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Chinatown a Milano. Tutto ha un limite

di albert

Sui fatti di Milano, oggi ha scritto un bell’articolo sul “Corriere della Sera” Ernesto Galli Della Loggia. In conclusione Galli Della Loggia sostiene giustamente che tutti gli Stati che hanno davvero integrato gli immigrati lo hanno fatto pretendendo anche con l’uso della forza il rispetto delle leggi e delle regole.

Ora, per parecchio tempo si è chiuso gli occhi su una realtà che forse è passata inosservata solo perchè la comunità cinese – a differenza di altre – non ha mai compiuto atti che la ponessero in aperto conflitto con quella italiana, ad esempio rapine, sequestri, ecc., come è avvenuto invece per le etnie dell’est Europa, o di altre origini.

Tuttavia, per troppo tempo si è finto di ignorare una realtà che non può più essere tollerata ulteriormente.
La comunità cinese a Milano attorno a via Paolo Sarpi ha creato una vera e propria “enclave” con leggi proprie, del tutto diverse da quelle italiane.
La comunità cinese ha comprato appartamenti e negozi (pagandoli molto ai residenti, non si sa che origine abbia quel denaro) per poi fare ciò che vuole. E’ noto che in quella zona vengono praticati aborti clandestini, che i cinesi non muoiono mai (o meglio i decessi non vengono denunciati, e i cadaveri vengono forse cremati senza denuncia), che vi sono persone fatte entrare illegalmente e schiavizzate in quegli appartamenti, fatte magari lavorare 14 o 15 ore al giorno. Un italiano che vuole aprire un negozio deve superare esami e produrre quantità (anche esagerate!) di documenti, i cinesi in un giorno comprano un negozio e svolgono i loro commerci senza controlli.

Tutti sanno che la comunità cinese a Milano è quasi impenetrabile.

Tuttavia non è possibile che i cinesi vengano a sventolare le loro bandiere in pieno centro di Milano, quasi fosse il loro uno Stato nello Stato, e non si adeguino alle leggi italiane.

Galli Della Loggia faceva notare anche che vi sono altri territori in cui lo Stato italiano non riesce a mantenere il controllo di polizia in Italia: Scampia a Napoli, l’Aspromonte in Calabria, Ciaculli o la Kalsa o lo Zen a Palermo, ecc.

Tuttavia il paragone non regge per quanto riguarda la comunità cinese.
Un conto è che vi siano zone a grande densità delinquenziale in cui lo Stato non riesce a mantenere un controllo dal punto di vista della sicurezza.

Ben altro è che invece una comunità pretenda di imporre in un altro Stato le leggi o le usanze dello Stato di provenienza.
Io non ho alcuna simpatia per le usanze cinesi: l’inquinamento e la devastazione della natura che loro stanno compiendo, il fatto che lì la gente venga ammazzata con processi sommari, che per loro sia normale ammazzare cani e gatti a bastonate per mangiarli, oppure torturare gli orsi tenendoli anni in gabbie per estrargli il succo di bile, la violazione dei brevetti con cui loro scopiazzano le creazioni altrui senza pagare diritti, le merci prodotte senza garanzie sindacali da persone che lavorano come schiave anche per 15 ore al giorno, per tutta la settimana, ecc.

A me sembra un incubo, più che un luogo in cui vivere.
Però so che certamente se andassi in Cina e agitassi la bandiera italiana picchiando gli agenti locali perchè mi multano, finirei in galera e forse non uscirei più.

E allora la comunità cinese si adegui alle leggi italiane, oppure chi non le gradisce ritorni a casa propria.

Lettera pubblicata il 14 Aprile 2007. L'autore ha condiviso 26 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Cittadini

La lettera ha ricevuto finora 3 commenti

  1. 1
    Bruno -

    Adesso volete rispedirli a casa?
    Prima si sono svenduti interi quartieri triplicandone il valore e adesso volete rispedirli a casa?

    Troppo comodo: i cinesi hanno pagato e restano dove sono.. con o senza regole.

    Al sud c’è la mafia e al nord gli immigrati… problema grosso ma i nostri politici vanno in televisione abbronzati e rilassati…

    meditate gente… meditate.

  2. 2
    albert -

    Guarda che non è con i soldi che si può comprare la sovranità di un Paese.

    Possono aver pagato quello che gli pare, ma esistono leggi che devono osservare anche loro.

    Altrimenti come funzionerebbe? Io compro una villa nel centro di Roma e poi visto che è mia ci squarto i bambini, o stupro le donne, o ne approfitto per spacciarci droga?

    Ma che ragionamento è questo? Cos’è uno scherzo?

    Ho pagato e faccio quello che mi pare.

    Magari sarà la logica di Berlusconi….

    Mi spiace i cinesi NON restano dove vogliono con o senza regole, seguono le regole e le leggi italiane. E chi non vuole se ne ritorna nel celeste impero.

    La regola che dici tu andava bene nel medioevo, quando il feudatario comprava il suo feudo dal re, e poi ci faceva quello che voleva.

    Ma dal medioevo ad oggi mi pare sia passato un bel po’ di tempo.

  3. 3
    Bacin -

    Argomentare la propria tesi con ‘tutti sanno che’ oppure ‘ e’ noto a tutti che’ significa dare alle proprie idee nessun valore, perche’ evidentemente fondate su luoghi comuni da bar che non hanno nessuna corrispondenza sulla realta’. Quindi nessuno dovrebbe essere portare a credere ad affermazioni false o al limite non provate. Anche il riferimento alla kalsa di Palermo e’ improrio e si capisce come ne’ albert ne’ Galli della Loggia siano mai venuti a Palermo, dato che la Kalsa e’ ormai un quartiere bene. Quindi suggerisco ai lettori di non credere a chi parla di argomenti che non conosce.

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