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Più conosco le persone e più sto male

di Gewrekan

Saluto i lettori che troveranno il tempo di leggere queste righe che parlano di me.
Sono un ragazzo di 25 e voglio esporre alcuni miei pensieri, frutto di vicende maturate una decina d’anni fa e recentemente influenzati da alcune vicende.
Vivo in una situazione molto statica: genitori separati (uno farcito d’odio e l’altro perennemente depresso), nessun amico/conoscente (allontanati spontaneamente quando scoprii la vera natura di chi ritenevo amico) e nessuna relazione amorosa (non certo per timidezza). Questa situazione non è delle migliori ma ho imparato da tempo a tenermi lontane le sensazioni negative a riguardo.
Ho recentemente conosciuto una compagna di facoltà, carina, simpatica, solare. Abbiamo subito instaurato un buon rapporto, ci siamo visti alcune volte, nonchè constatato quante cose avessimo in comune. Ho iniziato a darle fiducia. Lentamente, anche appoggiandomi ad alcune letture orientali che sono state per me sorprendenti, ho cercato di risollevarmi leggermente da una delle più grandi crisi depressive che abbia mai provato.
Da poco, tuttavia, questa persona mi ha causato una delusione incredibile, ponendomi in secondo piano riguardo una certa faccenda.
La sostanza è che ci siamo di nuovo. Ho riposto la mia fiducia in una persona e questa l’ha gettata alle ortiche da un giorno all’altro, compromettendo tra l’altro un impegno importante relativo al mio avanzamento scolastico, lasciandomi in mezzo ai guai.

Questo non vuole essere uno sfogo causato semplicemente da una brutta vicenda. Sono anni che mi accadono avvenimenti simili (e giuro che non sto facendo vittimismo gratuito). Le persone che ho intorno mi hanno sempre tradito o deluso e nessuna di esse ha mai manifestato per me un apprezzamento che andasse al di là di semplici e vuote parole (perchè lo erano). In passato sono stato molto male per questo ed ho imparato a continuare la mia vita facendo perno solo su me stesso. Ma, per quanto io possa ritenermi forte, forse tutto ciò mi ha lentamente logorato. Quest’ultima delusione mi ha dato un altro forte colpo, poichè in quella persona ci credevo davvero.
Ora scopro me stesso a meditare sulla situazione e mi ritrovo a pensare che relazionarsi alle persone non mi ha portato che sofferenza. Sempre. Osservo la gente intorno a me e vedo che la gran parte dell’infelicità che ci attanaglia dipende quasi sempre da qualcuno: superiori, conoscenti, amanti, colleghi… D’altro canto, ritengo un’illusione pensare che la felicità sia da ricercare negli altri, nell’amicizia, nei rapporti o nell’amore. La mia felicità voglio che dipenda soltanto da me stesso, perché amicizie e amori vanno e vengono, invece “Io” ci sono sempre (ma a parole è facile…).

Quando leggo “Non odio le persone, solamente mi sento meglio quando non mi sono intorno.” (Bukowski) mi trovo in totale accordo. La gente continua a sfruttare il prossimo, per colmare il proprio vuoto, chiamando questa cosa “amicizia” o “amore”. Tuttavia io non ricerco l’amicizia o l’amore, io ricerco un minimo di serenità. Ho attraversato parecchi periodi di solitudine. La verità? Ero sereno. Non mi importava nè mi importa tutt’ora avere contatti sociali perchè, forse inconsciamente, li associo alla costante sofferenza che mi hanno sempre procurato. Quando sono solo, invece, posso dedicarmi a me stesso, posso meditare e sentirmi più in accordo con il mondo che mi circonda. Quando invece sono nella società sbocciano ansie, preoccupazioni, delusioni, sofferenze. Forse anche per colpa mia che, di tanto in tanto, rilascio la mia fiducia e le mie aspettative in alcune persone. Forse è questo il mio sbaglio.

Dipendesse da me, mi estranierei da tutti ma, se voglio avere una prospettiva per il mio futuro, sono quasi obbligato a rituffarmi nella società, a dovermi ipocritamente relazionare a colleghi di scuola/lavoro, leccaculare l’insegnante o il superiore di turno, per forza di cose rivedere ogni giorno la compagna di facoltà che mi ha deluso e chissà quante persone dovrò conoscere e a cui dovrò forzatamente relazionarmi per motivi di causa maggiore.
Non lo so… sono molto ansioso a riguardo… da un po’ ho il forte desiderio di isolarmi per qualche giorno, poi però mi chiedo: a che servirebbe? Solo a sentirmi peggio una volta ritornato nel caos cittadino…

Non riesco a trovare un assestamento in grado di donarmi un po’ di equilibrio e di serenità. Mi è altresì molto difficile capire cosa potrebbe donarmi quel poco di pace che vado cercando. Non credo siano le persone, per il semplice fatto che non sono una garanzia. Quindi vorrei riuscire a trovare la pace solo in me stesso ma non so come fare, perchè con gli altri sono quasi obbligato ad averci a che fare e le aspettative nei loro confronti ogni tanto mi sorgono spontanee. L’unica cosa che posso constatare è che più conosco gente e più sto male.

Sì, sono un po’ confuso… specialmente quando questa situazione si ripete da sempre e, in 25 anni, non è mai stata smentita.

Lettera pubblicata il 2 Gennaio 2011. L'autore, , ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.
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Categorie: - Me stesso

La lettera ha ricevuto finora 17 commenti

Pagine: 1 2

  1. 1
    luca -

    Ti anticipo subito che non ho la risposta in mano.
    Ma ti dirò,io fino a dieci minuti fa ero convinto di essere l’unico su questa Terra a pensarla così.
    Per me la società manca di una coscienza sviluppata,dell’intelligenza interna che permette di rispettare le esistenze degli altri,di capire le situazioni difficili,di evitare di distruggersi.
    In parole povere: ne ho di amici,ma non posso dire di averne di veri,dal momento che si drogano praticamente tutti,che si prendono in giro per niente,litigano al punto da volersi picchiare,oppure semplicemente darebbero via l’anima per tradirti appena volti le spalle.
    Del resto,come hai già constatato te e come sono obbligato ad ammettere anch’io,una vita da eremita nel 2011 non può esistere,se si pretende un’esistenza felice e quanto più serena.

    Secondo me però sarebbe completamente assurdo affermare che non esistano persone corrette e giuste qui,anche semplicemente dal punto di vista matematico della cosa:con sette miliardi di possiblità,vuoi che almeno una combinazione di neuroni non sia piacevole?
    E lentamente,ed è un fenomeno secondo me inevitabile,a forza di conoscere persone nuove ed analizzare ipocrisie diverse si finisce per capire e scoprire la faccia che ci sta dietro,riuscendo a scegliere i caratteri che meglio si combinano con il proprio.
    Io credo di iniziare a farcela: da un’espressione,un sorriso,un atteggiamento o una frase riesco a volte ad indovinare la personalità che c’è dietro.

    (..non ho ancora trovato qualcuno di buono)

  2. 2
    colam's -

    La penso come te, ma poi penso anche che nessuno e’ perfetto e perciò anche io ho deluso altri intorno a me, pur non essendo uno squalo di natura.

    Perciò non potendo criticare e lamentarmi di ciò che forzatamente faccio pure io, cerco di essere corretto e nello stesso tempo di non essere fesso, e tiro avanti.

  3. 3
    Darcy -

    Ciao Gewrekan, mi ha incuriosita la tua lettera perché anche io mi trovo in una strana terra di nessuno in cui sto cercando la mia stabilità interiore che qualcun altro ha distrutto. Come te, sono cresciuta in mezzo ai litigi e sono stata spesso il bersaglio della rabbia dei miei fratelli; come te ho subito tradimenti terribili. I più rilevanti sono gli ultimi due, l’anno scorso la mia amica da 23 anni, era un’altra me stessa, e quest’anno la persona che amavo da due anni e di cui mi fidavo ciecamente. Quindi i fatti della mia vita direbbero che non posso fidarmi di nessuno, né dei parenti, né degli amici, né di un amore. Però so di non poter essere felice da sola, ho bisogno di avere rapporti veri e in fondo le delusioni sono grandi proprio perché grande è il nostro bisogno di crederci. Anche tu senti in te questo bisogno, altrimenti non saresti triste, anche tu hai scritto qui, cercando in altre persone un conforto e un confronto. Non può essere una soluzione soffocare qualcosa di buono e di naturale, come il cercare un rapporto vero con i propri simili. Bisogna invece comprendere che le persone fanno ciò che possono e spesso non ci fanno del male perché ce l’hanno con noi ma perché non hanno una forza morale che li guidi nelle loro decisioni. E’ vero, sono pochissime le persone affidabili, ma io per esempio nella mia recente delusione mi sono trovata circondata anche da più persone di quanto mi aspettassi e ho capito che quando si ama molto parte di quell’amore ti torna indietro sotto forme che neanche immagini. La vita è più grande di noi, più grande del meglio di noi e anche delle nostre paure. La via che dobbiamo trovare in noi stessi è quella mediazione difficilissima tra il concedere la nostra fiducia a chi davvero la merita e il preservare i nostri ideali più veri dalle delusioni causate dagli altri e dalla nostra tentazione di diventare cinici, per non soffrire. E’ giusto rifiutare i compromessi e questa diffusa abitudine di non aver più un onore, ma bisogna anche aver pietà del limite che porta ciascuno a sbagliare, e questo vale per tutti.
    Non so se ti sono stata d’aiuto, io spero di sì! Un abbraccio

  4. 4
    Bernie -

    Se non vuoi essere deluso, l’unico modo è non aspettarti nulla da
    nessuno. Sono le aspettative riposte sulle persone che fanno soffrire,
    non le persone in se’. Le aspettative sono nostre proiezioni mentali
    che costituiscono falsamente “l’altro” e lo modellano sotto la forma
    imposta dal nostro desiderio. Questa forma tuttavia è totalmente
    virtuale e non ha nulla di concreto: quella persona è come è, non come
    ci aspettiamo che sia. Non è una questione di giusto e sbagliato:
    anche tu sei come sei e spesso avrai tradito le aspettative degli
    altri, anche se inconsapevolmente.
    Un buon consiglio che si può dare in questi casi non è certo quello di
    isolarsi, ma al contrario di correggere il rapporto di aspettativa in
    un uno senza. Un buon metodo, peraltro anche socialmente utile, è il
    volontariato. Cerca un centro dove poter interagire con gente che non
    ti può dare nulla in cambio, da cui non puoi aspettarti nulla.
    Troverai un modo diverso di relazionarti e questo ti insegnerà molte
    cose. I miei migliori auguri.

  5. 5
    misterx87 -

    scusa se te lo domando ma cos’ha fatto questa ragazza, la collega di facolta’, per tradire e quindi perdere la tua fiducia?

  6. 6
    Gewrekan -

    Grazie a tutti per i commenti.

    @Bernie
    Anche io penso che tutto questo nasca principalmente dalle aspettative che si ripongono negli altri. Se nulla pretendi da qualcuno, non potrai far altro che gioire di quello che può eventualmente donarti e non potrai rimanere deluso poichè, appunto, non ti aspetti nulla. Infatti ritengo che la mia delusione sia scaturita solo da me stesso e dalle aspettative che ho riposto in qualcuno. Il guaio è che la società ti costringe per forza di cose a relazionarti alle persone, vuoi in ambito lavorativo, scolastico, ecc. In queste circostanze mi è molto difficile non investire un minimo in aspettative altrui.
    Tu mi parli di volontariato… e forse hai pienamente ragione. Ma usciti da questo ambito, come è possibile relazionarsi al prossimo in modo disinteressato (o comunque senza aspettative di sorta)? L’unica cosa che mi viene in mente sarebbe comportarsi in modo distaccato, con un “muro” tra me e gli altri (e non è che non ci abbia pensato)…

    @Darcy
    Non lo so… le tue parole mi infondono un certo senso di speranza ma dall’altra parte sento che il mio desiderio è quello di trovare un equilibrio. E tutte le volte che mi relaziono un po’ più a fondo con qualcuno (come oltre la discussione costruttiva che sto avendo con gli utenti in questo momento), il mio equilibrio si rompe. Inizio ad investire qualche emozione, aspettative e si crea quasi una piccola dipendenza disfunzionale con quella persona. Il rischio, in questi casi, è che la relazione si rompa proprio a causa delle speranze che nutrivo nei loro confronti e di cui loro non possono niente (non è che mi si chiede di generare aspettative, sono io che le creo).
    Per questo mi sto chiedendo se conoscere le persone talvolta non sia solo un modo per fare del male gratuito a me e a loro.

    @misterx87
    Non è proprio un tradimento. In sostanza dovevamo preparare un esame insieme (di una materia per me molto difficile e lei lo sa). Dopo settimane di promesse ci siamo visti un paio di volte per prepararci. Poi mi ha detto che preferisce continuare da sola perchè con me va molto più lenta e ha paura di non riuscire a farcela in tempo (nonostante la data dell’esame fosse a nostra totale discrezione). Se ci ragiono mi dico che ha fatto la cosa “scolasticamente giusta per lei”. Ora sono nella m***a per l’esame ma quello che mi ha fatto star male è proprio la delusione nel gesto in sè. Forse per alcuni sembrerà che io abbia ingigantito… eppure mi son sentito davvero male.

  7. 7
    Bernie -

    Secondo il mio punto, avere rapporti interpersonali di quel tipo (mi
    riferisco all’assistenza a persone disabili, handicappate, emarginate
    o quant’altro) costringe a basare una relazione con qualcuno su un
    piano diverso da quello abituale.
    Qualsiasi persona incontriamo e con la quale intrecciamo una
    relazione, sia essa sentimentale o di lavoro o di semplice conoscenza,
    viene da noi inconsciamente metabolizzata e “riassemblata” in modo
    tale da renderne evidenti i difetti e le virtù.
    A seconda del tipo di relazione, tendiamo ad aspettarci da lei alcune
    azioni e/o parole e l’immagine che ce ne siamo fatti ci spinge a non
    aspettarci comportamenti al di fuori di quanto previsto. Quando questo
    accade, l’attaccamento all’immagine che si era creati in maniera del
    tutto immaginaria si rompe e ci si sente delusi e traditi.
    Questa è l’analisi di questo fenomeno secondo il mio ragionamento.
    Se questa analisi è giusta, allora il problema non è la gente ma il
    rapporto che si instaura tra le persone. Partendo quindi da una
    situazione limite (ho rapporti con te, ma non potendoti
    “virtualizzare” non mi aspetto nulla da parte tua) è più semplice
    notare quello che potrebbe passare inosservato in prima istanza.
    Una volta evidenziato, sarà automatico rapportarsi agli altri nella
    stessa identica maniera. Certo non sarà immediato, l’essere umano si
    perfeziona per successive approssimazioni. Ma è un esercizio
    importante che consente una visione più ampia del fenomeno poiché ci
    stacca da noi stessi e dalle nostre aspettative. L’unico problema è
    che rivolgerci a noi stessi è scocciante: in questo modo la
    responsabilità della sofferenza non può essere imputata a qualcuno, ma
    solo a noi stessi. Questo la maggior parte delle volte non ci piace e
    siamo disposti a perseverare nell’errore pur di poter dire che la
    colpa è degli altri. Tutto si riduce ad una scelta.

  8. 8
    Gewrekan -

    @Bernie
    Trovo la tua interpretazione molto interessante.
    Fin da subito ho realizzato come l’origine della sofferenza da questo episodio sia scaturita principalmente (e probabilmente) solo da me. Dopotutto sono io che avevo delle aspettative nei suoi confronti. Come dici tu: non mi aspettavo certi comportamenti e, quando questi si sono verificati, l’immagine che avevo della persona si è frantumata (ergo: delusione).
    Però, anche rileggendo il tuo commento, non ho ben chiaro cosa suggerisci tu per evitare (o comunque minimizzare) questa “virtualizzazione”.

    D’altro canto questo giustifica il suo comportamento? E’ lecito assicurare qualcosa ad una persona e poi cambiare opinione da un giorno all’altro? O è sempre e comunque colpa di chi si fida/si crea determinate aspettative?
    Perchè io ho fatto un esempio specifico ma lo potrei estendere a tutto il mio passato o alla maggior parte della gente che conosco. Pare sempre che più le persone cerchino di avvicinarsi tra loro e più si creino motivi per tensioni, incomprensioni, infelicità. Quando invece sono lontante stanno meglio ma cercano irrimediabilmente di riavvicinarsi di nuovo.

    Cercando di razionalizzare questi eventi (che avvengono ovviamente anche in me) ho supposto che alla fine si possa benissimo essere sereni solo con se stessi ma, erroneamente, pensiamo che la felicità ci possa essere donata solo da qualcuno o qualcosa di specifico (che solitamente idealizziamo, creando appunto il fenomeno delle aspettative immaginarie) e quindi blocchiamo l’immagine di un rapporto appagante e preciso nella nostra mente e cerchiamo un corrispettivo reale in chi incontriamo. Molto più semplicemente ci si ritrova a sperare che le cose vadano come vorremmo.
    Certo talvolta occorre rischiare. Non dico di no. Ma siamo davvero sicuri che solo a contatto con le persone si possa essere felici? Questo per me è un grande dubbio… Dopotutto, se l’uomo non può essere felice solo con se stesso, come può sperare di esserlo appieno con gli altri? Eppure, Christopher McCandless, spintosi ai limiti dell’isolamento, scrisse “la felicità è autentica solo se condivisa”, poco prima di morire…

    Non so se questo mio ragionamento sia lecito o meno. In sostanza sono più impressioni che altro. O forse solo pippe mentali?
    Scusate se la faccio sembrare troppo complicata ma sono davvero confuso a riguardo.

  9. 9
    Bernie -

    Una famosa storiella inglese narra dell’abitudine dei porcospini, che
    per riscaldarsi d’inverno si avvicinano l’un l’altro. Ma appena questo
    avviene finiscono per pungersi, quindi si allontanano di nuovo. Per
    quanto posso dirti in base alla mia esperienza, è necessario mantenere
    un equilibrio nei rapporti con le persone. Quando ci si avvicina
    troppo si rischia di pungersi e questo diventa frustrante, perchè una
    volta allontanati tendiamo comunque ad avvicinarci ancora.
    Se si analizza il comportamento dell’uomo nelle varie fasi della
    conoscenza di un’altra persona, ci si accorge come mano mano che
    aumenta il livello confidenziale ci si sposti fino ad entrare nella
    vita dell’altro, nelle sue decisioni, nei suoi ragionamenti.
    Lo si fa istintivamente e a fin di bene, certamente. Ma così facendo
    si creano i presupposti per una reazione uguale e contraria che
    tenderà a evitare un sistema duale per prediligere il cammino
    autonomo.
    A mio avviso quindi è di fondamentale importanza non confondere mai i
    confini tra se’ stessi e gli altri. Questo non significa
    necessariamente evitare l’empatia, ma piuttosto di trovare il giusto
    equilibrio che consenta l’esistenza di un rapporto a due evitando di
    totalizzarlo mediante la completa “fusione” con l’altro.
    Questo il discorso in generale. Ovviamente c’è persona e persona, non
    è affatto scontato che non si possa incontrare una persona che faccia
    comunque rimpiangere la solitudine anche trovando il giusto
    equilibrio. Ma certamente non possiamo pensare che tutta la gente sia
    così o che nella nostra vita non abbiamo mai incontrato persone degne
    di amicizia senza considerare l’eventualità che ci sia qualche
    problema di fondo incentrato invece sui nostri presupposti.

  10. 10
    Gewrekan -

    @Bernie
    A mio avviso hai esposto un’opinione molto equilibrata.

    Certo, per me è molto più difficile quando le persone ti assicurano qualcosa e poi fanno tutto l’opposto.

Pagine: 1 2

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