “di parte”!
    Troppo sognatore? Troppo idealista? Troppo stronzo? Può darsi che sia un miscuglio,un ibrido,una osmosi di tutto questo. Può darsi solo una giovane vita che ha fatto delle scelte,alle cui conseguenze più gravose non se la sente di rinunciare per il solo fatto di rendersi più comoda (ma più falsa,più frustrante e meno autentica) l’esistenza.
    Pùò darsi,può darsi…ma il discorso non cambia!
    Io sono ben disposto ad esserti amico Erika,e ti ascolto,come amico con tutta la limitatezza dei miei ventotto anni,in tutto quello che senti il bisogno di dire e raccontare.
    Grazie a te!
    Alessandro

  • 25
    Route66 -

    @ Alessandro e Mario,
    quella mattina, dopo un incubo malato, in uno stato di vuoto malessere a cui reagire, ho scritto quelle deliranti parole. Sono uscite loro, d’istinto. Un click e le ho messe in rete. Forse una richiesta di aiuto, in quel momento, forse una voglia di protagonismo. Pensavo sarebbe rimasta ignorata,invece mi avete dato attenzione e incoraggiamento, di cui avevo bisogno e di cui vi ringrazio. Erano la foto esatta di come mi sentivo e di quello che c’è nella mia testa. Sono la foto esatta di quello che sto diventando. A rileggere mi spavento. Sembrano i suoni metallici di una macchina, di un robot.
    Un robot.
    Zero. Uno. Zero. Uno.
    Frammenti. Specchio rotto.
    Ragionamenti vuoti e frammentati. Sterili.
    Fahreneit 451, 1984, Il mondo nuovo.
    Aiuto. Aiuto. Ci risiamo.
    Un concerto all’Arena di Verona, in una tiepida sera di inizio Ottobre. Io con il mio immancabile zainetto e i miei jeans ormai consumati e vecchi, sugli antichi gradini di quel piccolo Colosseo. Mi sento bene. Sono fra belle persone. C’è la musica, il cielo stellato. Ligabue canta “Buonanotte all’Italia”. Mi volto. Ci sono delle ragazze e dei ragazzi. Hanno gli occhi che scintillano, umidi di lacrime.
    Stazione di Milano. Sono in cerca di “qualcosa”. E’ sera. Mi avvicina un ragazzo. Mi dice che mi porterà in un posto dove “ce n’è di buona”, a Monza. Lo seguo. Si racconta. Parla. Lo ascolto. E’ senza casa. Dorme in strada. Di notte cammina. Ha un figlio e una moglie che non vede. Gli dò i soldi prima di averla. Una volta arrivato a Monza, scappa. Mi va bene così. Io ho una casa, non dormo al freddo. In quel periodo lavoro. Sono fortunato. Non ho il coraggio di vivere, come lui. Sono un vile.
    Treni. Città dove sentirmi nessuno ma più vicino a me stesso e camminare nella notte fino all’alba. Le città invisibili. Una città fatta di fili. Ogni filo è un legame con una persona. Un legame che può durare poco, il tempo di un incontro casuale. Ma che, se vero, non scordi. Un incontro. Un sorriso ricambiato. Una gentilezza da uno sconosciuto.
    Germania. Mancano 10 giorni alla fine della stagione. Una mia brutta affermazione. Provo vergogna. Non l’affronto. Senza dire nulla a nessuno, prendo le mie due valigie e il mio zaino e cammino per 8 km nella notte, è sempre notte, sotto una pioggia battente di autunno, per le buie strade della campagna tedesca fino alla stazione.

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