Casualità – Causalità
Mi piacerebbe avere una precisa opinione in merito all’argomento in oggetto ma per ora non mi riesce di venirne a capo in modo definitivamente soddisfacente. chissà che discutendone con qualche altro utente interessato non mi sia possibile fare almeno qualche passo avanti più consolidato.
Cerco di semplificare al massimo:
A – non tenendo conto della possibile eistenza di uno o più Dei:
– 1) Eventi che provengono dall’esterno, sui quali non è possibile alcun controllo = caso (tegola sulla testa, terremoto, incontri, ecc…)
– 2) Eventi che provengono dall’esterno, sui quali è possibile una qualche forma, anche parziale, di controllo = da causa a effetto (mutamenti nella situazione affettiva e/o lavorativa, dissidio con un vicino, ecc…)
– 3) Eventi che provengono dall’interno, sui quali non è possibile alcun controllo = caso, derivante dalla casuale base genetica soggettiva (temperamento, malattia mortale, sterilità, procreazione, innamoramento, ecc…)
– 4) Eventi che provengono dall’interno, sui quali è possibile una qualche forma di controllo = da causa a effetto (malattia curabile sorta a seguito di eccessi e/o di intemperanze, gravidanza indesiderata, moderazione di aspetti caratteriali, amore, ecc…)
Mi sembra di poter dedurre che negli eventi dei casi 2 e 4, sia possibile, più che non nei casi 1 e 3, esercitare una scelta, più o meno raziocinante. Poiché, però, a mio avviso gli eventi di cui ai punti 2 e 4 sembrano avere un’incidenza minore sull’insieme dell’evolversi di una vita, tenderei a concludere che la gran parte di essa ricada sotto la giurisdizione del caso (Paese di nascita, tipologia dei genitori, situazione economico-esistenziale dell’epoca, possibilità o meno di spostamenti e di incontri, ecc…).
Per sintetizzare in parole povere direi che la “coperta” ci è fornita a caso e che sta nelle nostre facoltà e capacità apportare le modifiche a noi più congeniali soltanto sulle “frange”.
B – Per completezza del quadro, aggiungo che se si ipotizza l’esistenza di un Dio, in particolare di quello cristiano, a noi più noto, tutto si complicherebbe all’inverosimile. Mentre, invece, l’incidenza della Fortuna, di atavico riconoscimento, che potrebbe anche sostituirsi al Dio, renderebbe tutto più facile e più scorrevole.
Qualcuno ha voglia di darmi la sua opinione o, anche, di suggerirmi qualche lettura in merito?
Grazie fin d’ora.
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Categorie: - Riflessioni
21 commenti
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Rossana, come immagini per rispondere alla tua domanda ci vorrebbe tempo. E, anche ammesso di averne, una risposta non te la potrei dare. Però, ovviamente, essendo uomo di numerose letture, ti consiglio i due testi che Hillman ha pubblicato con Adelphi. Prima però farei un passaggio con “La morte di Ivan Ilic”, che in fondo dice tutto. Di dei non mi intrigo perché non sono il mio genere e nessuno di loro mi è familiare. Dai una spazzolata alle frange da parte mia.
Cioè riassumendo é causato dalla casualità oppure é casuale in quanto
causato ?
Grazie per il riscontro e per i suggerimenti, Aton.
—
bella domanda, Giada?
ci devo riflettere su e non è per niente detto che ti sappia rispondere…
@Rossana
Saluto anche te. Lascio LaD. Però leggiti i due testi di Hillman che ti ho detto, sono illuminanti.
Stammi bene.
Rossana, la “Teoria dei giochi” di Nash tratta anche questo aspetto legato alle scelte che si compiono e alle componenti casuali che si cerca di tenere presenti. E’ una teoria economica, ma proprio per questo legata alla componente essenziale delle “convenienze” umane per le quali si operano certe scelte piuttosto che altre. Anche istintuali ovviamente, anzi, soprattutto, visto che l’istinto ha come scopo proprio il massimo beneficio possibile attraverso una “certa” scelta dovuta da un bisogno, che poi è stato battezzato dalla regola “civile” nei modi che conosciamo.
Dalla lettura di questa teoria, (premiata con il Nobel) credo si possa dare una risposta alla domanda di Giada, per cui si possa dire che possono essere presenti entrambe gli effetti di casualità e causalità contemporaneamente, ma solo in una DIREZIONE. Solo un’azione “causata” (voluta) può produrre un effetto casuale non previsto (la scoperta dell’America? La pennicillina?)o il partner della vita, ma non viceversa ovviamente. Tempo fa ho citato l’entropia, che fa capo alla Seconda legge della Termodinamica. Bene questa dice in soldoni che tutti i sistemi tendono al disordine, quindi al Caos che è sinonimo di caso come sappiamo. Per cui, in una situazione entropica, nella quale ANCHE la nostra società e il “sistema uomo” si trova, si verificano CONTINUAMENTE episodi casuali, che tendono al caos, ma che tuttavia possono essere utilizzati favorevolmente per i nostri scopi, come l’incontro con la VERA anima gemella per esempio, tanto per ritornare al tema dell’altro thread. Ma è un… caso, appunto.
Il Caos (il Caso) è il punto di partenza dell’universo e sarà anche il punto di arrivo finale. Quello che succede in mezzo a questo percorso è il tentativo, dell’uomo in questo caso, di rallentare la tendenza a questo “disordine” per renderlo compatibile con la propria minuscola, insignificante vita di “parassita” dell’universo.
Aton,
i due testi, quali?
i libri di Hillman in elenco da Adelphi sono 21 (qualcuno ripetuto in edizioni diverse). in casa ho “Il codice dell’anima”, che non mi è piaciuto moltissimo.
puoi darmi, per favore, qualche dettaglio in più sui titoli?
Cara Rossana, l’argomento che proponi e’ tanto fondamentale e interessante quanto impossibile da trattare in poche righe, come peraltro e’ gia’ stato detto.
Ritengo che l’essere umano sia dotato di volonta’ e liberta’, ma e’ altrettanto chiaro che le sue possibilita’ di movimento sono limitate dalle condizioni in cui si trova a vivere e che non si e’ scelto. Tuttavia, anche se cio’ che molti chiamano fortuna o caso sfugge in buona parte al suo controllo, le sue capacita’ di azione restano grandi e sta a ciascuno approfittare o meno della buona sorte e riuscire a limitare o a sfruttare a proprio vantaggio quella ( apparentemente ) avversa. Non vedo problematiche che causerebbe la fede. Al contrario, per il cristiano, ed anche per l’ebreo e il musulmano, Dio permette certi eventi in modo da consentirgli di maturare sia spiritualmente che come persona e di esercitare il proprio libero arbitrio. Per il credente tutto cio’ che avviene ha un senso, sia il bene che il male. Non dico altro, ma ti lascio una piccola lista di testi piu’ datati rispetto a quelli proposti da altri, ma che secondo me restano fondamentali, e – per “par condicio- sono di autori non soltanto cristiani ma anche lontani se non avversi al cattolicesimo:
N. Machiavelli, “Il Principe”, cap. XXV ( che tratta della fortuna )
F. Guicciardini, “Ricordi”, in particolare il primo
B. Pascal, “Pensieri”
S. Bonaventura, “Itinerario della mente a Dio”
Angelo, ho il massimo rispetto per chi ha la ” fortuna ” della Fede. Ma credo che Rossana escludesse la Mano di un Dio, perché in caso contrario ” tutto ” rientrerebbe in un disegno, anche se oscuro, e quindi ” tutto” avrebbe un senso come giustamente dici tu, pertanto la domanda di Rossana avrebbe già trovato una “risposta”.
Personalmente poiché non credo a questo oscuro disegno, sono convinto che la Fede serva dare un senso alla nostra vita da occasionali “parassiti” dell ‘universo, quali penso che siano gli essere umani.
Golem, ti ringrazio per l’intervento garbato. Anch’io ho il massimo rispetto per credenti in altre religioni e non credenti. Volevo soltanto precisare, da credente, che il disegno di Dio non va inteso come fatalismo ne’ come predestinazione, ma Dio permette che le cose accadano, secondo le leggi della natura e le libere scelte umane.E’ vero che in alcuni ambiti protestanti si crede alla predestinazione, ed anche presso molti cattolici, ma non e’ questa l’essenza del cristianesimo. Inoltre, il credente non trova alcuna risposta certa. Spesso la vita e’ incomprensibile e dura per lui come per chiunque altro, ma ha fiducia nel fatto che gli avvenimenti servono comunque per il bene della sua anima e che il fine della vita sia ben superiore a questa esistenza mortale e transitoria. “Fides”= fiducia.
Scusate, mi sono dilungato troppo. Non voglio aprire alcuna polemica, soltanto temevo di essermi espresso male. Grazie di nuovo per avermi offerto la possibilita’ di una precisazione.
Golem,
sposo ben volentieri la sintesi “Il Caos (il Caso) è il punto di partenza dell’universo e sarà anche il punto di arrivo finale.”, che già sapevo, pur non avendo mai letto la Seconda legge della Termodinamica. un dentino in più mi è stato dato dalla tua risposta a Giada.
affronterò la “Teoria dei giochi”, sperando che sia accessibile alle mie capacità di lettura.
oltre la domanda implicita di fondo, la mia suddivisione empirica, suggerita nel nucleo da Epitteto, tende a individuare con maggior chiarezza gli aspetti della vita sui quali possiamo incidere da quelli che siamo invece costretti soltanto a subire.
grazie di tutto!
—
Aton,
ho letto ieri dal web “La morte di Ivan Il’ic”, romanzo breve molto bello e molto triste, che mi ha dato alcuni spunti di fondo alquanto interessanti.
per fortuna, non ho paura della morte! ciao!
Caro Angelo,
grazie per i tuoi contributi, utili per la loro chiarezza e pacatezza.
hai centrato il problema a monte del thread: non riesco a capire se ho fede (quanta e quanto vera) oppure se la mia idea di un Dio che non sento altro non è che una stampella, volta a sorreggere una speranza, che è desiderio umanamente pressochè irrealizzabile.
non disponendo di una cultura scolastica, sto procedendo a tentoni. di recente ho letto tutto l’Antico Testamento e ora sto leggendo un approfondimento storico sul periodo: uno splendido libro intitolato “Oltre la Bibbia”. passerò, poi, a scandagliare il Vangelo, che già conosco abbastanza, per esplorare infine la storia della Chiesa, che non amo.
si dice che chi cerca trova, oppure che se stai cercando hai già trovato, ma per me non è affatto così. la mia ricerca dura più o meno da una cinquantina d’anni, anche se solo ora ho deciso di prenderla di petto, dedicandole il tempo e l’impegno necessario.
la suddivisione di eventi derivanti dal caso o da cause umanamente controllabili è stata posta anche nel tentativo di meglio individuare la cosiddetta “responsabilità”, che mi rifiuto a priori di definire “colpa”.
conosco Pascal. leggerò gli altri libri che hai suggerito, curiosa soprattutto di apprendere qualcosa in merito da Macchiavelli, che mi è sempre sembrato più orientato ad altri temi.
mi rendo conto benissimo che questo è un argomento fra i più complessi. nella prima versione di LaD, una decina di anni fa, si trovavano più interlocutori su temi ardui, con relative discussioni e dibattiti. a volte persino troppo forbiti. ora non è più così ma qualcosa ne sto traendo ugualmente.
grazie!
Rossana, un’ultima osservazione. Io non posso e soprattutto non devo indicarti alcuna via, semmai la mia personale testimonianza. Tuttavia, permettimi di aggiungere che chi e’ alla ricerca come te, ha gia’ intrapreso la strada ed il dubbio e’ lo stimolo della ricerca e della conoscenza. Percio’, ti vorrei spronare alla lettura integrale dei Vangeli, secondo quanto tu stessa hai gia’ pensato di fare. Venire a contatto con persone come te mi e’ di grande aiuto. Comprendere per credere, credere per comprendere, dice S.Agostino e, soprattutto, dice :Chi non comprende non crede in nulla. Che ce ne facciamo di una fede senza comprensione, senza dubbi e non vissuta?…..Grazie e Buon percorso.
Sai Angelo, la necessità di divino ritengo sia innata nell’uomo da quando a cominciato a chiedersi il perché della vita, e il bisogno di dare un senso all’esistenza è un’ esigenza che tutti abbiamo. In fondo cerchiamo una risposta che attenui l’angoscia dell’attesa della morte. Ma alla luce di questi umani bisogni, spesso mi sono chiesto se è Dio che ha creato l’uomo, o non sia l’uomo ad aver creato … Dio.
È un discorso troppo ampio per essere affrontato su queste pagine.
Un cordiale saluto.
Caro Golem,
piuttosto che considerare innata la necessità di Dio, personalmente identifico la religione più come suggerito da Fuerbach in “Teogonia”, cioè come una proiezione con esiti sperabilmente positivi del continuo desiderare dell’essere umano, soprattutto quando i desideri non possono essere attuati con un atto di volontà.
valido, a mio avviso, anche il concetto di dare un senso alla vita e di esorcizzare la morte. peccato che a me la morte non fa paura (il giungere a morire lentamente, sì). di per sè sola, la vedo come la fine delle tribolazioni. peccato, anche, che in linea di massima ritengo che la mia vita non abbia alcun senso, avvicinandomi in questo al tuo sentire di una generica esistenza umana “parassita”.
opinioni personali all’inizio di un cammino, che intendo percorrere, una volta tanto, se possibile, fino in fondo, per lo meno a una conclusione per me soddisfacente.
Caro Angelo,
riprendo questo tuo passaggio: “Dio permette certi eventi in modo da consentirgli di maturare sia spiritualmente che come persona e di esercitare il proprio libero arbitrio. Per il credente tutto cio’ che avviene ha un senso, sia il bene che il male.” non per metterlo in discussione ma semplicemente per precisarti come la vedo oggi.
il “permettere” divino che mi viene in mente per primo è quello relativo a tutti i mali, immeritati, di Giobbe. e fin qui, con un po’ di buona volontà, ci potrebbe anche stare. se, però, estendo l’azione di Dio a punizioni collettive, che includono innocenti, già mi va meno bene.
posso, magari, concordare con la visione ebraica del ritrarsi di Dio per lasciare all’uomo la sua libertà ma mi è difficilissimo accettare che questo Dio, che dovrebbe essere buono, si ritragga a tal punto da permettere gli orrori di Aushwitz, la precedente tratta degli schiavi africani e tanti altri genocidi più o meno di massa, meno noti, che avvengono quasi di continuo in molte parti del globo.
se un peccato originale l’essere umano ha commesso, dovrebbe averlo già ampiamente scontato con tutte le sofferenze di vario genere e le torture che l’hanno massacrato da sempre, inquisizione e guerre comprese.
non voglio mettere in dubbio la tua fede. ritengo fortunato chi può dire in tutta sincerità di averne una, a qualsiasi religione essa faccia capo. mi chiedo, tuttavia, perchè tu sì e io no…
un abbraccio.
Cara Rossana, Feuerbach in fondo non fa altro che segnalare autorevolmente quello che la mia adorata nonna materna diceva, con una sintesi straordinariamente intelligente quanto candida: ” Ma perché nasciamo se dobbiamo morire”?
Io la richiamo spesso questa frase quando mi fermò a riflettere sul senso della vita, e mi rispondo con la stessa domanda che si faceva la nonna, restando sempre interdetto di fronte a questo abisso che è la nostra esistenza. Cercò di pensarla come Epicuro, che a chi gli chiedeva come come si rapportasse con la morte, rispondeva: ” e’ una cosa che non mi riguarda, perché quando ci sono io non c’è lei, e quando ci sarà lei non ci sarò io. ”
Elementare, ma è così.
Golem,
per me, quando si riesce a ridurre concetti così complessi nella sintesi di pochissime parole, significa che si è giunti al nocciolo dell’argomento.
peccato che non mi riesca ancora di farlo con la religione, o meglio con la fede, che non è affatto la stessa cosa. forse per mia natura provo gusto ad auto-tormentarmi, nella falsariga che, se non ci sono problemi seri, oppure se ce ne sono anche troppi, perchè non rendersi vivi e impegnati con qualcosa d’insolubile?
ripensando alla tua ricerca in ambito passionale, mi è venuto in mente un vecchio enunciato di Freud, ora forse pure superato. l’instinto per lui si biforca tra eros e thanatos, nel senso che ogni individuo propende per uno dei due (facile individuare le persone ottimiste e solari, molto meno quelle malinconiche e tendenti a vedere il mondo con una lente scura).
ognuna di loro segue un percorso, di norma parecchio orientato dall’inconscio, che, per sua natura, spesso e volentieri li riporta su terreni di tristezza e di sconfitta a lui ben noti. non è il solo a esitare nel lasciare la strada vecchia per quella nuova…
ti suggerisco un libro, che ancora non ho letto ma che secondo me merita attenzione: “Pazzi d’amore” di Frank Tallis. sono giunta a lui per via dell’inconscio, che mi affascina sempre moltissimo…
ciao, buon pomeriggio!
Cara Rossana, ho una zia, Antonia, che ha curato la famosa nonna per 25 anni dopo che un ictus ne aveva compromesso i movimenti. Ha dedicato la vita a sua madre, sposando il fratello della cognata a 40 anni, un sggetto particolare, non certo all’altezza morale della donna che ha sposaro. Ha curato anche lui negli ultimi 10 anni fino alla morte avvenuta due anni fa. Una vita dedicata alla cura degli altri, come una monaca di casa. Non si è mai lamentata di questa condizione e ancora oggi quando parla di sua madre ( mia nonna) la ricorda con nostalgia. È una donna semplice, allegra e generosa ( e una cuoca speciale) ed è profondamente religiosa. Lei crede veramente, ma lo dice essa stessa: ” la Fede e’ un dono, e io l’ho avuto questo dono”.
Io mi potrei sforzare, cercare, interrogarmi ma non potrei costruirmela. È come l’amore ( anzi è Amore) : e’ lei a decidere di incontrarti, e quando succede te ne accorgi. Ciao
P.S. Grazie per il suggerimento bibliografico che cercherò. Io invece ti consiglio di Massimo Recalcati ” Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa”
Caro Golem,
magari avessi potuto, fin dall’inizio, avere la calma e la semplicità di tua zia! forse, se così fosse stato, avrei potuto avere anche, almeno in parte, la sua fede.
negli ultimi tre o quattro anni sono come tormentata in positivo da piccoli desideri, che si realizzano come per incanto sul mio cammino. non possono far parte di coincidenze casuali (troppo specifici e troppo frequenti). mi danno parecchio da pensare, come i messaggi sintetici ricevuti fra il sonno e il risveglio (questi, più rari, di certo derivanti da una forma di dialogo fra la mia parte cosciente e quella inconscia).
ci sono ovunque grandi misteri!
Buongiorno Rossana, non posso negarti che sono stato oggetto anch’io di fenomeni curiosi come quelli che hai accennato tu.
Forse ricorderai l’episodo della ragazza che frequentavo prima di incontrare mia moglie, che morì in un incidente stradale a soli 25 anni. Ho scoperto che sia lei che suo fratello ebbero delle inquietanti premonizioni al riguardo. Lei sognando il padre scomparso pochi anni prima che la invitava a prepararsi perchè sarebbe andato a “prenderla”, e il fratello, che ignorava questo episodio, sognando la tomba di famiglia nella quale vide la foto della sorella sul loculo ove era prevista la collocazione della madre.
Io sono cartesiano come avrai capito, ma non posso pensare ad una coincidenza così clamorosa riguardo un evento così tragico. Inoltre l’incontro con mia moglie è avvenuto solo tre mesi dopo, durante un viaggio che mia sorella quasi mi costrinse a fare, non avendo nessun desiderio di svago, quando sembrava che peggio di così non potesse andare nella vita. Il risultato di quel viaggio fu l’incontro che mi ha cambiato la vita, anzi mi ha ridato la vita, e l’amore che ne è nato è sembato quasi la continuazione di quello che si era interrotto ingiustamente nella maniera che ti ho raccontato.
Ci sono cose che non ci spiegheremo mai, se non accettandole per quello che sono, e per le quali i nostri mezzi di indagine sembrano adatti solo alle contigenze terrestri.
Non so quanto possa essere presente il trascendente in questi fenomeni, ma capisco che è l’unico mezzo per dare un senso a certi misteri che parlano una lingua che non conosciamo.
Sono lontano dalla ritualità ecclesiastica, che la intendo soprattutto come mezzo coercitivo per la massa, più di natura politica che religiosa, ma ciò non toglie che il pensiero di ogni essere vivente senziente non può non soffermarsi sulla presenza di una componente divina cogente nelle nostre esistenze. Ma quanto questo possa alludere ad una sopravvivenza cosciente dello spirito, con i mezzi a mia disposizione non potrò mai dirlo. Vedremo.
La zia ogni giorno prega in chiesa per i suoi cari, specie per me che considera come suo figlio, non avendone avuti, e lo stesso faceva la nonna pur non muovendosi dalla sua sedia. Devo riconoscere che se le frequenti fortune della mia vita, arrivate dopo quel lontano tragico momento, fossero dovute a queste intercessioni, bè vuol dire che funzionano, ma temo che sia necessario quell’animo candido e semplice, che non “dubita”. Quella è la vera Fede: Amore puro.
Buongiorno Golem,
“il pensiero di ogni essere vivente senziente non può non soffermarsi sulla presenza di una componente divina cogente nelle nostre esistenze – sì, mi sa che è davvero così!
quanto poi a trovare una propria teogonia, che superi il bisogno di religione e accantoni tutti gli strati successivi apposti alla nostra dalla Chiesa, è un altro paio di maniche.
sono arrivata, con il mio solo pensiero, al concetto di Vito Mancuso, che però mi riservo di approfondire. e alla sintesi estrema che è peccato qualsiasi azione o parola che arrechi dolore.
d’altronde, Domenico Grasso afferma in un libro del 1964 che l’80% dell’umanità è esclusa “dal dare da sola una risposta al problema del senso della vita, al problema di Dio, per mancanza di tempo, di capacità e di volontà”, per cui mi ritengo fortunata di poterci provare adesso, sia pure con tutte le difficoltà del caso.
è quasi provato che la preghiera sia utile, anche quando avviene a pagamento. invidio sia tua zia che mia madre, che aveva un canale diretto con Dio, una fede cieca e semplice, priva di orpelli e di eccessiva soggezione…